Tutte le migliori intenzioni.

Domenica scorsa, dopo aver visto Stipe il giorno prima, mi sono avventurata a vedere i Bluvertigo. Poi ho detto: "Beh, aspettiamo venerdì, che guardo anche i Cluster e magari faccio un post di quelli belli con comparazioni… articolato… eh".
Diciamo che ci sto pensando davvero tanto a scrivere qualcosa di comparativo tra i Bluvertigo visti a Casoni e i Cluster visti alla Pilotta che mi viene in mente sempre l’uscita di Eric, il biondo dei Cluster, che esordisce con "ma che caldo avete qui a Parma? come fate a viverci?" che ho una sensazione così di infastidimento che non riesco a scrivere nulla.
Ragazzi: magari imparare ad essere simpatici e meno impregnati nel sarcasmo, per il lavoro che fate, è un buon viatico. Auguri.

Tonight it's hot, but I like heat.

C’era lì il portiere argentino, forse l’unico argentino a Milano non acquistato da Moratti, dell’hotel che ha detto che Milano fa schifo. Mica ce l’ho fatta a dargli torto, anche perché prima mi aveva fatto una panoramica di città che son davvero bellissime in Italia ed è stato il primo che ha detto che Parma è bella. Un po’ come mia mamma che mi ha chiesto "perché i turisti vengono a Milano?". Io stavo lì a masticare il cornetto e le ho detto "beh, ci sono anche dei monumenti qua e là, cioè, bene o male ci son più cose da vedere qui che boh, che ne so, nel deserto del Gobi, quindi ci vengono per i monumenti presumo". E lei mi risponde: "sai che Napoleone voleva distruggergli il castellosforzesco?" "beh, cazzo, pensa se l’avesse fatto, cosa gli rimaneva… Vabbè, che volevan anche bombardarla col fosforo come Dresda però hai visto, Dresda è bella…"
Insomma, non se ne esce fuori. Forse se c’è una cosa di naturale e incontaminato a Milano da riportare son le zanzare: son cattive come quelle sul Po. Ecco. Ah, non è una cosa positiva? Ehm.

Panorama dell'Arena civica, ore 18:20.

Insomma ci son tante conferme a Milano. Tipo che le donne nel disporsi ai concerti non capiscono un tubo. Ma questo è meglio così. E per narrare tutto ciò già siam fin troppo avanti.
Quando tu su un biglietto ci hai scritto che l’ingresso è alle 17 tu pensi che bene o male apriranno i cancelli entro le 17:15. Del resto siamo a Milano, saran precisi, no? Col tubero.

Si entra dentro. Sono in curva. Sinceramente mi duole non essere nel prato, ma fisicamente nonglielafo. Vado a scegliere il posto più angolato dove si può vedere meglio, poggio il sedere sul granito e lì ci si cuoce le chiappe. Un calore simile al marmo del bagno turco. Ma del resto: siamo masochisti e ciò non ci segna. Dopo, verso le 19, dopo che i bibitari hanno già aumentato la birra da 3 euro a 4 euro, si ode borbottare e si vede una nuvolaglia nera in cielo, un vento assassino in mezzo al parco del castello sforzesco, mulinelli di sabbia che neanche a Tucson. Quindi i bibitari si attrezzano e vendono impermeabilini, che i più fighetti delle file sotto compreranno, proprio forse per sperare di prenderli a prezzi meno improbabili in caso di attacco del diluvio. Giove Pluvio però è un gran burlone e alla fine non pioverà, ma ci sarà solo quella bella e simpatica cappa di umido che fa tanta calura. Nulla in confronto alle temperature da Franz Ferdinand, ma insomma, sembrava ci fosse il phon acceso. Da segnalare la totale mancanza dei poliziotti in giro e il conseguente tripudio di cavalletti, lattine e robe varie.

