Il Solfo.*

In realtà non so bene perché, ma quando si stava tutti assieme mio padre era refrattario a tutto: a fare più di 3 passi consecutivi, mettersi in costume, fare cose che mostrassero perlomeno la prestanza fisica di un bancario.

Nulla.
Ricordo che quindi nella mia vita a Bagni San Filippo ci si andò due volte. Una era chiusa la piscina, l’altra ero piccola, e ricordo anche come ero vestita. E ricordo che tornando qua a casa, in hotel, puzzavo di zolfo in un modo abominevole. Uhm, ed ero anche bordeaux. Ci avrò avuto o 5 o 6 anni eh.
Oggi ci son riandata tanto per eliminare i momenti in cui sto a far nulla.

Credo che sia stata in acqua a riprese un paio d’orette. Poi avevo sonno in macchina, mi sentivo fiacca, non riuscivo neppure a pensare. E’ un po’ il meccanismo dell’acqua sopra i 38 gradi che giova alle crisi di panico e di ansia. Anche se quella a 42 gradi è pacifico che mi stenda (uscendo dai Bagni Rudas, anche lì, dovetti riposarmi)
Ora mi sento la spalla destra (malconcia da epoche, riacutizzata da quando faccio palestra e me ne fotto dei dolori) meno dolente.
E non puzzo come un cerino.

*Lo diceva il prof di inorganica.

We will be victorious.

Mi sento così bene che se fossi tirata sotto da un autoarticolato ne gioverebbe la mia salute.
Intestino dimmerda.
Ehm.

Ecco, tipo che uno esce a provare a correre (impossibile in salita: qui, con una salita del 14% c’è gente che prende le curve a 60 all’ora e non ci sono marciapiedi. O perlomeno, ci sono. Un pezzo qua e uno là. E non c’è neppure una cosa che possiamo chiamare ciglio della strada. Quindi cazzo, cioè, dove metto i piedi, già che io cammino in modo strambo? Mah) e poi a trequarti sente dolori alla pancia che ecco, insomma, sembra lì la pubblicità dell’imodium, ma senza materia che chiameremo marrone.
Non vi dico quindi la performance nella falcata, uh.

La fortuna però di avere una malattia invalidante all’intestino da epoche è che è sempre sembrato che io abbia avuto gli addominali. E invece era pancia dura da budella infiammate. Figo no?

Ho scordato il rafforzante per le unghie.

Non invidiatemi, ché sto in un posto dove l’umts prende male, iil maggiore stabilimento balneare è stato rilevato da camorristi, ci sono solo bambini e vecchi, i vicini sono da trattamento sanitario obbligatorio,ci sono troppi umbridimmerda, l’ex sindaco mise l’avvocato ai parenti stupratori e forse riapriranno anche la centrale nucleare.

Secondo un voltantino dei TdG ci stiamo avvicinando alla morte e alla fine del mondo: soluzioni brevi per rallegrarvi.

  1. Qualcosa deve esserci. Io credo che tutti facciamo parte di una grossa materia che poi non so spiegare, ma sai quella cosa lì, che credo, che poi domani siamo tutti lì e poi tutti assieme c’è questa felicità lì nello spirito. Questa grande luce, questa grande pace. Poi l’hanno detto anche da Giacobbo lì, mi pare. Ecco. Che bello.
  2. Credo che ci sia un aldilà, quello che si vede dopo la luce nel tunnel e cose simili. E l’aldilà non potrà essere così brutto poi, suvvia. Poi non ci saranno i laghi d’ambrosia, però si spera manco le liste d’attesa eh. Non ditemi che c’è burocrazia. Cioè, non può essere tutto come qui, no? Non dirmi che si rinizia daccapo. Argh.
  3. Non esiste nulla. Finalmente ci toglieremo dalle balle, non sporcheremo più, non consumeremo più e anche Lui sarà morto e senza cigni a fare il bagnetto. Tanto la pensione non l’avrei mai presa. ‘A Livella, signo’.
  4. Ho metà libreria Billy piena di liquori. Dammi una mano e un esofago, prima che sia troppo tardi!

