"Ha ha ha, rrrrido di voi"*

Che poi uno non sa se rendervi edotti. Ma secondo me, insomma, forse forse è il miglior video dei Muse finora. Fossemente (cit.) che Knights of Cydonia la si è usata anche per sottotitolo allo sglaps. Ecco, dunque il video del primo singolo americano di Black holes and revelations. Una tamarrata assurda, girata in Romania, con i Muse a mo’ di ologramma giapponese [Matt che agita le braccia sbraitando a mo’ di sciura ifiglisopiezze’core su "You and I must fight for our rights" è tremendamente rotfl], della gnocca, un unicorno, un sottofondo western, della tamarragine random. Ma è bellissimo, si ride, perlomeno.

*qui una setta carbonara [che saluto vivamente, "guardate sta albeggiando…"] sa molte cose. Ma nell’economia del post ci stava la battuta eh. Son cose.

City of settembre.

Una band degli anni ’70, italiana, fu la PFM. Premiata Forneria Marconi. A memoria meno di una decina di anni fa uscì una loro raccolta di successi. Di loro è impossibile non ricordarsi il primo 45 giri [il singolo di allora] che era "Impressioni di settembre". Canzone bellissima, a tratti meravigliosa. Un testo che coniuga poesia e melodia.

"quante verde, tutto intorno ancor di più in là/sembra quasi un mare l’erba/e leggero il mio pensiero vola e va/ho quasi paura che si perda"

mp3: PFM: impressioni di settembre.

Nel 2002 sono state fatte due cover di Impressioni di settembre. La versione di Battiato è praticamente identica all’originale; quella di Renga è acustica, solo pianoforte e voce: e la cosa bella è che al pianoforte c’è Flavio Premoli, tastierista della storica PFM.
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Già, il gruppo storico della PFM. Tra questi, tra coloro i quali hanno fondato la PFM c’era Mauro Pagani. Pagani lo vedete nella foto qui sopra. In mezzo ai Franz Ferdinand e a Matthew Bellamy tutti alle officinemeccaniche.
Cosa c’entra il leader dei Muse e Pagani lì assieme? Beh, è nata una collaborazione nel nuovo album dei Muse. Beh, credo che tutti ci siamo un po’ accorti di quanto Matt bazzichi l’Italia. Lui ormai è un habitué di Milano, e stando lì cercava uno studio dove provare, creare qualcosa si nuovo tra chitarra e voce. Proprio lì i due si incontrano, Matt cerca di adattare più tracce del nuovo disco sui vecchi successi italiani [oltre Morricone (Knights of Cydonia, eh…) dice di aver ascoltato molta musica italiana predilegendo tra i vari artisti anche uno che è nato il mio stesso giorno, Massimo Ranieri] o perlomeno sugli arrangiamenti della musica italiana. Così nasce, a più mani, ma con le liriche scritte esclusivamente dal cantante inglese, City of delusion.
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Probabilmente City of delusion è una delle tracce più belle di Black holes and revelations. Si azzarda anche la più bella. Presenti, oltre a Pagani, nella traccia altri due italiani. Edoardo de Angelis (violino) and Marco Brioschi (tromba).

Qui ci dovrebbe essere un titolo.

Io ve lo dico, chi volesse ammirare attraverso i propri timpani il ciddì dei Muse può farlo su myspace, ove il simpatico player vi farà ascoltare tutto lo streaming di Black Holes and Revelations.
Ah, già, approposito. Avete scoperto i Muse solo ora perché io vi ho fracassato le palle? Ora Feltrinelli fa uscire tutti i cd a 10,50. Io vi consiglio spassionatamente due cd: Hullabaloo (secondo me imperdibile) e quello che è ancora il miglior album dei Muse, difficilissimo nel primo ascolto ma poi molto creante dipendenza, Origin of Symmetry. Qui già vedo che mi premierò con qualcosa ;)

