Tom, ora sto disco uscitelo con calma sennò gnafò a rincorrervi.

La mia affezione nei confronti degli Editors è mediamente alta. Non siamo al fanatismo misto ad odio che ho per i Muse, ma gli Editors probabilmente, se i tre deficienti del Devon sono la band della mia vita, sono la band che fa da colonna sonora alla mia vita.

Del resto immaginarsi Tom Smith, chitarra in spalla, a cantare mentre io cammino è una cosa affascinante. Anche se, Tom: sto codino lo tagliamo? Non sei Yorke.

Ora si parla del nuovo lavoro da registrare a Nashville.

“I’ve talked for a long time about my love of American bands like REM and Arcade Fire, and that’s the type of sound our new songs are going towards. They’re more straightforward than our last album. That was more experimental, whereas the new songs could be played on an acoustic guitar. I don’t know what a hit is any more, but these songs feel very classic and immediate.”

Ora spero solo che il nuovo lavoro esca con calma. Perché purtroppo non sono come voi che avete solo una band che amate: qui oltre che dispendioso è stressante. E comunque sì, anche questo periodo di incertezza e cattivo umore lo abbiam passato euguale, o Editors. Continue reading “Tom, ora sto disco uscitelo con calma sennò gnafò a rincorrervi.”

Dobos torte / gnam

Se si passa qualche giorno a Budapest non si può tralasciare un piccolo tour nelle pasticcerie della città, vere boutique di dolci che nella maggior parte dei casi si possono mangiare direttamente lì, bevendo un buon caffè americano. Una squisitezza che non si può non assaggiare è la Torta Dobos. E’ un dolce tradizionale, il suo creatore Jozsef Dobos la inventò alla fine del 1800, e riscosse un enorme successo tra gli ungheresi. La ricetta riuscì a rimanere segreta, sebbene fosse desiderata da tutti i pasticceri del Paese, fino a che lo chef non decise di rivelarla prima di morire, chiedendo ovviamente di conservarla nel tempo. Questa torta si compone di vari strati di pasta farcita di una gustosissima crema al cioccolato; l’ultimo strato è una corona di spicchi di caramello; una delizia sia da vedere che da mangiare.
Ingredienti:
Per la torta:
6 uova
120 g zucchero
140 g farina
zucchero vanigliato 1 bustina
80 gr di burro
Per la crema:
2 uova
200 g zucchero a velo
250 g burro
60 g cioccolato fondente
20 g cacao in polvere
q.b. rum
Per la glassa caramellata:
150 g zucchero
1 dl acqua
Preparazione:
Per prima cosa preparate la pasta: mettete ad ammorbidire il burro, (anche quello per la crema di cioccolato), montate le chiare a neve e prescaldate il forno a 200°; mescolate i tuorli con lo zucchero fino a che non avrete ottenuto un composto cremoso, quindi aggiungete la farina, lo zucchero vanigliato e il burro (che nel frattempo si sarà ammorbidito) e gli albumi montati a neve. Prendete una tortiera dai bordi alti, imburratela, infarinatela e versate un sesto della pasta che avete preparato. Cuocetela nel forno ben caldo per circa 7 minuti. Ripetete lo stesso procedimento fino a terminare l’impasto: dovranno risultare circa 6 o 7 dischi di pasta. Passate alla crema: sciogliete il cioccolato a bagno maria, poi amalgamate il burro, lo zucchero a velo, il cacao, le uova e alla fine la cioccolata fusa,mescolando fino a che non avrete ottenuto una crema omogenea e soffice, che potrete allungare, a piacere, con poco rum. Distribuite questa crema ottenuta su 5 dischi, lasciando un po’ di composto per lo strato esterno della torta e montate con attenzione uno strato sull’altro. Mettete in frigo. Preparate il caramello mettendo a fuoco bassissimo l’ acqua con lo zucchero e aspettando che questo si sciolga e diventi dorato. Prendete la base rimasta e incidete 12 spicchi senza tagliare fino al centro, versateci sopra la metà del caramello e stendete rapidamente in modo da formare uno strato uniforme. Velocemente con un coltello affilato e bagnato in acqua fredda, ritagliate le stesse fette sul caramello, in modo da delineare nuovamente gli spicchi. Ripetete l’operazione con il caramello rimasto, incidendo di nuovo gli spicchi. Montate anche quest’ultimo strato sulla torta, cospargete l’esterno con la crema che avevate messo da parte e mettete in frigo per tre ore.

