Ecco il nuovo spot TV per Amaro Lucano! #lucano1894

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Buzzoole
Ci era mancato: ma sta arrivando il nuovo spot pubblicitario dell’Amaro Lucano, in TV (e sui social) a fine mese dopo diversi anni di assenza. Un richiamo al pieno italian style di cui andiamo orgogliosi anche all’estero. Amaro Lucano è ricco di tradizioni, e coniuga oltre un secolo di antica sapienza con un aroma unico grazie alla perfetta combinazione di più di 30 erbe officinali.
Lo spot ha una regista d’eccezione come Milena Canonero, che ha vinto 4 premi Oscar per il miglior costume ed è stata nominata altre 9 volte.

Il video è ambientato nell’Italia del fine ‘800.  conferma l’atmosfera di fascino e seduzione che hanno reso famoso l’amaro.
Che aspettate a… gustarvelo? :)

Bassano: arriva “Il Magnifico Guerriero”

“Il Magnifico Guerriero” farà il suo trionfale ingresso ai Civici Musei di Bassano del Grappa, accolto come il nuovo protagonista della già magnifica Sala dei Bassano che allinea 27 capolavori della grande famiglia di artisti. Per il pubblico, ma anche per gli esperti, sarà una straordinaria sorpresa.

Di ritratti di Jacopo Bassano se ne conoscono pochi, tutti molto belli. Ne posseggono uno i Musei di Los Angeles, di Budapest e solo pochissimi altri. Bassano conservava solo un prezioso piccolo ritratto su rame del doge Sebastiano Venier, uno dei protagonisti della battaglia di Lepanto (1571).

Una lacuna di un grande ritratto è colmata ora dall’arrivo di questa tela (cm 109×82) che i Civici Musei hanno ottenuto in comodato gratuito, omaggio del possessore al Museo che è il fulcro degli studi intorno a Jacopo e alla sua famiglia.

“Il Magnifico Guerriero”, o più esattamente “Il ritratto di uomo in armi” rappresenta un affascinate nobiluomo dalla fulva, curatissima barba. Non un giovane ma un uomo maturo, certo aduso al comando ma soprattutto ad una vita raffinata lontano dai campi di battaglia.
Indossa una preziosa corazza alla moda dell’epoca, che lo costringe, ma che non riesce ad ingabbiare la sua grazia e la sua flessibilità.
Le lunghe dita, curate e perfette, non sembrano le più adatte a menar fendenti, così come il suo spadino di ferro e oro sembra più da parata che da battaglia.

Secondo Vittoria Romani dell’Università di Padova, che ha avuto il merito di ricondurre a Jacopo Bassano questo autentico capolavoro già attributo a Veronese e a Pordenone, il ritratto è databile agli anni immediatamente seguenti il 1550, ovvero al momento più altamente manierista del maestro.
Che si tratti di un’opera altissima di Jacopo lo afferma anche Giuliana Ericani, già direttore dei Civici Musei di Bassano, che ha stimolato la concessione del Ritratto per la Sala dei Bassano.

“Il Magnifico Guerriero” era finito all’estero. Lo si ritrova nel ‘700 a Melbury House nel Dorset. Va sul mercato da Christie’s nel 1968 con l’attribuzione a Paolo Veronese, non condivisa da Giuseppe Fiocco che lo riconduce invece al Pordenone. È un’opera sicuramente interessante, tant’è che di essa si occupa anche Federico Zeri.

Vittoria Romani, nello studio redatto intorno a questo capolavoro, rileva che “La condotta pittorica dell’uomo d’armi appare… in sintonia con il clima lagunare, e anzi qui Bassano, che nei ritratti giovanili condivide il registro obiettivo di Lotto e di Moretto mostrando una peculiare riservatezza di sguardo verso i ritrattati, raccoglie la sfida tutta lagunare, risalente al magistero di Giorgione, degli effetti di luce incidente e dei riflessi sulle superfici specchianti delle armature. Colate di materia accesa nei punti di massima luce si alternano a una scrittura in punta di pennello, volta a risaltare gli ornamenti con l’oro spento e a cogliere i bagliori dei profili e della cotta di maglia che luccicano nell’ombra. Il grigio del metallo vira in azzurro nell’ombra, si mescola a riflessi bruni e si accende sul fianco sinistro del rosso della camicia. Su questo brano di pittura balenante di luce si innesta con un peculiare contrasto il volto leggermente reclinato sulla spalla, che introduce una nota sentimentale inattesa, gli occhi rivolti altrove, sgranati e liquidi”.

Tolte alcune ridipinture, eseguite tutte le indagini, il Ritratto ricompare all’asta newyorkese di Sotheby’s all’inizio del 2013, proposto a poco meno di un milione di euro. Ora, rientrato in Italia, torna a Bassano, accanto ai capolavori della Famiglia.

Questo rientro è festeggiato con una serie di iniziative di prestigio: l’uscita di tre volumi degli Atti del Convegno sui Bassano del 2011, la pubblicazione del catalogo completo delle opere dei Bassano patrimonio dei Civici Musei della Città, l’esposizione, a Palazzo Sturm, di una selezionata parte del poderoso corpus di incisioni tratte da Jacopo.

Il Magnifico Guerriero
Bassano a Bassano
Bassano del Grappa, Civici Musei
19 gennaio 2016 – 31 gennaio 2017

Museo civico piazza Garibaldi 32 Bassano del Grappa
orari
: martedì – sabato 9:00 – 19:00 domenica e festivi 10:30 – 13:00 e 15:00 – 18:00 chiuso i lunedì non festivi, Natale, Capodanno, Pasqua

Biglietti:
intero € 5,00, ridotto: € 3,50
Dettagli, agevolazioni e riduzioni saranno consultabili nel sito www.museibassano.it

Per informazioni:

Musei Civici Bassano del Grappa
0424.519901/904 info@museibassano.it www.museibassano.it

“L’Imperatrice”: una cortigiana racconta la Roma dei Borgia e di Raffaello.

