Julian Plenti > Paul Banks

 

Non so, a me quando Paul Banks girò con quelle camicie in plaid portando in giro l’album del suo alterego non mi dispiacque (O MIO DIO UN PASSATO REMOTO) affatto né l’album né il live.

Se fai un concerto (totalmente al buio, infatti quando mi hanno detto “Figo lui eh” “eh, l’avessi visto, era buio”) aprendolo con Skyscraper e lo chiudi con Games for days ecco, boh, forse il nuovo album, quello con nome e cognome forse ecco, ma forse, non è molto suonabile dal vivo. Un po’ come la seconda parte dell’ultimo ciddì degli Interpol, ma meno peggio dell’ultimo degli Interpol che era una roba da rotfl tolte tre canzoni.

Però apprezziamo molto che ora si vesta a modo. E soprattutto Paul: basta dimagrire, cazzo. ‘sta fissa degli ex tortellotti che poi diventano così. Su.


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