Una volta muore uno, un'altra portano male a me. Ora risolviamo eh.

Vediamo di risolvere.

Ci sono state alcune band che, prima di vederle, ho pensato mi portassero realmente sfiga. Come non riuscire mai a vedere i Kasabian. Poi in un anno li ho visti più della mia famiglia.

Ora dovrebbe contare ai BRMC.

V2 Records e Cooperative  Music sono liete di comunicare che il 19 Marzo 2013 sarà pubblicato in Italia ‘Specter At The Feast’ il nuovo album dei Black Rebel Motorcycle Club tre anni dopo il grande successo di “Beat The Devil’s Tattoo”.

Ecco una dichiarazione della band sul nuovo lavoro:

“This record took a long time to pull together,” explains Robert. “I  think we all reached the breaking point after our last tour and needed to step back for a bit. These songs brought us back to life and gave us a second chance. I’ve never been more excited to play an album live before, these songs were born to be loud”

"mi sono fatto i cazzi miei, ma oggi ho visto che hai postato Bowie"

Correntemente credo che Bowie sia l’unica ragione per avere una cosa che potremmo definire svago piacevole e passionale.

No, neppure l’idea di prendere a calci in culo Bellamy, dopo aver già esborsato 200 euro, o arraparmi vedendo Dave Gahan, o piangere davanti a Tom Smith mi smuove minimamente. Vi ho detto che all’interno di me… buio…. oscuro… bau bau… Quello.

Ah, sì ora sto scrivendo decentemente perché sotto pastiglie. Un po’ come quando quelle giornaliste di giornali femminili che volevano mandarmi in fabbrica (già fatto: ho lavorato alle terme dalle 6 di mattina. Lei credo mai) si scolano i loro litri di tavernello.

Ma dicevo:  David Bowie per me è un’icona. Lo è anche per Matthew, ma per me di più. L’uomo che racchiude meglio dentro di lui l’arte Pop di un periodo che ammiro.

Tutto questo per dire che se facesse dei live e i suoi biglietti costassero come quelli dei Rolling Stones io a costo di non mangiare un mese (un momento: già lo faccio perché depressa!) ci spendo anche dugentoeuri.

[Duca, insomma, ok che sono tanto depressa, ma non dovevi scomodarti proprio te a tornare per me eh. Bastava anche un acustico in salotto]

Tom, ora sto disco uscitelo con calma sennò gnafò a rincorrervi.

La mia affezione nei confronti degli Editors è mediamente alta. Non siamo al fanatismo misto ad odio che ho per i Muse, ma gli Editors probabilmente, se i tre deficienti del Devon sono la band della mia vita, sono la band che fa da colonna sonora alla mia vita.

Del resto immaginarsi Tom Smith, chitarra in spalla, a cantare mentre io cammino è una cosa affascinante. Anche se, Tom: sto codino lo tagliamo? Non sei Yorke.

Ora si parla del nuovo lavoro da registrare a Nashville.

“I’ve talked for a long time about my love of American bands like REM and Arcade Fire, and that’s the type of sound our new songs are going towards. They’re more straightforward than our last album. That was more experimental, whereas the new songs could be played on an acoustic guitar. I don’t know what a hit is any more, but these songs feel very classic and immediate.”

Ora spero solo che il nuovo lavoro esca con calma. Perché purtroppo non sono come voi che avete solo una band che amate: qui oltre che dispendioso è stressante. E comunque sì, anche questo periodo di incertezza e cattivo umore lo abbiam passato euguale, o Editors. Continue reading “Tom, ora sto disco uscitelo con calma sennò gnafò a rincorrervi.”

Ra ra ra ra yeah you are!

The Vaccines, live at Magazzini Generali MilanoIeri nevicava, e mentre sette giorni fa Autostradeperl’italiamerda spargeva copioso sale per la carreggiata delle sue strade a pagamento, ieri non c’era uno spargisale neppure a pagarlo. Non era bello, dopo che io ieri ai Magazzini ho sudato copiosamente, sebbene in t-shirt. La noia, insomma. Sì, sudo anche d’inverno.

Fortuna che peggio di me c’è Justin Young. Già lo potete vedere dalla foto a corredo dell’intervista che ho fatto a lui e a Freddie che insomma, sa porsi bene. Durante il meet and greet l’unico vestito col berretto da uomo in congelamento, sul palco barcollante come un ubriaco. Un elefante nella cristalleria, con gli skinny jeans addosso, però.