“L’Imperatrice”: una cortigiana racconta la Roma dei Borgia e di Raffaello. Una storia di 500 anni fa, una donna di oggi. Dal 26 novembre in libreria
“L'Imperatrice”: una cortigiana racconta la Roma dei Borgia e di Raffaello. Una
storia di 500 anni fa, una donna di oggi. Dal 26 novembre in libreriaBella, colta e astuta, fin dalla nascita Lucrezia è stata educata per diventare la regina delle cortigiane. Corteggiata dagli uomini più potenti della Roma che conta, viziata da prelati e signori, modella nientemeno che di Raffaello per il “Trionfo di Galatea”, la giovane conquista in fretta successo e agiatezze. Il prezzo? La schiavitù di un ruolo che sente sempre meno suo. “L’ Imperatrice” è il primo romanzo di Silvia Vaccari, edito da Fazi. Una storia vera ma dimenticata, che ha compiuto da poco i suoi 500 anni e anche solo per questo meritava di essere raccontata

Roma, inizio Cinquecento, pieno Rinascimento. Nella città del papa Borgia fioriscono le arti, i cenacoli letterari, le sontuose feste di corte, ma anche gli intrighi di potere, lo sfarzo, gli eccessi. Sono questi gli anni in cui cresce Lucrezia, figlia di una prostituta e di un importante prelato, educata per raggiungere un unico obiettivo: diventare l’imperatrice delle cortigiane. La sua vita – una storia vera – è raccontata nel primo romanzo di Silvia Vaccari, “L’ Imperatrice”, edito da Fazi e in uscita il 26 novembre in tutte le librerie.
Fin dalla nascita Lucrezia è stata educata per diventare la regina delle cortigiane. La madre investe energie e denaro per fare di lei una meretrix honesta: bella, colta e scaltra, regina dei salotti della Roma che conta. Ma le aspettative superano di gran lunga ogni più rosea previsione: nei primi anni del ‘500, sotto il pontificato di Giulio II, Lucrezia – poco più che ventenne – è conosciuta come “Imperia” ed è già una delle donne più famose del suo tempo. Corteggiata dagli uomini più potenti di Roma, viziata da prelati e signori, la giovane conquista in fretta successo e agiatezze.
La nota persino Raffaello, che la sceglie come modella per il suo celebre dipinto “Il trionfo di Galatea”. E così, se Tracy Chevalier ne “La ragazza con l’ orecchino di perla” inventava un romanzo partendo da un pittore (Vermeer) e da un quadro realmente esistiti, qui Silvia Vaccari racconta la storia – documentata – di questo incontro tra due personaggi reali.
La storia di Imperia è vera: l’autrice ha impiegato anni per documentarsi sui dettagli della vita quotidiana dell’epoca e per mettere insieme tutti i particolari della vicenda, facendo sì che l’ambientazione e gli scenari fossero rigorosamente veritieri. Frutto della fantasia sono i soli personaggi minori e, naturalmente, il profilo psicologico dei protagonisti.
Sullo scenario della Roma dei Borgia e della rinascita delle arti, fra cene sfarzose e incontri galanti, “L’ Imperatrice” è la storia di una donna che conquista tutti ma che non riesce a farsi conquistare, schiava di un ruolo – quello di cortigiana – di cui non riesce a liberarsi e che sente via via sempre meno suo.
“L’ Imperatrice” è il primo romanzo di Silvia Vaccari, edito da Fazi. Una storia vera ma dimenticata, che ha compiuto da poco i suoi 500 anni e anche solo per questo meritava di essere raccontata.
Silvia Vaccari vive a Bomporto, nella bassa modenese, e lavora da anni nella grande distribuzione. Ha scritto questo romanzo più di venti anni fa, tra l’89 e il ’95, quando Internet ancora non c’era. Tutte le ricerche sono state fatte a mano sui volumi impolverati dell’Archiginnasio di Bologna.
La scheda del libro
Autrice: Silvia Vaccari
Titolo: L’imperatrice
Editore: Fazi
300 pagine
Euro 12.50
ISBN 978887625557-1
Disponibile anche in eBook

Impressione astratta: capolavori grafici dalla stamperia Albicocco

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Impressione Astratta

Capolavori grafici dalla stamperia d’arte Albicocco

 

Galleria d’arte moderna e contemporanea Armando Pizzinato – Pordenone

21 novembre 2015 – 28 febbraio 2016

 

Inaugurazione sabato 21 novembre, ore 18

Corrado e Gianluca Albicocco

 

La mostra Impressione Astratta – capolavori grafici dalla Stamperia d’arte Albicocco, che si inaugura per iniziativa del Comune di Pordenone/Assessorato alla Cultura, nella Galleria d’arte moderna e contemporanea Armando Pizzinato sabato 21 novembre alle 18 per chiudere il 28 febbraio 2016 ripercorre oltre 40 anni di lavoro della Stamperia d’arte Albicocco di Udine – una delle eccellenze del made in Italy targato Friuli – presentando le opere calcografiche di alcuni tra i più importanti e influenti maestri dell’arte contemporanea. Ne risulta uno spaccato significativo di opere astratte e informali che portano la firma di Emilio Vedova, Jannis Kounellis, Giuseppe Santomaso, David Tremlett, Carla Accardi, Nunzio, Walter Valentini, Carlo Ciussi, Aldo Colò, Giovanni Frangi e molti altri: circa 90 opere per una ventina di artisti, che testimoniano la moltitudine di tecniche sviluppate dalla Stamperia in comunione con gli artisti stessi. Sono immagini di straordinario valore estetico e culturale, che documentano inequivocabilmente, come il segno grafico risulti particolarmente congeniale all’espressione di un concetto astratto, al punto da poter affermare che tutta l’arte astratta è stata sostanzialmente un’arte grafica e, come tale, particolarmente sensibile alle tecniche di rappresentazione grafica.

L’insieme della raccolta è un “unicum” nel suo genere e ha il pregio non solo di riunire assieme l’opera grafica di artisti di varia estrazione e formazione culturale ma anche di mostrare al pubblico la grande versatilità espressiva del mezzo tecnico calcografico. In mostra, infatti, sono esposti esclusivamente lavori calcografici frutto di una sperimentazione astratta che si costituisce secondo le regole e i procedimenti tecnici dell’arte grafica e della stampa. La raccolta documenta dunque, senza pretese di esaustività, una stagione creativa dell’astrazione italiana non ancora conclusa, che ha vissuto proprio nella stamperia di Udine, uno dei suoi momenti di maggior gloria e che, al contempo, ha visto il Friuli e, più in generale, l’area del nord est d’Italia, recitare un ruolo da protagonista anche nel campo delle arti decorative, con la presenza sul territorio di alcuni straordinari interpreti dell’astrattismo concreto e dell’informale italiano, quali sono stati Emilio Vedova, Giuseppe Santomaso, Armando Pizzinato, Carlo Ciussi e Aldo Colò, a conferma del respiro internazionale di una cultura di frontiera in continuo divenire e in rapporto dialettico con le confinanti realtà artistiche, specie quelle di area slava e germanica.

