Ulula e scandisci, suvvia.

Oggi sono stata a contatto ben 30 minuti del mio tempo budapestino a stretto contatto (30-50cm di vicinanza) con degli italiani. Mai tanta voglia di deportazioni e di voler possedere litri di cherosene e cerini con me (in acqua, invero, questi non avrebbero funzionato. Debbo trovare un’altra Soluzione)

Il fatto è che in Italia non ci accorgiamo, forse, che il bambino italiano, l’anziano italiano, il vitellone italico e la squinzia italica danno fastidio come la sabbia nelle mutande.
Però ce ne accorgiamo all’estero, tutti assieme.

Tipo che il bambino scorrazza selvaggio e zompettante come se dovesse zappare il pavimento coi suoi teneri piedini (auspico fratture multiple), l’anziano si infratta ovunque cercando di fregare nonsocosa e nonsoperché ma lo fa con circospezione da Ispettore Gadget, il vitellone italico ti crede del luogo sicché pensa che tu non sappia lo italico idioma prima fa mezz’ora di apprezzamenti e riflessioni ad alta voce poi si lancia in un inglese tottiano, la squinzia la riconosci perché ululicchia innanzi le vetrine.

Io a volte non solo mi vergogno di avere lo stesso passaporto, ma anche di tornare in patria.

E poi gli italiani nelle file li riconosci: spingono tutti verso la meta come se ci fosse la distribuzione viveri sotto la guerra.

V'avessi detto l'invasione della Polonia.

Castello di Buda.C’è questo minuscolo problema che mentre vai dalle altre parti e la maggior parte della gente (mica quella intelligente, dico proprio l’uomo della strada, quello che guarda la defilippi tipo) ti risponde con suoni gutturali riconducibili all’uuuuuuuh, te dici Budapest e la gente ti risponde ah.

Certo che l’industria del porno ha influenzato un casino le coscienze eh.

[invece c’è di tutto. Dalle terme, allo shopping coi prezzi circa 20% meno dei nostri, alla cucina, alle robe da vedere. Malfidati. Rocco vi è debitore però.]

Domani qua è ancora festa eh.

From St.Istvan, today.C’è una mia amica che si chiama Daniela. Daniela è una delle più belle persone che ho conosciuto negli ultimi anni. Spesso mi dice tante cose belle su come occupare il tempo, e mi ha suggerito un compito da fare prima per me, e poi magari per gli altri: a me piace un casino Budapest. Guardo gli annunci immobiliari, i cartelli, e penso che magari beccassi un lavoro qui e capissi più di cento parole e verrei subito qua. Ecco, quindi se te ami tanto una cosa (tipo i Muse, anche) un po’ fai fatica a parlarne, ma poi quando lo fai credo che tu la renda speciale, con un entusiasmo che le altre persone, magari invitate forzate obbligate a scriverci su (l’ente turismo locale d’esempio ha dato un soggiorno gratis a dei bloggerz di nanopublishing affinché essi parlassero di loro. Eh. E me che faccio proselitismo no, d’esempio) non fanno.
Quindi la mia amica là, che è brava a scrivere, mi ha detto che magari prima per me, e poi pergli altri sarebbe bello che io scrivessi giù le cose come le vedo.

Il mio limite è la pigrizia.
Tipo devo immaginarmi la mia amica con una grossa ramazza che mi rincorre.

Giaccone catarifrangente.

Oggi ho girato per autostrade, e solo che in pratica sulla A2, in austria, usano una sorta di antigelo fatto credo da guano e catrame. Non so bene cosa sia, ma credo sia una cosa chimica che si è attaccata al lavoro del mio pneumologo.

Quindi ecco, stavo lì e scendevo col mio giaccone quello azzurro catarifrangente e facevo tipo il meccanico ferraridapitstop e pulivo il parabrezza.
Solo che bisognava farlo ogni 40 km, ossia ad ogni cosogrill. Ma c’è stato un momento che lì, la placca attaccata al parabrezza non faceva vedere quindi un tubo e dunque sono scesa io con una salvietta di quelle che mi ha dato Air One in aereo.
Oh, ho pulito benissimo e abbiam tirato altri 50 chilometri, solo che se avessi avuto altri 3 cm di circonferenza culo era già bello e attaccato sul parabrezza del tir polacco che mi è passato accantoaccanto.

