Era meglio fare la fescionblogger (puntata 38537)

In realtà non sono molto convinta di questa mia affermazione, ma ecco, a volte gira un po’ il belino.

Un po’ in tutti gli ambiti della vita l’essere umano rifugge quello che non può categorizzare. Oggi mi hanno chiesto nuovamente di cosa parlasse il mio blog e -guarda caso- per l’ennesima volta non sapevo cosa rispondere. Che è un po’ la stessa cosa di “che lavoro fai?”

[segue sguardo perduto nel vuoto, salivazione azzerata, e grande voglia di chiedere aiuto dal pubblico]

In questo momento storico italiano se non sei un blogger che si occupa di economia, moda o cucina sei un poraccio. Poraccio era il sinonimo di blogger fino a poco fa, eh. Non è che cambia molto.

Solo che ad alcuni ora è svoltata qualcosa. Dove voglio andare a parare? Che categorizzare e cavalcare determinate mode è da stupidi. Io scrivo a cazzo da dieci anni, e non me ne faccio un problema. Al di fuori di questa paginetta scrivo altre cose. Non a cazzo. Se scrivo al di fuori dei blog ho un altro registro linguistico. Però, vi giuro, molti non ci arrivano.

Un po’ come: “ma sul tuo blog non scrivi cose tristi, non puoi essere triste”. Passa due giorni con me e anche l’intera visione 24h/24h del Gobbo di Notre Dame ti sembrerà il discosamba.

Però c’è un motivo per cui era meglio postarvi come cazzo mi vesto tutti i giorni (modello Solidarność, ricordiamolo) è che almeno mi invitavano agli eventi figosi. E invece non ci casca più una mazza sugli eventi figosi. Quindi, ed è un cane che si morde la coda, si finisce per andare in giro o per concerti. Ed essendo codesto un blog che -ommioddio- è ancora considerato come una sorta di diario ma non più dei propri sentimenti vi tocca sopportarvi tutto il fangirlismo sui Muse.

Non è colpa mia, vedete?

(…)


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