E proprio all’arte di questi maestri dell’incisione friulana la mostra riserva un’attenzione particolare. A iniziare dal caso emblematico di Emilio Vedova, legato allo stampatore da un lungo sodalizio artistico e da un prolifico rapporto di collaborazione (al punto da conferire a Corrado Albicocco il ruolo di stampatore fiduciario delle sue matrici). Si respira nelle sue incisioni – quasi esclusivamente in bianco e nero e che combinano procedimenti d’incisione diretta (puntasecca, bulino, morsura acida a pennello) e indiretta (acquaforte, acquatinta, maniera a zucchero) una dimensione quasi sacrale dell’agire creativo.

Anche Giuseppe Santomaso (già appartenente al Gruppo degli Otto e veneziano come Vedova), con il suo senso di astrazione lirica, è ben rappresentato da un nucleo di opere particolarmente significative, dove l’eleganza del segno impagina architetture di forme primarie, semplici e senza tempo. Di Armando Pizzinato, cui è dedicata la galleria pordenonese, sono presenti due prove grafiche, di grande spessore espressivo, che mostrano l’estrema versatilità del suo segno nella resa astratta del soggetto.

L’astrazione condotta da Carlo Ciussi attraverso il linguaggio grafico è, invece, quasi estrema, ricca di riferimenti culturali, che spaziano dal suprematismo russo all’avanguardia americana del secondo dopoguerra; per poi giungere a un’astrazione di forme elementari, fatta di segni e superfici cromatiche, di piani geometrici e larghe campiture materiche.

L’opera calcografica di Aldo Colò, si caratterizza per le sue ritmiche geometrie di elementi primari, rettangoli, quadrati, losanghe e semicerchi, che fluttuano sulla superficie del foglio seguendo l’armonia di una musicalità “cosmica”.

Il percorso espositivo prosegue ampliando lo sguardo sull’astrazione italiana dell’ultimo mezzo secolo, con alcuni significativi esempi di ricerca visiva operata dai pittori astrattisti di area romana e milanese, che hanno in diversi momenti collaborato con la stamperia Albicocco. Fra essi emergono le grafiche di Carla Accardi (con la sua calligrafia cromatica), di Piero Ruggeri (rappresentato da un suggestivo intreccio), per finire con le costellazioni, le porte del tempo, le immaginifiche volte celesti di Walter Valentini. Di estremo interesse anche le incisioni a rilievo, su lamina metallica, dell’urbinate Enrico Ricci, dalla astrazione materica di raffinata fattura formale e ricercata estrazione culturale.

Spiccano i recenti lavori grafici realizzati da artisti di grande spessore e respiro internazionale: dalle monumentali impronte materiche dei Cappotti al carborundum di Jannis Kounellis, alle geometrie minimaliste dei wall-drawings, ricompresi nelle delicatissime e preziose traduzioni grafiche, all’acquatinta, di David Tremlett, alle memorie astratte, d’impronta esistenziale, di Albert Merz, all’essenzialità trascendente del segno calligrafico di Kengiro Azuma.

Interessante anche la sezione dedicata a pittori e scultori italiani (anche delle ultime generazioni), convertiti all’espressione grafica tramite le tecniche dell’incisione calcografica, fra cui: Nunzio Di Stefano, Alex Corno, Mario Tudor, Massimo Poldelmengo, Mario Di Iorio, Marco Ciani, Renato Trevisan; per finire con le singolari per quanto accattivanti variazioni astratte, del gesto e del segno, di Luca Pignatelli, Giovanni Frangi e Klaus Karl Mehrkens.

Catalogo in mostra a cura di Corrado e Gianluca Albicocco, con testo critico di Roberto Budassi.

Galatine: Buone. Divertenti. Inimitabili.

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BuzzooleDevo dire una cosa: da quando bazzico l’Olanda il mio consumo di cose da smangiucchiare è aumentato, perché su se ne trovano di ogni… anche americanate non proprio sane.
Solo che a volte non trovo la cosa dolce che davvero mi manca dell’Italia e da cui sono dipendente sin da piccina: ebbene si, mi mancano le Galatine. Sono il mio peccato di gola, che alla fine è anche mezzo guilt free: una esperienza lattea fatta da 80% latte, con tutti ingredienti buoni e semplici; zucchero, miele, yogurt.
La cosa bella di portare le Galatine in regalo a qualcuno è che oltre ad essere una permissible candy che non fa sentire in colpa tutti quelli che sono a dieta è anche Senza Glutine!
Latte-e-Fragola_novita
Comunque, nella famiglia Galatine, ora si va a inserire anche Galatine Tavoletta Latte e Fragola: ci sono gli aromi naturali; è senza coloranti artificiali. La tavoletta al latte diventa solo, naturalmente, di un rosa molto fashionable, e i formati pink disponibili saranno in busta 115gr e formato Stick 36gr. Vi ricordo che comunque nella famiglia, approposito di formati, sono giunti anche quelli mini: per sentirsi ancora meno in colpa a prendersi un break lattoso :)

Palazzi: le mostre in Sardegna

Nasce AR/S – Arte Condivisa in Sardegna.
Il nuovo progetto della Fondazione Banco di Sardegna
inaugura il suo percorso con una
retrospettiva dedicata a Bernardino Palazzi.

La critica lo ha avvicinato, più o meno propriamente, a Degas, Boldini, Sargent, Carena e Casorati. Ma rispetto a costoro Bernardino Palazzi sa proporre anche altri registri, molti del tutto personali, segreti, ignoti agli stessi studiosi e al grande collezionismo.
Che ora, e finalmente, la retrospettiva che la sua Sardegna gli dedica in tre diverse sedi, dal 27 novembre al 14 febbraio, ha il merito di svelare.

L’iniziativa è realizzata dalla Fondazione Banco di Sardegna che con essa avvia un progetto ambizioso quanto necessario: “AR/S – Arte Condivisa in Sardegna”.
Partendo dal rilevante patrimonio d’arte conservato dalla stessa Fondazione, AR/S intende favorire la messa in rete di collezioni pubbliche e private, offrendole alla popolazione sarda e agli ospiti dell’isola, spesso per la prima volta, in mostre diffuse in più sedi nel territorio regionale. Il tutto accompagnato da momenti di approfondimento, incontri, laboratori, residenze d’artista e progetti di arte pubblica sul territorio.

