Stazzema, Sant'Anna.

sant'anna di stazzemaEra il periodo dove rompevano i coglioni con la storia che c’era una storiografia di sinistra che ti veniva imposta a scuola. Sì, si notava che la mia prof di Storia e Filosofia non era poi così allineata a un governo di centrodestra, ma non mi sembrava così comunista. Non per davvero. Si parlò tanto dei Nazisti, ma si parlò poco e male della Resistenza in Italia. Ho conosciuto tanto della Resistenza da quando sono a Parma. Mi piace, mi affascina, sono grata di aver mosso il culo ed essere venuta in questa zona: per la sua storia.

Quando passavo sull’A12 però vidi i primi tempi i cartelli con una figura stilizzata, con scritto Sant’Anna di Stazzema. Mi chiesi spesso perché, cosa c’entrasse, quello scritto piccolo vicino c’era -con vergogna quasi- la strage. Chi, come, cosa? Non c’era ancora la internet sul telefonino. Ora avrei trovato agevolmente questo. O mi sarei soffermata su wikipedia. All’epoca no. Non ricordo neppure se avessi il modem adsl.

Cercai su internet, e mi ricordo che trovai questa frase di Toaff:

«Su Sant’Anna era calato subito un silenzio impalpabile, una rimozione di quell’orribile mattina – aggiunge Toaff -. Per tanti anni mi sono chiesto perché. E ho cercato di dare un senso a tutta quella ferocia che mi venne incontro in quel caldo mattino d’estate. La prima casa che trovammo era alla Vaccareccia: fumava ancora. Dentro c’erano i corpi di un centinaio di persone, in maggioranza donne e bambini. Le Ss, quattro colonne da 100 uomini ciascuna di quella stessa XVI divisione che ha agito poi a Marzabotto, li avevano chiusi lì dentro, poi avevano dato fuoco alla paglia e avevano gettato dentro delle bombe. Vedemmo un ammasso irriconoscibile. Più avanti c’era un’altra casa, con la porta spalancata. Entrai e ho ancora difficoltà a raccontare… C’era una donna, seduta di spalle, di fronte a un tavolo. Per un attimo pensai che fosse viva. Ma, appena avanzai, vidi che aveva il ventre squarciato da un colpo di baionetta. Era una donna incinta e sul tavolo giaceva il frutto del suo grembo. Avevano tirato un colpo d’arma da fuoco anche in testa a quel povero bimbo non ancora nato».

Ogni volta che penso a quello che è successo a Sant’Anna non penso al film, non penso alle montagne, alla Versilia… Penso a quella immagine della donna con il ventre squarciato. Mi pongo delle domande, mi do delle risposte. Nessuna è giusta.

Mi sento solo una merda appartenendo allo stesso genere umano.


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