L'aura live in Arena Civica

#L’aura: bella voce, grinta inesistente, presenza scenica da verificarsi. Scaletta di canzoni (ho registrato due cosette, dopo penso le metterò su flickr dacché brevi) che prevedeva tra le più sentite Basta e Radio Star. Proprio con Radio Star e la cover di Bowie si merita il titolo di dignitosa. Deve evitare molte cose che non le competono secondo me, come i pistolotti sulle guerre [L’aura: "speriamo che quattrocento o cinquecento anni l’uomo ascolti la sua coscienza e smetta di essere cattivo e andare in casa degli altri a rubare o a fare guerre, e noi siamo qui a cantare per questo!" Fran: "ma tra duecento anni la Terra non esisterà più, chestaaddì?"] e il richiedere di battere le mani su canzoni che sinceramente son troppo melodiche per caricarti. Perché mandarla al massacro, o casa discografica?

Editors live in Arena Civica

#Editors: set abbondantemente sottotono, rispetto a ciò che sanno dare. Nessun paragone possibile con Glastonbury di quest’anno dove hanno stra-spaccato. Nelle registrazioni si sente un mio "EEEH?" su Escape the Nest: rovinata.
Tom -uomodellamiavita- Smith si presenta con degli occhialoni neri e un’aria di quello che si è appena svegliato o si è appena ripreso da un carico di allucinogeni. Lo adoro, quell’uomo lì, non posso farci nulla. Sebbene ci fossero due cretini dietro me che si avventuravano in disamine sugli Editors e sul loro non piacere a loro (ok, per me possono farti cagare, ma non rompermi le palle parlando mentre io voglio seguire, va bene?) il pubblico del prato si stava caricando a dovere. Compito assolto quindi alla grande. Il più grande interrogativo resta il perché fare una canzone come U R Fading anche in un set di 45 minuti. Non me lo spiego, almeno che la canzone non abbia un qualche significato per Smith e soci, altrimenti sarebbe stato meglio privilegiare un brano con una sezione ritmica più esplosiva (che ne so, Lights?)

R.E.M live in Arena Civica

#R.E.M. Sono l’unico gruppo che in anni di live riesce ancora a migliorarsi. Performance incredibile, uno Stipe magistrale, ispirato, che cantava benissimo (cosa, nei live dei dischi passati, non proprio da metterci una manina sul fuoco eh) e interagiva col pubblico con una forza che sembrava di sentirtelo vicino, a portata. Cazzo che carisma. E non era il completo Armani (di cui dopo si è tolto giacca -te credo, si bolliva- e cravatta, dopo essersela tenuta un po’ sulla fronte). E non erano le mossettine coll’asta del microfono, non era perché per tutto il live si è dimenato in ogni angolo dello stage. Si è sdraiato per terra, è andato davanti al megaschermo di sinistra per poi ballare come un pazzo, ha mimato la camminata di un robot con tanto di occhiali hi-tech addosso. Poi si inginocchiava davanti alla telecamera, e parlava quasi con lei. Lì, in quel momento, se già volevo un bene dell’anima a quell’omino lì mi sentivo un gorgoglio nella pancia che per una volta buona non era squaraus, ma un misto di emozioni che non vi dico. Sì, quelle che mi han portato a gropponi in gola e a stonare urlando tutta walk unafraid. La mia vicina di concerto, che già credo mi odiava perché ero un termovalorizzatore, ogni tanto crollava seduta non so se per odio nei miei confronti su come vivo i concerti o perché forse anche lei non è che stesse granché. L’altra ipotesi è che non gliene fregasse una cippa, ed è assai accreditata visto che si è alzata solo su Losing my religion. Ma vabbè.

R.E.M. live in Arena Civica, Milano.

Ho invidiato lì i ragazzi del fan club. I più fortunati tra i ventimila presenti. Li ho amati per la coreografia su Hollow man (e lì si è commosso anche Michael), ho avuto un semisbotto di gelosia per la dedica della mia (coff) Walk Unafraid. Però sono fantastici, ed è anche stato giusto che Michael sia sceso da loro per farsi spupazzare. Marò, che bello.

