L'inutilissimo reportone del Frequency/I

Vi dicono Sankt Polten città barocca. In realtà non c'è moltissimo da vedere: c'è una bellissima stazione, che colcazzo da noi. C'è un centro carino ma con la morte sociale sin dalle 18. Per quello dalle 21.15 sarà aperta solo la pizzeria nella piazza centrale e il ristorante greco. Quindi in caso andate per il ristorante greco, anche se vi ridurrete nella pericolosa commistione di lingua spagnola (parlano quella e appena sanno che siete italiani anziché schifarvi vi chiedono se siete di Bologna) e tedesca. Però il cibo è molto buono.

Noi siamo state in 4 all'hotel Hauser Eck. Il ragazzo in reception (che parla inglese: miracolo) appena ho fatto check in mi ha detto "se rientri dopo le 23 il codice per entrare è questo". Devo averlo guardato storto, perché sì, cazzo, vado a un festival e rientro prima delle 23? E cosa è, l'HJF?
A parte che i primi due giorni era un vorrei-ma-non-posso: mettere per headliner gente di cui mi fregava meno di una cippa (e la mia curiosità era vicina allo zero) mi ha fatto ritornare mediamente presto, ma ecco, per mia scelta. Per finire l'elenco noioso delle cose che vi possono fregare più o meno è che molti, al festival, sanno l'inglese meno di noi italiani. Però, attenzione, sanno bene le parolacce e le bestemmie in italico idioma. Quindi boh, non so, non incazzatevi. Anche perché io quest'anno ho adoprato un sistema: per avere un inglese a modo nelle interviste non ho parlato tedesco neppure a morire. Un esperimento sociologico che mi ha fatto capire che ti parlano subito male se pensano che tu non parli la loro lingua. Ma è normale. Però non so, divertente? Diciamo così.

[ora capisco perché "molte persone" trovano lavoro in Austria: abbiamo un cm3 in più di neuroni funzionanti degli autoctoni]

Quest'anno l'organizzazione ha ciccato un po': me ne sono accorta dalle 14, quando ho chiesto "ma la wifi quale cazzo è?" in sala stampa. Mi han guardato spaesati. Hanno cercato uno che mi ha detto "ah, è vero" e poi han tirato fuori il cartello nel pomeriggio inoltrato. Si son dimenticati di annunciare lo spostamento dei Mona. Si son dimenticati di trascinarmi da una parte all'altra per le interviste e quindi è stata la sagra dell'aspettare nello stanzino come un retriever abbandonato al guardrail: però, porcocazzo, non posso neppure lamentarmi. In Italia non ci sono sale stampa, possibilità di altrettanti promo, non vengono molti artisti e menate varie. Quindi devo star zitta e se voglio certi risultati devo andare lì in semicrucconia e sopportarli.
Tutto sommato sono molto felice. Tipo che è mercoledì e sono ancora molto felice, quindi è una cosa strana. Io non sono un tipo felice. Però boh, sabato ci avevo 'sti sorrisi che venivano spontanei. Un po' per tutto: per la compagnia, per la gente conosciuta, per portare a casa interviste, perché vedevo dei concerti bellissimi, perché ho conosciuto altri artisti che mi interessano, perché ne ho sentiti altri francamente deludenti non facendomi cento km da casa, perché un po' tutto.
Ho anche l'abbronzatura da muratore.

Poi vi parlo dei giorni, ma ora vi do i più e i meno dei visti dal vivo:

Meno.
I The Kills dal vivo perdono un casino. Anche perché, andare di drum machine registrata è molto meh. Io vorrei ricordarmi i nomi di quelli che avevano detto che lui è bello quando si era sposato con la Moss perché sinceramente ehm, coff… Ma ecco, sinceramente live lei ha una gran presenza scenica, ma la chiudiamo lì. Meglio il disco.

Ricordavo il suono degli Hurts più lineare, e invece bah. L'ho trovato troppo pastoso. Una differenza abissale tra chiuso e open air: meglio al chiuso, indubbiamente.

Più.
Ho visto i Kaizers Orchestra: non mi sembra vero. Dal vivo sono meravigliosi.

Ho conosciuto gli  Hadouken! ! Non sapevo chiccazzo fossero, me ne sono innamorata.

Ho otto interviste da sbobinare. Mi ha sorpreso come alcuni artisti fossero attirati dall'Italia ma mai chiamati a suonare (Jamie Woon), scaricati dopo essere stati contattati (Kaizers Orchestra), trattati malino da altri (col cazzo che ve lo dico) Vi dico solo che comunque la prima risposta è che abbiamo un cibo buonissimo, in Italia. A volte ti verrebbe da rispondere: grazie al cazzo. E poi ti chiedono: "ah, ma i festival in Italia?" e tu ci dici che non ci sono, e loro dicono che è vero, perché infatti non ci veniamo a suonare, e tu gli dici beh ecco perché ci vediamo qui e sorridi à la cartellone elettorale per piantarla un po' perché ti ci piange il cuore. Eccheccazzo. Facciamo un fèstival a Campovolo, ché c'è già puzza e quindi già siamo in clima festival grazie al reporco.


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