“Non sei sordo, non farti fregare!”

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cof

Buzzoole
Ho ricevuto via posta questo libro, interessante sotto alcuni aspetti.
Prendersi cura di se stessi e della propria salute è il primo passo per volersi bene, ad ogni modo ci sono tanti piccoli “se” e “ma” che rendono questo un po’ difficile. Questi fattori sono spesso dovuti al nostro rapporto con gli altri e alla vergogna di ammettere di avere un “problema”.
Uno di questi piccoli, grandi ostacoli che ci impediscono di vivere serenamente è la paura, soprattutto se si percepisce che qualcosa dentro di noi non va.
Domanda spontanea: “Non sei sordo” è un libro che mira a vendere apparecchi acustici?

Risposta: non lo è. E il motivo è semplice, perché è rivolto a due categorie di persone, ed esclusivamente a queste.

La prima raggruppa i soggetti con problemi d’udito che indossano già apparecchi acustici, e sono però ansiosi di trovare risposte adeguate alle situazioni che li coinvolgono giorno per giorno (ma non hanno bisogno di apparecchi acustici perché li hanno già).

La seconda categoria cui “Non sei sordo” si rivolge è quella delle persone che, una volta preso atto che non ci sentono bene, decidono con convinzione di trovare al più presto una soluzione al loro problema.

L’aspetto più interessante è che, trattandosi di un manuale per non addetti ai lavori, quindi per gente comune, ognuno può scegliere il capitolo o la pagina che più gli interessa, e consultare il resto quando ne avrà voglia o insorgerà un problema specifico cui trovare risposta.

Utilissimo leggerli sia prima di acquistare gli apparecchi acustici (in questo caso è un indispensabile averlo), che dopo averli acquistati per capire qual è l’iter da seguire. Se volete però avere un estratto del libro da valutare scaricate il pdf dal SITO.

 

SEDUZIONE e POTERE. La donna nell’arte tra Guido Cagnacci e Tiepolo a Gualdo Tadino (PG)

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SEDUZIONE e POTERE
La donna nell’arte tra Guido Cagnacci e Tiepolo
A cura di Vittorio Sgarbi
La seduzione è storia antica tanto quanto l’uomo e per la donna è da sempre un potere irrinunciabile. Il Comune di Gualdo Tadino e il Polo Museale aprono le porte dell’imponente Chiesa medioevale di San Francesco, nel cuore del centro storico, per svelare un percorso irresistibile e intrigante, dove regna sovrana la donna che si mostra nel pieno del suo fascino seduttivo, con l’enfasi dei gesti e con la nudità di corpi lascivi. Dalla terribile Circe del genovese Anton Maria Vassallo che seduce e distrugge, fino alla delicata ritrosia di una giovane Rebecca al pozzo di Giuseppe Antonio Pianca, la mostra offre un ventaglio attraente del potere seduttivo della donna, mostrandone le diverse sfaccettature dipinte da artisti italiani tra la fine del Cinquecento e il Settecento, da Simone Peterzano, il primo maestro di Caravaggio a Milano, passando per Lionello Spada, Gioacchino Assereto, Mattia Preti, Luca Giordano, fino ai Tiepolo. In un crescendo che cattura i sensi, potremo ammirare la forza penetrante della Maddalena rapita in estasi di Francesco Cairo, l’intrepida esaltazione di Giuditta, l’eroina dipinta da Pietro della Vecchia e da Lorenzo De Caro, il sensuale abbandono del giovane Rinaldo tra le braccia della bella Armida di Paolo De Matteis o la superlativa Cleopatra di Guido Cagnacci, una tela presentata qui per la prima volta. Figure, queste, che competono con la sensualità contenuta delle figlie di Lot nel Sebastiano Mazzoni, della cuciniera e dell’ortolana di Antonio Boselli che fa vedere l’ortaggio in bella vista, in un esplicito gioco di doppi sensi. Senza scivolare mai nell’esplicito groviglio di corpi, i dipinti esposti che provengono da prestigiose collezioni private italiane ed estere, dalla Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi di Forlì e dalle Collezioni d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, raffigurano donne che offrono di sé il lato più segreto e intimo della loro femminilità, sempre consapevoli di un potere insito nella loro stessa natura.

Gualdo Tadino e i musei: lasciati conquistare da un itinerario museale unico: dalle collezioni di ceramica a lustro oro e rubino, ai preziosi reperti archeologici degli antichi umbri, per arrivare ai meravigliosi dipinti, tra tardo gotico e rinascimento maturo, della scuola umbro-marchigiana e di Matteo da Gualdo, capostipite di una famiglia di pittori-notai. Con l’ingresso alla mostra “Seduzione e potere” si accede ad uno sconto del 50% e si vistano 5 musei con un ticket di 3,00 euro: il Museo Civico Rocca Flea, il capolavoro di Federico II nel centro Italia, Museo Opificio Rubboli, la ceramica a lustro oro e rubino,Centro Culturale Casa Cajani, Museo della Ceramica e Museo Archeologico Antichi Umbri, ilMuseo Regionale dell’Emigrazione “Pietro Conti”, viaggio multimediale nella storia dell’emigrazione italiana.

30 luglio – 3 dicembre 2017
Chiesa Monumentale di San Francesco, Gualdo Tadino (Pg)
Inaugurazione 29 luglio ore 17.00 con accredito obbligatorio

Aperta tutti i giorni 10-13/15-19
venerdì, sabato e domenica ore 16 visita guidata senza costi aggiuntivi
Informazioni: 0759142445 – info@roccaflea.com

Biglietti
Intero 8,00 € / Ridotto A 7,00 € per universitari e over 65 / Ridotto B 5,00 € per gruppi minimo 15 persone bambini 7-12 anni / Gratuito per i bambini fino ai 6 anni / Unico musei scontato 3,00 €

La radice delle arti e delle tecniche al festivalfilosofia 2017

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Nelle piazze e nei cortili del festival si discuterà della radice comune delle arti e delle tecniche, di lavoro e opera, dell’estetizzazione del mondo e dei suoi significati, nonché delle trasformazioni nella figura degli artisti e degli artefici

Il tema arti intende mettere a fuoco una questione rilevante della nostra epoca, segnata da una pervasiva presenza di prodotti ed esperienze ad alto contenuto estetico. Affrontando come di consueto le proprie questioni da una debita distanza prospettica, il programma esplorerà la radice comune e talora sottovalutata delle arti e delle tecniche, che si manifesta negli oggetti “fatti ad arte”, con la maestria che accomuna artisti e artigiani in tutti i campi del produrre, anche quelli ad alta tecnologia. Si indagherà il carattere artificiale non solo delle opere, ma della stessa umanità nell’epoca in cui le biotecnologie permettono la manipolazione e riproduzione della vita.
Strutturato per gruppi di questioni, il programma filosofico (realizzato con il contributo di Michelina Borsari) porterà pertanto in primo piano un lessico concettuale a più voci dove si confronteranno prospettive filosofiche plurali e anche divergenti.

