I ragazzi della via Pál però in via Prater, pensatu.

Budapest: I ragazzi della via Pal[mi venivano in mente altri calembour ma ho soprasseduto. Come pensatu invece di te pensa-pensa te sennò non ci capivamo. Lo faccio per voi]

Nessuna guida vi dirà che il monumento dei ragazzi della via Pál si trova sotto il civico 11 di Prater utca. Molto comodo se arrivate dal centro commerciale Corvin o dalla stessa stazione del metrò.

Stasera ho fatto qualche foto oggettivamente orrenda con la compattina, perché ho dovuto usare per forza il flash… Vediamo se anche prima di partire (è giusto dietro il mio hotel) mi si prende meglio per farne una a modo. Infatti è in via Prater che è stato collocato lo splendido monumento che riproduce una scena (quella dell’einstand) de A Pál utcai fiúk, popolare romanzo per ragazzi di Ferenc Molnár, pubblicato a puntate su una rivista nel 1907 e destinato agli adulti come denuncia della mancanza di spazi per il gioco dei ragazzi. È forse il più popolare romanzo ungherese, nonché uno dei più noti classici della letteratura per l’infanzia.  Continue reading “I ragazzi della via Pál però in via Prater, pensatu.”

Oh Semmelweis, oh Semmelweis.

Tipo che questa cosa me l’ha ricordata mia mamma che l’ho scritta qua. Non ho memoria, tsk.

Chastity Belt at the Semmelweiss Medical MuseumRiassunto bla bla puntate bla bla.

Ignác Fülöp Semmelweis era un dottore in medicina ungherese, che nacque a Buda, studiò a Pest e poi andò a esercitare a Vienna. Fece la geniale osservazione (che a noi può sembrare una cazzata ma vi ricordo che molti non si lavano ancora le mani dopo aver defecato e poi magari confezionano i vostri panini) che i medici prima di andare ad assistere malati si facevano un giro in sala settoria, spippolavano un po’ coi cadaveri, sezionavano e poi tac: andavano là e mettevano le mani nei posti dove non batteva il sole. E poi stranamente giù le donne morivano di febbre puerperale che non si spiegava eh. Solo che per aver detto questo gli dissero “torna da dove sei venuto, stronzo” (sempre lì, siamo) e lui ritornò mogio, depresso, dishtruttoh in Buda.

C’è questa cosa qui del suo museo nella casa natale proprio in zona Buda, nel quale trovate anche questa comodissima cintura di castità coi seghetti (brr) lì nei due buchi che potrebbero essere usati anche per scopo (!) ricreativo oltre che deiettivo. Ma approfondiamo (…) Continue reading “Oh Semmelweis, oh Semmelweis.”

Quel post sulle terme ungheresi che altrove non avete trovato.

Széchenyi furdo. In realtà in giro potete trovare due grandi considerazioni sul termalismo ungherese: grandi pippe a quattro mani sull’architettura sui siti di viaggio, commentini scioccati degli americani circa l’igiene su tripadvisor.

Noi ora si cerca di darvi dei tips per quanto riguarda (per adesso solo su tre bagni, visto che ne ho visti solo tre ma ho in programma l’esplorazione di almeno un altro nuovo) sia lo stabilimento, la composizione dell’acqua, il grado di comfort, il prezzo.

Perché andare alle terme a Budapest? Perché costano poco. L’abbiamo convenuto anche con gente delle nazioni vicine. I prezzi vanno dai 4 ai 10 euro circa (dipende dal cambio) a seconda dello stabilimento termale scelto. In Italia partiamo dai prezzi più onesti di circa 13 euro per piscina/armadietto/doccia durante la settimana a 40 euro per 3 ore nei weekend. Che è anche l’errore di tenere le terme lontano dalla gente e farle vedere come qualcosa per vecchi ;)

Nella capitale potete scegliere tra ben oltre trenta stabilimenti di acque curative tra cui anche bagni turchi. Per informazioni ulteriori: http://www.budapestgyogyfurdoi.hu/en  o http://www.spasbudapest.com
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[tanto nelle guide mi sa che non c'è] Kozma Cemetery

All Souls' Day in the Kozma Street Jewish Cemetery, Budapest, HungaryPer vicende personali ho scoperto che esiste questo cimitero ebraico enorme a Budapest. E' davvero grandissimo, e ha come caratteristica, tra i pochi al mondo perché per la religione ebraica ortodossa qualsiasi spreco nell'industria mortuaria non è ben visto, quello dei mausolei monumentali. A memoria l'altro cimitero che ha qualche cappella monumentale è quello di Firenze. Nei cimiteri Neolog, come questo, anche perché vicino ai cimiteri di altre confessioni si passa sopra questa cosa. Resta solo la tradizione di conservare tutti i sepolcreti e non rimuoverli.

