La tradizione del nuovo: al festival filosofia 2015

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Un nutrito programma di eventi, tutti gratuiti, affiancherà le lezioni magistrali del festivalfilosofia dal 18 al 20 settembre a Modena, Carpi, Sassuolo

1. Il senso del tempo
Sempre inquadrate in “regimi di storicità”, le dimensioni del tempo si configurano in modi plurali e complessi, dando vita a relazioni tra passato, presente e futuro talvolta sfasate e, in questa circolare sovrapposizione, sempre creative
Pittore per antonomasia del lavoro del tempo, di cui ha portato nello spazio dell’arte la tensione tra costruzione e cancellazione, permanenza e lacuna, memoria e oblìo,Franco Guerzoni esibisce in “Fueros” il lavoro della memoria sulla propria personale traiettoria di ricerca. Grandi lavori recenti sono accostati ad alcuni esiti appartenenti a cicli dei primi anni Settanta, una stagione dimenticata di vagabondaggi con Luigi Ghirri e come rimossa, che ritorna come i “fueros”, i resti riemersi di cui Freud ha fatto la teoria (Modena, Palazzo Santa Margherita, curatore: Pier Giovanni Castagnoli. Produzione: Galleria Civica di Modena e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Con il sostegno di: Gruppo Hera).
Il dialogo con la pittura antica e con le reliquie del tempo è evidente anche in “Riprese”, la mostra che documenta il processo creativo diCarlo Mattioli, sempre filtrato attraverso il deposito della memoria immaginativa e persino affidato a interventi compositivi su superfici già segnate da una vita precedente: libri, carte, legni antichi usati come supporti per nuove immagini (Sassuolo, Palazzo Ducale di Sassuolo, Promossa da: Galleria Estense di Modena – Palazzo Ducale di Sassuolo e Comune di Sassuolo in collaborazione con lo Studio Museo Carlo Mattioli).
Analogo gesto è quello compiuto da Luigi Ontani nelle sue immersioni nella lunga durata dell’arte. La mostra “Extralibris. Libri d’artista e cataloghi” esibisce questa operazione quasi rituale, per cui ogni opera di Ontani è  eseguita mediante un’esplicita citazione, un “d’après” di qualcosa d’altro, ma è, al contempo e inconfondibilmente,  fatta “alla maniera di”  Ontani, un unicum in cui soggetto e oggetto si confondono in maniera totalmente e giocosamente diversa, con interventi continui sui libri, sdrammatizzati da una calligrafia virtuosistica e decorativa (Modena, Palazzo dei Musei, produzione: Biblioteca Civica d’Arte Luigi Poletti).
In “Il manichino della storia. L’arte dopo le costruzioni della critica e della cultura” emerge il modo in cui la critica e l’organizzazione del mercato hanno tentato di catturare un divenire accelerato che ostenta sempre il superamento di un movimento artistico sull’altro, quasi che l’arte non fosse che “la serva stagionale del nuovo”, il manichino a cui far indossare l’ultimo guardaroba alla moda. Con oltre 40 artisti e 90 opere, realizzate negli ultimi tre decenni, soprattutto in ambito newyorkese, la mostra kolossal testimonia la direzione niente affatto provinciale del collezionismo locale (Modena, Manifattura Tabacchi, a cura di Richard Milazzo. Produzione: Comune di Modena, Assessorato alla Cultura, in collaborazione con Regione Emilia-Romagna, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Apt Regionale. Organizzazione: Galleria civica di Modena).

“Il Tempio immaginato. Alla ricerca del progetto di B. Peruzzi per la Collegiata di Carpi”
esibisce un “futuro passato”, ovvero quello immaginato da un progetto cinquecentesco mai compiutamente realizzato. In questa appassionante caccia alla cattedrale esistita nella mente del suo progettista, la mostra si avvale anche delle tecnologie informatiche per tentare una ricostruzione del modello ligneo che sarebbe dovuto servire come plastico per la realizzazione dei lavori (Carpi, Musei di Palazzo dei Pio, a cura di: Andrea Giordano, Manuela Rossi, Elena Svalduz).
Una forma di eternità è quella raffigurata nelle opere di Tobia Ravà, che in “Codici trascendentali. Eternità e temporalità delle cose” stende fitte sequenze numerologiche su oggetti di uso quotidiano facendo emergere l’ermetica rete di immanenza con la quale essi attraversano il tempo (Carpi, Darkroom, SilmarArtGallery, curatrice: Chiara Iemmi).
Con “Nel tempo del Finemondo” siamo condotti nella zona misteriosa ed enigmatica del mondo interiore di Carlo Zinelli, artista irregolare e singolarissimo. Segnato dalla perdita della comunicazione linguistica e dal distacco dalla realtà esterna, fu avviato alla pratica dell’arte dallo psichiatra Mario Marini, fondatore dell’atelier di arte terapia nel Manicomio di Verona e successivamente a Villa Igea di Modena. In immagini sprofondate nella memoria personale dell’artista si ritrova la via espressiva e ancestrale del ritmo compositivo e dell’armonia cromatica (Modena, curatrice: Lorenza Roverato, a cura di: Galleria D406 fedeli alla linea, in collaborazione con: Escomarte, Moduli d’Arte, Villa Igea, Fondazione Zinelli, Eredi Marini).

2. Generazioni
Sequenza ininterrotta di viventi, le generazioni sono frutto della storia nel senso che ogni epoca ridefinisce non solo i rapporti tra di esse, ma anche i confini tra le differenti “età della vita”

La mostra “Testamenti di grandi Italiani” raccoglie testamenti originali e in riproduzione di grandi personalità (da Cavour a Garibaldi, da Caruso e Pirandello), per mostrare come, in questo atto di eredità per eccellenza, la continuità tra le generazioni si realizzi anche per gli effetti pubblici e duraturi che tali lasciti morali hanno sulle loro comunità di riferimento (Modena, Palazzo comunale, Sala del Fuoco e Sala del Vecchio Consiglio, A cura di: Consiglio Nazionale del Notariato).
Sette generazioni di musicisti: tanti ne conta la dinastia dei Bach, cui il concerto realizzato da Grandezze & Meraviglie Festival Musicale Estense rende omaggio, mostrando gli impulsi a innovazioni e rivoluzioni nel passaggio tra padri e figli o all’interno di scuole musicali, come nel caso di Corelli e del suo discepolo Handel: “Padri & figli. Famiglie e scuole musicali” (Modena, Chiesa di San Bartolomeo, sabato 19 settembre, ore 21).
Altra filiazione non solo biologica, ma anche artistica e musicale, è quella riconosciuta da Alberto Bertoli nei confronti del padre Pierangelo. In “Di padre in figlio” verrà presentato in anteprima nazionale il docufilm “Una vita a muso duro”, dedicato dalla RAI a Pierangelo: la proiezione sarà preceduta da una conversazione tra Alberto Bertoli e l’ideatore del film, Giancarlo Governi (Sassuolo, Piazzale della Rosa, sabato 19 settembre, ore 19,30).
Le vicende di generazioni di emigranti italiani del Novecento sono al centro del concerto “Verso un nuovo mondo. Migrazioni musicali”, messo in scena dall’Orchestra regionale dell’Emilia-Romagna (Sassuolo, Piazza Garibaldi, venerdì 18 settembre, ore 21,30, in collaborazione con: Fondazione Arturo Toscanini).
La relazione generativa e i passaggi di madre in figlia sono tema dei lavori di Federica Poletti esposti nella mostra “Passaggi di luce. Transiti generazionali”, che mette in luce il continuo infinito del transito tra generazioni (Modena, Galleria ArtEkyp Open Studio, curatrice: Francesca Baboni).