Altro ascolto da segnalare nuovamente (io, vi dirò, l’ho scoperto assieme alla Ari perché Paolino è bono come il pane. ) su myspace è quel gran pezzo di gnocco di Paolo Nutini. Che il Sofri bloggante lo abbia scoperto dopo che noi lo si avesse adocchiato a Dundee è un’altra storia.
[io per stoqui ci ho un carampanismo pseudoadolescenziale condito da pensieri molto adolescenziali che prevedono l’uso di mappature anatomiche che non è bello stare a riportare, insomma. Però mi trovo a cantare ululando "when yooooou loooovin’meeeeee iiiiiiiiiiii loooooving yooooou" e non è un bello spettacolo.]

Altre cose: gli Editors. Forse coloro che amano e stimano gli Interpol già li conosceranno, oppure tutti coloro che danno occhiate alle mille cose che scrivo in giro. The back room è un buon album, forse non innovativo, forse non geniale ma ben suonato e ben cantato. Belli i video, specie quello dell’ultimo singolo Blood che fa molto "studiamo-l’apparato-circolatorio". Il riff iniziale di All Sparks mi ricorda tantissimo gli Air ed è la traccia che assieme a Leaving so soon dei Keane sto facendo suonare massicciamente al mio portatile. Se volete avere una panoramica completa dei loro lavori potete tranquillamente andare sul loro sito ufficiale dove sono presenti album, bside, video e singoli in streaming.

Per altre cose in ambito musicale classico. Forse a ottobre [il forse è dettato a scongiuri assoluti, ma ho già contratto, mansione, e tra poco forse (sgrat) anche paga anticipata] sarò a seguire una cosa di cui non so neanche io di cosa si tratta. Ma tutto ciò è bellissimo. Solo che chi conosce la Salomé di Strauss gentilmente faccia un fischio in gmail che sto avendo attacchi di riso isterico, son cose.

Gomiti rubati agli scrivani.

Stavo cercando un modo per far dimenticare a mio cugino la mia descrizione di "scarponi culosi" affibbiata alla Germania. Loro sì che ci hanno il girone materasso, però che noi si pareggi con gli occupanti di Aviano e Sigonella mi fa abbondantemente girare le palle. Quelle di sopra, sì.

Forse ero l’unica a cui non era piaciuta la scorsa partita dell’Italia. A questo punto, da tifosa, spero solo in un rincoglionimento globale di Nedved e soci.

Delle due cose che mi fanno un po’ innegabilmente piacere di questo mondiale finora posso ricordare:
– Un Henry piacevolmente pippa, come lo ricordavo io. Diciamolo, solo la maglia dell’Arsenal gli giova.
– De Rossi un testadiminchia. Vedo che Totti è stato un abile tutor sia per lui che per Cassano. A questo punto gli affiderei anche i Savoia, a laif is nau.

Maccazzo, a fare un pareggino onanista (eh, abbiam fatto tutto da soli…) con gli Usa proprio no, orcazzozza.
[Perché non ho investito Paris con la bici quando ho potuto? perché?]

P.s. Per ridere e per ascoltare un pezzo veramente tamarro: in mp3, Checco Zalone, da Zelig, con Siamo una squadra fortissimi.

Al lunedì i musei sono chiusi.

Che poi prima avevo scritto il post. Ma siccome non lo scrivo mai in brutta e splinder aveva deciso di sloggarmi quindi ho perduto tutto. Io sto cercando di ricordarmi quel che ho scritto, e intanto vi linko pureuna cosina, perché vi vedo frementi di curiosità, non negatelo. Volete gli mp3 dei Muse e di Black Hole and Revelations prima che li passi, alcuni, stasera su Radiosglaps. Vero eh? Come so leggere nel pensiero….
Beh, eccoli. Spartiteveli.