Insomma, Giustino canta come Ian Brown avendo il controllo corporeo di Dumbo. Non so.

[poi delle robe strettamente musicali ne parliamo altrove]

We're all stars now in the dope show.

Marilyn Manson live at Unipol Arena, Bologna

Non so se è peggio che nel duemilaedodici si parli ancora di metal e satana o se i giornalisti vengano usati ancora per fare i community manager che devono rispondere ancora ai commenti sotto i loro post.

Dico di questa roba.

(il fatto che poi il genere sia rock shock e non il resto, beh, non mi metto ad opinare)

Il fatto che volevo dire qui è che non venivo perquisita dalla polizia da Parma-Juve del 2002. O 2003? Il fatto è che lì andavo in curva, ieri sera al concerto Manson-Zombie, in tribuna, seduta. E il poliziotto mi ha, pardon my french, cagato il cazzo facendomi perdere la prima canzone del Reverendo perché era convinto che avessi roba di vetro in borsa. Perché pesava. Gesùdddiddio: ma non ha mai sentito quanto pesa la borsa di sua moglie?

Siamo nel 2012, gli uomini vengonodamarteeledonnedavenere, i rockers sono statanisti, i giornalisti parlano ancora di quello che non sanno, la Chiesa dice stronzate e la polizia viene usata come servizio d’ordine ai concerti pagata coi vostri soldi.

La tangenziale di Milano è una brutta cosa (contiene i Jim Jones Revue e Bad25)

Ieri ho dovuto fare una di quelle cose che si chiama “accorpa gli appuntamenti”, una di quelle robe che sono costretta a fare causa carobenzina da diverso tempo.

Voi direte prendi i mezzi pubblici. Io vi dico una roba: avete presente dove stanno costruendo per l’alta velocità la stazione mediopadana? No? Ecco, quando venite da Bologna sull’A1, poco prima del ponte di Calatrava, c’è un’altra opera di design così, un po’ opinabile per noi che vediamo l’architettura con la stessa apertura mentale di tottifrancesco. Ecco, lì in mezzo al nulla. Credo che sarà complesso anche per i reggiani arrivarci. E non avete presente QUANTI regionali han cancellato e che di notte, dopo le 23.15, è complesso rientrare da Milano a Parma.

Era una divagazione ma anche una spiegazione.

Quando quindi nel mare delle email che ricevo c’era chi mi diceva “Ciao, ci sono i Jim Jones Revue al Magnolia e sono disponibili per interviste” e un’altra diceva “Ciao, SkyArte fa la proiezione di Bad25 invitando anche i blogger, e c’è anche un aperitivo incluso” capite che mezzo neurone ha lampeggiato.

I Jim Jones Revue sono dei signori, sono intelligentissimi nel parlare (a volte devo fare delle interviste che altro che ars maieutica) e soprattutto dal vivo spaccano. Ma spaccano tanto. Quando mi è capitato però tra le mani il promo di The Savage Heart sono rimasta conquistata. In un mare di dischi minimal e un po’ segosi è un bel disco diretto che usa il cuore ma te lo fa anche pogare da una parte all’altra del torace.

Altrove devo dire che non ero mai stata nella sede di Sky. E lì hanno meno controlli di quando si entra in Rai: quando si entra in Rai ti controllano che neppure quando vai al Parlamento, o quando vai al Bundestag. Peccato che appena entrata nella sede di Sky mi sia volato il telefonino a terra ma… dicevo, comunque ero lì per la proiezione di Bad25. E anche per mangiare qualcosa, ma ecco, conveniva non l’avessi fatto, perché ehm, sai la fortuna di avere avuto già da piccola la salmonellosi? Ecco, in questi casi serve, credo. Comunque dicevo: la stessa sera quel documentario passava anche in tv, ma io non ho Sky. Però credo lo potete trovare in lingua originale. Insomma, ho saputo tante cose da lì, è proprio una bella cosa da nerd questo documentario di Spike Lee: da Michael Jackson accreditato per lo schiocco di dita alla sua morte.

Poi ok, vedendo MJ in ginocchio contorcendosi ballando mi è venuto in mente Bellamy. Ma secondo me era colpa del catering.

Diciamo che la spiegazione un po’ meno fuffosa ve l’ho messa di qua. Però ecco, gran bel documentario.

Ciao Pias, vi vogliamo bene a voi di Pias, tanti auguri di buoni 30 anni play-it-again-Sam.