1. Tecnica. Fare l’umano
La prima pista affronta in modo diretto la radice comune – semantica e concettuale – delle arti e delle tecniche (ars non è che la traduzione del greco techne). Essa rinvia a una questione classica della filosofia, che nel discutere dello statuto della tecnica definisce l’essenza dell’essere e dell’umano. Sarà Emanuele Severino (Lectio “Rotary Club Gruppo Ghirlandina”) a tracciare l’orizzonte della questione, mostrando il rovesciamento tra mezzi e fini che, nella sua prospettiva, caratterizza l’epoca metafisica della tecnica. Umberto Galimberti declinerà il tema in senso antropologico, mostrando che l’uomo, in quanto produttore, è un animale essenzialmente tecnico.
La costruzione dell’umano, intesa come primo grande terreno in cui si realizza una “messa in opera”, si rende ben visibile nel prisma del corpo. Né persona, né mera cosa, esso – come mostrerà Roberto Esposito – è il primo dispositivo che media tra natura e cultura, organismo e tecnica. Ciascuno, tuttavia, oltre ad abitare il suo corpo primario, ne porta uno “secondario”, una “pelle mobile” con cui la moda fornisce un supplemento al corpo accordandolo coi mondi nei quali ci si muove: ne discuterà Emanuele Coccia, mentre Georges Vigarello mostrerà come nell’abbellimento cosmetico la bellezza diventi un progetto d’insieme per la personalizzazione del Sé. Michela Marzano discuterà invece i canoni estetici che spesso vengono imposti al corpo – prevalentemente da una cultura patriarcale – riducendolo a mera immagine.
A corpi ultra-artificiali, in cui precipitano non solo proiezioni di desiderio ma anche sperimentazioni sull’antropomorfismo di cui si giova la ricerca robotica, dedicherà il suo intervento Agnès Giard, antropologa e ricercatrice affiliata al Sophiapol (Université Paris-Nanterre).
Le procedure tecniche consentono un’artificializzazione radicale non solo del corpo, ma del vivente in quanto tale (come ricorderà Roberto Mordacci), e dell’insieme delle relazioni che si istituiscono tra gli umani, di cui il diritto è uno degli elementi fondamentali di integrazione: ne parlerà Natalino Irti.
Oggetti specialissimi fatti ad arte sono anche le teorie, in particolare quelle fisiche, con le quali si cerca di dare ordine e far calzare a pennello le ipotesi sulla silhouette della natura, salvo essere sempre presi nella rottura tra simmetria teorica e asimmetria sperimentale: ne discuteranno in dibattito Antonio Masiero e Nadia Pastrone (in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare; conduce Marco Cattaneo).

2. Lavoro
Il secondo terreno di analisi riguarda in modo diretto la questione del fare che discende dall’orizzonte tecnico, imperniandosi sul lavoro e sulla manipolazione del mondo.
Sarà Rahel Jaeggi, esponente di punta dell’ultima generazione della Scuola di Francoforte, a far vedere come il lavoro non sia riducibile a una semplice azione strumentale, ma si carichi sempre di significati e pratiche di riconoscimento su cui si fonda l’identità sociale di ciascuno in quanto artefice, mentre Carlo Sini mostrerà come non vi sia sostanziale differenza tra lavoro e conoscenza, in quanto fin dall’attività tattile e manipolatoria l’umano connette il fare con l’intelligenza. Con Remo Bodei, Presidente del Comitato scientifico del Consorzio per il festivalfilosofia, si misureranno le conseguenze dei processi di automazione e i nessi che legano la produzione macchinistica alla conoscenza e creatività umana. In epoca di automazione, il “saper fare” non è tuttavia tramontato, ma assume nuove forme produttive e nuovi significati antropologici, come mostrerà Stefano Micelli discutendo le trasformazioni del lavoro artigianale.
Stefano Massini, il drammaturgo italiano più rappresentato sui palcoscenici di tutto il mondo, mostrerà da par suo in quanti modi si dice il fare, discutendo le trasformazioni del modo in cui si parla del lavoro e del suo rapporto con la vita e raccontandone alcune storie esemplari.

3. Opera
La terza pista è dedicata a discutere come i prodotti acquisiscano talora un’autonomia che travalica la nozione di lavoro in quanto tale, configurando un mondo delle cose che sfugge ai loro autori, come anche nel caso emblematico del “passaggio alle arti”.
Prima tra le opere è quella compiuta dall’operare divino nella creazione di maschio e femmina a propria immagine e somiglianza che è divenuta pietra di paragone della creazione artistica: ne discuterà Enzo Bianchi, mentre Silvia Vegetti Finzi ripercorrerà i repertori iconografici che hanno caratterizzato l’esperienza del mettere al mondo (Lectio “Coop Alleanza 3.0”).
Caratteristica dell’opera – come mostrerà Jean-Luc Nancy – è quella di darsi in una forma di “apparizione” che ne mette in gioco la verità, da distinguere dalla sua semplice apparenza, puramente ripetitiva. Ciò si dà anche nello speciale mutismo della pittura, che, come espliciterà Massimo Recalcati (Lectio “Gruppo Hera”), ne costituisce quasi l’inconscio, dando alla presenza dell’opera un significato misterioso. Ogni opera del resto va oltre se stessa perché, pur essendo quanto di più personale si può immaginare, essa sfugge continuamente al proprio autore ed è fatta per gli altri: ne parlerà Marc Augé, membro del Comitato scientifico del Consorzio per il festivalfilosofia.
Si arriva all’opera non solo per la via del processo creativo del singolo autore, ma anche per il contesto di significati che le culture stabiliscono. James Clifford, eminente antropologo e professore all’Università della California a Santa Cruz, mostrerà come gli artefatti abbiano una loro carriera che dall’uso li porta nel tempo a divenire oggetto di collezione e quindi opera d’arte. Come si riconosca un’opera e in base a quali convenzioni si parla di “oggetto artistico” sarà il tema dell’intervento di Roberto Casati.
Mai in sé conclusa, l’opera innesca sempre esperienze d’interazione con lo spettatore, anche nelle pratiche d’installazione tipiche dell’arte contemporanea di cui parlerà Pietro Montani. Che si possa avere uno sguardo del tutto libero sulle opere nell’attuale regime di produzione delle immagini è discusso da Marie José Mondzain, direttrice di ricerca all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, che sosterrà come l’inclusione delle arti nell’industria dello spettacolo apra la strada alla “fine dello spettatore”.

4. Trasformazioni dell’artista
La quarta pista si concentra sul passaggio dalla figura dell’artista produttore a quella – tipicamente contemporanea – dell’artista costruttore di sé. Il contesto teorico in cui si consuma questa trasformazione è quello della “fine dell’arte”, esaminata da Massimo Cacciari, in cui la dimensione del fare sembra esaurirsi a vantaggio di una modalità riflessiva che pare rendere superflua perfino la rappresentazione sensibile. Nathalie Heinich – anche discutendo il caso paradigmatico di Vincent Van Gogh – mostrerà come in epoca contemporanea si sia determinato un passaggio dall’opera alla personalità, per cui l’esemplarità biografica precede sempre quella “professionale”.
La costruzione esemplare di Sé come un’opera è d’altronde esperienza che oltrepassa il mondo dell’arte e degli artisti, fondandosi su un racconto di virtù (areté è radice del latino ars) di cui tratterà Salvatore Natoli.
In un suo secondo intervento, Remo Bodei si soffermerà su un “saper fare” in cui si compenetrano arti e vita.
Nel discutere l’esibizione di sé tipica dei social media, Daniel Miller, pioniere dell’antropologia digitale e fondatore dell’antropologia del consumo, mostrerà come, nel proliferare di immagini e testi con cui ciascuno dà libero corso alla propria espressività, sembri inverarsi, con significati tutti da vagliare, l’idea che chiunque possa divenire “artista”.
Un pirotecnico intervento di Alessandro Bergonzoni costituirà un fuori pista sulla figura degli artisti.

5. Estetizzazione del mondo
La quinta pista parte dalla constatazione che la società capitalistica avanzata si contraddistingue per produrre e diffondere beni estetici su grandissima scala, facendo slittare la ricerca della bellezza entro la progettazione degli accessori e modificando così in modo radicale il senso stesso dell’arte.
Umberto Curi farà il punto sullo statuto del bello e ne indicherà il continuo richiamo a un’eccedenza.
Gilles Lipovetsky, sociologo francese teorico dell’ipermodernità e dell’iperindividualismo, mostrerà che il vero grande artefice è il «capitalismo artista»: la nostra epoca iper-consumistica si fonda su un modo estetico di produzione. Brunello Cucinelli testimonierà la fusione tra estetica e mestieri che conduce alla valorizzazione del “fatto su misura” su cui si gioca il futuro del Made in Italy, mentreArmando Branchini mostrerà come la configurazione stessa dei luoghi dello shopping indichi – da un punto di vista antropologico e stilistico – un’affinità stretta tra negozio e galleria d’arte; Maurizio Vitta, invece, farà vedere come i prodotti siano ormai resi scintillanti fin dal loro imballaggio, perché il packaging è una pelle su cui si gioca la seduzione estetica. Deyan Sudijc, Direttore del Design Museum di Londra, si accosterà al tema del lusso per mostrare come esso non indichi più prioritariamente un’ostentazione di privilegi, ma tenda a rispondere a esigenze individuali che oltrepassano i codici sociali.
Luca De Biase espliciterà invece le componenti culturali e tecniche incorporate nel design del web, dove si intrecciano aspetti collaborativi e potere seduttivo, legato alla dimensione suasoria delle relazioni digitali.