Ma arriviamo al dunque. Questi mondiali per ora ci spoetizzano.
Anzitutto il formato di visione. Quel 457:9 mi pare una genialata per davvero, tutti noi sfigati con la tv in analogico e il 14 pollici ce la prendiamo allegramente senza alcun sussidio di vasellina nell’apparato oculare. Addirittura quest’immago è anche più fastidiosa, mi permetto, delle mie combinazioni cromatiche del vestiario degli ultimi giorni [vi assicuro: pantaloni verdogialli, giacchino arancio, maglietta con scritto deutschland che rammenta i colori della bandiera, me ne rendo conto anche io].
Ad esempio Attimo ha avuto anche la pensata di scrivere ad Eugenio de Paoli, citatissimo dal Mazzocchi come responsabile rai, che ha risposto più o meno prima cercando di difendere la genuinità e la figosità del formato, per poi abbattersi come un interista alle 17 del 5 maggio confessando che qualcosa alla fin fine non va, così producendosi in un "ciccio, ce la passano così, non abbiamo voglia di metterci mano… e poi se te fossi meno pezzente e ti comprassi una tv che supporta il 16:9 non avresti noie. Ora non rompere che la birra mi si scalda."

La troiata maxima però la radiotelevisione italica la esplica nel caso Gialappa’s. Noialtri che pensavamo, angelici e giulivi, di poter seguire quei guasconi lì commentare i mondiali tramite streaming… questa volta, sempre senza l’ausilio della vaselina, ce la siam presa nell’orecchio.
Un passo indietro.
Probabilmente anche nelle vostre case Radiomaria si sentirà anche nel frigo e radiodue neanche se vi mettete in pose plastiche a supportare l’antenna. Ricordo che in casa vecchia la prendevo solo in onde medie e tenendo lo stereo sulla mensola/soglia della finestra, orientando l’antenna verso il campanile del duomo. Sentivo così -finalmente- radiorai malissimo, ma in modo perfetto radio Varsavia. Ed ero quasi tentata di imparare l’idioma, vi dirò. Ma non divaghiamo. Il punto è che radiodue si sente dimmerda dappertutto.
Quindi noi col computerino sempreappresso pensavamo di godere [eh, godere… vaselina, mmm…] dello streaming sfigato in realplayer che la rai ci prospetta e al quale siamo sottomessi, chessò, anche per ascoltare Fiorello. Ennò invece. I Gialappi e le partite non sono né saranno trasmessi in streaming. Ciò costringe noialtri a simpatici escamotages per poter ascoltare le radiocronache, visto che già le partite non si vedono.
Sappiate solo che a me il lettore mp3 fa sentire le vocine dei tre tenendolo in posizioni piuttosto strane:
a) tenendo il lettore in bocca (opto dalla parte della presa usb)
b) tenendo il lettore sul capo
c) tenendo il lettore sul malleolo
Stasera mi son prodotta in un tenere il lettore tra alluce e indice con la gamba accavallata e il ginocchio ad altezza mento. Che bello, altro che gli altri ingrasseranno durante i mondiali. Io diventerò la novella Heather Parisi. Il contorsionismo endogeno non pensavo facesse comodo per ascoltar la radio.

Che c’entra il titolo del post?
No, è che in realtà volevo fare avanguardia titolando a cazzo. Ma in realtà, visto che qui esaltano tutti la mia capacità logica un senso ce l’ha, tenetelo presente che adesso ci arriviamo eh…
Quando io vado in ferie mi da immensamente noia tenere il culo infisso da qualche parte. Conciò mi cerco sempre dei simpatici itinerari pseudointelligenti che prevedano la visita e l’approfondimento con luoghi di interesse storicoturistico che prevedano anche musei. Dal Museo del Peluche (giuro che esiste, a Rothenburg) alla Glyptoteck di Monaco e le sue statue. Ma che anche quando sei in giro sei talmente svagato e sminchiato che non è che ti tieni presente che esiste un susseguirsi ciclico di giorni della settimana, e che in questo il lunedì viene adottato da quasi tutti i musei e luoghi storici presenti sulle terre emerse come giorno di riposo. E lì, con il naso schiacciato sul primo cartello plastificato del geschlossen locale un po’ rimani deluso. E d’altro canto esclami con prosaicità, ed immutata stima, il tuo primo arschloch della giornata.

