Destroy demonocracy.

Poi, magari qualcuno già l’avrà notato.
Quello che sarebbe il sottotitolo dello sglaps, storicamente, è cambiato quattro volte. Citizen Erased, Showbiz, Knights of Cydonia. E adesso Assassin. Però dopo aver messo la strofa conclusiva del primo, il bridge della seconda, la strofa conclusiva (mmm, in pratica) della terza qua sulla quarta ci siamo sbizzarriti.
 

Matthew Bellamy in Como

[Toh, che foto fescion del Matthew Bellamy a Como. Che poi, che ci avrà il lago di Como per meritarsi Bellamy e Clooney. Mah.]
Dicevo.
Appurato che il prossimo singolo da BH&R sarà Map of the problematique [secondo me ad occhio il terzo pezzo bello dell’album] possiamo fare un salto indietro.
Un po’ parecchio, forse. Nella tourneé americana, del 2005 vennero suonati tre pezzi. Uno era crying shame, bside di supermassive black hole, molto migliorata secondo me nella versione studio. L’altra era la versione primigenia di Exo-Politics, i nomi che giravano erano Burning Bandits o Bandit Song o Pee Candle. Qui è stato fatto un lavoro di re-editing sul testo, che era troppo politicizzato per riportarlo a quella che era la fissa per gli extraterrestri del precedente periodo Absolution.
Lo scempio da live a studio venne fatto con Assassin. Primariamente Assassin venne rinominata come Debase Manson Grog. E dovete capire, a noi fan di vecchia battuta piaceva assaje, anche perchè sia questa che MOtP hanno dei riff di batteria che sovrastano il resto del suonato in alcuni punti. E poi, era come dire… la versione extended del tutto.
Poi Assassin venne messa sul cd. Furono, lei ed Exo Politics proprio le due canzoni che misi in heavy rotation per sciacquare l’orecchio da Smbh. Mancava come il pane Debase Manson Grog.
Poi esce come singolo Knights of Cydonia, anche in UK dico. Nel vinile e nella versione digitale viene scelta una traccia chiamata: Assassin (Grand Omega Bossses Edit).
Non era un remix, era Debase Manson Grog, controllate bene perché ne è l’anagramma. Viene ripristinato il significato originario nel bridge, che è una sorta di invito alla ribellione allo status quo ("You’re not alone / But you must actualise / The first attack").

Poco udibile, ma visibile nel video dal KROQ inland invasion festival la parte in cui Wolstenholme grida "Aim, shoot, kill your leaders". Qui è la prima volta che è stata reintrodotta la versione estesa durante il tour [secondo me Assassin è erroneamente poco suonata, io del live vi metto quella dallo Shepherd Bush Empire, con la seconda strofa lievemente cantata diversa (un destroy cambiato con un kill down)]. La versione include alla fine la parte omessa, senza parte cantata ma solo quello che possiamo dire una parte solista di batteria.

mp3: Muse – Assassin (live Shepherd Bush Empire)

mp3: Muse – Debase Manson Grog (live in St Louis)

mp3: Muse – Assassin (Grand omega bosses edit)

[p.s. Il 26 febbraio su channel 4 ci sarà uno speciale, girato negli studi di Abbey Road di Beatlesiana memoria (già venne registrato metà Origin of Symmetry in quegli studi, per dire). Maggiori info qua sopra.]

Respiration.

Per dire, per iniziare musicalmente l’anno i consigli, base, sono due.
Per chi è musicalmente influenzato da oltremanica come me consiglio l’ascolto della puntata riassuntiva del 2006 [ocio, è la pagina degli streaming di BBC] del Jo Whiley (sempresialodata) Live Lounge.
[per dire, ora da Zane Lowe ci sono due dei Kaiser Chiefs a parlare del nuovo lavoro. Domani ci sono anche gli Editors. Il 18 Chris Martin. Poi dice che in Uk il canone è caro, però ti danno anche qualcosa. Occhio, che la fascia oraria è indietro di un’ora.]
Potete sentirvi un po’ tutti i programmi BBC in stream o on demand. Qui. O tirarvi giù il doppio cd BBC live Lounge.

[Appropo, riprendiamo la radio, radiosglaps il 14 gennaio. Proprio a feste terminate. Sarà magari una puntata più piena.]

Il consiglio in cima all’anno è segnalato dall’Autore, che ha trovato per vie traverse il Thom Yorke dei poveri canadesi. Drew Smith, dall’Ontario. Alcune sue canzoni sono già disponibili sul suo myspace. Egli tentò però prima la carriera assieme ai Fieldguide, di cui era frontman.