Il focus di AR/S è concentrato sulla produzione artistica in Sardegna dalla fine dell’Ottocento ad oggi. Un focus che, come conferma già la mostra “L’occhio indiscreto. Bernardino Palazzi. Grafico, illustratore, fotografo”, curata da Maria Paola Dettori, non è rigidamente inteso.
Se, infatti, Palazzi è di origine sarda, essendo nato a Nuoro nel 1907, la sua attività artistica si è sviluppata in gran parte tra Padova, Venezia, la Liguria e Milano.
A trent’anni dalla scomparsa e a quasi altrettanti dall’ultima mostra a lui dedicata (Vicenza, 1987), Bernardino Palazzi viene ora indagato nella sua terra d’origine con l’obiettivo di restituirlo alla storia dell’arte europea del Novecento.

Tre le sedi espositive: il Museo MAN di Nuoro e le due sedi della Fondazione, a Sassari e a Cagliari, che da sole meriterebbero una visita per le caratteristiche architettoniche e il corredo artistico che le caratterizza.

Com’è negli obiettivi del progetto AR/S, questa prima mostra riunisce opere di proprietà di diversi soggetti sollecitati dalla Fondazione: il Banco di Sardegna e il Museo del Novecento di Milano in primis, insieme a diversi collezionisti privati, sardi e non, che hanno generosamente accolto l’invito a mettere a disposizione le proprie opere accanto a quelle appartenenti alla collezione della Fondazione Banco di Sardegna.

Saranno proprio le due sedi della Fondazione a Cagliari e a Sassari ad accogliere le tele più significative, quelle che meglio esemplificano i momenti più alti della carriera del pittore: i capolavori della pittura di nudo degli Anni Venti/Trenta (a Cagliari) e il tema del ritratto collettivo del mondo di intellettuali, come quello fermato nel dipinto Bagutta (a Sassari). Testimonianza di un pittore mondano ed elegante, ma insieme assai meno scontato e semplice di quanto possa apparire in superficie, per il quale la rappresentazione del corpo femminile sarà tema costante, soggetto amato e indagato per tutta la vita, ma che avrà nelle opere degli anni milanesi i suoi risultati d’eccellenza.

Nuoro, e il Museo MAN, ospiteranno invece un ricco catalogo di opere di grafica e illustrazioni, accompagnate da apparati documentari e interessanti inediti.
Nell’insieme non un’antologica, ma una mostra che presenta l’artista per quelli che unanimemente la critica e il mercato gli riconobbero come traguardi: il nudo femminile, il ritratto e l’illustrazione.
E, insieme a questi temi portanti, va in mostra il Palazzi inedito e privato. Compreso quello, privatissimo, dei disegni erotici e il Palazzi fotografo.

Si entrerà così nello studio e nell’universo creativo del pittore, dove il tema del corpo (e secondariamente anche dell’eros) scorre come una corrente sotterranea: e da qui tracima nell’intera sua opera, anche là dove non lo si immaginerebbe. Con il disincanto delle novelle del Boccaccio, i disegni erotici si palesano come divertissement in cui l’autore non ha remore a raffigurare per sé solo un mondo in cui è la sensualità a dettar legge, a dominare e travolgere, senza badare a ruoli, età, missioni.
La sezione fotografica presenta il materiale da lavoro, personale e privato, dell’artista: un corpus di immagini di studio, dove Palazzi ritrae sé stesso e, soprattutto, le sue modelle, le stesse che si ritrovano in diversi dipinti.

L’osservazione di questi materiali accompagna il visitatore lungo il percorso creativo del pittore, rendendolo “voyeuristicamente” complice dell’atmosfera del suo atelier, mai algida e distaccata, ma calda, intimamente vissuta come le lenzuola aggrovigliate sulle quali si distendono, sfrontate o pudiche, le sue modelle.

INFORMAZIONI:
www.fondazionebancodisardegna.it
Facebook: AR/S – Arte condivisa in Sardegna

27.11.2015 – 14.02.2016

MAN _ MUSEO D’ARTE PROVINCIA DI NUORO
via S. Satta 27 – Nuoro
orari: 10-13 | 15-19 (lunedì chiuso)
www.museoman.it

SEDI FONDAZIONE BANCO DI SARDEGNA
via San Salvatore da Horta, 2 – Cagliari
via Carlo Alberto, 7 – Sassari
orari: 10-13 | 15-19
www.fondazionebancodisardegna.it

Photolux : l’opera di Serrano non sarà esposta

PISS CHRIST NON SARA’ ESPOSTA AL PHOTOLUX

Il Photolux è diventato uno dei momenti culturali più importanti a Lucca, e si è affermato come uno dei più significativi a livello internazionale, come certificato dalle strette relazioni createsi con le più prestigiose istituzioni fotografiche in tutto il mondo.
E’ un successo costruito con passione, con dedizione, con fatica, e con scelte a volte coraggiose per quanto riguarda le mostre esposte in questi undici anni.
Per questa edizione ho voluto proporre un tema difficile e di sicuro controverso, “Sacro e Profano”, e l’ho fatto conscio che avrei rischiato, come direttore artistico e personalmente, di mettermi in una posizione complicata. Quando però due anni fa ho scelto il tema mai avrei potuto immaginare che oggi ci saremmo potuti trovare in un momento così intriso di terrore e di violenza.
Come più volte affermato, attraverso il Festival si è voluto esprimere la forza dell’Equilibrio e del buon senso inserito in un contesto di libertà che da visibilità alla realtà.

L’Arte “esce” dalla normalità e se c’è un’espressione artistica negativa, questa enfatizza ancora di più quella positiva. Perché quando c’è una contrapposizione, questa va ad esaltare la parte nobile.
La mostra, così come il Festival prescinde da ogni forma di fondamentalismo e di personalizzazione ed è fonte di libertà assoluta. Anzi spersonalizza tutto col fine di far emergere l’Arte sia che essa sia positiva che negativa al fine di introdurre un principio di libertà di espressione.
Il tema di questa edizione è “Sacro e Profano”, l’eterno dualismo che, alla fine, deve rappresentare la libertà, l’equilibrio e il valore del Sacro.