Questo è ubicato vicino al nuovo cimitero pubblico (Újköztemető), ci arrivano i tram, ed è tutta un'altra zona rispetto a Kerepesi (che diciamo è un parco cimiteriale, visto che è stato a mano a mano dismesso) e Farkasréti (che è quello che era l'unico cattolico sotto il comunismo, e ora è un po' da Vip, diciamo) sebbene all'interno sia sepolto Nagy Imre (possessore di un cenotafio anche al Pere Lachaise)

Insolitamente per un cimitero ebraico, sono state messe e scolpite figure umane e mausolei elaborati in una varietà di stili, in particolare alcuni mausolei in art noveau/Jugendstil. Aperto dal 1891, è il più grande cimitero ebraico budapestino e uno dei più grandi d'europa, nonché ancora in uso: sono sepolte oltre trecentomila persone, e la comunità ebraica ungherese poi è piuttosto vasta… Quello che viene visto come il monumento artisticamente più valido è un mausoleo rivestito di  piastrelle verdi della famiglia Schmidl, costruito traendo ispirazione dalla forma d'arte ungherese popolare. Altro monumento di spicco, al di là della architettonicità, è la colonna fatta costruire a memoria dell'Olocausto da Alfréd Hajós: un gigantesco pilone con migliaia di nomi scritti, e tanti aggiunti a matita. [altre sepolture notevoli comunque le trovate intorno alla Grande Sinagoga e nella parte vecchia di Buda.]

Per altre foto (poche!) guardate qui. Per la mappa qua.

Ci deve essere qualcosa che dia la fortuna di nascita, in Pannonia.

Oggi parleremo di Ignác Fülöp Semmelweis.
Chi era? Uno ungherese, che nacque a Buda, studiò a Pest e poi andò a esercitare a Vienna.
Ah, sì, incidentalmente era un medico. Anche se parliamo di medicina della prima parte del 1800, quando ancora il barbiere era chirurgo e quelle cose lì, ancora dei secoli prima che ci si portavano avanti. Cosa che le sanguisughe a momenti erano cose molto trendy e anche moderne.

Semmelweis andò a Vienna. Lui operava lì nel settore maternità-ginecologia. Settore che ha sempre tirato tanto perché non è che i bambini nascono da sotto il cavolo o con la cicogna. Ma in un modo che potrebbe anche traumatizzarvi, se non ve l’hanno ancora spiegato. Quindi non starò a parlarvi della sinfisiectomia nel caso che il bimbo non riesca a passare da lì.

Insomma lui si accorse che in questo istituto diviso in due padiglioni, che per comodità chiameremo Padiglione I e Padiglione II succedevano cose: nel Padiglione I, dove operavano medici e studenti di medicina, c’erano più morti che in guerra. Nel Padiglione II, dove c’erano le ostetriche, non moriva nessuno più del normale, diciamo. E allora si moriva eh, anche per una scorreggia d’acaro, per dire.
Ma quale era, quindi, il differenziale tra i due padiglioni, che erano separati solo da un muro?
Ecco: il personale.

Scoprì cose tipo che ecco, i medici prima di andare ad assistere malati si facevano un giro in sala settoria, spippolavano un po’ coi cadaveri, sezionavano e poi tac: andavano là e mettevano le mani nei posti dove non batteva il sole. E poi stranamente giù le donne morivano di febbre puerperale che non si spiegava eh.

