Il canone di oh, whatever.

L’anno scorso per prova andai ad Eurosonic.

Il mio modus operandi per festival è tendenzialmente diverso dall’operatore medio di webzine italiche: dove NON ci sono altri italiani, e ci sono opportunità di molti artisti da vedere/fotografare assieme e che magari non vedo in Italia quello è per me il target. Insomma: il Primavera festival non è in cima alla mia classifica. Io ho un vero e proprio immallindrimento quando sento parlare del gennaio a Groningen. E sono due anni di ricordi bellissimi, ed ogni anno riesco a perfezionare la mia “professionalità” sempre di più.

Di accreditato italico, oltre alla radio nazionale, ci sono solo io. Questanno, e i prossimi, come per tutto il resto con l’unica cosa vitale rimasta: Lostingroove. L’anno scorso appena fuori la parte stampa e il container delle live session di 3fm ho sentito la seguente conversazione telefonica: “ma non posso fare neppure una news? Nemmeno una riga sul portale? Ma neanche quando torno a Roma…?”

Da una parte mi si è stretto il cuore. Dall’altra mi sono girate le palle. Per cui anche nei mesi successivi chiesi se era possibile proporre una trasmissione, ma mi è stato consigliato che se volessi lavorare in radio in italia dovrei iniziare prima con una di quelle società di produzione che assemblano i format televisivi e poi provare a vedere da lì. Sì, anche la mia reazione fu simile a un “que?”.

Ma freghiamocene di me e quanto mi dia fastidio tutto questo, non è che è un post su quanto si rosica. Vi parlo solo di come è stato, lavorativamente, il mio primo giorno di lavoro su ad Eurosonic quest’anno:

  • Alle 13 mi ha mandato un sms la capo ufficio stampa estero, preoccupandosi che io fossi presente alle interviste che avevo richiesto.
  • Alle 14:30 arrivo allo Stadtshowburg: uno degli ufficio stampa mi prende e mi aggiorna sullo stato dello schedule delle interviste. Intanto mi dice dove accomodarmi e che posso approvvigionarmi di bevande calde nell’attesa.
  • Ore 17: sono due ore che intervisto e cerco di capire cosa cazzo chiedere. C’è virgin radio France che la fa da padrona, poi un sacco di giornalisti baltici, nonché gli austriaci (che in pratica sento più “colleghi” di tanti altri visto che sia che all’estero che in Austria stiamo sempre l’uno sull’altro ed è tutto uno scambio di pucciosità sui socialini) e c’è finalmente chi è stato mandato col canonepiùbassoperloffertapiualtadieuropa con l’heineken in mano, cappello in testa, a cercare un posto dove sedersi per arrivare ad ammazzare il tempo fino all’ora delle premiazioni, cioè mezzora dopo.
  • 20:30, finisce tutto: ma ora se magna aggratis. Io esco, mi prendo tre tramezzini all’Albert Heijn e il lipton frizzante e mi muovo verso il primo concerto.
  • Alle 21 apro la mail e mi accorgo di aver zompato la premiazione dei festival awards. Non avevo ricevuto l’invito, non sapevo che per la stampa l’ingresso c’era lo stesso e l’invito era solo per i delegati. Chiedo lumi. Fortunatamente il “mio” partner copre l’evento, se ne esce fuori.

In pratica non voglio autoincensarmi: io vado lì perché amo fotografare (è la cosa che mi sta tirando più fuori dalla merda di tante altre cose) e amo parlare di cose che sono ancora da scoprirsi. Per lavoro ci si manda anche gente che magari vorrebbe far qualcosa ma non può. Se l’anno scorso un po’ mi vergognavo per come eravamo messi e nel rispondere no a chi mi chiedesse se fossi della radio nazionale, quest’anno mentre parlavamo col boss di un grosso magazine UK (che approva i miei business model, quindi il problema non sono io) non ho avuto grandi remore a dire che stiamo affondando, che se si è così ombelicali e ansiosi non si farà mai nulla e che se poi nelle nuove pubblicazioni non si integra chi è stato veramente blogger (non chi ha studiato per pubblicare su web: la facilità di scrittura -io ci sto mettendo 5 minuti per scrivere questo e nel frattempo ho fatto pipì e preso un caffè-) non si può rendere dinamico e giovane qualcosa. Non me ne frega un cazzo se siamo messi male dal punto di vista editoriale: la mia generazione prende aerei low cost e legge in inglese. Ma allora non fatemi più pagare uno stupido dazio. Io con meno soldi del canone ho pagato una settimana di vitto e alloggio a quel festival.


Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.