Scaletta:

Living well is best revenge
Animal
What’s The Frequency Kenneth
Wake up bomb
Drive
MSW
Ignoreland
Leaving New York
So fast, so numb
Accelerate
Electrolite
Walk unafraid
Great beyond
One I love
Fall on me
I’ve been High
Let me in
Horse to water
Bad day
I’m gonna DJ
Orange crush
Imitation of life
SNSS
Losing my religion
Country feedback
Hollow man
Driver 8
Man on the moon

Scaletta ottima, non ho voglia di avventurarmi in disamine tecniche, ma è stato un set davvero eccellente. Oserei dire il concerto dell’anno.
Settembre quasi quasi…
Le foto e qualche video stanno qui, gli altri video prossimamente sul tubo.
Non avete la minima idea di cosa vi siete fatti scappare.

E' difficilissimo parlare molto senza dire qualcosa di troppo.

La riflessione odierna, mediamente noiosa ha una genesi un po’ lunga. Partendo dai radioincontri (che per me son stati formanti quanto un giro in una corsia di ospedale non italico) e arrivando al programmare nuovi programmi per Radionation la prossima stagione.

Le idee sono tante, per Radionation, e la mia insonnia ne sta tirando fuori a pacchi. Io vi rinnovo l’invito se volete far parte della nostra famiglia a contattarmi: astenersi teste di cazzo ovviamente. Per quelle ho una particolare calamita nel privato, ma anche negli hobby no, eh.

Lì nell’angolo dei Radioincontri si è parlato tanto su come le webradio dovrebbero essere la vera innovazione. O meglio, il ritorno a quele radio libere che ti consentono una flessibilità di playlist e idee che quelle tradizionali ormai non ti fan vedere neppure in cartolina. Eppure ci ho riflettuto molto, e dovremmo anche credo parlarne un po’ tra di noi: oltre alla flessibilità di scalette varie magari a volte si rischia di scimmiottare nel già sentito del maistream. E lì non c’è l’innovazione. Lo so che magari a volte, come nei blog usare congiuntivi e passati remoti, è penalizzante non essere subito immediati e populistici con certi prodotti, ma proprio perché la webradio è qualcosa di sperimentale dovrebbe ricercare idee e prodotti (anche se ravaniamo ancora nell’amatoriale, ed è una bella passione, nulla ci vieta di passare da dipingere la copia dei Girasoli di Van Gogh a metterci a dipingere dal vero in campagna) che sfuggono un po’ dalle logiche tradizionali. Che in Italia stan stagnando pericolosamente, rendendo alcuni programmi radio poco ascoltabili e ridotti a quasi la stessa tipologia (che non è che dispiaccia il cazzeggio, ma sarebbe bello avere della varietà).
  • Facciamo un confronto breve: la mattinata della BBC, verso l’ora di pranzo, si esplica con lo show di Jo Whiley. Una cosa così, che ha il punto più alto della trasmissione nel far esibire un artista in acustico (di solito di un suo singolo e una cover). Noi chi abbiamo. Beh, di trasmissioni storiche una su una radio privata ne abbiamo una dove c’è uno che non fa ridere neppure se ci si sottopone a solletico intensivo e un giovanilistico conduttore dedito alla maratona. Che cazzeggiano.