All’Ungherese venne l’idea che tutti coloro che entravano nel Padiglione I sarebbero stati obbligati a lavarsi le mani con una soluzione di cloruro di calcio. A questo aggiunse la disposizione che tutte le partorienti cambiassero le lenzuola sporche con altre pulite. I fatti gli diedero immediatamente ragione. Solo che mica gli stava bene ai medici (specie lì a Virchow) di essere considerati untori e di far spendere soldi inutilmente nel cambio delle lenzuola. Sia mai. Poi era ungherese e nazionalista. Quindi gli fecero Raus e ‘sto poraccio si depresse.

E non se lo cagò quasi nessuno. Solo dopo Pasteur disse che insomma, c’era sto trasferimento di batteri della putrefazione che non è che fosse una botta di salute. Che bello, il riconoscimento dopo morti. Uh, sì. Consolante.

Quindi lavatevi le mani dopo che vi grattate la roba in mezzo alle natiche. La morale è questa.

Roba da vedere a Budapest in due giorni (visto che lo chiedete)

Budapest:Diciamo che l’immago è riassuntiva. Calcolando che ci andate in aereo:

  1. Giorno uno: rive del danubio, monumento delle scarpe, Buda (Palazzo reale e Chiesa di Mattia), Cittadella. Terme Gellert. Mercato, Vaci ut, St. Istvan.
  2. Giorno due: Andrassy ut, Varosliget, Piazza degli Eroi, Terme, Parlamento (la visita interna è da prenotare). Quartiere ebraico. Magnate, specie di dolci.

[condensato]

Noi allegroni.

Jozsef Attila, BudapestQualora voi non conosciate il sig. Attila Jozsef sarebbe bello che ne recuperaste la memoria, perché quando vi troverete innanzi a una delle più belle statue di Budapest vi chiederete sicuramente chi diavolo sia, egli.
 
Attila József, nato a Budapest nel 1905 e morto suicida o forse di incidente nel 1937, è stato uno dei più grandi poeti ungheresi. La sua opera in Italiano non è mai tradotta con molta perizia. Buono invece l’inglese.
Attila József non ebbe certo una vita facile: nacque in miseria e sopravvisse facendo un’infinità di lavori, riuscì a studiare anche all’università ma a costo di sacrifici enormi. Partecipò con fervore e convinzione alle lotte del movimento operaio, ma ne fu cacciato perché non del tutto "allineato". Poi si rinchiuse nella schizofrenia (molto più probabilmente soffriva di personalità borderline, ma si sa che la psichiatria è ancora eoni dietro).
Nelle sue poesie circola un’aria di profonda rivolta sociale e anche (e soprattutto) esistenziale, come una ricerca di una vita più profonda, l’ansia di costruire un’intesa con i propri simili più autentica, più forte e legata – e sostenuta – dall’amore.

La statua della foto è a lato del Parlamento, dove viene ricordato anche coi suoi versi.

[Numerosi versi di Attila József vennero usati dai Noir Désir, anche declamati dal vivo nei loro concerti]

Poi dopo mi manda le cavallette in soggiorno.

Budapest: Sinagoga „Status Quo”Io fino ai 24 anni non avevo visto neppure una sinagoga. Eppure ce ne è anche una qua a Parma e non capisco però esattamente mai dove è, dove fanno una giornata lì tipo concessionari che tengono aperte le porte anche a noi non ebrei.
Poi son stata in est europa e valà le cose che fioccano giù che sono anche tipo le cose più fighe (tipo Praga, Praga senza quartiere ebraico che cosa è? Ok, voi ci siete andati tutti in gita scolastica e quindi vi è piaciuta perché eravate lì a ubriacarvi, ma Praga senza il cimitero ebraico lì è una pippetta di città)

La cosa che mi ha fatto incazzare coi miei insegnanti di storia dell’arte (buoni neppure a una sega, del resto uno lo chiamavamo Bavetta) è che non mi hanno dato rudimenti per giudicare/analizzare la struttura di una sinagoga: sicché ho scoperto solo nel 2009 che ad esempio ci son ste tavole della legge fuori della sinagoga un po’ come una chiesa cattolica ci ha una croce. E invece la scuola mica mi aveva detto nulla. E’ un po’ come quella ieri da carloconti che aveva una domanda e le chiedevano "cosa facevano le chellerine". Ora, la tipa lì diceva che lei e la sua cultura classica pensavano alle chele e quindi a prendere qualcosa. Io e la mia cultura luppolosa invece abbiamo pensato subito al tedesco keller e alle birre. Per dire eh, la cultura tangibile.