[le opzioni mi son venute in mente sotto la doccia e il volantino ahimé era davvero nella cassetta della posta]

Volli, fortissimamente. Quasi.

A partire dal 2007 il mio pensiero, speranza, fine spesso più anelato è riuscire a fare kaputt delle mie funzioni vitali.

Naturalmente, come tutte le cose che spero e che mi auguro anche questa pare non voglia verificarsi.
Devo iniziare a fare una scala delle mie priorità: mi concentro sul voler vincere il Grande Fratello. Ops, già ci ha pensato quell’altra. Uhm.

Ombelicale.

Io un giorno volevo scrivere un post su quanto fa bene il Pilates, ché ho iniziato a praticare il Pilates e dopo aver creato con dolore gli addominali profondi (perché fa male sia se non li hai più, sia se hai avuto una storia medica come la mia) (pensate, del resto, che ho delle microemorragie ogni volta che faccio addominali profondi) e anche messo bene i paravertebrali non ci ho più mal di schiena. Poi ci ho gli istruttori lì che mi seguono bene bene e quindi io ci sono affezionata, alla mia palestra.

Poi ho pensato, venerdì, mentre lo facevo, che spesso nel Pilates ti dicono "guardatevi l’ombelico".
Insomma, è una disciplina da blogger.

You know I still adore you, But in a different kind of way.

A me un po’ danno fastidio quelli che si mettono a inizio giornata col quotidiano e neppure riescono a finirlo per quando è ora di dormire e portano lì la stampa a contatto col lenziolo. Mi danno fastidio perché, beati loro, non sono come me. Io ho una percentuale di noia molto alta. In un posto nuovo e in una situazione nuova mi annoio dopo circa 36 ore. Di più non reggo.
Ma è da quando ero piccina. Dai Topolini in poi. Un Topolino, io, lo finivo in tre ore. E poi? Poi lo fissavo, però non prendeva vita di suo. Quindi lo rileggevo. Imparavo a memoria le storie. Poi le ridisegnavo o rimodificavo i testi a parte.
Mi annoiavo.

Mi annoio tutt’ora quando torno dalle mie parti e fisso il tutto, la mia routine, andare in stand by. Non ci sono abituata: io mi rilasso correndo, o dormendo. La posa un po’ da anziano panchinaro mi fa soffrire e mi fa alla fine sentire inutile. Poi parto coi ragionamenti, le pippe, il notare che l’acne mi ha scartavetrato le guance, che c’è la ragnatela, sentire i rumori anche dei più bassi decibel, inizio a spostare cartelle sul pc, inizio a guardare gli armadietti in bagno. Mi incurvisco, mi metto a letto, esco a passeggiare e mi deprimo. Per quello le mie ferie ideali sono capire come e in quale stazione metro scendere. Io, voi che vi rilassate non facendo un cazzo, vi invidio, porcatroia. Io mi annoio. Ma di brutto. Cosa che a forza di repliche di Rex, d’estate, so i dialoghi a memoria.

Anche ora mi annoio. Ma c’è la internet. C’è friendfeed, tumblr, facebook, il newsgroup, la radio, le mail, twitter, la chat. Diciamo che la noia arriva, ma alla 38esima ora.
Nah, scherzavo.

Mi son rotta le palle pure di scrivere, tipo.

Domattina ci riprovo.

L’avere in sottofondo nei negozi Gemelli Diversi, Zero Assoluto e Marco Carta mi ha impedito di poter scegliere capi. Poi, con colonne sonore più ascoltabili mi sono accorta che la qualità delle cose faceva schifo.
Rimpiango i saldi di Vienna. Specie per i negozi di scarpe. E sì, per le taglie per quelle alte più di un metro e un rutto stereofonico.

[sto diventando un po’ pretenziosa, suppongo]