Quindi te, col naso che non può superare sky o lo streaming che non capta partite, ti partono un rosario di parolacce che, nell’occasione, per onorare l’evento ti fanno ripassare tutto il tedesco nelle tue conoscenze. Poi passi all’italiano, perché sia mai che qualcuno non ti capisca.

Qui sotto un chiaro segno di esistenza del museo del Peluche, eccovi un suo prodotto.

The bassotten

[Adesso prima di pigiare send salvo il post, perdio. Anche se ci ho messo…]

Anvedi la Sandrocchia.

Ve li ricordate i Guano Apes? Simpatico gruppo della bassa Sassonia residente in Göttingen formatosi nel 1990 e scioltosi nel 2004, proprio dopo aver pubblicato il loro Best of.
Beh, credo che un po’ tutti ci ricorderemo la pulzella che dalla chioma biondo tinta zompettava e gattonava nel video Open your Eyes.
Sandra Nasic, croata di genitori, era la cantante dei Guano Apes. Aveva annunciato un progetto solista che doveva uscire proprio questo anno. Ma sta ancora registrando a Berlino. Però qualcosa ha pubblicato. Numerose collaborazioni, una con gli Apocalyptica, Dj Tommek e poi con T. Raumschmiere.
Nell’ultima c’è da sollazzare. Si nota un video a metà tra Goldfrapp e Dresden Dolls in cui la Sandrocchia ci fa la fatalona. Ricordandomela saltare per i palchi in tuta e capelli raccolti alla meno peggio direi che è mi ha sorpreso molto. Lei, che mi era la paladina di noi piccole scaricatrici di porto.
Se volete dare un occhio il video di a very loud lullaby ve l’ho messo qui.

Questa sera sarà comunque trasmessa da Radiosglaps (pensate voi eh) che per stavolta adotterà l’orario 21:30- 23:40 circa.
Oltre la Nasic qui si metterà stranamente Map of the problematique, pezzo nuovo dei Muse che ricorda molto Enjoy the Silence.
Per chi si vuole collegare può cliccare qui (durante il sovracitato orario) nonché ciacolare in chat [per chi ha un programma irc il server è azzurra.org e il canale è #radionation]. Per coloro i quali sentissero la voglia di avere un podcast in settimana esso sarà sicuramente linkato qui.

Alla fine l'ultimo di Thom Yorke non è triste.

Ora dirò una cosa che, se codesto sglaps iniziasse a girare, in ambiti lavorativi mi chiuderebbe una porta. Io mal sopporto Giuseppe Verdi.
Ma sto a Parma, ed è prodotto locale. E poi Salisburgo non mi piace. Ha il fiume, ha il Burg in cima che para il sole e sarei costretta a parlare tedesco sempre. Ah, e non ha medicina con dei professori di merda dentro, quindi direi che è inutile.

Pensate però, dandy postindustriali meneghini allo struscio nei secento metri di negozi (negozi? Ora, ce ne sono 4-5 di negozi di vestiario in via Garibaldi, se resuscito il mio ottimismo) del fronteregio vengono a notare, nelle loro passeggiate prepuberi ricordate su raduni di riviste femminili, che la provincia l’è bella perché ci suonano ancora Verdi.
Ovvero, non trovo la validità né la fallacità nel ragionamento. Ma è di un populistico immenso.
Forse al lettore poco operistico il nome Parma suggerisce cosce di majali stagionate (sebbene Langhirano ne sia patria) o forme formaggesche abnormi grattuggiate sovra il tortello d’ordinanza, preferibilmente d’erbetta. Ma non trovo la connessione tra il quanta è bella la provincia e il suonarci Verdi.
Anche perché, il Macbeth di Giovedì prossimo ad esempio, non é che Verdi lo capisce chiunque. Anche perché è più semplice rimanere desti mentre si rappresenta un Rossini con un Leo Nucci che declama quanto tutti lo cercano e tutti lo vogliono anziché il dramma intiero della Scozia tutta.
Anche perché, magari ventanni fa no, ma ora nei borghi ci girano le lesbiche abbracciate e i travestiti in abiti succinti. Anche perché Parma non è la provincia contadina (e Viterbo e Siena cosa sarebbero, allora? Il Burkina Faso? spostarsi, muoversi apre la mente dello scrivano.) ma è la provincia medioborgese che l’ha presa nel culo da Tanzi, diciamo.