Mario Biondi – Handful of Soul

Una di quelle sere passate guardavo Markette su la7, e nell’intermezzo musicale solito o una cosa simile scopro un ragazzone alto [lo so, il riferimento di Chiambretti falsa, quindi son tutti alti], ipotricotico e con una voce meravigliosamente black.
Io che avevo un occhio a Markette e uno al cazzeggio sul computer persi un po’ tutti i riferimenti biografici di costui capii solo che ‘sto ragazzo qui viveva a Parma.
Apperò, dissi. E poi mi misi a fare altro.
Poi sempre lo stimato autore mi riparlò di Mario Biondi. E collegando l’audio al resto dissi: "ma è il ragazzo, quello lì che era da Chiambretti, cazzo se è bravo".
Poi dopo che l’altro ho veduto la pubblicità sulle reti locali ho capito che magari era giunta l’ora di ascoltarlo. Insomma, prima mi son gettata sul myspace [che alla fine fa sempre il suo uso, però non so come mai mi provoca a volte delle crisi smanettare sui myspace] e poi ho ehm ehm rimediato Handful of Soul, che sarebbe il suo cd. D’esordio, ma dopo una lunga e formante gavetta. Un misto di jazz, soul avvicinabile anche a chi sopporta solo il pop.
E mentre ascoltavo ho cercato anche delle interviste, al Mario Biondi stesso. Che è catanese.
E dopo ho pensato: "fortuna che ho uno sglaps, perché ‘ste cose vanno fatte conoscere, e ‘sto citto è bravo, merita eh."

Tipo, ora, caro Mario, io ti offro un caffè se vuoi per scusarmi che non ti ho comprato il cd. Però cavolo, è davvero bravino ragazzi eh [magari poi lo conoscete tutti, però mi faceva premura farlo conoscere a chi non lo conosce].

Oh oh oh.

Clicca qui, regalo di Natale.
Il pacchetto è cliccabile.
Così, per donare a voi qualche cosa. Anche perché, l’anno scorso invece, il dono da parte loro fu questo.

[chi vuole può anche trastullarsi con il riff dellla versione estesa di Assassin, ma è poco Natalizio]

P.s. Chi trova un cosino che fa l’immaginetta in ologramma del sig. Matt Bellamy è seriamente invitato a regalarmelo, chessò tipo quello del video di knights of cydonia. Sarebbe buzzurrissimo ma almeno ci farei l’altarino. Son cose.

Gaia Polloni: pensaci tu.

Apriamo una sentita iniziativa: rivesti anche te con delle T-shirt a modino Matthew Bellamy.

Siccome è Natale secondo me possiamo mandare una sorta di pacco Caritas pieno di magliette sul lago di Como.
Anche se io ci spero ancora nella morosa di Bellamy, signorina Polloni, ti prego [ché qua, poi tutti arrivano cercandola, e poi non c’è davvero scritto nulla…], te che sei italiana e noi beneomale ci vestiamo decentemente… accompagna il moroso a far compere, ché come si sta vestendo nell’ultimo Tour è insomma, commovente e non per la beltade. Ah, come lo rimpiango l’Absolution Tour quando si metteva il gessato [perché il gessato sfina… coff..]
Insomma, musicalmente è una cosa inutile. Ma si fa per ruzzare. Perché poi uno a posteriori a ‘ste cose ci pensa.
Rockzone_Diciembre_2006Rockzone_Diciembre_2006 Hosted on Zooomr
Vi ricordate che questa qui sopra la si pensava dapprima una maglietta a squame di trota e poi a pallini? No, nulla di tutto ciò. Ora capite che cosa c’è su quella maglietta. I teschietti. Cioè, vabbè è meglio dell’altra magliettina col fiore a lato che pare fatta dalla vileda, ma vabbè. Ecco. Non è il teschietto. Uff.
Meglio quando si mette il giubbino rosso, perché l’altra volta che si mise in rosso, al Festivalbar, aveva una marinaretta modamarebYNbo Oviesse che insomma, ecco.
Alla fine rimpiango il Reading e la maglietta tutta bianca con dietro iscritto "Terror storm" sulla schiena, di sbieco.

Io ci ho già una maglietta pronta al regalo. Nike, scritte viola a destra e sennò tutta gialla. Manica corta. Chi si aggiunge?

Perché tu, io lo so, sei migliore di me.

