Once a year.

[ragazze, vi voglio bene]

Vorrei parlare di un comportamento antropologico molto strano che si verifica una volta all’anno.

Si narra che una volta all’anno le femmine della specie Homo sapiens si radunino in una strana usanza. Cosa spinga questo misterioso essere tutti gli anni lo stesso giorno, con precisione il giorno 8 del terzo mese dell’annuario legale, a tenere questo particolarissimo comportamento in completo disaccordo con il loro usuale “modus operandi” è tuttora un mistero.

Durante la giornata gli uomini si mostrano cortesi (stranamente) con le donne, presentando loro talvolta dei ciuffetti di fiori globosi gialli, le donne rispondono positivamente a tale usanza mostrando di gradire tutto ciò con amorevoli convenevoli.

Ma la vera trasformazione degli esseri femminili della specie Homo Sapiens si mostra le sera circa alle ore 21.00.

La fase preparatoria è acuta, infatti il loro aspetto fisico muta notevolmente, dal normale abbigliamento jeans con magliettina del pomeriggio l’abito si trasforma in: Minigonna di pelle ascellare, reggicalze tipo “film la chiave di Tinto Brass”, stivale di pelle nera modello caporale nazista sadomaso, e trucco da porno star ungherese anni 70’.

E e se il proprio compagno fa notare che tutto ciò forse è un attimino eccessivo gli viene risposto: “ma amore, per una volta all’anno che esco da sola!!”

Sovviene spontaneo il pensiero:  “Ma… porca trota, a me basterebbe che ti vestissi così in camera da letto ogni tanto invece che trasformarti in un puffo di 50 chili indossando un mega pigiamone felpato tutte le volte che varchi la soglia di casa!!”

Una volta Varcata la soglia le donne continuano la loro metamorfosi. Da esseri eterei, esili, ben educati, quasi angelici, si trasformano in un incrocio fra uno zappatore e Gian Piero Galeazzi. Si radunano in branchi assetati di sangue e danno vita a un rituale ancestrale inspiegabile, prima si cibano di cibi a loro inconsueti, praticamente dopo un anno di dolcificanti e zucchine lesse scondite, quella sera mangiano come camionisti, bevono 12 litri procapite di birra e a volte, si dice, che ruttino pure !

Più tardi si recano in locali dove, nella normale esistenza, non si recherebbero mai, e si ritrovano ad ululare sotto un palco, a degli omaccioni anabolizzanti in perizoma leopardato frasi del tipo “ ollellè, ollalà, faccelo vedè, faccelo toccà !!” Può accadere addirittura che, in preda all’eccitazione e ai 12 litri di birra, qualche esemplare esuberante salga sul palco e salti addosso al fusto perizomato inscenando una specie di rituale di accoppiamento, urlando frasi del tipo: “ abbono !!! dammi il matterello(*) !! che non te lo rendo prima di una settimana !” fino a che non viene trasportata a braccia a prendere una boccata d’aria.

Una volta esaurita la carica ormonale (e i 12 litri di birra ) le femmine fanno ritorno a casa, e alla domanda del compagno: “ allora vi siete divertite??” rispondono con: “Niente di speciale, amore, le solite cose, una pizza, e 2 chiacchiere con le amiche, insomma due palle….” Il compagno ignaro con la sua vestaglia di flanella addosso, e il telecomando in mano pensa: ” Vabbè, sia stato quel che è stato, per una volta all’anno…” felice che almeno sia tornata a casa, e non sia scappata con un Cubano dalle chiappe d’acciaio.

(*)matterello
Dal dizionario Garzanti:
Sillabazione/Fonetica [mat-te-rèl-lo]
Etimologia Deriv. del lat. mata°ris ‘giavellotto’, voce di orig. gallica
Definizione region. mattarello, s. m. lungo cilindro di legno levigato che si usa in cucina per spianare e assottigliare la sfoglia di pasta.

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  1. Spettacolo, un applauso. Firmato: il cubano (mmm, magari no) dalle chiappe d’acciaio (su quello ci puoi giurare!)

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