3. Trasmettere-apprendere
Nell’epoca presente la trasmissione culturale è sottoposta alla duplice sfida della globalizzazione e dell’accelerazione. Mostre e laboratori la colgono in due ambiti fondamentali, quello dell’educazione scolastica e quello più ampio del “processo di civilizzazione”

La mostra “Trasmettere. L’educazione ai saperi e agli affetti nella scuola” allestisce due spazi d’aula di una scuola elementare per ricreare il luogo della trasmissione culturale per eccellenza, dove si apprendono i fondamenti del sapere, del leggere e far di conto, e si realizza l’obiettivo primario della formazione civica, intellettuale e morale (Modena, Complesso San Paolo, a cura di: Associazione Amici del Sigonio).
A una pratica dell’educazione e della trasmissione del sapere più laboratoriale e collaborativa sono dedicate  le iniziative del Gruppo Pleiadi. In tre appuntamenti dedicati rispettivamente alla trasmissione del codice genetico, della memoria e dell’energia, i laboratori per ragazzi si prefiggono di far conoscere per via sperimentale i modi in cui la Natura si replica e si trasmette (Sassuolo, Villa Giacobazzi, Biblioteca per ragazzi Leontine, venerdì 18 settembre ore 16 e 17; sabato 19 ore 16 e 17; domenica 20 ore 10-11 e 16-17).
L’educazione militaresca che in passato si conduceva all’interno degli istituti di scuole primarie gestiti da religiose è richiamata dall’installazione “Spade da 5. L’educazione di una scuola delle suore” di Zazzarootto: le spade giocattolo incarnano questa duplice natura ludica e bellica, in una mensa scolastica che ricorda un rancio militare, coi bambini schierati che aspettano il via della suora “come centometristi sull’attenti” (Modena, Galleria EinMal).
Il lavoro di formazione che costruisce la personalità intellettuale e morale degli individui si inscrive in un più ampio e involontario processo di civilizzazione di lunga durata, dove il disciplinamento dei corpi e delle anime si esprime in codici di comportamento come quelli del galateo e delle buone maniere, sui quali la mostra “US – Usi sociali. La prova dei costumi” raduna molti documenti, focalizzati sulle regole d’abbigliamento (Modena, Galleria d’Arte La Darsena, curatori: Angela Balestri, Siro Leonelli).
Un insieme di attività a cura di Castello dei Ragazzi e Centro Zaffiria propone installazioni, laboratori e letture che reinventano l’atelier e le opere della protagonista dell’avanguardia Sonia Delaunay (1885-1979): ne emerge il lato attivo, negoziabile, della trasmissione. “La bottega reinventata” propone la realizzazione di un’installazione collettiva di abiti e forme colorate (Carpi, Palazzo dei Pio, Cortile d’Onore, sabato 19 e domenica 20 settembre, ore 16-19), mentre, nello stesso luogo e agli stessi orari, “Colori in scena” propone a bambini e ragazzi un percorso di narrazioni e musica che li guida nella realizzazione di grandi tavolozze, da montare a rotazione su appositi pannelli e da fotografare per serbarne ricordo. In Piazza Garibaldi (sabato 19 e domenica 20 settembre, ore 10,30-13 / 17-19) letture a tema aiutano a ricostruire “L’immaginario fiabesco di Madame Delaunay”, mentre, nello stesso luogo e negli stessi giorni, dalle 16 alle 19, “La bottega delle forme” propone laboratori di design, architettura e moda ispirati all’opera dell’artista.

4. Cultural Heritage

Canonizzare e conservare il passato, tutelandolo entro enti come i musei, è uno dei sensi fondamentali del processo dell’ereditare, di cui è opportuno segnalare la dimensione costruita, inscritta in pratiche e politiche di memoria dalla sempre più stringente valenza pubblica
Il “canone” dei beni culturali è ricavabile dalla lista dei siti che l’Unesco ha proclamato patrimonio dell’umanità per il loro «valore eccezionale universale», come nel caso del complesso di Duomo, Torre Ghirlandina e Piazza Grande di Modena. L’installazione multimediale“Il sito Unesco di Modena. Un patrimonio da trasmettere” ne rende possibile un’esperienza al contempo informativa ed espansa grazie alle tecnologie digitali (Modena, Torre Ghirlandina, a cura di: Coordinamento del Sito Unesco di Modena).
L’analisi del patrimonio monumentale ci rivela comunque che il rapporto degli artisti con il passato è stato spesso attivo e adattativo. Certamente questo è vero per l’epoca tardo-antica e medievale cui risalgono le “pietre di Modena”. Il percorso “Pietra su pietra. Il reimpiego dei materiali nel patrimonio Unesco di Modena”, intende rendere visibile la diffusa presenza di opere caratterizzate da varie tipologie di reimpiego, per cui elementi architettonici precedenti venivano riutilizzati a vario titolo in nuovi contesti di costruzione (Modena, Sito Unesco, Musei del Duomo, Lapidario Estense, A cura di: Museo Civico d’Arte – Coordinamento Sito Unesco, Musei del Duomo, Galleria Estense, venerdì 18 settembre ore 18.00, sabato 19 ore 11.00 e 18.00, domenica 20 ore 11.00).

A complemento di queste attività, la lettura di Marco Bertarini, “Doni miracolosi. L’avventura della costruzione del Duomo di Modena” racconta la storia meravigliosa narrata da una Relatio conservata nel locale Archivio Capitolare, imperniata sui vari interventi divini che avrebbero caratterizzato la costruzione del Duomo fin dal ritrovamento dei materiali utili alla sua edificazione (Modena, Giardino dei Musei del Duomo, venerdì 18 e sabato 19 settembre, ore 19).

A un’importante esperienza di recupero e tutela del patrimonio è dedicata anche la mostra “Minerva Medica. Un santuario romano a Montegibbio”, che presenta reperti e materiali video dedicati alla campagna di scavi che ha riportato alla luce, nei pressi di Sassuolo, un tempio romano dedicato alla dea, venerata qui per le sue virtù terapeutiche grazie ai benefici influssi delle acque, dei fanghi e delle polle di petrolio che le sono consacrati (Sassuolo, Galleria Paggeriarte, A cura di: Comune di Sassuolo, Soprintendenza per i beni Archeologici dell’Emilia Romagna, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena).