  • Con tutto il bene possibile, ma io un Kabir Bedi inmandrillito che fa il radiodramma non ce la faccio a reggerlo. Mica chiedo "bevi qualcosa Pedro"/"sono Pedro Perito Peraria", ma qualcosa che mi aggrinzisca meno le ovaie.
  • Ma da noi quale è un dj alla Zane Lowe? Ossia uno che si spupazza tutti artisti e festival per poi lanciare nel suo programma i dischi che gli piaccion e fare la vera e propria differenza nel dare una opportunità ai giovani (due nomi su tutti baciati? Editors e Bloc Party). Zane ha 35 anni, ha fatto tutta la gavetta a partire da mtv e pasando per xfm. Di musica però, in confronto al vj medio italiano -che poi magari finisce a fare le fiction-, ne sa a pacchi. La fortuna di Crazy di Gnarls Barkley l’ha fatta lui, per intenderci. Ne capisce, mica come quelli che ascoltano album di primedonne francesi e non li trovano per niente male pur essendo le canzoni arrangiate alla cazzo e gli evidenti limiti di canto tutti usciti fuori.
  • Ha ragione Akille: in Italia si sta sfruttando troppo la formula dei conduttori in coppia. Anzi, siccome quasi sempre noi italiani nell’arte urgiamo di codifiche tipo commedia dell’arte, la coppia rispecchia i dicotomici ruoli del saccentino-sobriocattolichino-precisino-iostoalmondodapiùdite col cazzaro-semiprovocatore-iosonquipercaso-ahsignoramiahogiàsul’infraditoperlaspiaggia.
  • Sì, la BBC prende molto più canone, ma la qualità radiofonica è migliore. Poi la tv fa cagare euguale. Per parziale excusatio posso dire che non sono poi così anglofila. La situazione nelle radio private non la conosco, la seconda realtà che conosco bene a livello radio è l’Austria, causa ascolti forzati.
  • Sì, allora, la BBC mi fa pagare più canone ma il suo sistema di storaggio delle trasmissioni è migliore, per appendice. Ma poi loro han messo oltre lo stream in real anche uno per il wmp, ed è un’altra cosa che la nostra emittente di stato dovrebbe capire.
  • Se sento altri speaker con la lisca e la zeppola mi lamento perché invece noi con la erre moscia siam di meno. Questa è discriminazione. Ma se volete a richiesta so fare tutti i difetti di pronunzia.
  • Capisco che magari sondaggi hanno evinto che alla gente molte trasmissioni in cui si parla di musica non piacciono, ma magari son gli stessi sondaggi di siamo-in-testa(cit). Pensate che magari c’è gente a cui piace sentire anche Paola Maugeri che di notte su Virgin radio ti fa la storia di una canzone. Pensate, per pochi minuti buttati là. E la trovo meglio di Kabir Bedi sotto viagra.
Sicuramente continua, quando ho tempo maggiore per scrivere.

