Vuoi perdere peso? ('zzi tuoi)

Vediamo.
Poco fa ho preso un caffè, dopo esser tornata a casa di corsa all’una, per riuscire a tagliare i capelli a mia madre. Poi ho fatto delle robe mie, e ora sono sul letto che penso a come cazzo fare le slide per l’intervento al photocamp. Ché la scaletta l’ho già pensata mentre correvo su un coso chiamato treadclimber.

Dicevo: devo fare ‘sto intervento, molto autoironico finché naturalmente non mi picchieranno con dei grossi obbiettivi, e poi sto pensando a una scaletta per cose Radionescionose da fare il sabato pomeriggio mentre non mi troverò al Photocamp o al Foodcamp. Qualsiasi altro camp lo vedrò con binocolo: in tre posti assieme ce la faccio, in quattro no. Per esperienza eh. Cioè, già la trilocazione mi riesce male, se mettiamo un vano in più siamo del gatto.

Comunque, questo post voleva essere quasi una guida. Ché scaturisce da una cosa che dicono tutti: ti trovo bene (con conseguenza di) e ti trovo dimagrita.
Sì, il mese d’agosto, mese che comodamente chiameremo come mese Supremo dimmerda, ho perso sette chili non andando in palestra né facendo nulla. Per fattori iatrogeni, diremo noi medici. Ahaha. Noi medici. No, è che per scherzare in palestra mi chiamano dottoressa, e su ‘sta cosa ci scherzo su. Anche su questa.

In realtà faccio molta palestra, mangio molto male, sono molto stressata.

Il terzo fattore porta a delle oscillazioni di peso che variano di sei chili nell’arco di un mese. Il secondo porta a delle oscillazioni di peso che riguardano la quantità di alcool che digerisco. Il primo porta a delle oscillazioni di peso dovute a ritenzione idrica se faccio molta corsa o simili.
Quindi vi ringrazio che mi vedete dimagrita, cioè, davvero. Anche il costume mi sta meglio, sì, ma credo sia una sorta di compattazione: faccio boxe, faccio molta sala pesi, faccio un casino di Pilates. Sì tanto Pilates che ormai credo dovrei andare in pellegrinaggio sulla tomba di Josef. Così tanto che ormai anche per alzarmi dal letto lo faccio in roll-up. Tanto che ormai respiro con le coste sotto il trasverso anche quando faccio altro.

Capitemi.
Poi sì, mangio molto male. Un’alimentazione basata su alici, ceci, fagioli e tonno in scatola. In pratica ho finito le provviste di casa, ma non ho tempo per fare una spesa decente e cucinare decentemente. Ogni tanto quando cucina mia madre esistono anche delle paste con dei sughi commestibili e della carne con delle verdure, ma sono miracoli che non dipendono dalla mia mano. Io credo che continuerei solo a nutrirmi di ceci, altrimenti. Così sarei sicura dell’apporto proteico e dell’apporto al Transito.

Lo stress. Beh, son le 2:30, ascolto gli Editors e digito qui. C’è da dire altro?

(e mi fanno male gli addominali causa Pilates.)

Se volete votarmi è perché mi serve il secondo reggilibri nella mensola.

Ogni anno la gente (TM) prende i Macchianera blog awards troppo seriamente.

Vedete me che l’anno scorso ho vinto come blog rivelazione. Rivelazione perché? Perché suppongo che i travaglini non l’avessero mai visto (dai, sono loro che guidano in massa le votazioni)
Cosa ho ottenuto: nulla, tranne un bel po’ di cazzeggio tra amici. Nulla e una intervistina corta corta sulla Gazzetta di Parma, vicino alle recensioni dei ristoranti e alle foto dei sedicenni in discoteca.
Figata eh.
Ho fatto un barcamp e per farlo bene come del resto alla fine è stato mi son potuta basare solo sulla mia testardaggine. Non ho avuto ulteriori offerte lavorative. Non mi hanno regalato cellulari. Non mi hanno proposto di scrivere libri. Non ho avuto oltraggiose botte di culo derivanti dalla gestione di questo blogghino.
Cioè, basta pippe. Non è che se vinci un MbA diventi chissà cosa. O sei un bravo comunicatore/cazzaro/testadimminchia o non lo sei. Tolto che se rivinco qualcosa faccio nuovamente l’istriona sul palco e casino cogli amichetti (potrei prepararmi qualcosa, ma poi porta male, quindi improvviserò) (sì, l’anno scorso tutti salivano mogi mogi sul palco, scazzati come se paresse brutto e io invece ho esultato come se avessi vinto i Mondiali)

Se volete votarmi la scheda è questa. Naturalmente tengo molto all’ultima categoria, perché il nome è orrendo. E anche perché mi pesa il culo: non voglio andare all’ikea a comprare il secondo reggilibri. Su, da bravi. Veh.

27/9.

Son passati 16 anni quando io ero lì in cucina coi gomiti sul tavolo di granito, con fuori il tempo che era meno caldo di adesso, e la mamma rientrava dandoti la notizia e mettendosi a piangere. E tu che l’abbracciavi e non riusci a esternalizzare nulla. E non sei riuscita a esternare nulla per anni. Forse fino all’anno scorso, due anni fa. Fino a crollare su se stessa, infatti. Tenersi tutto dentro. Con nessuno che ti capiva o che si sforzava a farlo, capace solo di giudicare e di vedere le cose dal suo pusillanime punto di vista. Tenersi l’accanimento del mondo e del fato. Tutto dentro, senza infierire ma dandosi la colpa perché magari non si fa abbastanza per opporsi a tutto questo.

Mio nonno mi manca, perché era l’unico uomo che mi abbia mai voluto bene per davvero.