Il programma delle mostre è stato costruito con grande equilibrio, con attenzione estrema alla possibilità di permettere una comprensione massima del concetto sotteso a ogni lavoro. In questo contesto, quando si è concretizzata la possibilità di esporre una mostra di Andres Serrano, ho creduto che essa potesse rappresentare il punto di contatto ideale tra i due mondi, pur sapendo che alcune delle opere in essa contenute – e una in particolare – avrebbero potuto essere particolarmente problematiche. Nel 1987, quando fu presentata per la prima volta, Piss Christ creò naturalmente scandalo e ad esso seguirono anni di dibattito, tra chi la considerava solo blasfema e chi aveva compreso l’intento dell’artista che era quello di denunciare la mercificazione delle immagini rappresentanti il Sacro. L’opera ha vinto, nel HYPERLINK “https://it.wikipedia.org/wiki/1989″ 1989, il premio Awards in the Visual Arts messo in palio dal HYPERLINK “https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Southeastern_Center_for_Contemporary_Art&action=edit&redlink=1″ Southeastern Center for Contemporary Art e sponsorizzato dal HYPERLINK “https://it.wikipedia.org/wiki/National_Endowment_for_the_Arts” National Endowment for the Arts, un ente governativo statunitense che tutela e finanzia progetti a cui è riconosciuta un’eccellenza artistica.
I sostenitori dell’opera, le attribuirono un significativo esempio di HYPERLINK “https://it.wikipedia.org/wiki/Libert%C3%A0_di_parola” libertà di parola e di HYPERLINK “https://it.wikipedia.org/wiki/Libert%C3%A0_di_manifestazione_del_pensiero” espressione in campo HYPERLINK “https://it.wikipedia.org/wiki/Arte” artistico; tra i suoi difensori vi fu anche la HYPERLINK “https://it.wikipedia.org/wiki/Suora” suora e HYPERLINK “https://it.wikipedia.org/wiki/Critico_d%27arte” critico d’arte HYPERLINK “https://it.wikipedia.org/wiki/Inghilterra” inglese HYPERLINK “https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Wendy_Beckett&action=edit&redlink=1″ Wendy Beckett secondo la quale Piss Christnon aveva un intento blasfemo, ma rappresentava il modo in cui la società contemporanea si pone nei riguardi di Cristo e dei valori che rappresenta.
Come ha anche scritto lo storico d’arte, Germano Celant: “Serrano tende ad evitare qualsiasi mimesi legata all’apparenza delle rappresentazioni, con lo scopo di dare sostanza alle ombre che sono conscie e inconscie. Le rende manifeste, evitando allo stesso modo una connotazione positiva o negativa, così da renderle accettabili o meno, luminose oppure oscure, per proporre un’interpretazione che unifichi poli opposti. Di fatto la sua intera ricerca dipende da una sintesi tra gli opposti. La parte più bassa intrattiene un dialogo con quella più alta, l’umano con il divino, il terreno con il celestiale. Il suo lavoro fotografico assume una funzione che vuole riconciliare la vita carnale e quella spirituale, sesso e castità, sacro e profano […]
La fotografia è uno specchio dove l’osservatore è guidato verso la conoscenza più radicale di sé stesso, fino al punto di apparire tremendo, arrivando al rifiuto e alla condanna di questa visione, com’è accaduto con Piss Christ, 1987”
La mia convinzione era che, a quasi trent’anni di distanza, il lavoro di Serrano potesse essere visto in chiave storica, avendo esaurito la sua vis polemica negli anni.
Con dispiacere mi sono accorto invece che la coscienza socio-culturale ha dimostrato una inadeguatezza al riconoscimento della libertà di espressione artistica e ho dovuto constatare che i tempi e i luoghi non sono ancora sufficientemente maturi per il riconoscimento della libertà di espressione.
Al contempo, mi ha riempito di felicità trovare nelle istituzioni che sostengono il Festival e ne permettono l’esistenza – Comune, Provincia, Regione, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e Fondazione Banca del Monte di Lucca – un atteggiamento di assoluta apertura. Indipendentemente dal loro sentimento di non condivisione riguardo l’oggetto della controversia, esse hanno fortemente voluto far prevalere il rispetto della libertà di espressione artistica sopra ogni altra cosa. Lo stesso vale per tutti coloro che hanno espresso solidarietà al sottoscritto e al Festival. Ed è per questo che a loro va il mio più grande ringraziamento, perché mi hanno permesso di valutare la situazione e prendere una decisione senza ulteriori pressioni. Decisione che ho preso, e che è figlia di qualcosa che per me si pone al di sopra di tutto: l’amore per questo Festival.
Poiché il tema scelto oltre la sua altezza di ispirazione è un tema che può suscitare conflitti di natura ideologica, per come si è evoluta la situazione, tenere questa opera vorrebbe dire ridurre tutto il Festival a una sola fotografia e al dibattito su di essa. Tutto il lavoro fatto per costruire un Festival equilibrato e profondo, per portare a Lucca grandi autori internazionali, e per costruire intorno alle mostre un programma straordinario di dibattiti, workshop, letture portfolio ed eventi, sarebbe sprecato. E tutto questo per una fotografia che, al di la del suo valore storico, nulla potrebbe aggiungere alla ricchezza di questa edizione.

Il Festival non lo merita. Lucca non lo merita. I miei collaboratori, che lavorano con dedizione e impegno, e tutti coloro che credono nella Fotografia, non lo meritano. E soprattutto io, non lo merito.
Per questo, e cosciente del fatto che questa fotografia va a toccare in maniera così forte la sensibilità di moltissime persone e di tanti Cristiani che hanno manifestato il loro dissenso e ai quali vanno tutte le mie scuse, ho deciso che Piss Christ non farà parte di questa edizione del festival, e l’ho deciso con serenità, in modo che la polemica ideologica si possa svolgere su un altro piano e in altra sede risparmiando il contesto della manifestazione artistica.
Altresì prendo atto che l’integralismo mediatico ha compiuto un’operazione artistica mostrando il contestato ad un pubblico ancor più numeroso di quello del Photolux. Si è quindi consumato un abuso di potere artistico mediatico.