6. Luoghi dell’artificiale
L’ultimo scenario sarà dedicato ai luoghi delle arti e dell’artificiale partendo dai due contesti fondamentali in cui si determina la messa in forma e la messa in opera, ovvero la città, che con la sua conformazione incarna il paesaggio essenziale delle relazioni umane (ne discuterà Francisco Jarauta soffermandosi sulle sue trasformazioni), e la scena del teatro, da cui emerge il nesso stretto tra rappresentazione e dinamiche comunitarie, nonché la dimensione eminentemente scenica delle biografie di ciascuno (ne parlerà Luciano Canfora).
Gianfranco Maraniello si soffermerà viceversa sulle trasformazioni del museo, da luogo unicamente di conservazione a piattaforma che risente delle modalità allestitive e operative dell’arte contemporanea.
Interrogandosi sull’insegnabilità delle arti e sul nesso stretto che lega creazione e forme di vita, Massimo Carboni darà una lettura dell’Accademia, intesa come luogo a un tempo istituzionale e metaforico in cui si incontrano il “come si fa” e l’esercizio di vita.

7. La lezione dei Classici
Completerà come di consueto il programma filosofico la sezione “Lezione dei classici”: grandi interpreti del pensiero filosofico presentano le opere che hanno maggiormente segnato la riflessione sul tema delle arti.
Giuseppe Cambiano discuterà la “Repubblica” per mostrare il ruolo delle tecniche – artistiche e politiche – nel pensiero di Platone, mentre Enrico Berti, volgendosi alla “Etica Nicomachea” di Aristotele, ricostruirà la distinzione fondamentale tra praxis e poiesis da cui discendono le diverse forme del fare.
Ivano Dionigi commenterà il “De rerum natura” di Lucrezio per evidenziare il ruolo fondamentale dello sviluppo di arti e tecniche, segnatamente quelle retoriche, nel progresso della civiltà.
Facendo il punto sugli esiti moderni, Paolo Galluzzi tratterà il “Sidereus Nuncius” di Galilei: attraverso il tema del cannocchiale emergerà l’inestricabile connessione tra scienza, tecnica, arte e sapere nella cultura della rivoluzione scientifica.
Nel secolo che ha determinato le forme della contemporaneità, Gabriella Turnaturi discuterà “La metropoli e la vita dello spirito” di Simmel per mostrare la dimensione scenica della vita urbana, mentre Maria Teresa Pansera farà il punto sul dibattito intorno all’origine della tecnica attraverso un’analisi de “L’uomo” di Gehlen.
Due strade sullo statuto dell’opera – quella che la include nel processo di riproducibilità e quella che ne sottolinea la radice mistica – saranno ricostruite da Andrea Pinotti e Vincenzo Cicero, che si occuperanno rispettivamente de “L’opera d’arte nell’epoca della riproducibilità tecnica” di Benjamin e de “L’origine dell’opera d’arte” di Heidegger.
Adriana Cavarero esaminerà il testo di Hannah Arendt su “Marx e la tradizione del pensiero politico moderno” da cui discende la cruciale distinzione tra “lavoro” e “opera”, mentre Remo Bodei, analizzando la “Teoria estetica” di Adorno, mostrerà in che senso la Scuola di Francoforte abbia attribuito un significato culturale e politico al brutto.

Mostre, installazioni, musica e narrazioni: l’esibizione delle arti
Mostre, installazioni, musica e narrazioni: l'esibizione delle 
artiUn nutrito programma di eventi, tutti gratuiti, affiancherà le lezioni magistrali del festivalfilosofia dal 15 al 17 settembre a Modena, Carpi, Sassuolo

1. Tecniche
La radice comune delle arti e delle tecniche si fa gesto e movimento della mano, manifestandosi nella maestria che accomuna artisti e artigiani in tutti i campi del produrre

Accompagnato dalle percussioni di Paky Di Maio, Alessandro Preziosi porta in scena il mito della tecnica in un recital musicato: tra i testi della tragedia e gli echi moderni – da Goethe a Simone Weil – ci si fa innanzi non solo il Prometeo incatenato riconosciuto dal mito, ma un racconto sulla disobbedienza agli dèi e al destino, in cui la conquista delle arti diviene sinonimo di libertà: “Prometeo. Recital musicato” (Carpi, Piazza Martiri, venerdì 15 settembre ore 22).

Fattasi maestria, la grazia della mano contraddistingue le grandi tavole a tecnica mista che Giuliano della Casa espone allo spazio Paggeriarte di Sassuolo, dove il segno calligrafico delle parole e le cose si rincorrono come cifre di un alfabeto infinito: “Musica imperfetta” (produzione: comune di Sassuolo e festivalfilosofia).

Le forme grafiche sono il tema della mostra curata dalla Biblioteca Poletti, con un protagonista d’eccellenza: “Maurizio Osti. Artista di caratteri, anche” (Modena, Palazzo dei Musei, curatrice: Carla Barbieri). L’esibizione è la prima a presentare il lavoro dell’artista nella sua altra identità di grafico, come anche nel libro d’artista Illumination di Arthur Rimbaud, interpretato graficamente da Osti nel 2003.

Delle caratteristiche iconografiche e tecniche della scrittura si occupa la mostra “Scrittura. Un carattere permanente” (Modena, Archivio Storico Comunale, curatrice: Franca Baldelli, produzione: Archivio Storico Comunale), cui fa da complemento un laboratorio sulle forme della scrittura a mano: “A scuola di italico” (Modena, Palazzo dei Musei – Archivio Storico, sabato 16 e domenica 17 settembre ore 19–21, a cura di SMED e Bunker).

La Biblioteca Delfini offre un ricco programma dedicato alle forme artistiche del libro e alla scrittura, da quella favolistica dei grandi autori classici alla narrativa contemporanea della graphic novel. Si parte con la mostra “Graziella Navaretti Bartolini. Giovanna Frova. Favolose storie classiche. Calcografie e calligrafie”, che ci porterà nel mondo di Fedro ed Esopo, attraverso grandi incisioni calcografiche e testi in calligrafia. Le due artiste cureranno il laboratorio di disegno e scrittura calligrafica “Favole tra disegni e parole”per bambini da 5 a 8 anni (Modena, Palazzo Santa Margherita – Biblioteca Delfini, sabato 16 settembre ore 17.30 e 18.15). A corredo della mostra, inoltre, Cristina Carbone interpreterà le letture animate di “Volpi, cornacchie e altri animali” (Modena, Palazzo Santa Margherita – Biblioteca Delfini, sabato 16 settembre e domenica 17 settembre ore 16.30). Non mancherà anche un live painting musicato: Marino Neri disegnerà delle tavole con l’accompagnamento della musica di Johnny Paguro, che darà corpo sonoro a una narrazione per immagini: “Romanzo con figure” (Modena, Palazzo Santa Margherita – Chiostro, sabato 16 settembre ore 21).