Poi dite i viaggi rilassanti eh.

1890 post più una dozzina persa per colpa di crash e di splinder.

C’era un post qui, che avevo scritto, poi firefox è crashato e siccome io scrivo di getto questo post qui si è perso e ora dopo aver fatto due ore di radio mica ricordo cosa stavo dicendo qua.

Cioè, non lo ricordo a parole, ricordo il concetto generale che vado ora a scrivere.
Quindi non affannatevi a cercare un fil rouge, o una linea guida, in questo post.
Budapest: Io, volevo dire, che a Budapest ci sono affezionata di botto. Ma c’è un passo indietro da fare.
Budapest è come me, un’accozzaglia -almeno 3- città che si sono unite e che son lo stesso corpo con tre anime diverse; un dna assolutamente caratteristico e misto sia nelle strade che nelle cellule di chi la abita; un fiume che scorre sia placido che impetuoso in mezzo; tanti ricordi del tempo passato alcuni esibiti con orgoglio, altri esiliati fuori porta; cincischiare nel cibo e nella bellezza; i rilievi e la pianura; le terme, tante; i caffè; il caffè; alcuni pezzi in completa distruzione, tra i vicoli; altri pezzi sfarzosi.

Se Berlino è un’ottima amante perché quasi città di nessuno e Parigi per me è terribilmente splendida e affascinante come la propria anima gemella (che scontata, sì, amare Parigi e i cani), per me Budapest è la città che più mi assomiglia.
Ed è una cosa che per ora tengo gelosamente per me, perché se prima condividevo come è Parigi e le sensazioni che ti da una città io ora ne ho quasi pudore. Un posto che sento sempre l’esigenza, anche se sto male di girare a piedi. Tutto a piedi. Di calpestare, Di guardare il verde, di incazzarsi per non capire una beneamata fava di quella cazzo di lingua in comune solo con gli uffici nokia, di cercare di schivare il turistico e cercare di capire quello che non capiscono neppure gli ungheresi, gente che mi sa come me vuol stordirsi per dimenticarsi quasi un secolo.

Cose così insomma.
E per me le anime varie son le mie passioni. Il pensare che se non facessi medicina non ci sarebbe nulla che potrebbe dar senso alla mia vita. Il cercare però di riuscire a fare qualcosa anche negli altri campi. La smania di recuperare, di far recuperare al corpo la fase in cui è già la mente. L’odiare come ci si è ridotti ma ammirarsi perché poteva essere peggio. Autodicotomie. Non so, è un casino. A me piacerebbe far radio, poi diventare medico e sperare che dei ciellini non facciano manifesti con stralci di robe mie scritte. Ma non farei né una richiesta né uno sgomitamento. Non manderei un cavolo di mio, in giro, per vedere se.
A me i rifiuti non mi sorprenderebbero. Sono i complimenti che prendo sempre male o che a volte mi sorprendono un casino.

Tipo, io il Barcamp lo organizzo perché la spinta è partita da altri.
Non mi sarei sentita di farlo. Perché non mi sarei sentita all’altezza, perché io chiccazzosonoperfarlo, perché… tante cose. Poi l’idea è partita. Poi si è arenata intorno, ma dopo lì io mi incazzo e la porto avanti in ogni modo, perché mi da fastidio le idee non sfruttate, le cose tralasciate, non buttarsi, buttarsi anche alla cieca abbondantemente rischiando di farsi del male.
Però son così, meglio una dentata che star lì a lamentarsi che ci si gratta.

Non so come andrà. Non ho grandi aspettative. Ché qui un barcamp è come un rapporto di coppia: mica dipende solo da me. E aggiungo: porca vacca, non so se perfortuna o purtroppo.

[però gli iscritti già son tanti, cribbio, ecco, almeno, vah]