Ereditato dal passato, tutelato dal presente, consegnato al futuro, il patrimonio crescerà finché durerà il valore artistico. Lo si vede bene con la mostra “Fotografia contemporanea dall’Europa nord-occidentale. Un deposito da trasmettere”, con cui Fondazione fotografia di Modena presenta le sue recenti acquisizioni, mostrando come nelle sue collezioni si evidenzi il lavoro di selezione, classificazione e destinazione al pubblico (Modena, Foro Boario, curatore: Filippo Maggia).

Il percorso che conduce alla formazione del patrimonio porta gli oggetti d’uso quotidiano a divenire reperti di museo. La mostra“L’originale e la sua replica” lo inverte, interpretando il patrimonio dei reperti archeologici di epoca celtica del territorio modenese e dell’antica Gallia attraverso repliche eseguite da artigiani specializzati. Così gli originali stessi, custoditi nelle vetrine, sembreranno pulsare di quella vita che non hanno perduto: i visitatori potranno manipolarne le repliche (Modena, Palazzo dei Musei, Museo Civico Archeologico, A cura di: Museo Civico Archeologico Etnologico, in collaborazione con: Associazione Aes Cranna – Teuta Boica).

Connesso alla mostra è il laboratorio per bambini e famiglie “Guerrieri e principesse”, che trasforma i bambini e le loro famiglie in mastri artigiani d’epoca pre-romana e li guida alla realizzazione di braccialetti in perle di vetro, corazze in lamina di rame, collari e bracciali da guerriero, facendo assistere inoltre al conio di una moneta celtica (Modena, Palazzo dei Musei, Dida, A cura di: Museo Archeologico Etnologico, in collaborazione con: Associazione Aes Cranna – Teuta Boica).

L’impegno alla custodia riguarda anche l’obbligo del ricordo, come emerge dalle iniziative della Fondazione Ex Campo Fossoli, il cui compito è valorizzare il significato di questo “luogo di memoria”. L’installazione “Ai figli, e ai figli dei figli”, presso il Museo Monumento al Deportato, propone una riflessione sul ruolo della testimonianza attraverso l’ascolto di brani dedicati all’esperienza della deportazione, mentre “Metamorfosi della memoria”, di Roberto Zampa, è un racconto per immagini che, nel ricostruire l’esperienza della deportazione, mostra anche la “storia della memoria”, ossia le trasformazioni che il ricordo ha subito nel corso del tempo e nei diversi contesti in cui si è espresso (Palazzo dei Pio, Cortile delle Stele). Una storia di cambiamenti è anche quella de “La memoria di una storia. Trasformazioni del Campo di Fossoli, 1942-1970”, che ne documenta la lunga traiettoria, da campo per usi militari a campo di transito utilizzato dalle SS come anticamera dei Lager nazisti, fino alla sua trasformazione in luogo di accoglienza nel dopoguerra (Carpi, Ex Sinagoga).

5. Debito

L’eredità è spesso debito, non solo economico, ma di vita, e per questo tanto più inestinguibile. Nella reinvenzione del passato, soprattutto nelle riprese artistiche e nelle rielaborazioni dei generi, vibra una tensione tra quel che si è ricevuto e quel che si aggiunge, là dove l’omaggio ai precursori slitta nel loro creativo superamento
Generi lontani sono annodati nel concerto di Danilo Rea, “Lirico. Piano solo”, che congiunge jazz e melodramma (interpretando così anche il “genius loci” musicale) accostandosi al repertorio classico con rispetto e inventiva e rileggendolo con un ricco e puro linguaggio jazzistico (Modena, I Giardini del gusto e delle arti, sabato 19 settembre, ore 21,30).

Analogo processo di rielaborazione presiede al lavoro dei The Pot, che in “Rifare i classici. Jazz e soul tra presente e passato” riscoprono i classici (in questo caso contemporanei) del jazz e del soul, in un remake tra nostalgia e innovazione che si posiziona come vero e proprio genere musicale (Modena, I giardini del gusto e delle arti, sabato 19 settembre, ore 23).

Citazioni, rimandi e reinterpretazioni sono al cuore anche di “La reinvenzione del violoncello. Partiture tra musica e immagini”, con cui Mattia Cipolli, Giovanni Franzoi e Giulio Zanet, tra pittura, esecuzione musicale e videomaking, omaggiano e rileggono le opere per violoncello solo di Domenico Gabrielli, Johann Sebastian Bach e Benjamin Britten, appropriandosi di una tradizione e della sua invenzione (Carpi, Galleria Spazio Meme, curatrice: Francesca Pergreffi).

Un debito nei confronti delle tecniche antiche è evidente anche nei tappeti afghani presentati nella mostra “Annodare il tempo”: qui lo sconvolgente cambiamento iconografico, dai consueti motivi floreali a drammatiche scene di guerra, esprime un “nuovo” che è già tradizione, perfetta rappresentazione degli scambi tra passato e presente, tradizione e trasformazione (Modena, Galleria THC, A cura di: THC architecture///visual communication e Till Passow).

Un doppio movimento, dall’abito storico verso i costumi contemporanei e dal cerchio magico dal presente verso il passato teatrale è quello percorribile in “Memoria del possibile. Irraggiamenti da un costume di Virginia Reiter”, dove, irradiandosi da un bianco abito di scena della Reiter, artista di primo piano del teatro tra Otto e Novecento (messo a disposizione dall’erede Anna Reiter), Francesca Vecchi e Roberta Vecchi, propongono loro costumi per il cinema e con essi il lavoro di scavo che serve per cucirli addosso non tanto agli attori, quanto ai personaggi (Modena, Ridotto dei Teatro Storchi, Produzione: Associazione Virginia Reiter). Domenica 20 settembre alle ore 19,30 l’universo teatrale femminile verrà celebrata da “Atto unico 125”, una performance a due di live painting e casual music con Stefano Ricci e Antonio “Rigo” Righetti.

La mostra “Framed Memories” di Martina Della Valle indica una dimensione fondamentale del modo in cui il passato ci si presenta interpellandoci: spesso, come appunto in questo caso, in modo fortuito e frammentario, offrendo alla nostra attenzione tracce che tocca a noi inseguire e ricomporre, per quanto è possibile. Fotografie rinvenute casualmente sono divenute possibilità di un lavoro inedito, fatto di integrazioni e sovrapposizioni, alla ricerca del loro tempo tutto da immaginare e ritrovare (Modena, Galleria Metronom / Fuorimappa, curatrice: Marcella Manni).

Nessun debito è più inestinguibile di quello nei confronti di un padre o di una madre, talvolta però sotto forma di colpe che paiono tramandarsi tra le generazioni, destini da cui non si riesce ad emanciparsi. Così può essere letto il film di Carl Theodor Dreyer, “Il presidente”, imperniato su storie di adulteri ricorrenti di padre in figlio, di cui il Centro Musica di Modena offre una sonorizzazione live ne “Le colpe dei padri” (Modena, Palazzo Santa Margherita, Chiostro, venerdì 18 settembre, ore 22,30).

