MCR per Rumore (Modena city ramblers, non My chemical Romance.

E’ uscita qui un’altra mia intervista, nuova. Altra collaborazione pro-bono per Rumore, tanto per rincominciare.

Non sarebbe un vero e proprio compleanno: i Modena City Ramblers si sono formati nel 1991, ma è un ricordare assieme ai loro fan “Riportando tutto a casa”, il primo vero disco e punto di partenza pubblicato dall’etichetta Helter Skelter. Poi ne è passata di acqua -o meglio dovremmo dire concerti e concerti- sotto i ponti. Fino ad arrivare ad un anno con un altro 4 in mezzo e il disco d’oro di “¡VIVA LA VIDA, MUERA LA MUERTE!” del 2004.

Ora, rimanendo fedeli alla cifra ricorrente, i Modena City Ramblers si fermano a celebrare i venti anni on the road proprio con un tour chiamato “20”, che partirà a metà marzo per poi finire a settembre inoltrato, proprio nel loro stile. Ecco la nostra chiacchierata con Davide Dudu Morandi, il cantante del gruppo.

 

Quest’anno tutte le band italiane sembra che festeggino qualcosa: voi perché avete pensato di fermarvi al ventennale, perché festeggiare ora?

 

Semplicemente perché non lo avevamo mai fatto. Noi abbiamo avuto il nostro vero anniversario nel 1991, ma ce lo siamo persi perché eravamo impegnati a fare altro in giro. Non ci siamo dovuti mai inventare qualcosa per dover andare in tour, perché non ci siamo mai presi un anno sabbatico per dedicarci ad altro: da quando sono esistiti i MCR sono stati quasi perennemente in tour. Questo se vuoi è stato sia per motivi economici ma anche perché è proprio una nostra caratteristica: stando sulla strada raccogliamo l’ispirazione per i nostri pezzi, canzoni, per quello che siamo ed è l’unico modo che conosciamo per fare musica.

 

Posso definirvi più come collettivo che come gruppo? Spiego: siete un gruppo sì dalle tematiche impegnate, ma non è che andare a un vostro concerto fa conoscere noia o momenti di contrizione o chissà cosa. Avete una forte fratellanza, tra voi… quindi non so, magari collettivo è il nome più esatto.

 

Sì, negli anni 90 quando si sono formati i Ramblers andava di moda la parola Posse, era il periodo in cui un certo tipo e modo di fare musica ha preso piede. E i MCR hanno incarnato alla perfezione quest’idea visto che anche a livello di performers sono cambiati molte volte, musicisti e cantanti più volte: però l’idea e la forza di base del gruppo è rimasta. La band è rimasta lì, continua a fare dischi, penso unico caso nel panorama musicale italiano e mondiale che ha cambiato così tanti musicisti ma continuando a fare la stessa musica nello stesso modo e nello stesso target: noi continuiamo a fare concerti nello stesso modo e ci sono ad ascoltarci ragazzi che nel 1994 non erano neppure nati. Ti fa capire che c’è qualcosa di vivo e vegeto per portare a un ricambio generazionale, e che dimostra la forza del collettivo per cui gli ideali come quello del trovarsi bene insieme è fondamentale…

 

L’anno scorso poi è uscito un disco doppio infatti, siete sempre attivissimi. Proprio vi trovate bene insieme.

 

Sì, non ci siamo mai fermati. Ne abbiamo un altro in cantiere, ed aspetteremo un attimo a pubblicarlo perché non sarebbe così conveniente, ma continuiamo sempre attivamente a fare musica . Ecco perché anche ci siamo presi la pausa per festeggiare, per celebrare un pochino la storia di questa band con il nostro pubblico e anche quelli che sono stati membri del gruppo e non ci sono più. Ad esempio a Bologna, all’Estragon abbiamo deciso, visto che ci saranno anche alcuni ospiti a sopresa, di registrare un live per proprio immortalare al meglio questo momento. Ma non posso anticipare tutto…

 

Il live sarà composto da tre diversi momenti, quali saranno?

