Low carb delimortacci tuoi.

Odio abbastanza la mia svolta salutistica fisica.
Non nel senso che non mi vedrete più con boccali di birra e che sono diventata vegetariana. La seconda, presumo, in vecchiaia. La prima anche no. Suvvia, ci sono cose a cui gli esseri umani non possono rinunciare ed ho deciso che queste tre sono il Brunello di Montalcino, la Palinka e la Birra.

Per arrivare quindi con abbastanza fisico per zompettare ai concerti, far foto e pogo involontario e per resistere a ciò che mi scofanerò sotto le ferie natalizie mentre voi vi rompete coi parenti ho deciso da settembre di darci dentro dibbrutto con gli allenamenti.
Tipo in una settimana fare pilates, acquawalk, trx e gravity può andare bene.
E correre.
E convincersi di farcela. Ché fa bene alla testa. Io spesso fisicamente proprio non ce la faccio. Ma proprio no. Però è una cosa di testa, controllare il fisico. Tipo a volte guardare il braccio, pensare dalla testa ehi, ti dovresti piegare sai? e il braccio ti guardatipocome "eh?". Però dopo un po’ reggi. Non so come mai. Ti ci sforzi tanto ed è la cosa più figa dell’anno esserti rimessa un attimo apposto. Ehi, non dimagrita, ché qui si va per avere il pareggio di bilancio. Ma avere meno dolori ai muscoli, stare in piedi ore senza problemi… oh, per me per come mi ero ridotta in due anni di immobilità è tanta roba.
Poi, come ti scarichi esercitandoti, è una roba che non ci potete credere, voi livorosi.

Se voi litigoni del socialnetwork vi faceste più sport ci scartavetrereste meno la minchia.
Garantito.

Lo sciopero dei malati di SLA.

C’è questo piccolo problema che quanto pare ci sono battaglie più fighe per cui alcuni donano anche dai loro telefonini e battaglie in cui servirebbe solo far rumore e mettere a disposizione tutta la propria solidarietà e che invece non frega a nessuno.

[chiedo già scusa anticipatamente se turbo la sensibilità di qualcuno, ma normalmente le mie cose nel mio cervello sono viste così, e io ve le riporto]

La SLA è una malattia di merda. Non pensate la prendano solo i calciatori. Il caso che conosco bene io era quello di un idraulico, che sette anni prima aveva iniziato un po’ a inciampare sul pavimento un po’ come se al posto delle mattonelle ci fossero dei tappeti. Poi piano piano i sintomi si sono aggravati. E noi qua al locale nosocomio ce l’avevamo ricoverato (dei 3 era il caso in fase avanzata) in pneumologia, anche se era seguito da una equipe di 5 medici (cardiologo, pneumologo, neurologo, nefrologo e internista)
Te entravi lì in stanza e vedevi questo signore di quarantatre anni obeso, la notte attaccato al respiratore, con gli occhiali da sole per non farti vedere come li buttava qua e là e la lingua ormai di fuori perché aveva perso il controllo dei muscoli faciali. E la moglie che continuava a parlargli e a asciugargli la saliva. E tu che non sai e neppure gli altri se ti sente o ti capisce più o meno. Tanto non può muoversi, non può più fare nulla. E te che sei ai primi anni di medicina e non vuoi arrivare in fondo solo per farti il Cayenne che ti fai tante domande, e inizi anche a capire lì che il rapporto non è solo medico-paziente. E’ come quando ti sposi: non ci hai solo il marito, ma tutta la famiglia. Anche lì devi sentire la pressione di ciò che ti dice la legge, e la pressione di quel che pensano i famigliari. Con uno che lì ha ‘sti casi, con una persona che fino a qualche anno prima aggiustava tubi e ora non sai neppure dirgli come mai si è ridotto così a sua madre.

Io ammiro queste famiglie, ammiro il loro coraggio, o non so, il loro attaccamento alla vita, la loro incoscienza. Io se sapessi di avere la SLA preferirei optare per il suicidio prima. Invece la moglie di quell’idraulico, che non aveva neppure 40 anni, avrebbe pagato chi di noi avesse fatto una tesi sulla SLA e sulla malattia del marito.
Io non ne ho le palle, mi dispiace. Mi ci incazzo troppo con la natura e una malattia del genere.

Per quello non capisco perché tutti i pretini/cattolichini dimmerda che stanno lì a fissarsi sul crocifisso e che hanno tanto sfrangiato le palle per il caso Welby non vogliano perlomeno dare una minima solidarietà a queste persone che vorrebbero essere curate e assistite a casa. Perché le cure a casa costerebbero molto di meno che in ospedale e inutile dire, il malato a casa è più a suo agio. Serve assistenza. Non possiamo lasciare queste famiglie da sole. Ok, non saranno bambini, non saranno terremotati, ma è un dramma grandissimo. Potrebbe colpire anche voi, ricordatelo. perché quanto pare se non si toccano mai queste corde la gente non si sensibilizza.
Se volete farvi una vostra idea sul tutto questa è la rassegna stampa.
Che ci sia solo l‘associazione Luca Coscioni in Italia che si preoccupa di tutto questo a me fa girare le palle.

Trovare argomenti è un dramma.