Mentre per puro caso sono andata a finire sulla televendita mediashopping, quella dei millemila successi italiani su cd, mi sono ricordata che io da piccola giocavo con la figliola di Little Tony.

Che, col senno d’adesso e per farvi capire anche a voi, che non ci si conosce benone, è come se il mio futuro figliolo giocherà al pallone in un ipotetico futuro con il figliolo di Matthew Bellamy.
No, però capite la mia mamma, erano altri tempi. Io a tredicianni comprai il cd della Morissette, mia mamma il 33 giri di Little Tony.

Non ricordo l’anno, ma ricordo l’umidità chiancianese delle 21, quindi probabilmente eravamo su Agosto o Settembre. Cristiana, figlia di Antonio, era lì a scartocciare una cosa della Famiglia Cuore, che era una serie di bambole tipo Barbie ma non prorpio Barbie, perché la Barbie era femminista e quindi non s’era sposata e questi invece figliavano pure come la famiglia media.
Cristiana poi la rividi quando avevo sedici o diciassette anni. Al Fucoli, prima di uno spettacolo che le terme, quando se la passavano meglio, offrivano ai curandi il pomeriggio. Si era tinta i capelli di biondo, aveva avuto un bimbo e faceva gli spettacoli col suo papà.
Ché poi era la sua nonna a prenotare sempre una camera in hotel per la famiglia Ciacci per quando facevan tappa là in zona. Diversi anni quindi. E anche sovente. Ricordo il direttore, quello così magro da tenersi il pigiama sotto per fare meno brutta impressione, che rammentava e raccontava sia l’espediente della bottiglietta della cocacola sia che, ai tempi d’oro della carriera del sig.Ciacci Antonio, lui fu costretto a nasconderlo nel sedile posteriore della cinquecento per quanto era ricercato dalle sfegatate fan.
A dire il vero questa ultima cosa mi è sempre sembrata una stronzata.
Che pensare, non ci credo a quelli che si autocercano su google. Boh, a me parrebbe brutto. Però metti che Cristiana cerchi qualcosa del suo babbo e arrivi qui io non posso che farle gli auguri per la sua famiglia e per il suo papà, che non era stato così bene [ebbe un infarto in Canada, mi pare]

Simpatizziamo per Morgan Nicholls.

Io ce lo vedo, Morgan Nicholls che chiama sua mamma e gli fa "Per l’amore di Dio, mamma. Porco Diavolo. Da domani suono coi Muse, cazzarola! Sì, mi mettono sul palco nascosto infrattato ma… o-mio-Dio."
Che è un po’ come se io chiamassi mia mamma a casa e gli dicessi: "Mamy, cazzarola, riordino le cartelle cliniche a Veronesi. Capisci? Può essere che tra dieci mesi mi faccia anche prendere le pressioni al giro visite!".
Che poi, ce lo disse anche lei che invero il Morgan era rilassato come una corda di violino al solo pensiero di dover suonare coi Muse. Ci avrei paura anche io, a suonare con gente che dal vivo è molto capace e ormai una macchina da guerra.

Ma chi è, invero, Morgan Nicholls?
Se vi dico Murdoc, non il magnate, ma il bassista dei Gorillaz. Quello che iconograficamente era rappresentato come un dark-satanista… Ecco, quello. Dietro di esso si celava Morgan Nicholls. E non solo lì, finiscono i lavori di costui. Collabora anche al progetto dei The Streets [qui invero non so mai se usare singolare o plurale] e i Sensless Things, gruppetto inglese anni novanta che piazzò alcuni singoli in top 20.
Ma quando il bassista dei Muse si ruppe il polso, giocando a calcio, il Nicholls venne chiamato dalla panchina, e afferrò il basso per alcune date. Tra cui il Virgin Festival, durante l’Absolution Tour del 2004. Curiosità vuole che Wolstenholme, il bassista dei Muse, non usi plettro nel suonare il basso e invece Morgan sì, sicché il biondino dovette andare a mendicare in giro per cercarne uno, di plettro.
Poi uscì Black Holes and Revelations, e Matthew Bellamy si accorse che insomma, per suonare l’album dal vivo non poteva sdoppiarsi. Quindi ripensano a Nicholls, perché ad esempio veniva male zompare da chitarra a piano come prima faceva in New Born e in Butterflies and Hurricanes. Qui ora in Take a bow o in Hoodoo le parti non erano "staccabili". Quindi, in TaB si abbisogna di una scimmietta alle tastiere, e in Hoodoo mentre Chris va allla chitarra acustica e Matt al piano, Morgan torna al basso.
Quindi venne messo lì, da una parte, con l’ossetto, da bravo, sul palco, cuccia, raus, bonosù. Che se non fosse biondino neanche lo vedresti, porello.