Enrico Stefanelli

A Lugano la prima mostra in Svizzera della Pittura Analitica

E’ Lugano ad ospitare la prima mostra della Pittura Analitica in Svizzera. L’evento s’inaugura, alla presenza degli artisti, giovedì 26 novembre alle ore 18 nello spazio di Primae Noctis Art Gallery.
Sebbene il movimento italiano, sin dagli anni settanta, abbia avuto una serie di riconoscimenti in molti paesi europei tra cui Germania, Francia, Inghilterra e Olanda, mai prima d’ora si era avuta l’opportunità di una rassegna organica in Svizzera.
L’unico appuntamento di rilievo ebbe luogo nel 1970 in occasione della rassegna Processo di pensiero visualizzati organizzata al Kunstmuseum di Lucerna in cui, tra gli analitici, era presente solo Giorgio Griffa. La relazione degli italiani con gli artisti svizzeri, tuttavia, è sempre stata molto intensa e tra questi vanno citati almeno Olivier Mosset e Niele Toroni fondatori nel 1966, insieme a Daniel Buren e Michel Parmentier, del gruppo BMPT.
Quella attuale, dunque, appare un’occasione particolarmente significativa per analizzare una delle esperienze più significative del dopoguerra e tutto ciò mentre la Pittura Analitica sta attraversando una fase di riscoperta e di rinnovato consenso.
Come afferma Alberto Fiz, curatore del progetto, “proprio oggi in un’epoca di grandi cambiamenti, diventiamo i naturali interlocutori di artisti non organici che nella loro specificità hanno dato vita ad un sistema complesso, privo di dogmi, in grado di riproporre con determinazione l’attualità della pittura intesa non come fine ma come mezzo rispetto ad una ricerca in continua evoluzione con forti ripercussioni sul linguaggio contemporaneo.”
Del resto, la mostra luganese (rimane aperta sino al 12 gennaio) giunge dopo un percorso proposto nei mesi scorsi da Primo Marella Gallerydi Milano attraverso due mostre in stretta relazione tra loro dov’è stata presa in esame la Pittura Analitica nei suoi differenti aspetti analizzando sia i fondamenti storici sia l’evoluzione più recente.
Da Primae Noctis Art Gallery tornano in scena gli anni ’70 con una rigorosa selezione di opere realizzate dai protagonisti del movimento, in particolare Enzo Cacciola, Vincenzo Cecchini, Paolo Cotani, Marco Gastini, Giorgio Griffa, Riccardo Guarneri, Elio Marchegiani,Paolo Masi, Carmengloria Morales, Claudio Olivieri, Pino Pinelli, Claudio Verna, Gianfranco Zappettini.
Una rivoluzione silenziosa quella compiuta dagli analitici per riappropriarsi di un linguaggio e sviluppare una rinnovata creatività dove il manufatto recupera un proprio ruolo, così come il processo operativo.
La Pittura Analitica è un’esperienza assai selettiva che si basa su una serie di procedimenti metodologici che sono comuni a tutti i partecipanti disposti, più o meno consapevolmente, ad accettarne le regole. Il tratto unificante è il desiderio di eliminare le scorie che nel tempo si sono depositate sulla pittura per recuperare una visibilità primaria, non contaminata dove l’artista non impone la visione, ma ne suggerisce il cambiamento. A questo proposito Gianfranco Zappettini, artista, oltrechè acuto teorico, ha scritto: “Solo attraverso un’indagine analitica che affronti il problema della pittura in quanto pittura, ovvero del materiale, del modo di operarlo, del lavoro che esso implica, della superficie di stesura, della dimensione, si può ricostruire un nuovo linguaggio, veramente autonomo, non mutuato da altre discipline, che trovi in se stesso i termini di riferimento e di verifica.”
Questi aspetti emergono con chiarezza osservando le opere in mostra che ad oltre quarant’anni di distanza mantengono inalterato il loro grado di problematicità e di provocazione.
Dai cementi di Enzo Cacciola alle bende elastiche di Paolo Cotani; dalle tele grezze di Giorgio Griffa alle tessiture di Paolo Masi; dai segni graffiati di Marco Gastini alle grammature di colore di Elio Marchegiani; dai dittici di Carmengloria Morales alle disseminazioni diPino Pinelli; dalle sovrapposizioni di Vincenzo Cecchini ai bianchi di Gianfranco Zappettini; dagli acquerelli al limite del visibile diRiccardo Guarneri alle stratificazioni cromatiche di Claudio Olivieri sino alle geometrie irregolari e alle monocromie apparenti di Claudio Verna.
Come emerge con evidenza dalla rassegna, è la superficie a mettersi ogni volta in discussione, a sviluppare una propria sintassi differente per ciascuna proposta. Materiali e tecniche hanno una loro intelligenza e si compiono come strumenti attivi di trasformazione affrancando l’opera d’arte dai suoi contenuti aprioristici o già metabolizzati dalla storia. Fare per pensare potrebbe essere lo slogan che conduce a una nuova consapevolezza del comportamento tracciando un’azione dove le potenzialità della pittura vengono portate al loro limite massima di estensione in una dialettica continua che smentisce in maniera risolutiva ogni ipotesi passatista o di ritorno all’ordine rispetto alle ricerche di un movimento autenticamente europeo.

La mostra è accompagnate da un catalogo in italiano e inglese pubblicato da Silvana Editoriale che, accanto al saggio di Alberto Fiz, comprende un’ampia selezione di opere per ciascun artista e le loro riflessioni teoriche.

Primae Noctis Art Gallery
Via Canonica 7, Lugano
tel. +41 (0)91 9222003
info@primaenoctis.com – primaenoctis.com
Orari: Lunedì-venerdì 10.00-18.00
Sabato su appuntamento

A 7.8.Novecento gli “sguardi” di Pasolini nelle opere di David Parenti

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A quarant’anni dalla morte, lo scrittore e regista rivive nei quadri del pittore reggiano, con l’esposizione “Pasolini. Con la forza dello sguardo”: cinquanta opere che, partendo da materiale fotografico, ritraggono momenti di vita dell’intellettuale accanto a coloro che lavorarono con lui. Direttamente dagli anni ’70 in mostra anche le bobine d’epoca della “Trilogia della vita”

L’arte, gli insegnamenti e la lezione culturale di Pier Paolo Pasolini rivivono a Modena attraverso le mani di un altro artista emiliano, David Parenti. 7.8.Novecento rende omaggio al grande intellettuale con la mostra “Pasolini. Con la forza dello sguardo”, a cura dello Studio Archeo900: dal 20 al 22 novembre a ModenaFiere il pubblico potrà ammirare una cinquantina di opere di David Parenti, artista genovese ma reggiano d’adozione, di fama internazionale; le sue creazioni si trovano nelle città di tutto il mondo da Londra, New York, Mosca, Parigi a Sydney.

Lavora con matita e tecniche miste su foglio, cartone e legno; pur partendo da materiale fotografico, questo trascende “caravaggescamente” e trasmette una realtà sorprendente sul piano psicologico, in cui affiorano le emozioni del volto umano. Parenti ha fatto del cinema il centro della sua ispirazione: ha dedicato cicli di opere a Fellini, James Dean e Marlon Brando. Il ciclo pasoliniano di David Parenti, con le opere in mostra a Modena, è già stato esibito in altre città con grande apprezzamento (fra le altre Roma, Torino, Vienna, Salò, Latina e Casarsa, paese della madre di Pasolini dove il poeta è “fiorito”).

