Won't you bring me down boy.

Vi dirò, magari ve ne siete accorti anche voi, ma insomma, a me si è aperto un mondo dopo che me ne sono accorta.

Ve la ricordate Holly Valance? Quella non molto alta, che le donne apostrofavano con epiteti inzianti per p o per t (o z ora che ci penso) e a cui gli uomini anteponevano invece apprezzamenti da caserma? Quella che aveva fatto la cover di Kiss Kiss di quello sgnacchero di cantante turco di nome Tarkan facendo un video ove si rigirava rantolando e muovendosi tutta impanata che neppure un cordon bleu sta così…

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Codesta.

Orbene, penso che molti di voi vedranno Prison Break. O perlomeno Fabbrone e Andrea sì, quindi non parlo a vuoto.

[approposito, si può dare l’indulto a Michael Scofield e farlo presidente Usa?]

Avete dunque presente la tizietta un po’ sgnacchera che Michael si sposa per farle ottenere la Green Card, toglierla dalla strada [eh, le donne sopra ci avevano visto bene…] e a cui chiede carta di credito e chiavi dell’infermieria [e non spoilerizzo, resto al passo con italia1]?

Quella è Holly Valance.

Dico, perché a Holly Valance riesce bene il ruolo della ex meretrice e alla Arcuri lo stesso ruolo no?
Recitativamente parlando, intendo.

Vi dirò, momenti è meglio la Valance attrice che cantante. Ma a imperitura memoria vi forniamo Kiss kiss nelle due versioni, toh.

Gwen e lo yodel

Io l’ho detto nella precedente puntata di Radiosglaps [domani, 21:30-23:30, radionation1, indicazioni qua a sinistra. Io e l’autore stiamo preparando simpatiche novità, tanto per non improvvisare al solito]: ero indecisa se Wind it up fosse una cagata pazzesca o una ganzata. Ma in realtà io non vedevo l’ora di vedere il video, e me orfana di Mtv l’ha finalmente visto su Youtube.
Dateci un occhio anche voi, vah.

Per chi la volesse ascoltare, pria che diventi un tormentone radiofonico, gentilmente la si fornisce in mp3.

Our trial and tribulations.

Matthew Bellamy: Starlight liveMancano 29 giorni al vedere questo omino bassino con i denti distribuiti in bocca come il grano gettato sui campi di Saraceno dal coltivatore Barilla con la manicure appena fatta.
Insomma, -29 al concerto dei Muse ad Assago.

Carampani, ci stiamo organizzando.
Nel senso che quando si verrà a Milano oltre a vedere taluni di voi al concerto magari ci si magna anche una pizza assieme.
La Thus sta impegnandosi a organizzare una wiki per il tutto. Leggete da lei e seguite gli sviluppi [magari li posterò anche qui, però non so, organizziamoci che è bello vederci e cose]

Il titolo, per la prima volta nella vita dei titoli di codesto sglaps, ha anche un perché.
Insomma, ci sono sempre quegli inutili premi fuffosi di MTV. Pensate, la categoria italica l’han vinta i Finley. Che giusto per far rosicare Tzn Ferro ci sta, però perdonatemi, ma rotfl.

Il Best Alternative l’han vinto i Muse.
Il video della performance di Starlight è anche su Youtube, ma siccome lo rimuovono sovente [si violano i copyright, dicheno] io vi do il link al search. Ecco, dalla fotina qui sopra dovete immaginare che comunque è stata una ganzata.
[se volete lo pescate anche tra i vari video di microcuts.net, ma io ci ho perso un’ora riguardandomeli, quindi se siete come me è pericoloso]
Ma dicevo, il titolo è coerente. Matt, come suole usare da diversi concerti [mi pare sin dai primi in Spagna] suole cambiare le parole solite del ritornello di Starlight "our hopes and expectations" con "our trial and tribulations". Lo faceva anche con Sunburn. Son vezzi.
Magari siccome anche Justin Timberlake li ha considerati come "miglior band qui stasera" e Brandon Flowers dei The Killers quando ha ricevuto il Best Rock ha detto che quel premio che prendeva apparteneva in realtà ai Muse… Ecco, il 2006 è stato un buon anno musiano, penso.

