Il grupismo italico.

Questo l'ho scritto altrove. Poi chi ha più mano di me l'ha limato. Io quest'anno devo ringraziare tantissimo 'sta persona che sta credendo in me e che mi da consigli su come scrivere. Quindi ecco: grazie Enver, eh.
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Io per rispetto metto la mia versione scritta alla meno peggio dopo che 'sta vernice è andata alla lunga: a Parma c'è sempre questa organizzazione così, all'amatriciana possiamo dire. Anche se è da dire alla parmigiana: diciamo alla cazzo su. Quindi tante persone e tu che prendi due appunti schiacciata in un angolino. Senza cartelle stampa disponibili, senza niente di niente, senza pre-contatti con l'ufficio stampa per parlare con gli artisti.

Ma giusto per dire che se non scrivo qui sono ovunque.

[poi ci sarebbe quello artistico ma è troppo bello, non ve lo metto, venite a Parma e comprate il giornale]

“Sono stato intelligente a circondarmi di persone intelligenti, non come Berlusconi che ha questo grande limite: si circonda di cretini e non ne trae mai vantaggio” è il solito Sgarbi show, non appena prende il microfono, e che perdura per venti minuti buoni prima che si esaurisce da solo e capisce che è giunto il momento di dare spazio a quella che in fondo è la sua creatura.
La ressa femminile e dei wannabe artisti è tutta addosso a lui. Chi gli chiede di essere preso in considerazione per future esposizioni, chi vuol farsi una foto con lui. Per quanto riguarda l’arte il critico
d’arte ferrarese dice che non è vero che lui odi l’arte contemporanea, ma: “non ho mai apprezzato chi vuol prendere per il culo, l’arte è qualcosa che resta e che deve dare del piacere, sennò uno che cazzo va a fare a vederla. Ad esempio io ho apprezzato la barca di Parmeggiani, nel suo essere estremamente teatrale, ma non avevo tutto quell’entusiasmo che invece ha avuto Sommi”
Sgarbi aveva iniziato il discorso dicendo di non soffrire di invidia e che preferisce essere invidiato che invidiare, ma poi si sofferma sulla sua avventura televisiva, con conseguente boato delle fan che
gli urlano che il programma era bellissimo, fallimentare dicendo che invidia fortemente Paolo Bonolis e i suoi soldi guadagnati (“io li avrei spesi tutti in arte, i suoi 20 milioni di euro di stipendio.
L’idea che uno stronzo come lui non lo faccia mi da fastidio”) e Giuliano Ferrara e la sua striscia quotidiana in tv, dicendo che sì, è giusto averlo in tv in una rai dominata da persone di sinistra
sicuramente capaci ma onnipresenti, ma in fondo era una cosa che ha suggerito lui ai vertici rai, e che quindi è merito suo se lui è lì. Al suo posto.
Quindi l’unico privilegiato dalla non invidia di Vittorio Sgarbi è stato proprio Camillo Langone de Il Foglio, che, secondo lui, ha fatto in modo di aiutarlo a non fermarsi nel criterio delle scelte degli
artisti col solo metro dei critici, che solitamente porta a un meccanismo quasi clientelare e non spinto da una sana curiosità. Ma poi i riflettori tornano su se stesso: “la Biennale con i Beatrice era
stata chiusa a 18 persone esponenti. Io ne ho portati duemila. Sono stato il loro Masaniello, un Robin Hood per gli artisti italici. Sono stato davvero bravo a circondarmi di persone intelligenti”.


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