Nelle opere dell’artista emergono i ritratti di Pasolini, rivelatori di intimi tormenti e di dolcezza caratteriale (come lui stesso rivela in una poesia: “Sembro/ provare odio, e invece scrivo/ dei versi pieni di puntuale amore”), momenti della sua vita accanto a coloro che lavorarono con lui: il “Laurence Olivier di borgata” Franco Citti, l’angelico e conturbante Terence Stamp di Teorema, Totò e Ninetto, Laura Betti, l’Anna Magnani di Mamma Roma, Silvana Mangano e Maria Callas; ambienti autobiografici e filmici vissuti con “disperata” ma anche amorosa “vitalità”: dalla luce calcinata e “bachiana” delle borgate alla quiete solare di Grado, fino all’incanto architettonico di Sana’a. Sono chiari i riferimenti ai suoi grandi Maestri: da Masaccio a Piero della Francesca, da Caravaggio ai Manieristi.

Ma non è tutto: saranno esposte anche le bobine originali, utilizzate dai cinema dell’epoca, de “La Trilogia della vita”, una composizione di tre film girati da Pasolini tra il 1971 e il 1974: “Il Decameron”, “I racconti di Canterbury” e “Il fiore delle Mille e una notte”.

Infoline: ModenaFiere, tel. 059/848380  info@7-8novecento.it www.7-8novecento.it

IN FIERA “KONTAMINAZIONI” TRA ANTICO E MODERNO GRAZIE AGLI ARTIGIANI MODENESI
A 7.8.Novecento una mostra inedita e originale curata da Artigiana Design: 15 artigiani modenesi propongono un abbraccio tra passato e futuro. In uno spazio di oltre 100 metri quadrati mobili d’epoca e oggetti del passato convivono e vengono “contaminati” da attualissime creazioni di design. Il filo rosso che unisce tutti i pezzi in mostra è la lavorazione artigianale, dal restauro delle antichità fino alla realizzazione di mobili di design

Un tavolo di design dalle linee contemporanee, con una base in legno e il piano in cristallo, apparecchiato con… un antico servizio di porcellana e posate in argento dei primi del ‘900. Il risultato finale è molto originale, e inaspettatamente armonioso. Questa e altre proposte in cui antico e moderno si prendono per mano si possono ammirare a 7.8.Novecento, nella mostra “Kontaminazioni”realizzata dai 15 artigiani modenesi di Artigiana Design.
Lo spazio della mostra – oltre 100 metri quadrati all’interno del padiglione A – è arredato con trumeau, antichi tavoli e cassettoni a ribalta “contaminati” con oggetti di design artigianale: come nel caso di una consolle del ‘700, sormontata da una nuovissima lampada sperimentale realizzata utilizzando metallo, carta e plexiglas; o viceversa, sono anche  i suppelletili d’epoca a sposarsi con i mobili e arredi di design.
Tutto, però, nel segno dell’artigianato: dai restauratori che si sono occupati della riparazione e manutenzione dei mobili antichi, fino ai designer che hanno realizzato gli arredi più moderni.
Artigiana Design è formata da alcune tra le migliori imprese del territorio emiliano nel settore della produzione artigianale. E’ specializzata in arredamento di design che viene prodotto in piccole serie e totalmente personalizzato dai suoi artigiani: sono maestri che uniscono la tradizione e il gusto moderno e realizzano mobili di design made in Italy dai materiali pregiati, finemente lavorati.

Infoline: ModenaFiere, tel. 059/848380  info@7-8novecento.it www.7-8novecento.it

SCHEDA TECNICA 2015
SCHEDA TECNICA 2015

7.8.Novecento (29esima edizione) e “VINTAGE! La moda che vive due volte” (19esima edizione)

Date
venerdì 20, sabato 21 e domenica 22 novembre 2015

Orari per il pubblico
venerdì 20, sabato 21 e domenica 22 novembre: ore 10.00-19.00

Giornata professionale
giovedì 19 novembre: ore 8.00-18.00

Sede
ModenaFiere, Quartiere Fieristico
Viale Virgilio 70/90

Come arrivare
Autostrade A 1
uscita casello Modena Nord – seguire indicazioni Fiera
via Emilia Nord – viale Virgilio

Espositori
300 antiquari nazionali e stranieri e oltre 50 espositori vintage

Area espositiva globale
20.000 mq.

Ingresso
Biglietto intero: € 10; ridotto: € 8; biglietto ridotto con il coupon o la tessera “Carta Insieme” Conad: 7 €; è possibile acquistare il biglietto online a 7 €: si risparmia e si evitano code alle casse.

Iniziative speciali
– “Pasolini. Con la forza dello sguardo”: mostra monografica di David Parenti, a cura dello Studio Archeo900
– “Kontaminazioni”: esposizione tra antico e moderno a cura di Artigiana Design
– “Cappotto: il caldo, elegante racconto di un secolo”, a cura dell’archivio A.N.G.E.L.O.
– “Gli anni della Tv: il design televisivo dagli anni ‘40 a oggi” curata da 9% Novecento

Organizzazione
7.8.Novecento: ModenaFiere, Viale Virgilio 58/B, tel. 059 848380, e-mail: info@modenafiere.it
“VINTAGE!”: Romagna Fiere, via Punta di Ferro 2, tel. 0543.798466, e-mail: info@romagnafiere.it

A Modena 7.8.Novecento, il Gran Mercato dell’Antico

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Otre 20.000 mq dedicati all’antiquariato: due padiglioni pronti ad accogliere un parterre di 300 espositori italiani e stranieri con i loro oggetti d’altri tempi, rari e preziosi. Dal 20 al 22 novembre ModenaFiere ospita la ventinovesima edizione del Gran Mercato dell’Antico. La novità 2015 è un terzo padiglione dedicato a “Vintage! La moda che vive due volte”: qui rivivono capi unici che hanno fatto epoca, simboli dello stile di un tempo. 7.8.Novecento è uno degli appuntamenti più importanti – e più longevi – del settore a livello nazionale

Ne basta uno solo per arredare una casa intera. Il pezzo raro, introvabile, il monile proveniente da epoche lontane, oppure l’oggetto pop da collezionare e custodire con gelosia. Per chi è a caccia del mobile o del complemento d’antiquariato e modernariato, l’appuntamento è a7.8.Novecento, il Gran Mercato dell’Antico che da quasi 30 anni richiama visitatori, appassionati ed estimatori del passato in programma in programma dal 20 al 22 novembre presso ModenaFiere.

La manifestazione, giunta alla ventinovesima edizione, è organizzata direttamente da ModenaFiere e richiama ogni anno migliaia di curiosi, ma anche collezionisti a caccia di tesori: oggi, infatti, i pezzi rari si riaffacciano sul mercato con costi notevolmente più bassi rispetto agli standard di soli 10 anni fa.
Con 20.000 mq di esposizione articolati sui tre padiglioni della fiera e nel grande atrio centrale, la manifestazione accoglie oltre 300 antiquari italiani e stranieri. Qui statue e dipinti antichi, sontuosi mobili vittoriani, troumeau settecenteschi, gioielli d’altri tempi convivono con il modernariato più pop. Un format volutamente eclettico per un pubblico che apprezza la pluralità di proposte per tutte le tasche. Grazie alla formula espositiva, che prevede anche momenti dedicati allo scambio tra espositori e commercianti, la manifestazione è diventata un punto di riferimento sia per gli operatori del settore che per i neofiti.