Non รจ una notizia fondamentale: riparte Radiosglaps

Se tutta l’attrezzatura è in ordine [potrei anche provarla, ora che ci penso, ma non mi va], domenica, sulle frequenze di Radionation, riprende il consueto appuntamento domenicale con Radiosglaps.
Tre perfette ore di cazzeggio e di musica di dubbio gusto in compagnia mia e della mia erre che non c’è.
Se volete collegarvi [non lo fate, suvvia. A meno che non siate Velenero che ci teneva tanto a me in radio, e vi giuro che non lo pago neppure] le istruzioni sono qui accanto nella colonna di sinistra.
Se avete suggerimenti, idee, dediche pucci pucci e stronzate varie lasciate pure le vostre idee, che qui non ne abbiamo mai avute, nei commenti, mail, salcazzi msn.
Grazie veh.

People are fragile thing you should know by now.

In realtà non l’ho ben capito. Però ne parliamo lo stesso.

C’è un album che mi è piaciuto molto, è the Back Room degli Editors.
Ma gli Editors non producono nulla di nuovo. Diciamo che sono gli Interpol inglesi, e che poi lui, Thomas Smith, che tenta esperimenti Gahaniani con il suo apparato vocale, è fidanzato con una conduttrice di emmetivì [mi pare quella biondina che presentava la UK chart] e quindi cioè, non so sono quelle cose che ti fanno diffidare dalla autenticità del prodotto.
Però inziai ad ascoltare Munich e mi rincoglionì totalmente, la solita canzone perfetta per un singolo. Quella che ti fa zompettare da seduto, con la testa ciondolone. Il pogo da scrivania, ecco.
Dall’altra sono poco orginali, suoni già senticchiati, riff già ascolticchiati. Tutta questa generazione indie-pop-rock inglese che ne sta venendo su, che ti chiedi se piazzerà già un secondo album decente, per capire se il primo era frutto del caso oppure no. Però The Back Room è album, nell’accezione propria di raccolta, quasi totalmente ascoltabile, piacevole, a tratti azzarderesti anche dire che è bello. Io ho una predilezione per Light e All Sparks su tutte, ma è minima.

Devo dire che poi il sito ufficiale fa simpatia, vi potete ascoltare tutte le tracce dell’album e le b-side dei singoli nonché vedere i video.
Ecco, i video, sebbene non è che abbiano grandi idee geniali, mi garbano assai. Munich, All Sparks e Blood su tutti. Ma qualche mp3 ve lo metto. Roba che manca di là, tipo.

[P.s. sono fuori le votazioni per gli EMA. Muse nel best alternative, best album e best uk&ireland; Strokes nel best rock. Depeche best group. Che dire, speriamo.]

Diamoci un taglio.

studio_blacklightSarà ma a me piacciono moltissimo, e non mi ricordo se è colpa mia o meno l’aver contagiato il sig. Tatino con i loro falsetti.
La foto qui accanto, poi, è deliziosamente glam.
Loro sono gli Scissor Sisters. Nome femminile, o quasi, per un gruppo americano influenzato da quella musica proveniente dai locali omosessuali di New York. Infatti, il loro nome, che inizialmente suonava come Dead Lesbian and the Fibrillating Scissor Sisters, non ha nulla a che fare con le cesoie ma si riferisce a una posizione sessuale lesbica, il Tribadismo.
Li ho scoperti circa quattro anni fa, con il loro primo cd preso su Amazon, ché qui non circolava. Ottimo acquisto, musica pop con echi disco.
Posso tranquillamente dire di stimare il frontman, Jake Shears, e di dire che al di là delle liriche giocose e irriverenti, signori miei, c’è un vero artista.
Ta-dah è un lavoro molto atteso da me, sinceramente. Vengo ad anticiparvi due tracce. La conosciuta I don’t feel like dancing e l’altro, forse, sicuro singolo di successo, ovvero Ooh.
Le altre due tracce sono tratte dal precedente omonimo, del gruppo, lavoro ma suonate al Live8.
Che dire, buon ascolto.
 