6. Ereditare il pianeta
Nell’anno di Expo non poteva mancare una pista dedicata al nutrimento del pianeta, declinato prevalentemente nelle sue valenze culturali, per mostrare come il sistema sociale ruotante attorno al cibo e all’alimentare vada compreso nei termini di un complesso scambio simbolico con il passato e le tradizioni, non solo culinarie

Con “Terra alma et amara” Franco Fontana, fotografo tra i più autorevoli nel panorama internazionale, propone alcuni dei suoi inconfondibili paesaggi per trasmettere il senso profondo della necessità di conservare e difendere la bellezza del nostro paese e il valore intrinseco della madre terra che ci nutre e sostenta, quali lasciti preziosi per le generazioni future (Modena, Bottega Consorzio Creativo).

Sulla stessa lunghezza d’onda, il laboratorio “La cura del mondo” insegna ai bambini a custodire la natura attraverso manipolazioni di elementi naturali e piccole semine che permettono il ciclo di rinnovamento della vita (Sassuolo, Villa Giacobazzi, Parco Vistarino, sabato 19 e domenica 20 settembre, ore 9,30-12,30 / 15-19. A cura di: Servizi educativi per l’infanzia, Centro per le Famiglie, Centro di Educazione Alla sostenibilità Pedecollinare).

Sempre nella prospettiva della conservazione, ma in questo caso nel senso della lotta allo spreco e del valore del riuso (di memorie da non scartare pena l’impoverimento del presente), va interpretata la mostra “La lezione della soffitta. Tra riuso e scarto”, che allestisce uno “spazio-soffitta” per evidenziare come gli oggetti possiedano una ricchezza di significati che trascende la loro dimensione fisica e utilitaristica (Carpi, Palazzo dei Pio, Torre dell’Uccelliera, a cura di: Recuperandia – Associazione Porta Aperta, Carpi).

E se il cibo è il pensiero dominante del nostro tempo, tanto per addizione quanto per sottrazione, saranno un grande chef, Massimo Bottura,  e un acuto antropologo, Marino Niola, a confrontarsi su passioni, ossessioni e tabù che attraversano la tavola contemporanea, dove, come sempre, si affermano identità e si mangiano soprattutto simboli (Modena, I Giardini del gusto e delle arti, Giardini ducali, domenica 20 settembre, ore 21,00).

La lettura quasi integrale de Il pranzo di Babette, il già classico racconto di Karen Blixen portato sugli schermi cinematografici da Gabriel Axel, rinnoverà, attraverso la voce di Lella Costa, il “miracolo” di riconciliazione dei corpi e delle anime attorno alla mensa sontuosa realizzata dall’arte di Babette, la più grande chef del suo secolo. (Modena, I Giardini del gusto e delle arti, Giardini ducali, venerdì 18 settembre, ore 21,30).

Che la  tavola sia spazio in cui si leggono i codici alimentari, i riti domestici e collettivi, i valori cerimoniali condivisi, emerge da “Tutti invitati. Tavole e tavolate festive”, un’installazione di immagini storiche di cibi, pranzi, tavolate che fanno parte della nostra tradizione novecentesca e che i visitatori possono ammirare sedendosi a tavola come invitati speciali (Carpi, Musei di Palazzo dei Pio, Museo della Città, A cura di: Natascia Arletti e  Manuela Rossi).

Riti e cultura del cibo e della tavola dipendono a loro volta anche dalle innovazioni tecnologiche. Focalizzandosi sugli effetti dell’industrializzazione, con la produzione dei primi cibi in scatola tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, la mostra “Figurine di gusto. Trasformare” coglie l’emancipazione alimentare dai ritmi delle stagioni attraverso quel medium ad altissima diffusione e dal segno grafico all’avanguardia che sono le figurine pubblicitarie (Modena, Palazzo Santa Margherita, Museo della Figurina, Produzione: Museo della Figurina e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena a cura di Alberto Capatti).

Possagno: Canova, la bellezza mutilata

Quando con la testa di Paolina si giocava a pallone
A Possagno, i Canova esplosi dalla guerra.
La cronaca fotografica dello scempio. La Ebe dimezzata.
E la cronaca del conflitto nel diario di una bambina di allora
.

A mancare è la più emblematica delle immagini possibili: quella di un nugolo di soldati francesi che giocano a calcio con un pallone unico al mondo: la testa di Paolina Bonaparte scolpita dal Canova.
Scena della singolare disputa: il giardino della Casa-Gipsoteca dello scultore, a Possagno, ai piedi del Grappa, teatro di quella che passerà alla storia come la Grande Guerra.
Stefano Serafin si limitò a osservare, con orrore, quell’affronto al “suo” grande Canova, senza avere il coraggio, e forse neanche il tempo, di consegnarne per sempre la memoria ad una delle sue lastre fotografiche.

Serafin di orrori ne aveva già fotografati diversi, ma anche di azioni di salvataggio. E da quelle lastre, conservate come cimeli di famiglia, aveva tratto positivi che ancora oggi, un secolo dopo, colpiscono per qualità e potenza.
Riuniti in un piccolo album con copertina ricamata dalle donne di casa, come era d’uso per le memorie di famiglia, quell’album è oggi patrimonio dell’istituzione canoviana mentre le lastre originali sono conservate al FAST Foto Archivio Storico Trevigiano, insieme ad altre immagini sul tema, non meno importanti, di mano di Siro Serafin.

Per la prima volta, quegli originali saranno esposti, tutti insieme, proprio nel luogo dove furono “scattati”, ovvero alla Gipsoteca Museo del Canova a Possagno, nell’ambito di “Antonio Canova. l’arte mutilata nella grande guerra”, progetto espositivo a cura di Alberto Prandi e Mario Guderzo.
A promuovere la mostra ed il progetto sono la Provincia di Treviso (cui appartiene il FAST), la Fondazione Canova, con il determinante contribuito dell’Assessorato alla Cultura della Regione del Veneto che ha scelto questo progetto tra quelli prioritari nel proprio programma di attività ed iniziative per i Cent’anni della Grande Guerra. Al progetto partecipano anche il Consorzio di Promozione Turistica Marca Treviso e la Fondazione Stepan Zavrel di Sarmede.

Tale è la forza rievocativa di quelle piccole istantanee che alcune di esse sono diventate icona dei danni che le guerre arrecano, in ogni tempo, al patrimonio artistico. Gli squarci sul busto di Napoleone o Paolina decapitata hanno la forza che, nelle guerre di oggi, posseggono le immagini dei saccheggi e delle distruzioni di Hatra o di Nimrud, in Irak, o dei Buddha di Bamiyan in Afghanistan.

Molti dei Canova violati, meglio martirizzati, dal cannoneggiamento del 1917, “fermati” dalle immagini di Stefano e Siro Serafin, non sono mai più stati esposti. In questo secolo, diverse opere sono state restaurate, molte altre, le più dilaniate, sono rimaste protette nei depositi.
Da cui usciranno per la prima volta proprio in occasione di questa mostra, riunite in un’ampia sezione, come reliquie di una sfregiata bellezza.