 

Non ti snocciolo i vari titoli di canzoni: siamo sempre partiti da un corpus enorme di canzoni dicendo che poi ne avremmo tolte alcune, poi alle fine ne riusciamo a togliere solo uno o due. Sono due ore e mezza di concerto, comunque: un bel concerto corposo a livello di durata. I tre momenti sono le tre anime del gruppo, e saranno composti da una prima parte punk-rock/ folk-rock con molte chitarre elettriche e suoni abbastanza forti che è il suono che è diventato negli ultimi anni il suono tipico dei MCR. La seconda parte è più raccolta: come se fossimo in un irish pub suonando le ballate in modo acustico, come se fosse l’unplugged degli anni 90. Poi una terza parte che possiamo dire caciarona… ma è quel combat folk, quello che è stato forse il marchio di fabbrica dei MCR, quindi chitarre violini che viaggiano veloci con quella patchanka tipica della band fino ad arrivare a un gran finale. Tre momenti distinti per non fare il gioco dello scendere dal palco e fare 4-5 bis: prendiamo poi canzoni da tutti i 13 dischi e diamo così la continuità a tutto quello che abbiamo fatto.

 

Non so se ve lo abbia mai chiesto nessuno, o lo abbiano sempre presunto. Ma io te lo chiedo: secondo te, se i MCR non fossero stati un misto di reggiani e modenesi, con questa storia alle spalle di partigiani e impegno politico, sarebbero esistiti?

 

Ne dubito. Non credo ci sarebbero stati i MCR, forse. Sai, il nostro territorio tra Modena e Reggio Emilia è il più prolifico di Italia, se iniziamo a fare i nomi non finiamo più da Equipe84, Guccini a Vasco e Ligabue… Ma il tipo di substrato da cui sono nati i MCR è stato fondamentale per il tipo di musica, e per i testi e canzoni che si sono andati a proporre nel corso degli anni. I Ramblers sono nati da un incontro di chi amava la musica irlandese e chi faceva musica new-wave o abbastanza leggera. Credo che se questo incontro fosse avvenuto in un’altra regione italiana ci si sarebbe fermati alla musichetta irlandese e buona lì. Già come dicevi tu l’eredità partigiana, di resistenza di questi luoghi, di combatfolk è stato tutto fondamentale per noi…

 

Se pensi le mondine di Novi vanno ancora in lunghe tournée anche in America…

 

Perché ancora il messaggio che portano in giro è ancora forte. Perché è un messaggio di musica resistente e combattiva che abbiamo proprio nel territorio.

 

Nel passato album c’erano due canzoni dedicate a Federico Aldovrandi e al partigiano Luigi Freddi. Secondo te, al di fuori del pubblico dei Ramblers che riesce a capire tutto questo ed ad apprezzarlo, quanto è difficile parlare della realtà italiana e dei suoi problemi? Magari adesso i ragazzi che fanno rap riescono un po’ meglio a far breccia…

Rimane difficile, ma questa è la mia opinione, non perché i ragazzi non abbiano interesse in argomenti di questo tipo, ma proprio perché trovi pochi luoghi che sarebbero deputati a far passare il messaggio. La motivazione non è neppure sentirsi dire “fate musica brutta” quando ti proponi in radio o tv. Alcuni non hanno proprio voluto sentire proprio il nostro singolo perché non facevamo parte del loro progetto. E non capita solo a noi, ma anche a band che come noi fanno una gran fatica anche se parlano di amore, viaggio, esperienze di vita e poi magari di temi importanti. Poi senti magari cantare “I cento passi” nei cortei e tutto questo un po’ svia dall’idea che hanno in radiofonia. E forse sì, grazie all’attenzione che c’è ora sul fenomeno rap riescono a imporsi maggiormente…. Noi invece siamo sempre stati un po’ etichettati sempre come “Gruppo da Primo Maggio” e basta, non è mai stata una nostra velleità: ci chiamano lì, e poi non ci sono programmi musicali dove farti suonare e dove avere un nostro spazio. Non vorremmo solo fermarci lì, succede.

 

Quindi le date per tutta la penisola saranno tantissime…

 

Sì, dall’appuntamento speciale di Bologna e se tutto va bene come è sempre andato, con qualche pausa qua e là, a fine settembre/inizio ottobre.

 

E poi nuovamente disco?

Diciamo che dobbiamo pensare a finalizzarlo già ora, perché già ci sono tante idee. E registrare in tour significa farlo a spizzichi e bocconi, faremo registrazioni a più riprese… ma l’importante sarà iniziare a lavorare!


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