Le arti applicate costituiscono il filo conduttore della mostra e dei laboratori organizzati nei Musei Civici presso il Palazzo dei Musei di Modena. “Rose di pietra e di seta. Un percorso tra artigianato e arte”, a cura del Museo Civico d’Arte, è l’esposizione che rintraccia il motivo decorativo della rosa attraverso secoli di storia dell’arte e dell’artigianato. In collegamento con la mostra, il Museo propone un’avventurosa caccia al dettaglio tra le collezioni, con “Occhio alla rosa! Caccia al particolare nelle raccolte del Museo” (Modena, Palazzo dei Musei, Musei Civici – Museo Lapidario Romano, a cura di: Museo Civico d’Arte). All’interno dei Musei Civici, il laboratorio Dida consentirà ai bambini e alle famiglie di creare un motivo floreale con la tecnica dello sbalzo su rame in “Sbalzi di creatività. Viaggio tra le decorazioni floreali” (sabato 16 settembre ore 15–19, domenica 17 settembre ore 10–19), mentre un viaggio nell’immaginario ispirato dall’universo vegetale sarà animato dal cantastorie Marco Bertarini in “Parole verdi e fiorite” (Modena, Palazzo dei Musei, venerdì 15 settembre ore 21, a cura di: Dida – laboratorio didattico).

La metamorfosi degli strumenti a corda è viceversa al centro del concerto di musica barocca “Dal liuto alla chitarra”, con liuti, arciliuti, tiorbe e chitarre, esposti e illustrati, prima dell’esibizione musicale, da Lorenzo Frignani, restauratore e liutaio (sabato 16 settembre ore 21, a cura di: Grandezze & Meraviglie Festival Musica Estense).
Nella mostra di Flavio Pellegrini “Tra vista e tatto” opuscoli e libri saranno esposti per mostrare come l’incisione sia una tecnica “seriale”, perché consente realizzazioni multiple, ma ancora capace di restituire la meraviglia del “pezzo unico” (Modena, Galleria d’Arte La Darsena, inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 17, curatori: Angela Balestri e Siro Leonelli).
All’unicità di un soggetto riprodotto all’infinito è dedicato il lavoro di Arrigo Monzani, di cui la mostra “Soggetto unico” propone allo spettatore circa 40 opere inedite (Modena, GATE26A, inaugurazione: sabato 16 settembre ore 18).
Per completare il quadro, uno spazio importante si riserva alle macchine. L’esposizione “La bottega della prospettiva. Un percorso nella Perspectiva Artificialis” ci porta in un’epoca, quella tra XVI e XVII secolo, nella quale l’operare di artigiani, ingegneri, scienziati e artisti risultava pressoché indistinguibile, in particolare grazie alle macchine matematiche connesse alla prospettiva, presentate in repliche degli originali di alta fattura artigianale (Modena, Laboratorio delle Macchine Matematiche, Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, curatori: Michela Maschietto, Marco Turrini).
Le macchine, però, non sarebbero nulla senza la sapienza tecnica del costruttore. La collettiva di Clerici, Manfredda, Turuani, Fare e disfare. L’umana epopea delle trame” presenta 10 opere bi e tridimensionali, scultoree, installative e pittoriche, tutte dedicate al gesto arcaico dell’intrecciare (Modena, Galleria ArteSì, inaugurazione sabato 16 settembre ore 18 alla presenza delle artiste e della curatrice Cristina Muccioli).

Claudia Marini, in “Passaggi di forme. Mosaici e collage in divenire” propone un’opera fatta di tessere inchiostrate e vecchi centrini a cui il pubblico può conferire nuovo assetto inedito e polifonico ricomponendone gli elementi (Carpi, Galleria Spazio Meme, inaugurazione: sabato 16 settembre ore 18.30 con l’artista, curatrici: Emanuela Fiorani, Francesca Pergreffi).

Altrettanto partecipativo è l’allestimento che trasformerà la corte di Villa Giacobazzi in un’opera unica dove arte e vita si fondono e si confondono, grazie agli artefatti in maglia e uncinetto che rivestiranno gli alberi del parco: “Alberi all’uncinetto” (Sassuolo, Villa Giacobazzi, Parco Vistarino, venerdì 15 settembre ore 10–13;15–17, a cura di: Centro per le Famiglie, in collaborazione con: Creare Insieme). Gli stessi spazi della Villa e del Parco si animeranno di proposte di gioco centrate sulla manualità: “A più mani. Intrecci di materia e relazioni” (Sassuolo, Villa Giacobazzi, Parco Vistarino, sabato 16 settembre ore 09.30–12.30; 15–19, domenica 17 settembre ore 09.30–12.30; 15–19, a cura di: Servizi educativi per l’infanzia, Centro per le Famiglie, Centro di Educazione Alla Sostenibilità Pedecollinare).

2. Corpi. Fare l’umano
La costruzione dell’umano, intesa come primo grande terreno in cui si realizza una “messa in opera”, si rende ben visibile nell’artificio del corpo: corpo artistico, corpo denudato o vestito, corpo-bambola

In una performance sorprendente, Alessandro Bergonzoni interviene sulla custodia e la difesa dell’uomo, sull’inviolabilità del corpo e la sua sacralità di bene artistico, che deve essere protetto per non venire cancellato dal “Museo Esistenziale dell’Arte”: “Tutela dei beni: corpi del (c)reato ad arte (il valore di un’opera, in persona)” (Modena, Galleria Estense, domenica 17 settembre, ore 15, prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti).
Corpi sottosopra sono viceversa il soggetto delle xilografie di Georg Baselitz, di cui vengono esposte più di quaranta opere, la maggior parte di grandi dimensioni, provenienti dal Cabinet d’Arts Graphiques dei Musei di Ginevra: “Sottosopra. XVIII Biennale di Xilografia” (inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 19, curatori: Enzo Di Martino, Manuela Rossi, produzione: Musei di Palazzo dei Pio, in collaborazione con: Cabinet d’Arts Graphiques di Ginevra).
I corpi femminili vestiti dalla griffe carpigiana Blumarine sono presentati in “Corpi”, una selezione di fotografie degli artisti che in 40 anni ne hanno seguito le campagne, accompagnate da una selezione dei capi iconici presenti in foto, collocati nello spazio in forma scultorea (Carpi, Musei di Palazzo dei Pio, inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 19.30).
Eleonora Mazza in “Vite di plastica” presenta tele dedicate a corpi-bambola, ultra-corpi dinamici e di plastica, senza grasso, pronti all’uso: corpi iper-artificiali in cerca di riscatto (Modena, Artekyp OpenStudio, inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 18 alla presenza dell’artista e dei curatori: Francesca Baboni e Stefano Taddei).
Dagli oggetti di plastica a quelli di metallo, è nuovamente l’antropomorfismo di ciò che ci circonda a costituire il tema della riflessione artistica nella mostra: “Laura Tarugi. Oggetti animati. La danza dei lampioni” (Modena, Studio Torti 10, inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 18 alla presenza dell’artista). Un racconto fotografico e un’installazione audiovisiva colgono la danza delle file di lampioni, di cui viene riprodotta l’erranza umana tra i riverberi della luce, mentre sculture di reti metalliche ne ripropongono in mostra la filiforme consistenza.
L’abbellimento cosmetico del corpo e l’artificializzazione del vivente resa possibile dalle analisi del DNA sono i temi di laboratori destinati a bambini e famiglie in programma presso il Complesso S. Agostino, che nei giorni del festival si aprirà in anteprima indicandone una delle destinazioni d’uso creativo. Nei locali della Farmacia “La scienza ci fa belli” condurrà alla scoperta della formazione di alcune forme cosmetiche galeniche, dal sapone modellabile al dentifricio al mentolo (sabato 16 settembre ore 15.30–18.30, domenica 17 settembre ore 10.30–12.30, a cura di: Fondazione Golinelli, produzione: FCRMO), mentre in “DNArt. Tecniche di analisi” sarà possibile cimentarsi con l’elettroforesi e ottenere effetti artistici tramite l’uso di coloranti (sabato 16 settembre ore 10.30–12.30, domenica 17 settembre ore 15.30–18.30, produzione: FCRMO).