Today my heart swings.

Premessa: sono così a pezzi che non so cosa scriverò. Non ho il fisico per fare più certe cose, partendo da situazioni dove già non mi reggo in piedi. Oggi respiro grazie alla similredbullaustriaca.

Non ho una idea precisa del concerto di ieri, anche perché c’erano sia gli Interpol che i dEUS a Ferrara. La stanchezza mi offusca un po’ tutto e ormai sono felice che, anche se tutti mi dicono che non vedrò un cazzo, a Milano sarò seduta. Io, due concerti uno dietro l’altro che mi prendono abbestia, non li reggo più fisicamente. Al solito avverto che le setlist non so se le recupererò.

#dEUS: non ho parole, se non bravissimi. Ho trascurato colpevolmente l’ultimo cd che recupererò a brevissimo perché sono mostruosi. Non riesco ad analizzare tutto bene perché mi hanno notevolmente impressionato, ed è stato uno "spreco" averli come gruppo di apertura dopo aver subito i The Cribs. Bravissimi. Ho già detto bravi?

Interpol live in Ferrara.

#Interpol: Concerto suonato e cantato molto bene, peccato per PDA interrotta per problemi di audio. Ho trovato la voce di Paul, rispetto alle esibizioni precedenti che avevo sentito, notevolmente molto buona come intonazione e "profondità". Per chi si lamenta di mancanza di coinvolgimenti vari non so come rispondere, se non che gli Interpol son così. Magari l’unica pecca del concerto di ieri sera (oltre le luci che son bestiali per far foto) è la scaletta, che io ho trovato -senza adeguati giri di parole- fatta un po’ alla cazzo. I brani vecchi suonano da dio (non mi sarei mai aspettata di godermi i pezzi del primo album così tanto), e comunque per chi si lamenti di scarso coinvolgimento basti guardare quel gesto così snob di Banks quando si accende la sigaretta, tira due boccate e poi canta con l’aria di quello che ti sta per dire "ué ciccio, ma io la voce ce l’ho e posso farlo, chetticredi". Quello direi che è un po’ il riassunto.

Interpol live in Ferrara.

#Pubblico: boh, starò invecchiando ma io il pogo sugli Interpol non lo capisco. Il pubblico era strano: si era distribuito il nanismo alla destra del palco e alla sinistra i vatussi (tra cui, in pratica alla mia destra, anche un cantante di un gruppo che ha il nome di un vino che si è fatto spazio a gomitate per arrivare nelle prime file, con un paio di giovini che volevano menarlo). Non vorrei fare considerazioni quasi leghiste, ma la gente che viene dal centro-sud (ricordiamo: anche io sono del centroitalia) non sa non rompere i coglioni ai concerti, ed è meglio che non mi dilunghi. Particolare era anche un tizio che ballava a modo suo shakerando la testa più volte sul mio braccio sinistro. Quanto ho benedetto esser alta ieri sera…

#Fonici: rendimento molto altalenante. Alla seconda canzone degli Interpol volevo sgozzarli.

Foto qua e video al solito appena si può.
Update. Setlist: Pioneer/Slow hands/PDA/NARC/C’mere/Threesome/Lighthouse/Jail/Mammoth/Chemestry/
Obstacle1/Evil/Roland/NYC/Obstacle2-Heindrich/Stella.

Burn, oh how I burn for you.

Nota numero uno: imparare a usare la messa a fuoco della fotocamera a un concerto è una cosa un po’ da pazzoidi. Però i risultati son buoni.

Franz Ferdinand live in Ferrara

Ierisera a Ferrara c’eran i Franz Ferdinand. Non mi divertivo così a un concerto da boh, tempi immemori. Ho fatto del pogo passivo: nel senso che mi trascinavano gli altri a destra e a manca. Tutti sudati, ché pareva che avessero acceso il riscaldamento sul terreno. Un clima a metà tra il festival e il concerto che invero ho gradito molto. Mi ha talmente coinvolto che se non avessi foto e videi non mi ricorderei un cazzo. Alla fine ero enormemente devastata ma felice.

Nota a margine: i The Cribs non mi entusiasmano. Indie-emo oserei dire. Il palco non lo tengono granché e han suonato per 50 minuti buoni. Il cantante ha una ipersalivazione mai vista neppure in DuffyDuck. Brani tutti uguali, nessun guizzo, niente di che. Un po’ uno strazio, ma li ho rivalutati quando il simil-sarkozy carampano dei Franz Ferdinand ha preso a dirgli di andare a casa. A me dava più noia lui, per dire.

Nota numero due: l’indie set di riempimento. Sarebbe da fare un nastrone di una durata maggiore all’ora, perché sì, Los Campesinos mi piacciono, ma sentirseli 4 volte in una sera assieme a video kills the radio stars un po’ pestella le gonadi.

IMG_0080

Nota numero tre: gente strana che incontri a un concerto. Uno mi ha detto che a breve su diamonzen o come cazzo si chiama dovrebbero mettere il torrent multicam del concerto dei Muse a Verona. Uno che voleva entrare ieri con un treppiedi per fare le riprese. Non mi sentirò mai più in colpa per una fotocamera.

Comunque boh, bello e soprattutto coinvolgente. Al solito per quanto riguarda le canzoni ricordo bene che han chiuso con This Fire, che personalmente adoro, ed ero lì in estasi a cantare a squarciagola. Brani nuovi molto belli. Quelli dell’ultimo album sempre più deboli rispetto al primo. Il prossimo si annuncia come un album che spacca di brutto, ecco.
Scusate, vado a riprendermi ché martedì ci son i Deus e gli Interpol.

