Lo smartworking vi ha messo voglia di cambiare la casa dove state? Facciamo due calcoli

Il COVID-19 ha influenzato il mercato immobiliare, nulla da dire. Anche se non si è visto uno svuotamento completo anche il Sole24ore ha detto che anziché stare nelle quattro mura nella grigia periferia ma a due salti dalla metro non vediamo l’ora di avere più spazio, almeno un balcone, più aria, o una vita più a misura d’uomo specie per i nostri figli o giustamente per farci calare lo stress.

E ora che dopo un anno di covid i prezzi sul vecchio iniziano a scendere, e se si ha una famiglia magari vi sta venendo voglia di cambiare ma prima di farvi una idea: un modo molto semplice per calcolare cosa vi si puo prospettare su quota mutui questo sito inglese può aiutarvi a farvi una idea sulle rate dei mutui.

L’emergenza Covd-19 ha creato nel 2020 un rallentamento delle operazioni e un calo delle transazioni, tali che l’annata chiusa ha segnato, secondo i dati citati nello studio, un calo a 510 mila compravendite (-19,5%), malgrado la leggera ripresa nel terzo trimestre, in sincrono con la riapertura delle attività, e un quarto trimestre nel complesso positivo.

I picchi di risalita e di ribasso “si prolungheranno attraverso il 2021 a causa delle nuove chiusure a livello nazionale, che porteranno ad una nuova discesa con picco a marzo-aprile 2021 – riporta la ricerca – Questa crisi mostra un classico andamento a W, piuttosto che a U”. Un andamento tipico delle crisi dovute a fattori esterni, e più somigliante alla caduta del mattone del 1993 che non alla crisi “lenta” e profonda del 2008 (durata infatti un decennio).

Quanto i denti della sega saranno aguzzi e numerosi dipenderà da due fattori: “il rimbalzo dell’economia e l’efficacia della campagna di vaccini”. E in ogni caso, dopo il calo delle quotazioni del 2% visto l’anno scorso, nel 2021 si finirà peggio, con un -3,8%, ribasso in attenuazione l’anno successivo (-1,2% è la stima) e solo nel 2023 si rivedrà un frazionale rialzo.

Anche Immobiliare.it ha pubblicato uno studio a tal proposito. Insomma, il momento sarebbe buono, ma solo in alcune zone.

Secondo i ricercatori Milano e le maggiori città italiane devono ispirarsi alle metropoli mondiali per attrarre i capitali internazionali in corso di smistamento: ma anche in questo caso si devono interpretare al meglio “i cambiamenti della percezione dei luoghi e delle esigenze abitative e di lavoro”. Secondo l’analisi, “i grandi capitali immobiliari punteranno sulla riqualifica di ampi spazi, per ottenere abitazioni e uffici moderni ed ecologici che possano soddisfare le nuove tendenze”. Un esempio riguarda la trasformazione di grattacieli e grandi edifici milanesi “da uso ufficio a misto (residenziale-ufficio-ricettivo)”. Una sfida nella sfida per le città italiane, che sono l’avanguardia del settore.


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