3. Lavoro e opera
I processi produttivi, artistici e creativi dell’originarsi dell’opera sono esplorati nelle carriere d’artisti, nell’inventiva dei bambini e negli scenari del lavoro

Quarant’anni di lavoro e di carriera sono condivisi da Nicola Piovani nella lezione-concerto “Una vita in musica” in Piazza Grande a Modena (sabato 16 settembre ore 22). Sulla scia di ricordi e aneddoti, il Maestro ripercorre i grandi incontri che hanno segnato il suo percorso, da Federico Fellini, ricordato con affetto nelle piccole manie e nell’ammirazione per la maestria di regista, a Vincenzo Cerami e Benigni, con episodi divertenti e commoventi insieme.

Per la prima volta al festival, Modena Città del Bel Canto presenta “Prima di andare in scena. Lo spettacolo della prova”, con la regia di Enrico Stinchelli, un allestimento che mette in scena le prove di “Bella figlia dell’amore” del Rigoletto, dall’apprendimento delle parti cantate col pianoforte, alla regia dei movimenti e delle espressioni, per concludere con l’esecuzione accompagnata da un gruppo strumentale (Modena, Teatro Comunale “Luciano Pavarotti” – Foyer, sabato 16 settembre ore 19 e 21, a cura di: Modena Città del Belcanto, produzione: Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Direzione: Antonio Giacometti, Voci: allievi del Biennio e del Master della Sig.ra Raina Kabaivanska, Orchestra: allievi dell’Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi Tonelli, Pianoforte: M° Paolo Andreoli).

Ad un “prima dell’opera” è dedicata anche la mostra collettiva di Arthur Duff, Paolo Ventura, Alberto Gianfreda, Luca Zamoc, “Ibridazioni. Variazioni tra le tecniche”, attraverso un percorso comune di ibridazione delle tecniche, dalla scultura all’installazione, dalla pittura alla fotografia (Modena, Galleria Antonio Verolino, inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 18 con gli artisti, curatori: Luca Panaro e Paola Formenti Tavazzani).
La ricerca delle origini e degli inizi del processo artistico prosegue in campo musicale con due concerti che rispondono in maniera differente al tema dell’improvvisazione e della creazione. A cura dell’Associazione Amici della Musica di Modena “Mario Pedrazzi”, tre compositori, Claudio Rastelli, Paolo Marzocchi, Nicola Straffelini, portano ciascuno il proprio inventario di “inizi ben riusciti” del repertorio classico di ogni epoca: dalla Toccata e Fuga in Re minore di Bach alla Quinta di Beethoven, dall’Aria di Figaro di Rossini a Così parlò Zarathustra di Strauss, da Piano Phase di Reich a… Poi, essendo “già a metà dell’opera”, proveranno a continuare gli incipit con la complicità del pubblico e dell’Ensemble AdM Soundscape: “Chi ben comincia… Viaggio tra gli incipit musicali di ogni epoca” (Modena, Palazzo Santa Margherita, inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 21). Ad interrogarsi sulle differenze tra l’esecuzione di una partitura e l’improvvisazione interviene Stefano Calzolari in “L’improvvisazione non esiste. Sconfinamenti tra classica e jazz” (Modena, Chiesa di San Bartolomeo, domenica 17 settembre ore 21, a cura di: Fondazione Gioventù Musicale d’Italia – Sede di Modena). L’opposizione tra musica scritta, “classica”, e musica improvvisata, jazz, è sempre più discussa nei suoi fondamenti storici ed estetici e presenta dei confini sempre più “violati” dagli artisti. Quale “arte” nell’esecuzione di una partitura e nellìimprovvisazione? Sono due arti diverse o è la medesima arte?

In “Paesaggi sonori. Con sonorizzazione live di “Metropolis” di F. Lang”, una composizione originale nata dal campionamento del paesaggio sonoro di diverse filiere produttive farà da introduzione alla sonorizzazione di un estratto dal film muto “Metropolis” di Fritz Lang, a cura degli allievi e musicisti tutor di Soundtrack (Modena, Palazzo Santa Margherita, Chiostro, sabato 16 settembre ore 22.30, a cura di: Centro Musica del Comune di Modena).
La persistenza nel lungo periodo di una tradizione di produzione tecnica e artigianato è al centro della mostra nell’Archivio Storico Comunale di Carpi, con statuti originali e documentazioni fotografiche: “Esercitar le arti. Carpi e il tempo lungo delle arti e dei mestieri” (inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 18.30 alla presenza delle curatrici: Natascia Arletti, Eleonora Zanasi, produzione: Archivio Storico Comunale).

Gli scarti dei processi produttivi possono divenire materiale d’intervento artistico: è il senso di “SCART. Il lato bello e utile del rifiuto” (Modena, Complesso culturale San Paolo, curatore: Maurizio Giani, produzione: Gruppo Hera). Opere realizzate dagli studenti delle Accademie di Belle Arti di Firenze e Bologna compongono “un eterogeneo bestiario di divertita, in alcuni casi scanzonata intonazione dada-surrealista” (Claudio Spadoni). Oltre al Complesso San Paolo di Modena, sede principale di mostra, alcune opere saranno esposte presso il Caffè Concerto.

A ribadire la funzionalità artistica degli oggetti da riciclo è il concerto di una giovane band, Miatralvia, che suonano, ad esempio, con una scopa come fosse una chitarra: “Si suona con tutto. Concerto per vecchia scopa e bidone” (Sassuolo, Piazzale della Rosa, sabato 16 settembre ore 22.30, in collaborazione con: CTG Sassuolo).
In “Che trovata! Laboratori di tinkering tra arte e scienza” si combinano sapientemente scienza e tecnica, a metà tra l’esperimento scientifico, la tecnologia e il riciclo, mettendo delle “toppe” per riparare o creare un oggetto, come per esempio mini circuiti elettrici, partendo da materiali di scarto e da riciclo su cui esercitare vena creativa e inventiva: scena dei laboratori è la Chiesa di San Nicolò, aperta per l’occasione entro il Complesso Sant’Agostino di Modena (sabato 16 settembre ore 10–12 e 16–19, domenica 17 settembre ore 10–12 e 16–19, a cura di: Pleiadi, produzione: FCRMO).

All’interno del processo di creazione di un’opera d’arte si muove la rassegna cinematografica curata da Alberto Morsiani nella Sala Truffaut di Modena, nel tentativo di metterne a nudo i procedimenti intellettuali e fisici insieme, tra inquadrature contemplative e liriche, e proliferare di operai, maestranze, rumori: “La fabbrica delle arti. Processi e prodotti creativi” (a cura di: Associazione Circuito Cinema). Si inizia venerdì 15 alle ore 20.30 con “La controfigura” di Rä di Martino (Italia 2017, 69′), in collaborazione con la Galleria Civica di Modena (produzione: AMACI, co-produzione tra Italia, Francia e Marocco). Si tratta della storia di una troupe italiana a Marrakech che cerca di realizzare il remake di un film americano di culto, The Swimmer senza mai davvero riuscirci. Al termine della proiezione ci sarà un incontro con la regista. Alle ore 22.30 “Don’t blink – Robert Frank” di Laura Israel (Can/Fra/Usa 2015, 82′), collaboratrice storica del celebre fotografo, presenterà un portrait individuale, sociale e industriale di un processo creativo. Sabato 16 alle ore 22 “Fame” di Giacomo Abbruzzese e Angelo Milano (Italia/Francia 2017, 57′) racconterà le vicissitudini, tra imprevedibilità e vandalismo, del Fame Festival che dal 2008 al 2012 ha condotto nella cittadina pugliese di Grottaglie i più grandi street artist del mondo, da Blu a Conor Harrington, da Erica il Cane a Os Games, da Escif a Vhils. Domenica 17 alle ore 18.30 “Colossale sentimento” di Fabrizio Ferraro (Italia 2016, 83′) seguirà il percorso intrapreso da un gruppo di visionari che vuole riportare il “Battesimo di Cristo” – gruppo marmoreo realizzato da Francesco Mochi tra il 1630 e il 1640 – alla sua originale destinazione: la chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini a Roma. Alle ore 20.30 “Revolution – La nuova arte per un mondo nuovo” di Margy Kinmonth (Gb/Russia 2016, 85′) narrerà per immagini quell’assalto al cielo che fu la rivoluzione socialista (di cui ricorre il centenario) a partire da quella scarica galvanizzante che fece esplodere l’avanguardia in tutti i campi traducendosi in molteplici “ismi”.

