1890 post più una dozzina persa per colpa di crash e di splinder.

C’era un post qui, che avevo scritto, poi firefox è crashato e siccome io scrivo di getto questo post qui si è perso e ora dopo aver fatto due ore di radio mica ricordo cosa stavo dicendo qua.

Cioè, non lo ricordo a parole, ricordo il concetto generale che vado ora a scrivere.
Quindi non affannatevi a cercare un fil rouge, o una linea guida, in questo post.
Budapest: Io, volevo dire, che a Budapest ci sono affezionata di botto. Ma c’è un passo indietro da fare.
Budapest è come me, un’accozzaglia -almeno 3- città che si sono unite e che son lo stesso corpo con tre anime diverse; un dna assolutamente caratteristico e misto sia nelle strade che nelle cellule di chi la abita; un fiume che scorre sia placido che impetuoso in mezzo; tanti ricordi del tempo passato alcuni esibiti con orgoglio, altri esiliati fuori porta; cincischiare nel cibo e nella bellezza; i rilievi e la pianura; le terme, tante; i caffè; il caffè; alcuni pezzi in completa distruzione, tra i vicoli; altri pezzi sfarzosi.

Se Berlino è un’ottima amante perché quasi città di nessuno e Parigi per me è terribilmente splendida e affascinante come la propria anima gemella (che scontata, sì, amare Parigi e i cani), per me Budapest è la città che più mi assomiglia.
Ed è una cosa che per ora tengo gelosamente per me, perché se prima condividevo come è Parigi e le sensazioni che ti da una città io ora ne ho quasi pudore. Un posto che sento sempre l’esigenza, anche se sto male di girare a piedi. Tutto a piedi. Di calpestare, Di guardare il verde, di incazzarsi per non capire una beneamata fava di quella cazzo di lingua in comune solo con gli uffici nokia, di cercare di schivare il turistico e cercare di capire quello che non capiscono neppure gli ungheresi, gente che mi sa come me vuol stordirsi per dimenticarsi quasi un secolo.

Cose così insomma.
E per me le anime varie son le mie passioni. Il pensare che se non facessi medicina non ci sarebbe nulla che potrebbe dar senso alla mia vita. Il cercare però di riuscire a fare qualcosa anche negli altri campi. La smania di recuperare, di far recuperare al corpo la fase in cui è già la mente. L’odiare come ci si è ridotti ma ammirarsi perché poteva essere peggio. Autodicotomie. Non so, è un casino. A me piacerebbe far radio, poi diventare medico e sperare che dei ciellini non facciano manifesti con stralci di robe mie scritte. Ma non farei né una richiesta né uno sgomitamento. Non manderei un cavolo di mio, in giro, per vedere se.
A me i rifiuti non mi sorprenderebbero. Sono i complimenti che prendo sempre male o che a volte mi sorprendono un casino.

Tipo, io il Barcamp lo organizzo perché la spinta è partita da altri.
Non mi sarei sentita di farlo. Perché non mi sarei sentita all’altezza, perché io chiccazzosonoperfarlo, perché… tante cose. Poi l’idea è partita. Poi si è arenata intorno, ma dopo lì io mi incazzo e la porto avanti in ogni modo, perché mi da fastidio le idee non sfruttate, le cose tralasciate, non buttarsi, buttarsi anche alla cieca abbondantemente rischiando di farsi del male.
Però son così, meglio una dentata che star lì a lamentarsi che ci si gratta.

Non so come andrà. Non ho grandi aspettative. Ché qui un barcamp è come un rapporto di coppia: mica dipende solo da me. E aggiungo: porca vacca, non so se perfortuna o purtroppo.

[però gli iscritti già son tanti, cribbio, ecco, almeno, vah]


0 thoughts on “1890 post più una dozzina persa per colpa di crash e di splinder.”

  1. Budapest è un’affascinante capitale di un Paese dell’est : qui incominciano i Balcani, i Paesi Baltici e l’Oriente. E’il punto d’incontro tra cultura occidentale, russa-bizantina e turco-ottomana. Sono molto forti i cambiamenti da zona a zona: da quartieri eleganti e storici si passa a quelli popolari a volte molto trascurati, appena fuori dalle strade principali. Stupendi i panorami della città lungo il Danubio e la vista dall’alto delle colline. Si può definirla città delle terme per l’abbondanza e qualità di sorgenti termali.

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