La società dei bisogni indotti.

Stamattina facevo una riflessione scema che invece la mia capo mi ha spacciato come geniale.
 
Ora il vero lusso non è diventato comprarsi il tivvùcolor al plasma cazzi e mazzi o la macchina con servosterzo, climatizzatore e pilota automatico. Ennò. Il vero lusso è riuscire a tenere pasti regolari per arrivare al nuovo stipendio senza digiunare a luce spenta i restanti giorni di limbo tra prosciugamento del Bancomat senza che alcuno te lo clonasse e il giorno di paga.
Però compriamo più facilmente il cellulare da 300 euri che fare la spesa alla Esselunga, sebbene ci diano i punti fragola che ci permettono di prendere lo stesso cellulare (checculo eh).
 
L’embolo della riflessione mi era partito leggendo giorni fa un post del sempre bravo Devil’s Trainers. È difficile che si snoccioli facilmente argomenti di filosofia su codeste paginette web. Anche perchè il lettore medio [che ne so… il mio lettore medio è l’amiciccio…] inzia a sbadigliare sentendo la sola parola "filosofia".
 
La Scuola di Francoforte parlava proprio dell’appiattimento dei gusti di una società composta da persone il cui senso critico se ne era andato a meretrici. E quelle meretrici che lo avevano sopraffatto erano gli interessi di potere, di "società", economici.
Ora non basta essere di sinistra per essere contro a una società fortemente ed erroneamente sostenitrice del capitalismo. Ho amici di sinistra che hanno una forte pulsione verso l’accumulo della proprietà privata (mink, quello anche io. Mordo se mi calpestano la roba mia…) e l’ostentazione di quest’ultima. È proprio l’ostentazione che secondo me induce il circolo vizioso: non ne ho bisogno, ma quello ce l’ha… io non posso essere da meno…. lo voglio!
 
Questo molto esemplificato. Vi giuro che Adorno è più pesantino da leggere del libro di Totti ma ne vale la pena [dice Adorno in Dialettica negativa, "tutta la cultura dopo Auschwitz, compresa la critica urgente ad essa, è spazzatura"]. Per chi non ha un cavolo da fare e il capoufficio a zonzo oppure problemi di insonnia può approfondire qui.

0 thoughts on “La società dei bisogni indotti.”

  1. lettore medio è un’offesa? cioè: medio sta per “nella media” o per “terzo dito della mano”? in entrambi i casi confermo che la filosofia è “yawn…” a vita (tranne quella che produco io)

  2. Bel post.

    Io sono di sinistra (tendenzialmente, almeno), ho la tendenza all’accumulo della proprietà privata, me ne fotto pero’ dell’ostentazione.

    Anzi, gli altri la roba mia meno la vedono e meglio sto, che poi mi rompono i coglioni perché vogliono sapere dove l’ho trovata, e se glie la presto (che poi significa che nella maggior parte dei casi devo fare carte false per riaverla) e se gli posso affittare una stanza ecchebballe enormi rendetevi indipendenti se potete, e se non potete le cose non le fate, come me…

    P.S: sono laureato in Filosofia, per cui non ho sbadigliato. Anzi vorrei metterti tra i preferiti ma non riesco. Sai aiutarmi ?

    Ciao.

  3. Qui le questioni sono numerose e non necessariamente collegate in rapporti di causa-effetto.Sono d’accordo con te sul fatto che la recessione in cui ci troviamo ci costringe a guardare ai bisogni primari come una chimera e questa è la prima questione. Di fronte alle scarse possibilità economiche però le scelte sono due: o si cerca di coprire i bisogni fondamentali oppure, come succede tra le classi medio-basse, si punta all’apparire e quindi i pochi soldi vengono destinati a quei prodotti che vanno di moda e,in qualche modo, costituiscono lo “standard package”[cioè le spese di routine effettuate per sentirsi parte del sistema sociale, Riesman]. Il capitalismo e la produzione di massa in genere limitano la nostra possibilità di scelta e da qui si ha un coatto appiattimento dei gusti, ma secondo me non è automatico che a scarse risorse economiche segua uno sputtanamento delle stesse per comprare cose futili o necessarie ad apparire appunto. O almeno ripeto, succede nelle classi medio basse, succede nei nostri quartieri spagnoli dove vedi macchine da centinaia di euri parcheggiate fuori ai bassi e antenne paraboliche su balconi di case in cui magari si mangia davvero poco e male…e anzi la nuova tendenza radical-chic è darsi a un consumo più sobrio e ricercato proprio per rimarcare le differenze con il cosiddetto popolino…

  4. beh…ma tanto che problema c’è? 1/5 cittadini in Italia è appena al di sopra della soglia di povertà (peggio di noi in europa solo la slovacchia)…dunque, pur volendo, non ci si compra una mazza

  5. è la società dell’immagine. Non importa se non mangi, ma devi farti vedere. Il telefonino, anzi, il videofonino+mp3+caffettiera+tv+stereo+ferrodastiro tutto insieme è diventato una necessità. Mi chiedo come ho fatto a campare 25 anni senza nemmeno un cellulare sfigato, di quelli che non ci potevi nemmeno mandare gli sms

  6. No dicevo su Splinder.

    Sono abbastanza incapace col computer, ma non al punto di non gestire il browser ! :-))

    Grazie per gli apprezzamenti sulle vignette, io ce la metto tutta anche se non è facile essere regolari quando non campi di disegno…cmq. spero di inserire qualcosa di nuovo nel week-end.

    Fammi sapere qualcosa sul “problema preferiti”, voglio visitarti spesso e così mi verrebbe piu’ facile.

    Ciao !

  7. Angusto: home page splinder—> community—> preferiti (è scritto piccolo a destra) —> aggiungi.

    Allodj: che robe eh.

    Stone: massì. Io già vedo i greci che ci sorpassano facendo le corna.

    Disfunzione: hai in un certo modo centrato il problema. Solo che non riescono a cogliere (altri) che avere l’abbonamento a sky ora non rientra nella soglia di benessere ma quasi come avere l’acqua o la luce. Insomma, chi è quel genio che nel paniere dell’istat ci metteva gli spettacoli a teatro o amenità varie?

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