Tra gli stand spiccano le nuove tendenze dell’antico, come lo shabby chic (letteralmente “trasandato elegante”) uno stile sempre più amato. I mobili shabby chic non hanno una forma particolare, come per diversi stili di arredamento, ma una colorazione ben definita: sono antichi (o fintamente antichi) ridipinti di chiaro, “rovinati”. I segni di usura danno un’aria romantica all’arredamento, ma anche un po’ trasandata: l’effetto d’insieme, però, è molto ben curato nei particolari.

I giovani che arredano la prima casa, poi, sono molto interessati al modernariato, in particolare agli arredi che vanno dagli anni Sessanta agli anni Ottanta. A 7.8.Novecento si possono trovare tutti i Maestri del 900, da Achille Castiglioni agli Eames, da Gaetano Pesce a Ettore Sottsass, autori di pezzi cult tuttora omaggiati e copiati, come la famosissima lampada Arco di Castiglioni (1962), la poltrona Elda di Giò Colombo (1964), la Bubble Chair di Eerno Arnio (1968), o ancora la libreria Carlton di Sottsass (1981), tutti pezzi che continuano a essere in produzione, ma per i veri appassionati la sfida è trovare gli originali.

Non manca un’area interamente dedicata ai libri e alle stampe antiche, dal ‘400 al ‘900, con proposte di espositori provenienti da tutta Italia specializzati nel settore. Da Durer a Picasso, a Mirò, da incisioni d’autore ad antiche cartine geografiche, da vedute a stampe decorative: i visitatori potranno trovare a 7.8.Novecento testi ormai non più in commercio, ma anche pregiate edizioni d’arte. Tra le proposte, nel 450esimo anniversario della nascita di Alessandro Tassoni (1565 – 1635), spicca un volume del 1767: si tratta della “Secchia rapita” tradotta in dialetto bolognese, ovvero Al Trionf di Mudnis pr’una Segia tolta ai Bulgnis.

Da Pasolini alle “Kontaminazioni” tra antico e moderno: le mostre di 7.8.Novecento
A quarant’anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini 7.8.Novecento rende omaggio al grande scrittore e regista attraverso le opere di David Parenti. La mostra “Pasolini. Con la forza dello sguardo”, a cura dello Studio Archeo900, espone 50 cinquanta quadri che, partendo da materiale fotografico, ritraggono momenti di vita dell’intellettuale accanto a coloro che lavorarono con lui: sono opere che rivelano i tormenti e la dolcezza caratteriale del grande intellettuale. David Parenti è un artista reggiano d’adozione e di fama internazionale; le sue creazioni si trovano nelle città di tutto il mondo da Londra, New York, Mosca, Parigi a Sydney.

E’ inedita e originale la mostra “Kontaminazioni”, curata da Artigiana Design, nella quale 15 artigiani modenesi propongono un abbraccio tra passato e futuro. In uno spazio di oltre 100 metri quadrati mobili d’epoca e oggetti del passato convivono e vengono “contaminati” da attualissime creazioni di design. Il filo rosso che unisce tutti i pezzi in mostra è la lavorazione artigianale, dal restauro delle antichità fino alla realizzazione di mobili di design.

Lo stile dagli anni ’20 agli anni ’80: “VINTAGE! La moda che vive due volte”
Arte, moda, design, cinema, tecnologia: con il passare del tempo evolvono e mutano, ma nessuna di queste espressioni della creatività umana invecchia. No, si eleva a “stile”: quello che contraddistingue un’epoca e che quando diventa unico, irriproducibile e testimonianza di un periodo storico che influenza il presente diventa ciò che definiamo Vintage. Un concetto che Romagna Fiere interpreta e valorizza attraverso “VINTAGE! La moda che vive due volte”, la fiera specializzata per collezionisti, addetti del settore moda e stilisti prima in Italia per numero di visitatori e terza per “anzianità” che per la sua 19ª edizione apre il suo scrigno della memoria a 7.8.Novecento.

La rassegna si articolerà su tre aree tematiche – Vintage, Remake, Collezionismo – proponendo un ricco cartellone di eventi esclusivi, mostre, appuntamenti e un’ampia offerta di prodotti e accessori d’epoca.
Di assoluto rilievo sarà la mostra “Cappotto: il caldo, elegante racconto di un secolo”, a cura dell’archivio A.N.G.E.L.O. , che propone una panoramica sull’evoluzione del capo spalla dall’800 al terzo millennio. Altro evento di alto spessore culturale è l’esposizione “Gli anni della Tv: il design televisivo dagli anni ‘40 ad oggi” curata da 9% Novecento: in 30 modelli che hanno segnato ognuno la propria epoca, si potrà ripercorrere l’evoluzione della tecnologia e riscoprire come questa abbia influenzato gusti e abitudini.

“Vintage”, però, è anche arte. Quella che si può creare con il recupero degli oggetti cui dare nuova vita. Lo dimostrerà LUfER con le sue creazioni “Green Glamour” ospitate a Modena Fiere. Chi poi vorrà scoprire i segreti dell’eleganza anni ’40 e ’50 e diventare per un giorno una vera pin-up potrà farlo grazie al trucco e alle acconciature di Miss Monia, mentre per tutti i tre giorni della kermesse si potrà ballare grazie al workshop di Dance&Dance e I Monelli dello Swing e godersi il rock’n’roll Made in Usa con il Dj Set di REplay, e i live dei Taxi Road e dei Ti amo Peggy Sue.
Un momento di assoluta sensualità e ironia sarà infine quello che venerdì e sabato alle 18.00 porterà lo show della performer Scarlett Martini, la “diva italiana” del Burlesque.

7.8.Novecento è aperta al pubblico a ModenaFiere (viale Virgilio 70/90) da venerdì 20 a domenica 22 novembre con orario continuato dalle 10.00 alle 19.00. La giornata professionale, con il deballage riservato agli operatori, è giovedì 19 novembre dalle 8.00 alle 18.00.

7.8.Novecento è organizzata da ModenaFiere, col patrocinio del Comune di Modena, la collaborazione dell’Associazione Antiquari Modenesi e Mercantico e la sponsorizzazione di BPER Banca e Conad.