Santi, navigatori e dislessici.

Una cosa ho imparato negli ultimi due anni. Devo scrivere per due cose:

  1. non ricordo cosa mi dice la gente(TM), specie al telefono
  2. la gente(TM) equivoca le cose, ed è pronta a dire che non aveva mai detto ciò. 

Quindi ho preso il via ad avere comunicazioni con chiunque via email: professori, medici, amministratori di condominio, vicini, colleghi e via andare.
Il problema è che ho notato che in Italia, appena vai a frasi più complesse di soggetto+predicatoverbale+predicatonominale/complemento oggetto, la difficoltà di apprendimento è massima, quella di comprensione inficiata: infatti ti rispondono fischi per fiaschi e tu vai a rileggere la tua email, che la quotano sotto, e dici "ma solo io mi capisco da sola?". Poi prendi un tuo amico, il primo online, e chiedi come interpreta il testo che tu hai composto, e anche il tuo amico lì online che legge mentre litiga su friendfeed o guarda cose su youtube la intende come tu l’hai partorita. E quindi boh, ti abbatti perché pensi che la tua intelligenza è sprecata, e quindi riscrivi una mail che è la parafrasi della prima ma in modalità floppino-linguaggio-dueenne. E lì capiscono, anche perché perdio, capirebbe anche il mio cane se ne avessi uno.

Il problema è che a volte noi scriviamo solo parole, ma la gente è messa davvero tanto male (io l’ho detto che la paroxetina andrebbe sciolta nell’acqua del sindaco) che cerca metasignificati o è così prevenuta nei tuoi confronti che cerca per forza un dolo.
E se li mandi affanculo si offendono.

Poi dici che uno userebbe il kerosene ovunque.

No sense of doubt, for what you can achieve.

Sono così stanca, ma stanca dentro eh, mica solo stanca di quella stanchezza che te risolvi dormendo. No, perché la mattina mi alzo e mi sembra di aver limonato con dracula. Quindi boh, sarà stress, sminchiamento mentale, puppaggio di risorse vitali.
In totale in pratica neppure due caffè e una red bull senza zucchero mi tengono al massimo delle forze. Sarò al 40%, poi a un certo punto i miei neuroni producono suoni simili al repertorio del Pagliaccio Baraldi e lì capisco che no, gnafò.

Son così stanca che stanotte mi ricordo di aver sognato tra le altre cose che intervistavo gli Editors. Cioè, quindi quella cosa che magari tu prima di addormentarti ascolti qualcosa o vedi qualcuno e poi il cervello rielabora è vera. Avevo ascoltato Papillon, un po’ di volte, ecco. Quindi sai quante volte devo aver fatto sogni tipo Esplorando il Corpo Umano con tutti gli Anticorpi grossi come peluches. Fico.
Dicevo, stanotte poi mi ricordo ‘sta cosa di intervistare gli Editors, e pensare che mi pare stessero facendo un concerto in un luogo che somigliava così tanto a sottocasaachianciano che era una roba incredibile, quindi, ‘sto mashup di cose. Ma lì per lì mica uno ci pensa. Ecco, poi quando giungo a Tom Smith oltre a parlarci e a registrare un sacco di banalità dopo gli do il biglietto da visita e gli spiego cosa è una moo card.
Cioè.

Tutto questo non va affatto bene

All the past will be moon dust that flies, from where we lay.

Del periodo fa dicevo, o forse scrivevo che sembra come se mi avessero tolto il mio tempo di vita.
Nel senso, io poi dopo faccio una megacrasi e dico che ho una vita di merda, e voi vi preoccupate o boh, se siete cattolici o fan della vita vi incazzate. Il fatto è che è tutto più grosso di aver avuto dei problemi, di un po’ tutti i generi.
Io penso, che pur essendo una roba brutta eh, a volte quando ti capitano dei problemi ma in qualche modo hai una sorta di maturità pur essendo sempre botte che mandano lo zen affanculo forse le affronti meglio.

E riflettendo un po’ invece io mi sono accorta che ho saltato l’adolescenza. Non ho potuto viverla. Mi da un po’ fastidio pensare che stia iniziando a recuperarla adesso. Anche perché non si recupera. Cioè, nel senso che non è che se una cosa non riesci a farla a 18 anni a 28 magari la recuperi come se passassero un film fuori stagione al cinema e il biglietto vale ancora. Se ci penso mi rode. Se ci ripenso dico che almeno ho ancora pochi doveri e quindi posso recuperare-non-recuperare quello che non mi son potuta permettere.

[certo, tranne che tu voglia recuperare un concerto di Jeff Buckley e lui -incidentemente- è crepato]

Se c’è una cosa del destino scritto, beh, allora il mio l’ha sceneggiato Moccia e l’ha vergato un medico.

C'è qualcosa nell'aria.

Domani andiamo dritti sulla Gazzetta. In quanto c’è gente che sotto casa mia (there’s no place like home) sta sparando dei botti tipo capodanno a beirut. E siccome siamo tutti in una specie di corte si sono alzati suoni dalle finestre, suoni amicali del tipo:

"EHI CAZZOFAI, SCEMO. VAI A CAGARE, VAI DA UN’ALTRA PARTE A ROMPERE IL CULO, MA VA A CAGARE."

[mi han fregato l’idea della festa nel cortile condominiale]

Ora aspetto di vedere se a questi due qua fanno un culo come un paiolo. Quasi quasi poi registro e mando a studioqualcosa.

Mejo 'a guera.

Ci ho così un abbattimento, un abbacchiamento e un’ansia che davvero quando ti capitano queste cose ti pare che tu sia ritornato dalla Guerra di non so cosa e appena senti un rumore, un qualcosa, sobbalzi e non dormi.
La trincea.