Pensare che per scelta editoriale non parlerò di Barbareschi assenteista perché a fare il politico si guadagna troppo poco (bestemmierei), Marrazzo e Silvio (un coglione e uno stronzo), influenza A (probabilmente già l’ho presa, visto che ieri per fare mezz’oretta di pesi mi girava il capo), il declino di Robbie Williams, la tristezza dei BSOD, la gente che sbrocca, le ore di sonno etc etc.

Oh, è difficile tenere una linea editoriale eh.

In tutto questo vorrei mandare un cordiale vaffanculo a chi mi voleva consigliare paleopatoantropologia. Cioè, sarei dovuta stare lì tipo il gatto che rovista nell’umido. Mah.

La nebbia, il traffico, i semafori, il parcheggio.

Sono un po’ sempre più allergica ad andare nei centri delle mediograndi città.
Sarò una provinciale dimmerda, ma non mi spiace esserlo. Ciò significa andare Milano e Bologna. E irritarsi. No, il treno non lo prendo: è scomodo, non mi piace stare con altra gente dentro la sera, mi scazza a stare ad orari prefissati. Mi irrita. Mi irrita meno il traffico e fare Reggio Emilia- Bologna in due ore e 40. Mi irrita meno? Beh, rispetto al treno sì.
Ma il traffico, le tangenziali, la gente che non si sa come cazzo guidi mi da noia.

Poi mi spiegate perché ‘sti ingorghi a Berlino, a Vienna e a Budapest non ci sono (a Parigi, Milano, Bologna sì)
[grazie alla deliziosa gente che conosco per la serata di ieri, eh]

Rogna blutut.

Sìsì, bello aver gente che ti vuole bene eh, ma qui si è contadini e quindi persone di sostanza: checcazzi, non mi arrivano inviti neppure alla sagra della tigella, ma se non organizzo io non mi invita quasi nessuno (eccetto le ggd bologna), non mi regalano cazzilli tecnologici (massì, regaliamoli a quelli che stanno sempre in ufficio), non mi chiedono di scrivere neppure sui lucchetti dell’ammmore.

Poi dopo vi lamentate che la mia autostima va a pulire i cessi: qui vengo trattata come se avessi la rogna.

[se non avessi i miei contatti mo’ che ‘sto cancan avrei concluso qualcosa. Sarei a elemosinare la wifi in piazza duomo suonando dei bicchieri riempiti d’acqua, o d’altro]

Certe cose che le rockstar non son nulla: Paul Langerhans.

Voi vi chiedete come mai io segua tanto la musica: perché insomma, gli insigni studiosi e i cantanti fighi siamo lì. E io voglio fare un po’ l’anello di congiunzione.
Lo so che non va di moda, ma vorrei fare la figa col cervello.
Non quella che risponde che studia, ma quella un po’ con della figaggine comportamentale, dacché per il punto di vista fisico dovremmo fare tantotantotanto.

Poi ci son ‘ste figure a metà tra l’uomo e l’archiatra: tipo Paul Langerhans. Secondo me ha un nome che andrebbe benone anche per millemila gruppi indie. Paul era al quinto anno di medicina, voleva prepararsi una tesi e siccome all’epoca fare il medico era una cosa privilegiata in cui ti facevi un mazzo tanto con pochi mezzo (all’epoca?) gli dissero "ehi, tieni ‘sto pezzo di cute e guarda come le colorazioni metalliche ci beccan su, anziché metterle sul tessuto nervoso"

Quindi scoprì una serie di ragnetti, o un pandistelle alla rovescia, diciamo, che pensava fossero roba nervosa, ma solo anni dopo si scoprì che non. Ma capite che nel milleottocentoqualcosa ci si faceva solo le pippe sul microscopino ottico. Solo che essendo arrivato uno le chiamarono cellule di Langerhans.
Poi l’anno dopo se lo ritrovarono nuovamente tra i maroni, gli diedero la stessa colorazione e un pezzo di fegato e scoprì gli isolotti pancreatici e ci fece su la tesi.

Dopo essersi laureato andò in medioriente per vedere le malattie quelle che andavano in voga all’epoca, e infatti ne prese subito una. La Tubercolosi e la Lebbra tiravano un casino, e lui decise per il primo micobatterio. Sicché ecco, all’epoca era una sfiga totale e il vacondio era un po’ il medicinale più usato, lo mandarono un po’ a fare il tour costiero sperando che sole e aria di mare gli facessero meglio dell’aria di Berlino, e lo scaricarono a Madera. Ora, lui a Madera si trifolava i coglioni. E siccome non c’erano esseri umani a cui rompere iniziò a fare tutta una tassonomia di anellidi e invertebrati dell’isola, che disegnò con le sue manine. Quindi ‘sti animali di Madera, se siete in qualche modo biologi, li studi ancora sui disegnini di PaulLangy.
Finita di rivoltare tutta l’isola iniziò a pensare: "ehi, e se studiassi i fenomeni meteorologici?"

Poi a 41 anni, con una insufficienza multiorgano morì. Secondo me mentre stava studiando le muffe delle pareti ospedaliere.

Poi naturalmente a Madera ci fanno i convegni gastroenterologici.

[la storia seria, qua]