Ché la penna è una cosa ungherese.

Quella che noi comunemente si pensa sia una marca a caso non è niente altro che un cognome. Biro è per noi la metonimia della penna a sfera per scrivere e difatti dietro questa piccola rivoluzionaria cosa c’è un nativo ungherese: László Bíró (Budapest, 1899 – Buenos Aires, 1985) lo storico inventore della penna a sfera.

Iniziati gli studi di medicina, li abbandonò presto per dedicarsi al giornalismo. Questa cosa naturalmente mi crea sentimenti di empatia. Vabbè. E proprio durante la sua carriera giornalistica, alla fine degli anni ’30, cominciò a sperimentare soluzioni per risolvere il problema delle macchie che le penne stilografiche lasciavano sui fogli: Bíró provò a sostituire il tipo di inchiostro che si usava per scrivere con quello utilizzato per la stampa dei giornali. Il nuovo liquido era però viscoso e rendeva poco fluida la scrittura, così gli venne l’idea di inserire, all’interno della punta, una piccola pallina metallica che permetteva la distribuzione omogenea dell’inchiostro.

La biro necessitò di molti perfezionamenti e di un grosso investimento finanziario. Le sperimentazioni furono però interrotte per il precipitare degli eventi storici: durante la Seconda guerra mondiale, infatti, Bíró, assieme alla famiglia, si trasferì prima a Parigi e poi in Argentina.
A Buenos Aires iniziò la produzione della sua penna, nell’azienda di nome Eterpen. Nel 1943 la brevettò, ma i costi di produzione erano troppo elevati e ben presto Bíró fu costretto a vendere il brevetto al barone italiano naturalizzato francese, Marcel Bich. La penna a sfera fu da allora associata al nome di Bich e divenne la fonte delle sue grandi ricchezze, mentre Bíró morì povero a Buenos Aires il 24 novembre 1985.

Porello.


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