Però negli USA non è andato. E perché? Nella piena tradizione di sfiga operaia la spiegazione è semplice: a Morgan mancava la green card. Io per quest’uomo inizio a provare della simpatia.

I can't get it right, get it right since I met you

Non so, quando sei al quarto concerto dei Muse e il giorno prima un po’ tutti quelli che conosci ne hanno scritto, parlato o addirittura fatto ascoltare al cellulare un brano… sei quasi tra l’ansioso pensando di fare una graduatoria mentale dei concerti veduti e il rosicante, perché gli altri l’han già visto. Insomma, sbrocchi già prima di cominciare. Da quando ti metti in coda in fondo a tutti dopo aver fatto un’ora e mezza di strada dentro Milano. Si arriva lì, circondati da coetanei, babbi e ragazzini e ci si mette ordinatamente in fila. Pensi, no, un momento, non pensi. Hai sprazzi e ricordi vari. Della prima volta, che non li conoscevi ma sei rimasta folgorata, della seconda volta sempre in Germania al Rock am Ring, maestosa, dopo cinque ore di altri concerti. Dopo Bologna e una serata così così al Filippaut, che però ti scordasti che non era poi così esaltante [non so, i festival italiani non sono poi così coinvolgenti] dopo la sequenza Time is Running out- Plug in baby che smuoverebbe anche un autoarticolato.
Non pensi, sei scollegata e sei pronta a ricevere quella sorta di onda cosmica che sai che ti entrerà dentro, perché non è il gruppo che ti piace, ma quello a cui ricolleghi parecchie cose, sorridendo o corrugando la fronte.
Troviamo, io e la santadonna, i posti fronte palco, prima fila abile anche per il pogo dacché c’è spazio. Ci sbraghiamo due minuti e dopo un poco attaccano i Noisette. Vediamo, non è che fanno cagare. Neppure quello. Sono incolori, insapori, inodori ma tendono all’indigesto. Nulla di che, nulla di nulla, due brani che sono orecchiabilini, lei che strilla, linea musicale non individuabile. Se due anni fa mi sfancularono quando dissi che invece i The Zutons mi erano garbati qui posso pronosticare che questi qui rischiano di essere spinti molto dalle industrie discografiche -per nostra sfortuna, ma ci abbiamo avuto anche le All Saints, quindi- sebbene signori miei manchino le basi.
A me comunque han messo fame, e mi hanno fatto sbocconcellare le vettovaglie in santa calma. Sebbene dovessi ancora smaltire gulash e polenta taragna eh.
Poi pausa. La santadonna tenta l’evacuazione della vescica. Ci son più file ai bagni che al casello di Rimini a Ferragosto. Quindi la trattiene. Poi si avvicinano due giovini, ci chiedono se i due posti accanto a noi siano liberi. Ce lo chiedono dandoci del lei. Vabbè, son giovani ed educati. E poi alla risposta affermativa essi si danno ad un’esultanza simile di quella di mezza Italia a un gol di Grosso o Materazzi in Azzurro.
Muse Live
Lo spettacolo dal punto di vista scenico è da mozzare il fiato. I tecnici delle luci, sospesi al soffitto sopra i fonici, sono da standing ovation e sono divenuti miti e idoli umani quando sono saliti sulla loro postazione poco prima dell’inizio [la foto è scura, ma se volete avere una idea…]. Il doppio tronco di cono dove era imprigionato Dom, il batterista, un qualcosa veramente di spaziale. All’inizio lo cerchi, non lo vedi e poi d’un tratto ci sono delle esplosioni di luci assurde che ti fanno perdere anche lo ben della vista. La regia in diretta poi per i Maxischermi è una ganzata. Spero che si conservino le registrazioni. Di certo sarebbe bello che vendessero espressi, come faceva Elio ai suoi concerti, dei DVD della serata. Non so, lo troverei ganzo e molto più bello di qualsiasi magliettina o cosetta così.

Ed eccolo, invece lì spuntare quel genio di Matthew Bellamy in mezzo al palco. Ingoi saliva e ti lasci trasportare Take a Bow. Da lì seguiranno novanta minuti che non riuscirai neppure a rivivere in una finale mondiale.