Alla ricerca delle radici comuni tra le tecniche e le arti, l’idea che si concretizza nella mostra collettiva di Giovanardi, Lagrotteria, Massironi, Saltini, Sarrecchia, “Fucina InSide. Libere sinergie tra pittura e ceramica” è quella di aprire le porte di una fucina artistica che possa accogliere produzioni molteplici. Cinque artisti si confronteranno nello spazio di via Montevecchio, presentando ognuno un’opera da appoggio e un’opera a parete, mescolando pittura e scultura, raccontandosi dunque attraverso le loro voci e sperimentazioni artistiche (Modena, Rana Rossa 3.0, inaugurazione venerdì 15 settembre ore 19.00 alla presenza degli artisti, curatrice: Alessandra Redaelli). Venerdì 15 e sabato 16 si assisterà alla lavorazione della ceramica negli spazi del laboratorio.

4. Trasformazione dell’artista
Preso tra la propria opera e l’esibizione della propria personalità, l’artista è prima di tutto qualcuno che scopre una propria vocazione, nel senso della chiamata a una professione, fatta di talento e conoscenza

Ci sono stagioni precise in cui un artista nasce alla propria vocazione. È il caso di Massimo Zamboni, che nella tumultuosa Berlino del Muro, nel 1981, tra case occupate, scena musicale ed esperienze di vita, ha avuto la propria iniziazione, raccontata in “Nessuna voce dentro. Berlino Millenovecentottantuno”, concerto spettacolo fatto di reading e musica (Carpi, Piazza Martiri, domenica 17 settembre ore 21, con Angela Baraldi e Cristiano Roversi).

Luca Barbareschi, senza negare né rinnegare nulla – con la “spudoratezza” di sempre – si racconta. In una auto-narrazione ironica, divertente, piena di energia dal titolo: “Il pirata all’assalto di se stesso” (Sassuolo, Piazzale della Rosa, venerdì 15 settembre ore 22.00). Confrontandosi con le parole dei grandi – da Shakespeare all’ironia pungente di David Mamet, il suo autore di elezione – Barbareschi si intrattiene e intrattiene il pubblico, tra narrazione teatrale e performance, con il suo romanzo autobiografico dedicato a quanti non hanno smesso di credere nei loro sogni, perché la vita è questo strano gioco nel quale tutti ci troviamo a recitare.
Al lavoro d’attore, dai pionieri del mestiere nelle Corti del Rinascimento inquieto fino alla mitizzazione dei comici dell’arte nel Novecento è dedicata la lezione spettacolo “Capitani Fracassati. Un’anti-lezione sull’arte dell’attore” con cui l’ensemble di attori di ERT Emilia-Romagna Teatro Fondazione svela il doppio volto di una professione che ha vissuto talvolta in contrasto e talaltra in accordo con il potere (Modena, Teatro Storchi, sabato 16 settembre ore 22, con Michele Dell’Utri, Lino Guanciale, Diana Manea, Eugenio Papalia, Simone Tangolo, musiche eseguite da Filippo Zattini, video-proiezioni a cura di Riccardo Frati, a cura di: Emilia Romagna Teatro Fondazione).
Icona della direzione d’orchestra, Arturo Toscanini è al centro del concerto-spettacolo dell’Orchestra Regionale dell’Emilia-Romagna, che in “Toscanini sei un Mito” rimette in scena il mitico direttore alle prese con la sua orchestra (Sassuolo, Piazzale della Rosa, domenica 17 settembre ore 21, direzione: Alessandro Nidi, voce narrante: Roberto Recchia, produzione: Fondazione Arturo Toscanini).

Artisti che esplorano la vita e la carriera di artisti sono quelli della rassegna curata dalla Biblioteca multimediale “A. Loria” di Carpi, che presenta film e documentari tutti incentrati sulla ricostruzione dei processi creativi. Con “Mario Schifano tutto” di Luca Ronchi (Italia 2001, 73′) si presenta il primo e più completo film su uno degli artisti irregolari più amati, conosciuti e falsificati del XX secolo (Carpi, Auditorium Loria, venerdì 15 settembre ore 21), mentre in “Atto unico di Jannis Kounellis” Ermanno Olmi ha realizzato un vero e proprio “pedinamento” dell’artista durante l’allestimento dell’omonima mostra (su gentile concessione della Fondazione Arnaldo Pomodoro, Italia 2006, 41′, venerdì 15 ore 22.30). Altra opera in presa diretta su una performance artistica è quella di Matthew Akers nel suo “Marina Abramovic. The artist is present”, realizzato durante la grande personale che il MoMa ha dedicato all’artista serba (USA 2012, 99′, sabato 16 settembre ore 21). Ultimo incontro tra due grandi protagonisti davanti e dietro alla macchina da presa è quello tra Sidney Pollack e Frank Gehry. In “Frank Gehry creatore di sogni” il regista è entrato dentro lo studio del grande architetto documentandone i processi di creazione dall’idea ispiratrice fino alla realizzazione del progetto (USA 2005, 83′, sabato 16 ore 22,30).
Espressione del talento e formazione tecnica sono gli ingredienti del “Master of Photography” nel quale giovani artisti – valutati, spronati e supportati da tre giudici dalla composita e consolidata esperienza nel campo della fotografia: Oliviero Toscani, Darcy Padilla e Caroline Hunter – hanno seguito un percorso durante il quale – di genere in genere e di prova in prova – sono cresciuti nella loro vocazione. L’omonima mostra in collaborazione tra Sky Arte e Fondazione Fotografia Modena ne documenterà il lavoro (Modena, MATA, Manifattura Tabacchi).

Dentro la vita di grandi artiste e artefici – donne che hanno fatto della propria passione un mestiere e dei propri prodotti un’arte – si può entrare anche attraverso il racconto, soprattutto se questo sa annullare la distanza tra attore e spettatore: è quel che accadrà nel percorso teatrale “Vite prodigiose. Montalcini, Maier, Coralina” con cui gli attori di Quinta Parete faranno entrare bambini e ragazzi nel mondo di racconti legato alle biografie della scienziata, della fotografa e della grande pasticcera (Sassuolo, Villa Giacobazzi – Biblioteca dei ragazzi Leontine, venerdì 15 settembre ore 16.30 e 17.30; sabato 16 settembre ore 10.30; 11.30; 16.30; 17.30; domenica 17 settembre ore 10.30; 11.30; 16.30; 17.30, a cura di: Associazione Culturale Quinta Parete).

Artistica, tuttavia, può essere la biografia di ciascuno: nel concerto di Ologramma, “Vissi d’arte. Musiche che salvano”, la musica è inno alla vita che, esprimendo i talenti singolari che ognuno possiede, può divenire opera d’arte (Modena, Piazza Roma, domenica 17 settembre ore 18.30, direttore: Roberta Frison, testi e Regia: Carlo Stanzani, produzione: Istituto MEME Modena, CEMU Centro Europeo Musicoterapia, UPGB Università Popolare “Gregory Bateson” Modena).
In omaggio a un maestro di pensiero e compagno di viaggio del festival, una mostra fotografica ripercorrerà la presenza di Zygmunt Bauman in tante edizioni, per mostrarne il carisma e l’empatia con il suo pubblico e per documentare come – nell’intensa frequentazione intellettuale con questa terra – il grande filosofo ne sia stato virtualmente un cittadino (Modena, Palazzo Comunale).