Per una di queste opere violate, la magnifica effigie di Ebe coppiera degli dei, è prevista anche la restituzione.
A Possagno sono conservati sia il modello originale di Ebe, una delle opere più celebri e ammirate del Canova, sia quanto rimane della replica in gesso voluta dall’artista di quella che fu la prima versione della scultura. Le Ebe in marmo sono due una è a Berlino alla Nationalgalerie, l’altra a Forlì Nei Musei di San.
Sia il modello originale che il gesso sono stati pesantemente dilaniati dal bombardamento del ’17.

Per una di queste opere violate, la magnifica effige di Ebe, la coppiera degli dei, è prevista un’azione didattica che presenterà il gesso danneggiato accostato ad una ricostruzione realizzata con le nuove tecnologie e che permetterà di percepire come sia, oggi, possibile presentare alla Storia una ricostruzione.
Canova realizzò due sculture di Ebe, una è a Berlino, Nationalgalerie, l’altra è a Forlì, al Museo di San Domenico, Istituzione che ha autorizzato l’utilizzo dei dati matematici per la produzione in stampa a 3D delle parti mancanti al gesso di Possagno e di tutti i frammenti. (Tra l’altro va ricordato che nel tour della mostra sarà Forlì la sede finale). Il procedimento è già stato positivamente sperimentato per le integrazioni su Paolina Bonaparte, per la Danzatrice con i cembali, Il Principe Lubomirski e Le Grazie.

Antonio Canova. L’arte mutilata nella Grande Guerra offrirà quindi l’intero corpus di immagini di Stefano e Siro Serafin, a documentare lo scempio di cui sono tutt’ora testimonianza tragica le opere dilaniate del Canova, opere che escono per la prima vota dai depositi. Una di esse, la magnifica Ebe, ritroverà dopo un secolo la dignità perduta.

Inoltre, a cent’anni dal rilevamento fotografico realizzato dai Serafin lo sguardo di due fotografi ritorna oggi sulle opere ferite di Canova. Guido Guidi e Gian Luca Eulisse rileggono i gessi canoviani mutilati e frammentati dalle granate e ci propongono una serie di immagini che tornano a far parlare i corpi, che pur se corpi rappresentati, così offesi e menomati, ancora oggi non sanno tacere, testimoni senza tempo della più tragica e ingiustificabile delle esperienze umane, la guerra.
Nelle nuove immagini fotografiche sia che i gessi canoviani siano racchiusi nell’immobile universo miniaturizzato di Guido Guidi, sia che lievitino immateriali nelle impalpabili atmosfere luminose di Gian Luca Eulisse, rimangono icona insuperata della tragica violazione dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sull’arte.»
Ma il progetto, grazie alla collaborazione della Fondazione Stepan Zavrel, offrirà anche un ulteriore elemento di interesse: un originale “modulo didattico”.
Nascerà infatti un nuovo libro dedicato ad Antonio Canova, alle opere della Gipsoteca Canoviana di Possagno e dei Musei Civici di Bassano, illustrato da Gabriel Pacheco,il famoso illustratore messicano, distribuita nelle librerie a livello nazionale e presso strutture museali.
Il progetto guarda positivamente e attivamente al futuro rivolgendosi anche ai più piccoli per giocare con l’arte, per conoscerla, per amarla e dunque tutelarla, sempre”
A offrire un percorso – come sottolinea Monica Monachesi, direttore artistico della Fondazione Zavrel – senza carnefici da stigmatizzare, un percorso per riflettere, ricordare e soprattutto per amare e non distruggere mai più”
E’ stato inoltre ritrovato il diario di Elisa Fagnolo Zanardo, all’epoca quattordicenne, scritto durante il conflitto, nella sinistra Piave, là dove la guerra era più cruenta. La bambina consegnò al diario il dolore, la disperazione, il desiderio di riscatto. Le parole di Elisa hanno ispirato i 5 reading che Cinzia Zanardo, nipote di Elisa, proporrà in Gipsoteca nei mesi di apertura della mostra.

Info: www.museocanova.it tel. 0423 544323

FLOW_1 – arte contemporanea italiana e cinese in dialogo

FLOW_1 – arte contemporanea italiana e cinese in dialogo
a cura di Peng Feng e Maria Yvonne Pugliese
A Vicenza, mostra e convegno tra artisti e filosofi italiani e cinesi

25 artisti italiani e cinesi per 25 visioni, per riprodurre nel salone d’onore della Basilica Palladiana di Vicenza (dal 17 settembre al primo novembre 2015) il valore della varietà che simultaneamente vive e convive nella contemporaneità.
Flow_1 è una mostra d’arte contemporanea nuova e diversa, organizzata dall’Associazione Culturale YARC – Yvonneartecontemporanea in collaborazione con il Comune di Vicenza e con il patrocinio della Regione Veneto e il sostegno dell’Istituto Confucio di Venezia.
Per mettere in dialogo due culture, Occidentale e Cinese, i curatori, Maria Yvonne Pugliese e Peng Feng, hanno lavorato sul valore essenziale proprio di ogni opera d’arte, affermando in questa mostra la priorità dell’oggetto rispetto alla sua interpretazione. I 25 artisti italiani e cinesi invitati ad esporre hanno prodotto una o più opere che potessero esprimere al meglio la loro poetica. Infatti, pur essendo una mostra collettiva, ogni artista ha uno spazio importante adatto ad esprimere la propria visione del mondo.
Lo sguardo di ogni visitatore potrà cogliere e fare proprie differenze e somiglianze sia all’interno della stessa cultura sia nel raffronto tra di esse.
Proprio il visitatore è al centro del lavoro dei curatori che hanno predisposto la possibilità di accedere a tre ordini di lettura della mostra.
Il primo, appunto, lo sguardo personale dove il proprio sapere, la propria memoria e la propria cultura daranno un risultato di lettura in diretto contatto con “l’oggetto – opera d’arte”, senza barriere linguistiche, senza vincoli di codici prestabiliti. Il secondo è il contatto con lo sguardo dell’artista. Infatti ogni artista è stato invitato a produrre un contributo che potesse raccontare il processo fisico e mentale che lo ha portato alla produzione di quell’opera e alla propria poetica.
Il terzo è l’approfondimento di alcune tematiche che saranno frutto del dialogo tra artisti e filosofi italiani e cinesi invitati al FlowTalk del 17 settembre: il rapporto tra tradizione e innovazione, il rapporto con la natura, il valore dell’opera d’arte contro il simulacro della comunicazione, il ruolo dell’artista nella società contemporanea. In Basilica Palladiana sarà quindi possibile percorrere le sale espositive con quadri, video, installazioni, progetti, che parlano del sentire attuale nella varietà di due realtà antropologicamente diverse ma entrambe fotografate nel medesimo spazio/tempo contemporaneo.
Il progetto FLOW_1 (dove il numero sta ad indicare la prima di future e diverse edizioni) è frutto della collaborazione tra 25 artisti, 2 filosofi, 1 casa editrice filosofica, diversi sponsor, collezionisti e amanti dell’arte oltre a, fondamentale, la collaborazione del Comune di Vicenza.