Poi ho visto sinagoghe un po’ a profusione. Credo di aver visto più sinagoghe che terme, sebbene il mio culo in ammollo termale c’è stato un bel po’. Ma non so come mai ma ultimamente sono andata a ricercare a Budapest due sinagoghe che quasi nessuna guida ti caga mai: una è quella Ortodossa. E’ chiusa. In uno stato di abbandono che ti fa tristezza. Dietro c’è il ristorante Hanna (ora qui il mio amico M. ne riderà) che è l’ebraico più famoso della zona. Ma perde pezzi, i candelabri fuori sono ossidati ed è chiusa. Peccato. Poi l’ho vista un giorno in cui il tempo faceva davvero cagare, e quindi pareva più brutta.
Poi c’è la Status Quo. La Status quo è nella via parallela a Deak Ferenc ter. Io la prima volta che entrai a Budapest ci passai anche, in quella via, ma mica la notai. La Status Quo l’ha fatta Otto Wagner, da giovine, prima che diventasse l’architettone che era a Vienna. E’ bella, un gioiellino. Peccato che cada a pezzi e che per farti vedere la cupola di ghisa da dentro ti facciano pagare (c’è solo quella). Ma ecco, insomma, peccato.

L’ultima volta che son passata avanti alla Status Quo ero con mia mamma. Mi era venuta non so che battuta (ma tanto anche lei legge e la scriverà nei commenti) (no, io non ricordo neppure cosa ho mangiato ieri) e le ho detto: "no, aspetta, prima faccio le foto, poi allontaniamoci e te la dico, sia mai che il diodegliebrei mi senta".
(come dire, sisamai la fine del capretto)
(con risp. parl.)

Mi scazzava anche mettere le impressioni qui sopra.

Ieri l’altro ero in un posto dove all’entrata, siccome non avevo la international student card (dove cazzo si fa? al cts?) mi han fatto pagare intero. Ok, sticazzi, è il mio contributo alla cultura che mi farà scaricare volentieri 4 film da internet senza sentirmi in colpa. Però ecco, sono cose che ti fanno sentire invecchiato.

Vabbè, però non fanno riduzioni anche agli anziani.

Comunque ecco, ero in un posto dove non si potevano fare le fotografie, quindi mi sforzavo di cercare di memorizzare un po’ tutto per cercare di tenerlo su in memoria. Perché è mica facile eh. Cercavo di guardare le cose, i tavoli, senza cagarmi la gente che come me girava tipo disadattata per la stanza. Perché avevamo tutti delle audioguide nelle orecchie e quindi giravamo tutti così per la stanza, distaccati da tutto il resto, da quelli che erano gli altri e ci dirigevamo da un lato all’altro della stanza un po’ così, secondo quello che ci veniva raccontato. Con l’orecchio, lì, a quell’incrocio tra un palmare e un cellulare. Un branco di disadattati.

[comunque adoro le audioguide nella misura in cui odio le guide in carne ed ossa]
[anche io, da giovane, un po’ come il pres del cons che ha fatto millemestieri, ho fatto la guida. In carne]

Vabbè, fasciatevi la testa.

Sali, scendi.Scrivo poco perché non mi va. Perché non ne ho voglia. Perché vedo così tante cose che faccio fatica a rielaborarle. Mi ci vuole tempo e invece ho un casino di imput ovunque e dovunque.
Voi state a fare i bilanci di fine anno e non capisco. Il calendario è una convenzione. Vi lamentate delle tradizioni e poi ci cascate.
Posso solo augurarvi di non avere i miei 2007 e 2008. E augurarvi a chi non mi vuol bene di passare quei due anni assieme condensati in uno.
Per il resto è così, la vita è a base di Culo. Bisogna saper cavalcare un’onda, stare ad aspettare un’onda, saperla prendere bene. Dipende da noi, in parte. Poi ci sono delle cose così grosse che non dipendono da noi.
Non fate i coglioni a spendere 500 euro per Capodanno, quindi.
Szia.