Vi dico solo una cosa. Se a Bologna si sono accorti che potevano farsi male ad Assago credo proprio che se Mel Gibson all’uscita cercava nuovi politraumatizzati per girare un sequel di The Passion avrebbe avuto materiali per diversi provini. Tra Time is running out, Plug in baby, Hysteria e Stockholm Syndrome non so dove ho visto più casino nell’oceano umano sotto di me. Gente in surfing, quelli della sicurezza che controllavano anche la gente sulle tribune, mani che si agitavano, canzoni urlate a squarciagola, il fila(datch)forum, inteso come struttura, che sembravava saltellare come tutti gli altri provvisti di ossa e muscoli.

Io e la Annina che ci abbracciamo su Invincible, io che ho i brividi come al solito su Sunburn, che mi rapisce al solito ogni volta che Matt la suona, piano o chitarra che sia. Ma lì, con le mani scivolate al piano, come su Butterflies and Hurricanes, con lì la zoommata della regia sulle sue mani. Da bocca aperta.
Quelle mani lì  proiettate sullo schermo, e le nostre protese verso quelle. Quasi in un ideale unico afflato di Zeresca memoria. I palloni di Bliss che non scoppiavano, che erano rimbalzati da una parte all’altra. Il pallone, l’ultimo, che lo rimbalzavano e non scoppiava, per la precisione. E noi che siamo nobildonne che esclamammo: "E scoppia quel cazzo di pallone, porca puttana", con i Muse che guardando la scena lì, alla loro destra, ghignavano. Quando si finisce su Knights of Cydonia si accompagna la lunghissima intro con degli "ooohoooooohhooooooo" che fanno tanto coro di tifosi. Perché Matt e Dom ci avevano conquistato anche ciancicando italiano in modo decente [sono alla versione 1.7. dell’inglese parlante italiano] e con le dediche alla fidanzata di Starlight [io ho pensato guardatecheteneri] e ai comaschi [vi odio, rosico] di Feeling Good.

Setlist, per chi la vuole.

Ripensandoci, la setlist sarebbe potuta essere migliore, ma lo dico solo col senno del poi :)

[se volete rendervi conto delle atmosfere del concerto, sebbene non sia quello di Assago, date un occhio a questo set oppure qua per quelle di Milano. Io ci ho i video, ma la qualità fa cagher, quindi affidatevi a youtube, che ne ha a pacchi.]

Poi si esce, scazzo parcheggio ma per farmi perdonare dopo ritrovo la Thuscar nella masnada generale. Ci inseriamo in una lunghissima coda, io che falsetteggio dal primo all’ultimo metro Knights of Cydonia prendendo tutte le note che di norma non prendo neanche se mi taglio un dito. Tutto questo perché la donna si lamentava che non avevamo roba Muse da sentire in auto. La Annina però voleva tirarmi fuori dal finestrino per fare strada tra degli alfisti e altra gente sparsa in torpedoni al parcheggio. Maria, che bordello. Però era bellissimo. Sono seriamente entusiasta. E nella mia piccola classifica c’è il sorpasso al Rock am Ring, anche perché quella sera lì era freddo, e nel palazzetto invece no. Son cose.

Oh, piano piano comunque l’effetto passa eh:

6:11 PM me: laaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhlaaaaaaaaaaaaaaaayaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah

6:12 PM Anna: uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuhhhuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhaaaaaaaaaaa
  la tua rende meglio
  mi risuona nelle orecchie ora
 me: cazzo, mai fatti quegli acuti
6:13 PM Anna: però nella versione tua di ieri sera a mezzanotte
  ho un antifurto in testa me: :°°°° (cit.)
 Anna: ma noooooooo
  mi piaceva tanto fare la coda così
  hai fatto spaventare tutti i vicini
 me: …

And now… what about wembley 2007?

Per dire, siamo monotematici.

Abbiamo iniziato il ripassone.
Ad esempio queste due donne mi vanno a sentire i Muse a Bologna. La buona Hooch mi ha chiesto anche chi siano i supporters. Quindi, da bravi, se vi va, andate sul Myspace dei The Noisettes.
Essi sono un piacevole gruppetto (terzetto) inglese che è composto da Shingai Shoniwa, basso e voce, Dan Smith, chitarra, e Jamie Morrison, batteria. Dicheno che la Shingai sia anche gnocca, dicheno, e che abbia il modo di cantare di Billie Holliday. A chi piacciono gli Yeah Yeah Yeahs e i The White Stripes probabilmente andranno ad apprezzare anche i The Noisettes. Niente di che, però godibili come opening act.
Su youtube potete anche dare un occhio al video di lwe.