Gli artisti in mostra: Aisa Jiang Tuerxun, Stefano Arienti, Bianco-Valente, Stefano Cagol, Piero Gilardi, Hu Guoqing, Huang Yan, Massimo Kaufmann, Li Hongbo, Marcantonio Lunardi, Iler Melioli, Mu Boyan, Laurina Paperina, Peng Si, Elena Pugliese, Tamara Repetto, Serse Roma, Wang Rui, Alberto Scodro, Cristina Treppo, Patrick Tuttofuoco, Dany Vescovi, Zhang Fangbai, Zhao Xu.
Molti di loro erano già presenti nel giugno 2014 alla prima Biennale Internazionale dello Xinjiang con tema “Incontro sulla via della Seta” a cura del prof. Peng Feng (già curatore del padiglione cinese alla Biennale di Venezia 2011) dove Maria Yvonne Pugliese era stata invitata a selezionare gli artisti italiani.

Vernissage e FlowTalk:
giovedì 17 settembre, ore 15.30

Apertura al pubblico:
sabato 19 settembre

Orari:
giovedì e venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 20
sabato e domenica dalle 11 alle 19

L’usabilità fuffa delle stazioni

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La maggiorparte delle stazioni italiane fanno schifo.
Ad esempio: sebbene a me l’architettura fascista non piaccia, la stazione di Milano Centrale è molto bella. Ma ora con la menata dei gates, a cui devi accedere con biglietto, è venuta meno la comodità delle macchinette self service quasi al binario. Non avendo noi la decenza di una tessera dei trasporti a scalare né di biglietti realmente digitali per i regionali (non fate i fighi: non tutti viaggiamo in freccia. La differenza di 12 euro circa per la sola tratta di 110Km circa da Parma a Milano è alquanto rotfl, visto che si risparmia solo da 15 minuti a mezzora di tempo. E si guadagna solo una presa di corrente e meno sporcizia attorno) quelle macchinette per me, arrivante di corsa da Linate o Malpensa, erano una benedizione. Ora fortunatamente esiste ancora quella all’interno del Mc Donald’s: altrimenti nel dedalo interno di scale mobili costruite nell’ammodernamento la biglietteria non è cosi’ immediatamente fruibile: potrebbe vostra nonna individuarla subito? Non credo.
Ma tralasciamo anche questa cosa della nonna, o anzi no: il paese europeo con più anziani non ha abbastanza panchine o posti a sedere nelle sale d’attesa per i passeggeri. Perché toglierle? Per i barboni? Non basta dare aiuti ai senzatetto per evitare il problema e darmi invece un servizio (che su, dovete darmi visto che i nostri treni non sono sempre cosi’ in orario, dai) che in fondo pago nel costo del biglietto.
Io capisco che a volte pensare al design è una figata: ma molte volte nelle stazioni, che siano costruite dal 1985 al 2015, non si capisce checcazzo si deve fare. Eppure basterebbe: una macchinetta per i biglietti funzionante, un posto che sia protetto dalle intemperie per aspettare il treno, degli accessi ai binari accessibili per tutti, delle comunicazioni decenti da parte del traffico dei treni. Basta spazi giganteschi senza neppure una sedia o un posto dove comprare una bottiglietta d’acqua, scale mobili da fare come se fosse il Triathlon come a Bologna per passare tra AV in cantina e binario 1 ovest. Armonia.

Queste sono le cose che separano il nostro Paese da un grande Paese dove si puo’ essere orgogliosi di abitare: l’Italia è paesaggisticamente figa e con tante bellezze, ma se non hai una macchina è un inferno. Non ho mai invidiato i pendolari: i treni vicino alle grandi città non sai, spesso, quando ti riporteranno a casa o ti faranno arrivare al lavoro. Questo è il problema: se tutto funzionasse bene si sbloccherebbero poi tante altre cose e si creerebbe ricchezza visto che tutti lavorerebbero in condizioni decenti e visto che anche i turisti dopo potrebbero usare la stessa infrastruttura e andare al di là di Milano, Venezia, Firenze e Roma. Dai.

Bloccato in città? Rilassati grazie a Groupon


Tenetevi pronti: dicono che la settimana che sta arrivando sarà torrida. E diciamocelo, già in Spagna stanno arrostendo a più di 42 gradi. Chi sarà nelle grandi città sarà davvero messo a dura prova: non basterà il deskstop con l’ombrellone o immagini marittime o di montagna su instagram…
Ma Groupon è vicino a te, infatti puo’ essere un infallibile alleato per rilassarsi in città.
A Roma ad esempio avete cose fighissime da fare: combattere il caldo perdendosi nei freschi corridoi (ricordatevi, i papi non erano fessi e una volta le costruzioni le facevano a modo) dei Musei Vaticani a meno di 30 euro. Oppure, e io vi sto invidiando assai, la mia scelta sarebbe quella che coniuga le mie grandi passioni: cibo e spa. Con poco più di cento euro vi potete regalare (voi e un’altra persona) una giornata a tutto relax con spa, massaggi e cena. Vi invidio: qua a Parma non ne abbiamo!
Intanto voi lettori della zona potrete nella settimana (il caldo! ricordate il caldo) usufruire di uno sconto del 10% su tutte le offerte della sezione “Vicino a te” su www.groupon.it da spendere tra il 29 giugno e il 5 luglio 2015. Quindi sarà un buon lunedi’ :)
Buzzoole

Dopo 51 anni, tornano in Italia i «Phénomènes», il capolavoro di Dubuffet

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Dubuffet opere

Gli ampi spazi espositivi del nuovo Giardino della biodiversità dell’Orto botanico di Padova, Patrimonio Unesco, accoglieranno dal 26 giugno al 31 ottobre la grande mostra Jean Dubuffet. Il Teatro del Suolo. L’esposizione, promossa dall’Università degli Studi di Padova con il contributo di UniCredit, è curata da Nicola Galvan. Riunisce i 324 lavori litografici di Dubuffet e ripropone, a 51 anni dalla sua prima esposizione italiana, l’eccezionale ciclo dei Phénomènes, realizzato tra il 1958 e il 1962.

Nel 1964, Jean Dubuffet scelse proprio l’Italia e gli spazi di Palazzo Grassi a Venezia per presentare al mondo il risultato di questa sua imponente, per certi versi irripetibile, avventura creativa, che il pubblico italiano da allora non ha più potuto vedere nella sua totalità.
Accolti nelle collezioni permanenti di alcuni dei più importanti musei del mondo, quali il Centre Georges Pompidou di Parigi, il MoMA e il Solomon R. Guggenheim di New York, i 22 portfolio che custodiscono l’intero ciclo giungono a Padova grazie alla collaborazione della Fondation Dubuffet e della Galerie Baudoin Lebon di Parigi.