[stasera niente radio, vediamo in settimana]

Edit: Setlist  1 Michael 2 Come On Home 3 The fallen 4 New thrill 5 Matinee 6 Katherine Kiss Me 7 Do You Want To? 8 Walk Away 9 Bite Hard 10 Take Me Out 11 Ulysses 12 40′ 13 What She Came for 14 Outsiders ////15 Turn it on 16 Jacqueline 17 This Fire

A breve (tsk, insomma) videi su youtube pure.

…e ci inchiniamo al denaro come te.

# stavo guardando un’intervista di Marzullo a D’Alessio. From Gigi to Gigi. Guardando ho detto, non ascoltando. Va bene, sono masochista e sono attratta da casi clinici psichiatricamente disperati, ma non ho tutto questo feticismo. I primi 30 secondi mi son sentita una persona migliore di loro due. Poi mi è salito un senso di frustrazione: quello coi capelli più ricreativi è laureato in medicina. Io no. Quello che si lagna al pianoforte trabocca di danari. Io no. Quello che ammorba con un programma con una che sta al pianoforte prende soldi del canone Rai. Anche quello che intervista prenderà soldi del canone Rai per una trasmissione con la sua morosa molto più giovine. La Rai mica cerca una portiera, un clacson, un qualcosa? Ché io mi offro eh.

# Senso di frustrazione come davanti alla scarsità dei miei mezzi fotografici. Si avvicinano i 3 concerti maggiori dell’anno e io ho l’invidia dello zoom altrui. Ormai nel prossimo mi sa che mi spingo in fila pogo, malmeno qualcuno e gli sottraggo la fotocamera. Ora invece staziono nella fascia tra il pogo e i limonatori. Quella che è circa la sesta fila. Comoda eh. Però mi vengon male i primi piani, e tutto ciò mi scazza. Ma non ci sono aziende di fotocamere che vogliono mandarmi per i 15 giorni che vanno dal 12 al 26 di codesto mese loro prodotti da valutare e recensire? Io lo faccio eh.

# Ora i fan dei conterranei Baustelle arriveranno qui come le carampane tochiohoteliesi e sbroccheranno. A me Amen come disco ha fatto un po’ cagare. O era che la Malavita m’aveva conquistato troppo o son diventati troppo distanti dal mio punto di vista. Per le considerazioni sul loro concerto si rimanda al post dell’amico Disorder, per quelle puramente più tecniche, sebbene sia della tappa di Pisa. Per il resto il concerto non m’ha preso un granché, anche se è stata una prova molto buona. Ma vi ho detto, del nuovo lavoro molte canzoni proprio non mi sono entrate.
Bianconi al canto è migliorato molto (3 stecche sole), Rachele caruccia as usuale. Pessima l’organizzazione, che li ha fatti chiudere prima (dapprima mandando in corto, e poi costringendo Francesco a dire "dobbiamo chiudere per problemi di timing"). Tutto questo mi ha leggermente indispettito. Ma pazienza, la storia è che era gratis e che -come già diversi concerti di quest’anno- li ribeccherò alla Blogfest di Riva del Garda a suonare e quindi mi riservo il giudizio.
Le foto del concerto dei Baustelle per ora son qua. I video ehm, prima o poi arrivano su youtube eh.

Radiosglaps europei e inglesismi.

Volevo avvisare i miei 25 lettori e detrattori che stasera dalle 21 circa, forse qualcosa prima, forse qualcosa dopo, su Radionation1, si fa la radio.
Se volete potete intervenire, anche via audio su skype.
Si parlerà di quanto è bella la Germania, del festival di Glastonbury e di gente con ombrellini da cocktail nella cofana, di varie ed eventuali e di nuove uscite discografiche che a noi ci piacciono tanto.