[che poi, magari se leggete il graziablog capite l’eziogenesi delle due righe di oggi. Ma Eraser di Thom Yorke è proprio un bel lavoro -e non mi sono ancora tagliata le vene- davvero.]

Mai più senza (oddio, quasi) Radiosglaps.

Io lo vedevo che molti di voi erano disperati nel perdere Radiosglaps. Lo vedevo. Scene di disperazione che non si vedevano dallo scioglimento dei Take That.
Ma finalmente sono riuscita a trovare un nuovo servizio di hosting che oltre a farvi scarrricare la vostra trasmissione (rotfl) preferita ve la può fare anche ascoltare in streaming.
Difatti troverete la puntata del 28 Maggio qui.
[per le vecchie sempre citofonare qui.]

You and I must fight for our rights.

Scusate, ma la intro di batteria in Knights of cydonia è moderatamente fighissima. Cloppete cloppete. I cavalieri che cavalcano la pianura marziana di Cydonia. Una canzone che lo stesso Bellamy ha composto sul bus durante il Tour americano, mentre dal finestrino non si vedeva altro che deserto.
Se, putacaso, vi interessasse la live session a Dundee per Radio 1 potete andare qui e scaricare ogni mp3. Il consiglio è ascoltare naturalmente le nuove tracce, che dal vivo suonano molto bene.
Knights of Cydonia torna completamente al sound Muse, esasperandolo anche un po’. I testi ricordano Butterflies and Hurricanes. Con un you and I must fight for our rights che debbo confessare che mi esalta.
Mi vergognerò a vedere quanto ho ascoltato i Muse questa settimana. Ma tutto ciò è molto bello.
[Amo quest’essere]

Update: le animepie ci han reso disponibile anche Starlight. Canzone che contiene nel testo il titolo del nuovo lavoro dei Muse Black holes and revelations. Stessi riferimenti per l’acquisizione.

Paoooooooooliiinoooo.

Ieri mentre io e Donna Ari parlavamo del più, del per e del qualunque [e la sottoscritta imitava inconsapevolmente il coreografo di Catello, rivolgendosi mica alla Ari eh] si spulciava l’avvenimentone musicale del week-end che si cercherà di seguire coi nostri non potenti mezzi [suppongo pregando che non si pianti tutto, indipercui oggi si da via alla masterizzazione del possibile che si possiede qui sopra e che non serve a scopi radiofonici] abbiam trovato un soggetto da carampanizzare:

Paolo Nutini.

Paolo Nutini

Echiccazz’è?

No, non lo sapevamo neanche noi. Paolino è un giovine di belle speranze. Voce niente male. Di chiare origini italiane ma scozzese di natali. Oltre che di belle speranze il Paolo, diciamocelo, col visino che ha mi fa strage di carampane.
Paolo Nutini

‘Ste generazioni CBCR (oh, ha diciannove anni… il bimbo)

Paolino su myspace. Per chi volesse ascoltarlo, ecco.
Paolo Nutini (il sito, ma non è granchè… il sito).

Sicuramente se ne parlerà più e più ampiamente su Carampanismi.

[NB per gli uomini che leggono codesto sglaps. Prima di lamentarvi: la Fran pensa anche a voi. Guardate qui codesto video meraviglioso (via swen) della Pepsi.]