Tolto ciò, dicheno anche che la Siri vada a intervistare Elisa, lunedì a Milano.
Non ho domande argute da rivolgerle [il contest di Grazia vorrebbe proprio ciò].
Quelle che mi sovvengono sono moscie:
– Perché hai la mamma parrucchiera e te ti conci così male i capelli che neppure io che me li taglio in casa son così brutti? Non chiamarlo minimalismo eh.
– Perché continui a cantare come Bjork prima maniera, sebbene anche Bjork si sia evoluta?
– Io ho comprato i primi tuoi tre cd. Ora mi chiedo: perché non ti esorcizzi e fai riuscire l’Elisa di prima? Grazie.
– è vero che voi carnici avete un carattere di merda? Se sì mi rimangio la domanda che volevo farti.
[può essere che entro sera ne sforni un altro paio]

Ste domande non mi convincono, granché. Ma può essere siano migliore di quelle delle graziagirls.

museinportland6

Ma andiamo all’importante. Il signor Matthew Bellamy si è messo codesta magliettina a squame di trota agli ultimi concerti. Ora, dico, ci ha la morosa italiana… lo so che sei inglese e che a me della moda non me ne frega nulla, ma vederti con la magliettina a squamette [non la si vede bene, c’era un’altra foto dove si vedeva benone] mi si piglia a ridere e devo fare come quella volta che, vedendo il mio prof di fisiologia vestito come un mandriano tirolese [camicia scozzese a quadrettoni mezza fuori dai pantaloni, scarpa di camoscio, pantaloni di fustagno verde e gilet di lana cotta verde bordato con cordino verdebianco], dovetti togliermi gli occhiali affinchè, complice la mia semiciecataggine, vedessi lui confusamente avvolto da una nube offuscata.
Capitemi.
[ma che me frega, tanto io da lontano non ci vedo e andrò senza occhiali. Mica guido io…. ehm, ciao Annina!]

Why do all good things come to an end.

Chris Martin

Il mio rapporto con i Coldplay è sempre stato controverso.
Nel senso che non ho ancora capito se mi piacciano o meno. Seguite il ragionamento: ci sono delle canzoni molto belle, contrapposte da canzoni in cui avrei voglia addirittura di mettermi a studiare o di fare dell’altro, non a livello di offese verso il mio corpo o altri e non è che ispirino sentimenti di fastidio o ne superano la soglia dello stesso come che ne so… Luca Dirisio.

Nel senso, li ascolto, ma al terzo ascolto magari è meglio se bilancio con la mazurca di periferia. Non so perché, ma le piccole dosi solo mi giovano. Sentirli però in heavy rotation nelle radio mi preoccupa [che ne so, come se avessero passato come singolo anni fa Microcuts dei Muse, son canzoni belle pese da ascoltare mentre ci si prova le scarpe o si è in coda al semaforo.

Di contro Chris Martin è bravo. Non sopporto alcuni suoi guaiti. Poi penso che alla fine è pure mediamente carino [ehm, coff] e quindi penso che è carino e mi scordo dell’acuto lamentoso. Che ci volete fare, è la mia forma mentis.
Ma arriviamo alla fine del ragionamento.
I duetti di Chris Martin con chiunque fanno acquisire fascino alla canzone.

Esempio: All good things (come to an end), contenuta in Loose di Nelly Furtado. Sentita nella versione cd non mi entusiasma granché [del resto finisco a salvarlo come terzo pezzo dell’album. Ve l’ho detto spesso in radio, la svolta della Furtado da folk-pop a quasi r’n’b non mi convince per nulla. Boh.], sentita con i cori di sottofondo di Martin ci guadagna molto. Sebbene all’inizio la vocina del Chris faccia quasi ridere, al primo ascolto. Ma è una canzone su cui mi ci son leggermente fissata in questi ultimi giorni.

Secondo brano che amo molto è In The sun. La combinazione di Martin con un uomo che stimo moltissimo, ossia Michael Stipe. Il singolo uscì per beneficienza su iTunes. Qui, ma sarò di parte, la parte vocale di Stipe è notevole, sebbene la canzone alla fine non lascia molto il segno ma una bella sensazione di piacevolezza.

Terzo: Bono e Martin. Io non amo la voce di Bono, non particolarmente. Quindi ritorno ad apprezzare i vocals di Martin. Sezione ritmica però molto U2 che fa emergere se utilizzate questo ordine di ascolto la adattabilità alle canzoni del signor Paltrow [detto con disprezzo, beata lei eh, che a me lei non mi piace come attrice ma da sempre eh]