Se non ci volete ascoltare in caso c’è l’epico concerto degli Editors a Glastonbury, di cui io ringrazio ancora il princeps cazzarorum per avermelo passato.

Una moneta, almeno una, una moneta contro la sfortuna.

Io a Luzzara ci ero passata delle volte senza fermarmici. Ieri ci ero a vedere il concerto gratuito di Daniele Silvestri, finalmente, dopo anni di sfiga che lo saltavo per eventi vari.

Ora, quest’anno sembra l’anno di tutti concerti che recupero da anni passati. Non so se rallegrarmene. Il mio carattere autofustigante non sa che pensarne. Però è bello. Meno bello è  magari vivere concerti dove anziché l’erba non da pascolo o gli alcoolici la cosa che ti passi coi vicini anche sconosciuti è l’Autan, ma è la bassapadana, baby.
A me le zanzare hanno attentato la coscia destra, che ora pare il cosciotto della Pimpa. Piena di bozzi rossi. Alcune delle suggitrici le ammazzai sul pantalone bianco giusto poscia il pasto, con conseguente schizzo di sangue in zona gluteo che sembrava mi avessero fatto delle iniezioni aggiuntive. E invece avevano sottratto.
Ne avrò uccise una trentina, comprese un paio che tentavano di fare prelievi sul seno come se nulla fosse.
La cosa positiva è che la zanzara di fiume è grande 3 volte la tigre, sicché si vede bene.

Per Ferrara mi attrezzerò per bene, con l’Autan anche sotto le ascelle.

Daniele Silvestri live 21.06.08

Pensare che Silvestri faccia musica da 15 anni e che io lo segua da "L’uomo col megafono" del 1994 è il primo sintomo che il tempo passa per i cazzi suoi. Sul palco è molto bravo, interagisce col pubblico, è pronto di battuta e spiritoso (eh, noi del centroitalia, mica come voi nordici)
La band bravissima a suonare, i fonici erano gente competente… direi che sono abbastanza entusiasta del concerto. Gli unici problemi erano le zanzare e l’umidità (rilevati anche dal cantante, che ha dovuto asciugare spesso la tastiera evidenziando anche il bel clima del fiume in modo ironico) e qualche folata di prodotti organici dei maiali. Ma diciamo che poteva fare anche atmosfera, l’ultima cosa.
Su La Paranza, mentre ci si trasformava in un sambodromo reggiano, ho avuto l’epifania che il mio fisico e quello di Gianluigirondi si differenziano solo per il pannicolo adiposo: sentivo dei dolori alla zona lombare che mi costringevano a una postura tra la donna pregna e il duce al balcone, ma chissenefrega, la musica chiama e quindi si sculetta. E si accoglie l’invito di Daniele che invita a urlare "mi sono innamorata di uno stronzo" con un suo "daje sfogatevi almeno qui". Credo che tra quella e sul ritornello di Mille euro al mese c’era una concordanza di intenti di ognuno di noi che nessuno poteva immaginarselo.
La setlist al solito col cippo che la so.

Foto naturalmente qui, e video saranno presto su youtube.

Infine mi duolgo ma credo che salterò i Coldplay prossimamente. Cinquanta euro per un concerto in un palazzetto iniziano ad essere un po’ troppo per la mia tasca. Come dicevamo con la mia compagna di concerto "io li amo fino ai 35-40 euro, di più no".
Eppoi non è colpa mia, ma Chris Martin han detto che la migliore band live esistente sono i Muse, ergo…

Open your arms and welcome*.

Da un po’ di tempo mi pare di non imbroccare più a scrivere come diocomanda.
Mi da fastidio, ma non per le parole o che per l’alta letteratura. Io mi autofruisco, nel senso che mi leggo, e mi trovo asettica come un reparto di ematologia.
Non è bello, da fastidio.
Anche qui, son partita con alte aspettative, dicendo a me stessa e concordando sempre tra me e me che in questo scritto ci avrei messo corpo, anima e cervello.