Nel corso degli anni Cinquanta, Dubuffet ha dato vita a una lunghissima sequenza di opere, in seguito ricondotte al tema della celebrazione del suolo, finalizzate a indagare la terra, l’acqua, la vita vegetale e minerale dal punto di vista simbolico, estetico, fenomenologico. L’evocazione di questa dimensione primaria della materia ha costituito il “segno” dominante la sua ricerca artistica nell’intero decennio, caratterizzando sovente anche i lavori aventi quale soggetto la figura umana. Dubuffet non si è limitato però ad offrire del suolo una rappresentazione convenzionale. Imitando idealmente l’opera della natura stessa, ha fatto sì che le immagini, veri e propri “luoghi” o porzioni di mondo, si generassero in modo quasi spontaneo dall’assemblaggio di elementi botanici o in virtù di processi operativi d’ordine sperimentale, in cui l’autore ha unito alla perizia dell’artigiano quella del chimico. Quest’ultimo aspetto si dispiega con esiti sorprendenti proprio neiPhénomènes.
In questi lavori, oltre a raccogliere sulla carta le impronte di diverse superfici individuate nell’ambiente che lo circondava, Dubuffet ha fatto ricorso a procedimenti quali la polverizzazione, l’irrigazione e l’emulsione di liquidi sulla pietra litografica, orientandoli verso il raggiungimento di possibili analogie visive con i fenomeni relativi alla natura e alla terra in particolare. L’esito, ancora oggi da ritenersi un unicum assoluto nel campo delle arti, è uno spettacolare “atlante” di immagini a colori e in bianco e nero, apparentemente astratte eppure verosimili; una classificazione puntuale, quanto poetica, di avvenimenti grandi e impercettibili, visibili e invisibili, in cui l’autore sembra osservare e reimmaginare il mondo attraverso gli occhi del geologo, del botanico, dell’agrimensore, dell’artista.

Il Teatro del Suolo è un progetto pensato appositamente per il Giardino della biodiversità all’Orto botanico di Padova, e viene realizzato in coincidenza con il periodo di apertura di EXPO 2015, manifestazione che ha per titolo Nutrire il pianeta e che vede l’Università di Padova impegnata in qualità di partner.

Il suolo esplorato da Dubuffet rappresenta, in questa particolare occasione, la dimensione narrativa in cui si incontrano il mondo vegetale, che l’Orto botanico racconta dal punto di vista storico e scientifico, e quello agricolo e alimentare, implicato nel tema dell’Esposizione Universale ospitata a Milano. Di entrambi costituisce il presupposto, il luogo in cui essi affondano le loro radici. Del suolo Dubuffet ha sottolineato, come nessun altro artista prima di lui, l’assoluta centralità nella vita e nell’immaginario degli esseri umani.

La mostra è accompagnata da un catalogo, ed è realizzata in collaborazione con Arcadia Arte di Venezia e Maco Arte di Padova.

La mostra è realizzata con il contributo di UniCredit.

Info: www.ortobotanicopd.it

MSC crociere per le vostre ferie

Magari per voi sarà un po’ presto, ma per altri no (tipo me che non faccio ferie estive non per mia scelta) ma se voleste fare crociere per le vostre vacanze invernali c’è una bella proposta.

Buzzoole

Non dovete pensare che le crociere siano cose da anziani!
MSC Crociere, compagnia leader nel mercato delle crociere nel Mediterraneo, offre ai suoi clienti una vasta gamma di itinerari: dal Nord Europa, alle Isole Canarie e Marocco, Caraibi e Antille, Sud America, Oceano Indiano, Africa occidentale e meridionale, Dubai, gli Emirati e Oman. Ogni crociera offre servizi eccezionali, caratteristici dello stile italiano, all’avanguardia nell’alta tecnologia a bordo e nel rispetto dell’ecosistema marino. Ogni nave inoltre, propone un’ampia gamma di cabine e suite che soddisfano ogni tipo di esigenza, rendendo MSC la scelta perfetta per una vacanza che garantisca divertimento, emozioni e relax.
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Per questo inverno, quando tutti saranno al lavoro e quindi vi invidieranno mentre farete selfie con la spiaggia bianca e fina sotto, Msc è pronto ad offrire a tutti i suoi clienti un vero e proprio sogno meraviglioso delle Antille e dei Caraibi. Sole, caldo, mare. Una crociera di 7 notti (piu volo incluso) con la splendida MSC orchestra, per vivere un viaggio indimenticabile in cui acque cristalline e natura selvaggia saranno protagonisti.

Sarà quindi una vacanza figa, senza costrizioni di itinerari, ma con l’intento di farsi travolgere da un mix di culture e tradizioni uniche al mondo, per esplorare il lato magico e misterioso dei Caraibi.

Inoltre, per coloro che prenoteranno subito, sarà disponibile un pacchetto bevande all inclusive compreso nel prezzo, che insomma è molto apprezzabile ;)
Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito: Buzzoole

Ecco la Nuova Ford C-Max.

 


Bellino il video, neh? Ci sta questo bambino piccolo, sorridente gira per tutta casa in cerca del suo regalo, in giardino alla fine aprirà il portellone on il piedino e troverà il suo premio.

Un po’ come potrebbe succedere a voi.

Per voi genitori o impegnati cronici di pacchi e pacchetti: c’è un’auto che fa al caso vostro come la Nuova Ford C-Max. La nuova caratteristica che l’auto presenta è la “Hands Free Liftgate” un sistema tecnologico per aprire il portellone posteriore senza mani (impegnate con pacchi, valigie, bimbini in braccio etc) soltanto con un semplice gesto del piede sotto il portellone.
Quindi grazie alle con le tecnologie Ford si tenta di semplificare la vita quotidiana di chi è sempre impegnato tra mille gesti e attività come i genitori o noi sempre impegnati con borse e borsine. Dai che Ford ha fatto caso al nostro problema e pensato a noi.
Buzzoole

Kickstarter è arrivato anche in Italia

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Kickstarter, la più grande piattaforma al mondo di crowdfunding per la realizzazione di progetti creativi, invita oggi tutti gli innovatori, artisti, creativi e musicisti d’Italia ad entrare a far parte della propria community. Per la prima volta i creativi italiani potranno utilizzare Kickstarter per raccogliere fondi in Euro, utilizzando la lingua italiana e utilizzando il proprio conto corrente bancario in Italia.

Da oggi sarà possibile anche in Italia creare progetti in una qualsiasi delle 15 categorie proposte da Kickstarter, e presentare le proprie idee ad un vasto pubblico composto da 8,8 milioni di finanziatori (“backers”).

 

A margine del lancio in Italia, Yancey Strickler, co-fondatore e CEO di Kickstarter, afferma: “Viviamo in una nuova età dell’oro della creatività, dove chiunque sia dotato di fantasia può realizzare qualcosa di concreto collaborando con le altre persone. Kickstarter è una community mondiale di creativi che condividono, costruiscono e realizzano qualcosa, offrendo il proprio contributo ad un contesto culturale più ricco e vivace. E in ciò l’Italia ha già contribuito moltissimo alla cultura mondiale, dalla moda al cibo, dall’arte al cinema, dalla musica alla letteratura, le idee innovative italiane sono sempre state apprezzate in tutto il mondo. Ora, Kickstarter aiuterà tutti i creativi italiani a realizzare le proprie idee innovative attraverso il sistema della collaborazione, e con il supporto di una community mondiale davvero enorme.”