5. Estetizzazione
Nella nostra società capitalistica avanzata, oggetti d’uso quotidiano sono trasformati in beni estetici e opere iconiche, mentre il design, artistico e popolare, diffonde forme e bellezza tra accessorietà e seduzione

Architetto e designer, artista che ha lavorato sempre tra i mondi della progettazione e della pratica, Cesare Leonardi e il suo lavoro sono al centro di “L’architettura della vita”, la prima importante retrospettiva dedicata alla sua opera, che presenta al pubblico il patrimonio di opere e documenti custodito nella sua casa-studio, oggi sede dell’Archivio, e racconta l’avventura straordinaria di una vita dedicata al progetto (Modena, Palazzo Santa Margherita – Galleria Civica, Palazzina dei Giardini, curatori: Andrea Cavani e Giulio Orsini, produzione: Galleria Civica di Modena, in collaborazione con: Archivio Architetto Cesare Leonardi).

Connessa all’opera di Leonardi e in particolare al suo “Architettura degli alberi” è l’omonima mostra che, tra botanica e rappresentazione, campioni naturalistici e disegni, ricostruisce il meticoloso desiderio di comprendere la struttura degli alberi (Modena, Giardini Ducali – Orto Botanico, a cura di: Archivio Architetto Cesare Leonardi, in collaborazione con: Orto Botanico e Galleria Civica di Modena).
Due laboratori, entrambi presso l’Orto Botanico, completano le attività proponendo a bambini e ragazzi di realizzare fogliari e riconoscere le strutture delle foglie: “Foglie in tasca. Impronte di alberi” per bambini dai 4 anni (venerdì 15 settembre ore 16.00, sabato 16 settembre ore 10 e 16, domenica 17 settembre ore 10 e 16; a cura di: G. Bosi, G. Barbieri, P. Torri, in collaborazione con: Liceo Artistico “A. Venturi”, conducono: G. Barbieri, P. Torri e studenti del Liceo Artistico “A. Venturi”) e “Nervature. Arte della foglia” per bambini dagli 8 anni (venerdì 15 settembre ore 17.30, sabato 16 settembre ore 11.30 e 17.30, domenica 17 settembre ore 11.30 e 17.30; a cura di: G. Bosi, G. Barbieri, P. Torri, M. Mantovani, in collaborazione con: Liceo Artistico “A. Venturi”, conducono: G. Barbieri, P. Torri e studenti del Liceo Artistico “A. Venturi”).

L’estetizzazione di oggetti d’uso quotidiano è evidente in una sua precoce manifestazione nella mostra “L’arte in tasca. Calendarietti, réclame e grafica 1920-1940”, che presso il Museo della Figurina documenta come in questi piccoli elegantissimi calendari si ritrovino illustrazioni art déco opera di alcuni dei pittori più in vista del movimento in quegli anni, come soprattutto Sergio De Bellis (Modena, Palazzo Santa Margherita – Museo della Figurina, inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 18.00 alla presenza del curatore, curatore: Giacomo Lanzilotta, produzione: Museo della Figurina). Connessa alla mostra e alle fragranze tipiche dei calendarietti è il laboratorio “Questione di naso. Indovina l’odore”, che propone un percorso olfattivo per testare la propria capacità di riconoscere gli odori (Palazzo Santa Margherita – Museo della Figurina, sabato 16 settembre ore 16–18, domenica 17 settembre ore 16–18, curatrice: Elena Bergonzini, a cura di: Museo della Figurina).

Un articolato programma di attività del Castello dei ragazzi di Carpi in collaborazione con il Centro Zaffiria ricostruisce a tutto tondo il tema del design del gioco, sia presentando una storia di esperienze emblematiche di progettisti e giochi-icona nella storia europea del design, sia proponendo ai bambini di diverse età giochi e laboratori per mettere alla prova la propria creatività di giocatori e inventori. La mostra “Il continente dei balocchi. Storie di giocattoli e designer in Europa” ripercorre esperienze europee che hanno segnato la storia del giocattolo e delle sue trasformazioni (Carpi, Palazzo dei Pio – Sala Estense). In alcuni orari sarà animata dalle narrazioni di Sara Gozzi, che racconterà le storie emblematiche di designer che non hanno perso la voglia di innovare: “Mai smettere di giocare. Storie di giochi e designer in Europa” (Carpi, Castello dei ragazzi, sabato 16 settembre ore 11.30 e 17.30, domenica 17 ore 11.30 e 17.30). Due laboratori nel Cortile d’Onore del Palazzo dei Pio proporranno ai bambini dai 6 anni di inventare nuovi giochi o di cimentarsi con progetti inconsueti, come disegnare una scala per arrivare alle nuvole: “Inventori di giocattoli. Piccoli designer per nuovi giochi” e “Inventori di meraviglia. Piccoli designer per problemi sconosciuti” (Carpi, Palazzo dei Pio – Cortile d’onore, sabato 16 settembre ore 16–19, domenica 17 settembre ore 16–19). Presso la Torre dell’Uccelliera, invece, l’installazione “Circo gonfiabile. I giocattoli di Libuse Niklova” presenterà i coloratissimi animali di plastica della designer ceca, prima a fare uso di quel materiale nella costruzione dei giocattoli, mentre in alcuni orari (sabato 16 settembre ore 16–20, domenica 17 settembre ore 16–20) sarà anche possibile giocare su tappeti morbidi con questi gonfiabili d’artista.

A un’esperienza estetica di meraviglia, sempre in cerca della bellezza vissuta dagli altri, fino a costituire un vero e proprio teatro degli affetti è dedicata la mostra fotografica di Ernesto Tuliozi, “Sindrome di Stendhal” (Modena, Bottega Consorzio Creativo, inaugurazione: sabato 16 settembre ore 18 alla presenza dell’artista, a cura di: Consorzio Creativo).
Cristalli e polveri luminescenti, scintillii e bagliori in cui sembra condensarsi uno dei significati primari della bellezza sono procedimenti comuni alle artiste di “Luminescenze. Apparizioni dell’opera”, con lavori di Roberta Diazzi, Barbara Ghisi e Maria Cristina Neviani (Modena, Studio 33, curatrice Barbara Ghisi, inaugurazione venerdì 15 settembre ore 18 alla presenza delle artiste).
Le trasformazioni del design nell’epoca del capitalismo estetico e i meccanismi con cui oggetti d’uso comune vengono mutati in opere iconiche sono al centro della mostra fotografica di Federzoni, Gibertini, Malagoli, Mazzoli, Rapanà, “La seduzione degli oggetti”(Modena, Via Carteria 42, inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 17.30 alla presenza degli artisti, curatore: Gianni Rossi, a cura di: Fotoclub Colibrì BFI di Modena).

6. Luoghi dell’artificiale
I luoghi dove l’arte si fa e quelli in cui la si custodisce interagiscono e si modificano tra di loro, creando un effetto d’opera

Luogo del fare artistico, l’atelier è un mondo di produzione e di evocazione, una terra di confine tra il privato del fare e il pubblico dell’opera. Quattro artisti che hanno segnato le tendenze dell’arte contemporanea nei rispettivi campi apriranno i propri studi nelle giornate del festival per far entrare il pubblico nel loro opificio: Andrea Chiesi, Franco Guerzoni, Wainer Vaccari e Gianni Valbonesi condurranno i visitatori nel loro processo creativo, fuori da ogni metafora. Primo grande progetto artistico in rete, anche “Atelier d’artista” di Franco Vaccari riflette sullo statuto del luogo di produzione, assumendo gli studi d’artista quasi come se fossero architetture spontanee. La mostra ripropone un’installazione video, realizzata per la prima volta nel 1996, cui decine e decine di artisti internazionali hanno contribuito con foto e video che li riprendono nei loro studi (Modena, Complesso Culturale San Paolo, produzione: festivalfilosofia).
Un’installazione di luce di Mario Nanni, “Contatto nel godimento delle delizie”, interpreta e commenta come in un intervento calligrafico il Cortile d’Onore, la Galleria di Bacco e la Peschiera del Palazzo Ducale di Sassuolo (Sassuolo, Palazzo Ducale, produzione: Gallerie Estensi).

