A julienne.

E’ stata una settimana di merda per me, ho inaugurato nuovi posti dove ho avuto attacchi di panico e ansia: tra gli Afghan Whigs e The Refused (così magari se li intervisterò ci ho un argomento), in coda a prendere i biglietti del Boss. Seduta sul prato di San Siro. Mentre ero in via Cavour a Parma. Davanti al sacchetto delle capsule nespresso usate. La mia è una vita un po’ così, da passare con le benzodiazepine in mano anziché le mentine: tipo adesso ne avrei prese due, ma non riesco a dormire a causa del vago senso di terrore (di cosa? di tutto, direi, ormai, non riesco a trovare l’eziologia) che mi accompagna.

Però molti con cui collaboro o lavoro sono messi peggio: sono angosciati e lo trasmettono. Due palle. Sai quando tu aspetti una loro mail o viceversa quando ti balzellano per una risposta sfrangiandotele abbondantemente e tu non gli sei così amico da potergli dire BASTA CHECCAZZO HAI ROTTO ANCHE QUELLO CHE NON HO?

E’ un dramma. Ma tanto io sono tranquilla, prendendo le mie speciali mentine (schiaccia l’occhio come se fosse una pubblicità)

In firma alle mail credo che dovrò anche aggiungere, oltre ai vari numeri del chi/cosaèradionation/ahmanonèunarivistacartacea? : “ciao, è vero sono che un rottame perché ho avuto due tumori e susseguente cura, sono stata in coma 4 giorni, sto curando una sindrome depressiva. Ma puoi trattarmi come fossi normale: lo faccio anche io con te”

Ma tanto non capirebbero uguale.


0 thoughts on “A julienne.”

  1. io ti capisco. solo ti do un consiglio… meno dici alla “gente” e meglio è… io ho fatto così quando ho avuto delle patologie importanti l’hanno saputo solo i miei amici più stretti e nemmeno tutti i parenti. Davanti agli estranei: sorridi. So che a volte il sorriso te lo devi costruire con la stessa fatica di come gli schiavi egizi han costruito la piramide di Cheope. ma è l’unica soluzione per non star sempre a spiegare e vedere gli occhi compassionevoli delle persone. cosa che io odio.
    ti abbraccio forte :*

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