 

I creativi italiani potranno gestire i propri progetti per intero utilizzando l’Euro come valuta e le coordinate del proprio conto corrente bancario in Italia per le procedure sulla piattaforma. Quando le idee proposte otterranno dei finanziamenti dall’estero, anche questi verranno raccolti in Euro. Nel contempo, un backer americano, vedrà ogni obiettivo legato ad un finanziamento di un progetto convertito in $USD (dollari americani), e di fianco l’equivalente in Euro.

 

Tutti i creativi potranno ora scegliere se descrivere in video i propri nuovi progetti in italiano, inglese o in entrambe le lingue, con la possibilità di aggiungere i sottotitoli in diverse lingue. Non esiste un sito italiano di Kickstarter: i progetti italiani fanno parte della community mondiale della piattaforma, e i finanziatori possono cercare i progetti in base alla località e trovare quelli dei creativi più vicini.

 

L’Italia è il tredicesimo paese in cui Kickstarter viene lanciato, dopo Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Danimarca, Norvegia, Svezia, Irlanda, Australia e Nuova Zelanda. Ed oggi Kickstarter sarà lanciato anche in Austria, Belgio, Lussemburgo e Svizzera.

 

 

Kickstarter

Fin dal lancio di Kickstarter nel 2009, 8,8 milioni di persone hanno investito circa 1,6 miliardi di Euro per dare vita a più di 86.000 progetti creativi. In ogni momento migliaia di progetti creativi vengono finanziati su Kickstarter, ed ognuno di questi è pensato e creato in maniera autonoma dalla persona che lo presenta alla community. Ogni regista, musicista, artista e designer su Kickstarter ha il totale controllo e responsabilità dei propri progetti. Ogni ideatore di un progetto definisce il proprio obiettivo di finanziamento e i termini di scadenza.  Se alle persone il progetto piace, possono finanziarlo per far sì che venga realizzato ed essere poi ripagati. Il finanziamento su Kickstarter si basa sul concetto del “tutto o niente”: se un progetto ha successo, poichè ha raggiunto i suoi obiettivi di finanziamento, tutti i finanziatori (“backers”) pagano la propria quota al momento della scadenza. Se il progetto decade prima, nessuna somma viene addebitata ai backer.

 

 

Spotify torna indietro nel tempo con i brani più ascoltati degli ultimi sei decenni

Spotify torna indietro nel tempo e compie un viaggio nella memoria svelando le canzoni degli ultimi 50 anni più ascoltate, dal 1950 fino ad arrivare agli anni 2000. Tra le oltre 5,5 milioni di playlist dedicate agli scorsi decenni create su Spotify, il 63% delle quali realizzate da utenti uomini, sono quelle degli anni ’80 a spadroneggiare tra i fans. Don’t Stop Believin’, successo dei Journey datato 1981, è il classico brano senza tempo più ascoltato tra tutte le playlist su questo tema.

Se torniamo indietro per più di 50 anni, la canzone più ascoltata tra le playlist dedicate agli anni ’50 è Lollipop delle Chordettes, brano popolare del 1958. Le playlist degli anni ’60 sono dominate dalla canzone funky del 1969 degli Isley Brothers It’s Your Thing mentre il singolo datato 1975 Evil Woman degli Electric Light Orchestra è al primo posto tra le playlist anni ’70.

In Italia, negli anni ’50 si piazza al primo posto Summertime Blues di Eddie Cochran, esponente del primo rockabilly (1958); I Heard It Through The Grapevine di Marvin Gaye (1968) è il brano più scelto delle playlist anni 60’, mentre gli Eagles con Take It Easy trionfano negli anni ’70.

La musica degli anni ’80 è la preferita dagli utenti, con oltre 1,7 milioni di playlist create per celebrare la melodia di quel periodo. MentreDon’t Stop Believin dei Journey si piazza al primo posto, il singolo di Whitney Houston I Wanna Dance with Somebody (Who Loves Me) del 1987 e il brano Billie Jean di Michael Jackson del 1982 occupano rispettivamente il secondo e terzo posto. Anche gli utenti italiani amano particolarmente questo decennio e si allineano ai gusti internazionali ma con il podio invertito: al primo posto troviamo Billie Jean di Michael Jackson, seguito da I Wanna Dance With Somebody di Whitney Houston e dalla classica Don’t Stop Believin dei Journey.

Le Spice Girls, gruppo pop internazionale, si impossessano degli anni ’90: il loro singolo Wannabe del 1996 è ai primi posti della classifica delle canzoni più ascoltate del decennio davanti a Under The Bridge dei Red Hot Chilli Peppers (1991) e Waterfalls delle TLC (1994). Il successo della girl band britannica domina anche la classifica italiana. Seguono due brani pubblicati nel 1998: Pretty Fly (For a White Guy)del gruppo punk The Offspring e il singolo d’esordio della dance band italiana Eiffel 65, Blue (Da Ba Dee).

La musica R&B domina le classifica degli anni 2000; il singolo di Usher del 2002 Yeah! è il più ascoltato di quegli anni, seguito da vicino daCrazy In Love di Beyoncé (2003) e da It Wasn’t Me dell’artista reggae Shaggy (2000). In Italia, invece, sono stati soprattutto gli anni della musica dance italiana dominati dagli Eiffel 65 che piazzano ben quattro brani tra le prime venti canzoni e da Gigi D’Agostino con tre brani. Al primo posto un altro duo locale: Prezioso feat. Marvin con Tell Me Why a cui cedono lo scettro gli Eiffel 65 con Blue (Da Ba Dee) che prosegue il successo anche agli inizi del 2000. Hey Ya! degli OutKast, pubblicato nel 2003, spezza il dominio della dance con le sue sonorità hip-hop.

Spotify ha analizzato le abitudini d’ascolto per età e genere per determinare il decennio più popolare in termini di preferenze musicali tra i diversi tipi di utenti. Le hit degli anni ’90 sono le più popolari tra le donne, mentre la musica degli anni ’80 è la preferita dagli uomini. Per quanto riguardo il parametro dell’età, la musica degli anni ’80 è più rilevante tra gli ascoltatori di 19 anni oppure tra le classi di età 30 e 39, 40 e 49 e tra i 50 e 59. Al contrario, gli utenti tra i 20 e i 29 anni amano maggiormente la musica degli anni ’90, mentre le sonorità degli anni ’60 sono le più apprezzate dagli utenti over 60.

In Italia sono gli uomini ad ascoltare di più la musica dei decenni passati, soprattutto quella degli anni ’80 che, per classe d’età, è la più riprodotta dagli utenti tra i 20 e i 39 anni. Le hit degli anni ’90 e 2000 sono le preferite tra i 20 e i 29 anni.
“Con la nostra ricerca siamo riusciti a determinare quali sono i brani che hanno definito un’epoca e a evidenziare le canzoni senza tempo che gli ascoltatori continuano e continueranno ad ascoltare in futuro”, ha dichiarato Angela Watts, VP, Global Communications di Spotify.

 

Spotify ha creato playlist con le 20 canzoni più ascoltate, al 1950 fino agli anni 2000. Le playlist possono essere incorporate online utilizzando lo Spotify Play Button