Ra ra ra ra yeah you are!

The Vaccines, live at Magazzini Generali MilanoIeri nevicava, e mentre sette giorni fa Autostradeperl’italiamerda spargeva copioso sale per la carreggiata delle sue strade a pagamento, ieri non c’era uno spargisale neppure a pagarlo. Non era bello, dopo che io ieri ai Magazzini ho sudato copiosamente, sebbene in t-shirt. La noia, insomma. Sì, sudo anche d’inverno.

Fortuna che peggio di me c’è Justin Young. Già lo potete vedere dalla foto a corredo dell’intervista che ho fatto a lui e a Freddie che insomma, sa porsi bene. Durante il meet and greet l’unico vestito col berretto da uomo in congelamento, sul palco barcollante come un ubriaco. Un elefante nella cristalleria, con gli skinny jeans addosso, però.

Insomma, Giustino canta come Ian Brown avendo il controllo corporeo di Dumbo. Non so.

[poi delle robe strettamente musicali ne parliamo altrove]

We're all stars now in the dope show.

Marilyn Manson live at Unipol Arena, Bologna

Non so se è peggio che nel duemilaedodici si parli ancora di metal e satana o se i giornalisti vengano usati ancora per fare i community manager che devono rispondere ancora ai commenti sotto i loro post.

Dico di questa roba.

(il fatto che poi il genere sia rock shock e non il resto, beh, non mi metto ad opinare)

Il fatto che volevo dire qui è che non venivo perquisita dalla polizia da Parma-Juve del 2002. O 2003? Il fatto è che lì andavo in curva, ieri sera al concerto Manson-Zombie, in tribuna, seduta. E il poliziotto mi ha, pardon my french, cagato il cazzo facendomi perdere la prima canzone del Reverendo perché era convinto che avessi roba di vetro in borsa. Perché pesava. Gesùdddiddio: ma non ha mai sentito quanto pesa la borsa di sua moglie?

Siamo nel 2012, gli uomini vengonodamarteeledonnedavenere, i rockers sono statanisti, i giornalisti parlano ancora di quello che non sanno, la Chiesa dice stronzate e la polizia viene usata come servizio d’ordine ai concerti pagata coi vostri soldi.

Perché vale, turisticamente, farsi una girata a Budapest.

Budapest: ponte delle catene.Il compositore magiaro Gyorgy Ligeti ha ben riassunto Budapest perfettamente quando disse, “Se arrivi a Budapest da Parigi, ti sembra di essere a Mosca. Se arrivi a Budapest da Mosca, pensi di essere a Parigi.”

A metà strada tra Europa occidentale e orientale, dove il bacino dei Carpazi incontra le montagne e le pianure dell’Ungheria centrale, le due antiche città di Buda e Pest sono divise dal fiume Danubio. Uniti in una sola città nel 1873, Budapest, è una combinazione affascinante di culture est e ovest. E’ visibile tutto il mondo negli elementi di questa vivace città: nell’architettura gotica delle sue case e nel Parlamento, nelle cattedrali rinascimentali come la basilica, in antichi castelli, e nei bagni turco sparsi in giro per la città come oasi di mosaici elaborati riempiti di acqua riscaldata. Continue reading “Perché vale, turisticamente, farsi una girata a Budapest.”

Bicicletta, voluta, pedala, cose lì.

Va che roba.

Questa cosa simile a un cono anticerume o a un camino di inceneritore (pun intended) era l’avvenieristico albero di natale grillino costato dodicimilaeuroivainclusa.

Dice che comunque già l’illuminazione a pedali non funziona più. Non so.

No: no non so. Piuttosto non fatemi dire.

[bella l’IMU parmigiana al 6 per mille eh. No, ma è vero che prima si son mangiati tutto, ma adesso ve mangnate tutto a me. Che dire.]

Làngos: frittelle ungheresi

Il làngos è una specialità della cucina ungherese e per essere realizzata ha bisogno solo di farina, lievito, acqua e sale. A questa base vanno poi aggiunti altri ingredienti, a vostro piacimento, che la renderanno irresistibile. Tra le varianti vi suggeriamo: formaggio, verza, ricotta, funghi, mais o uova; potrete optare inotlre per una làngos più semplice con solo sale o con cipolle oppure per una làngos dolce con confetture varie. Continue reading “Làngos: frittelle ungheresi”