Credo di averlo scritto in tutti i luoghi e averlo detto spesso anche al di fuori del blog: quando mi chiedono quale etichetta sia la più attiva, anche nell’uso della internet, mi viene sempre in mente Pias.

Quindi ecco, quando ho notato dai vari tweet che è il di loro compleanno capite che a momenti gli manderei etti di torrone e di panforte per festeggiamenti.

Se voi andate sul loro sito però il regalo ce lo fanno i loro artisti. Ci sono tante, tante chicche, come ad esempio non so, ne scelgo per voi un paio:

i Balthazar (avete sentito il disco? no? Avete fatto male: recuperate Rats)

Oppure la splendida Lisa Hannigan live:

Ma ci sono tante altre caselline da scoperchiare. Prendetelo tipo calendario dell’avvento, non so.

[dai, ora scrivo una cosa per bilanciare tutta la pucciosità di prima: su Android la app di Pias non si trova più, non va. Checcazzo. Tristezza, sob]

[il post fiume sui Muse? Mh, no.] Negli altri post avevo scordato di dirvi che Dom in tutina sembra uno scheletro di Teletubbie.

Questo blog, con mio sommo dispiacere (in realtà anche no, ormai mi accorgo che devo bloggare mentre faccio altro tipo mangiare o la funzione opposta) era giù in pieno trasloco. Quindi non so, mi sono dovuta arrangiare qui e qua. Comunque è stata una bellissima due giorni. Oltre ai piccoli tre sorci del Devon ci sono stati diversi porchettari, coristi etc etc affezionati dei Muse che mi hanno fatto passare momenti meravigliosi a contorno delle ore di concerto. E poi gli Everything Everything che mi hanno rebloggato le foto come se fossero decenti: ma del resto nessun fotografo ufficialmente accreditato li ha cagati di striscio. Quindi li capisco.

Ma arriviamo -saltando l’oddio quanti soldi vi ho già dato per lo stadium tour- ai giorni d’oggi:

Grazie a questo idiota che “Correvo scalzo e sono scivolato” (secondo me al bagno, un po’ come gli anziani) saltano tutti i concerti dei Muse in scandinavia. E c’è gente che butta danari così, perché questo cretino qui ha un cazzo di piede rotto e non può inginocchiarsi come un neomelodico-affacciati-alla-finestra-amore-mio durante un paio di canzoni come è solito fare ora. Cioè, capite?

Non è che possiamo tanto lamentarci, eh. I Muse almeno annullano per lutti gravi o sfracelli. Non sono come quelli di “ciao, ho mal di gola, non canto più”. Però se prova a farlo quest’estate lo castro e lo faccio diventare Farinellamy.

Altrove rimane un glorioso problema: le interviste che ormai si trovano ai Muse sono l’apice del ronf e dell’OLD. Tutte robe da comunicato stampa reimpastato senza alcuna novità. E quasi da una parte mi vien da piangere pensando “ma perché non me li fanno intervistare” e dall’altra parte è “beh, ma capirlo, poi, che quando parlava a Pesaro andava a velocità tripla come la Lamborghini che aveva guidato” (ecco a voi evenienze di Bellamy che non sa pagare il pedaggio, comunque. Diobono)

D’altra parte se vi leggete robe sui Muse troverete:

Palchi e coreografie da kolossal che si trasformano in trappole per gli artisti: Pink, Lady Gaga e Justin Bieber ci hanno rimesso ossa e litri di sangue. “Anch’io ad Atlanta mi sono sfasciato un labbro urtando contro uno spigolo della coreografia. Un fiume rosso, nausea e vomito in scena. Arriva un tecnico e mi chiede tutto bene? Perfetto, dico io e mi accascio dietro a un amplificatore”.

Matteo, bello de zia: ti ricordi che quel cazzo di palco era grosso quanto pressappoco quello del Locomotiv di Bologna e tu ti sei spaccato il labbro perché saltavi come un pirla sulla Manson? Per favore, su. Nel 2004: quando ti cagavamo ancora in quattro piccoli deficienti. Per favore. [tralascio le solite 4 stesse cose dette nel pezzo perché BASTA CHE NOIA CAZZO SEMPRE LE STESSE COSE]

Altrove già si strappano i capelli per l’infortunio di Matt: ciao io sono una di quelli che lo legnerebbe il triplo perché è caduto. Non lo so. Bah.