Tom Smith.

Per ora non è pervenuta neppure la coratella.

Pensavo, e ve lo dico così come se si parlasse di scatolame, di parlare di come uno nonostante delle mazzate allucinanti dovrebbe andare avanti a fidarsi delle cose, delle persone e delle situazioni. Sia perché, Murphy ignorando, non è possibile avere una enorme calamita per gli stronzi (dunque, se il magnete attrae il ferro, la merda…?) sia perché è sempre meglio sbagliare facendosi male che non sbagliare affatto. O perlomeno è il mio modo di vedere. L’unica cosa è che, magari, sarebbe meglio rincominciare sì ad aprire le braccia, ma con un minimo di esoscheletro. Dalla chitina in su. Insomma: a bruciarsi si impara, ma se si è un grave ustionato si abbisogna prima di un trapianto di cute, ovvìa.

[ecco che è, magari uno scrive e non scrive, dice e non dice, ma creare un post di atmosfera, cosa che riesci a fare benone con la musica: quel creare immagini e situazioni riportate alla mente vissute e vedute non è cosa semplice. E va fatta aprendo completamente la sede dell’animo alla pagina da scrivere. Dolore e liberazione assieme. Una via di mezzo tra partorire e defecare, ergo]

Tom Smith.

[*] 

[intanto già che ci siamo auguri a Tom diolobenedica Smith ed Edith traboccosimpatia Bowman per il loro primo BYNBO, chiamandolo Rudy Brae. Nome così, spontaneo. Ma vi spiegan di più nel link. Speriamo che il bimbo prenda dal papà.]

A volte mi piacerebbe sapere quanta serotonina conteneva il cervello di Giacomo Leopardi.*

Se c’è un blog personale che adoro e ho iniziato a spulciare dopo che me l’hanno fatta conoscere musicalmente è quello di Gaia Riva.
Devo ringraziare ancora, e non lo farò mai abbastanza, uno dei pochi pazzi che mi ascoltano ogni domenica (sebbene qui a forza di vita sociale andare in onda la domenica è difficile, son mesi che dico che dovrei trovare un altro buco di palinsesto e poi non mi sposto per pigrizia…), ossia Wh1pl4sh, di avermela fatta conoscere. L’impatto con la voce di Gaia è stata una delle poche cose felici di questi ultimi mesi. Una cosa che me l’ha fatta sentire vicino, sebbene non ci conoscessimo.
Eppoi sono approdata al suo blog, a rileggermelo in parte.
Uno di quei blog dove prendi tanto della persona, e capisci tanto della persona, sebbene lei non ne tratteggi i particolari quotidiani triviali.
Una volta presi un post a caso e trovai lei che incazzata nera ce l’aveva con tutti quelli che grondavano di felicità sul blog. Cheppalle, Gaia, il buonismo cariato. Secondo me hai ragione te che la felicità come stato continuo non esiste. Perché sono arrivata anche o a pensarle quelle cose, e a credere che la vita per i non intelligenti sia molto più lieta, felice, senza stare lì a pensare alle cose. Essere incoscienti.
E non so se questa familiarità con te sia dovuta dall’essere sensibili con gli animali, o perché da piccole entrambe progettavamo cose coi lego. O perché anche a me avvicinano ad House. Non so, ma in questi giorni di merda, dove continuo a chiedermi cose sentire la tua voce, così, incazzata… ma neppure. Con una grinta che non sai spiegare, un tormento che nasce nello stomaco. A me, quella tua voce, mi riporta coi piedi per terra. E mi spinge lontano dalle cazzate. E mi riporta anche a quando Francesca aveva più coglioni di adesso(#), nel senso di coraggio, non nel senso di acefali che girano attorno e lasciano noie.

Daje Gaia, io in te ci credo. [*]

Voi se volete ascoltare un po’ di lavori di Gaia potete andare lì sul suo blog oppure su last.fm.