Mp3: Scissor Sisters – Laura (live8)

Your time is now.

Muse reading
Li si è visti al festivalbar, con Matthew Bellamy che pareva vestito da Oviesse moda mare [dai, la marinaretta rossa ‘un si poleva vede]. Che poi, adesso c’è dal vivo Morgan Nicholls dei The Streets a supportarli con la tastiera, visto che ci sono molte canzoni in BH&R che prevedono chitarra e tastiera assieme. Però ecco, credo che il concerto dell’anno sia già stato fatto.
Al Reading festival le canzoni hanno suonato molto meglio rispetto alle altre volte, speriamo che sia solo un incipit e non il miglior concerto della stagione [ehm ehm, coff coff perdire, a Milano…], comprese due bellissime versioni di Knights of Cydonia e Butterflies and Hurricanes. Specie la seconda, sebbene del precedente album.  Le scene sul palco si dividono tra quei grossi tubi luminosi che vedete sopra e degli schermi in cui scorrono le parole del ritornello di Knights of Cydonia. Un passo avanti agli "omini-alieni" del precedente tour [che mettevano ansia, lo dico]
Allegavvobi all’ascolto anche due piccole perle. La versione per la radio di Butterflies and hurricanes, meno ampollosa del disco perché esclude la parte di piano e i cori e la hidden track del singolo Starlight. Ehm, ecco, il titolo vi spiega molto, credo. Volete anche il testo? Perché Matt gridacchia molto e non si capisce, vero. ;)

Paolo Nutini.

Gli si dedicò un post su carampanismi, al Paolino, dopo che io e la contessa Ari lo scoprimmo nel più internettiano dei sensi possibili. Mentre stavamo ammirando lo spolverino rosso di Matthew Bellamy e ci abbioccavamo su i The Streets in streaming dal Radio One big Weekend scoprimmo che alle 14 aveva suonato Paolo Nutini lì
"Ecchiccazz’è?", si disse qui.
Ecco, da lì di Paolinobello ne han parlato quasi tutti. Addirittura il giornale in lucchesia del paese da dove il babbo mosse i passi verso la Scozia per andare ad aprire il suo chioschetto di Fish and Chips. E son soddisfazioni, signore mie. Diciamo che il faccino bello di Paolo lo aiuta molto nel far breccia dei cuoricini delle giovini bimbette urlanti. Ma veniamo al dunque. Il diciassette corrente mese è sortito il suo cd. Nome del lavoro "These streets", trainato da un singolo, "Last Request" che è arrivato rapidamente nella top 5 inglese [n.d.Fran, classifica che, quella inglese, mi sta dando soddisfazioni su soddisfazioni, ma sarebbe troppo carampanismo. Guardate chi è da due settimane al primo posto nella chart degli album, gné gné] e gli ha fatto guadagnare il posto come spalla dei Rolling Stones a Vienna.
Orbene, il cd non è malaccio. Se dobbiamo trovare un difetto a Paolo Nutini è che si perde un po’ nei ritornelli delle canzoni, che sono poco incisivi. Crea dipendenza adolescenziale da un lato e dall’altro invece ti fa incazzare se lo relazionano a James Blunt [sarà, ho due effetti diversi. Sentendo Blunt mi darei al cutting selvaggio…]
Del video invero non ci ho capito molto, lui riverso a terra in una gioielleria. Boh, mah, ma chissenefrega in fondo. Però se volete vederlo lo trovate qua.
Ma perché intestardirsi in laudi e incensamenti? Io vi do il link di gigwise per la recensione e alcuni mp3 da ascoltare sotto la canicola.