Riflessioni fotografiche sul patrimonio del Sito Unesco di Modena sono quelle presentate in “Obiettivo Sito Unesco. Il Duomo, la Torre, la Piazza nella fotografia d’autore”, che presenta circa cinquanta foto di, tra gli altri, Ghirri, Fontana, Jodice, Vaccari, Basilico, Migliori, ripercorrendo le peculiarità del complesso monumentale (Modena, Musei del Duomo e Torre Ghirlandina, inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 17, curatori: Stefano Bulgarelli, Francesca Fontana, a cura di: Musei del Duomo, Coordinamento Sito Unesco di Modena).

A opere realizzate nel campo di internamento di Gusen e che hanno in seguito influito sulla progettazione del Museo Monumento al Deportato è dedicata la mostra di Ludovico Belgiojoso, “Ho potuto pensare una casa. Disegni dal lager” (Carpi, Museo Monumento al Deportato – Sala dei Nomi, Ex Sinagoga, inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 12 presso il Cortile delle Stele – Museo Monumento al Deportato, a cura di: Fondazione ex Campo Fossoli).

Ad perpetuam rei memoriam è il titolo dell’opera che Eron realizzerà durante i tre giorni del Festival per la facciata di Palazzo Santa Chiara in occasione dei 2.200 anni dalla fondazione (183 a.C.) di Mutina. Richiamando i monumenti restituiti dal sottosuolo della città romana, Eron sviluppa una riflessione profonda sulla storia dell’edificio, in parte distrutto dai bombardamenti del 18 aprile 1945. L’artista sarà al lavoro sabato 16 settembre alle ore 19 con introduzione di Pietro Rivasi e dj set Layka: “Eron per Mutina 2017. Wall painting”(Modena, Palazzo Santa Chiara, curatrici: Cristina Stefani, Cristiana Zanasi, a cura di: Musei Civici di Modena e Fondazione De Mitri).

Oltre 2 milioni di presenze in 16 anni: il festivalfilosofia dà i numeri
Oltre 2 milioni di presenze in 16 anni: il festivalfilosofia dà i numeriDue milioni e 250 mila presenze dal 2001 al 2016, 2.527 eventi in tutto. Sedici anni con risultati da record per una grande iniziativa di pedagogia pubblica e di comunicazione moderna dei saperi, che porta la filosofia nelle piazze delle tre città emiliane, con importanti ricadute culturali e sociali, ma anche economiche

Dalle 34 mila presenze del 2001 alle oltre 190 mila del 2016: un pubblico sempre più numeroso per assistere a un programma sempre più ricco. I numeri lo confermano: la prima edizione del festivalfilosofia proponeva 98 iniziative, lo scorso anno – sedicesima edizione – gli eventi sono stati complessivamente 191 per una manifestazione che ha importanti ricadute non solo culturali e sociali, ma anche economiche, con un impatto diretto di oltre 3 milioni di euro.

Era il settembre 2001 quando debuttava il festivalfilosofia, il primo caso europeo di festival filosofico in senso proprio. Avviata per iniziativa di un Comitato di Enti locali, poi costituitisi in Consorzio, la manifestazione propone una formula, sostanzialmente inalterata nelle sedici edizioni realizzate, imperniata su un tema che muta ogni anno e ispira tutte le iniziative in programma. Le parole scelte per ciascuna edizione hanno sempre individuato concetti chiave della tradizione filosofica e al tempo stesso questioni calde dell’esperienza contemporanea, come felicità e vita, bellezza e umanità, fantasia e comunità, cose e amare, fino alle ultime due edizioni, dedicate rispettivamente alla gloria e all’ereditare.

Dalla prima edizione sono stati realizzati quasi 2.500 eventi: tra questi ben 691 lezioni magistrali, che hanno visti protagonisti 323 filosofi, di cui 68 stranieri. Sono proprio le lezioni magistrali il cuore del programma, con i maggiori pensatori contemporanei, italiani e stranieri, che presentano la propria tesi e rispondono a domande del pubblico. Nella sezione delle lezioni dei classici, invece, eminenti studiosi commentano le opere che hanno costituito modelli o svolte concettuali rilevanti nella storia del pensiero occidentale.

Un vasto programma di iniziative declina poi il tema nei diversi ambiti della creazione, per sottolineare la stretta connessione tra forme dell’esperienza, dell’arte e del pensiero. Fino ad ora sono stati 2.087 gli eventi del programma creativo: spiccano le 485 mostre e installazioni e gli oltre 320 tra concerti e spettacoli dal vivo, cui si devono aggiungere oltre 100 letture e conversazioni (116) e più di 200 film (209). Le attività per bambini e ragazzi sono state finora complessivamente 529.
Il festival si presenta anche come occasione per condividere i piaceri della buona tavola. Tullio Gregory firma la sezione “cucina filosofica” fin dalla prima edizione: dal 2001 il filosofo e gourmet ha ideato ben 118 menù filosofici a tema.

Quanto ai dati di pubblico, si è giunti a un totale di circa 2.250.392 presenze complessive nelle prime 16 edizioni. Nel 2016, se si sommano i partecipanti alle iniziative del programma con i dati delle aperture straordinarie che saldano agli appuntamenti del festival alcune sedi di particolare rilevanza artistica, le presenze complessive sono state oltre 190 mila (190.392), a conferma della fortunata complementarietà tra evento e patrimonio.

I dati qualitativi, poi, desumibili anche dalla tesi di dottorato discussa da Maria Giovanna Manni presso la Fondazione Marco Biagi di Modena nel 2015, confermano il carattere nazionale e internazionale del festivalfilosofia: oltre la metà dei partecipanti arriva ogni anno da fuori provincia, soprattutto dal centro nord, ma con presenze significative anche dal sud e dalle isole e un numero crescente di presenze dall’estero. In sensibile aumento soprattutto i giovani, che costituiscono ormai quasi il 25% del pubblico. L’età media dei partecipanti è di 44 anni e il livello di scolarizzazione del pubblico risulta molto alto. Quasi il 60% ha una laurea, benché non si tratti di un pubblico di settore: più di una persona su sei non ha mai studiato filosofia, mentre il 30% di chi l’ha studiata lo ha fatto solo a scuola e non all’università.

La permanenza media si attesta intorno ai 2,54 giorni, dunque sono pochi i visitatori che si fermano un giorno soltanto: un partecipante su tre si ferma anche a dormire generando un impatto economico diretto sul territorio di oltre 3 milioni di euro.

Infoline: Consorzio per il festivalfilosofia, tel. 059/2033382 e www.festivalfilosofia.it

Festivalfilosofia 2017: le forme del creare

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Da venerdì 15 a domenica 17 settembre a Modena, Carpi e Sassuolo quasi 200 appuntamenti fra lezioni magistrali, mostre, concerti, spettacoli e cene filosofiche. Tra i protagonisti Bodei, Bianchi, Cacciari, Cucinelli, Galimberti, Marzano, Massini, Recalcati, Severino, Vegetti Finzi, Augé, Clifford, Lipovetsky, Nancy

Dedicato al tema arti, il festivalfilosofia 2017, in programma a Modena, Carpi e Sassuolo dal 15 al 17 settembre in 40 luoghi diversi delle tre città, mette a fuoco le pratiche d’artista e le forme della creazione in tutti gli ambiti produttivi, esplorando la radice comune che lega arte e tecnica. La diciassettesima edizione del festival prevede lezioni magistrali, mostre, spettacoli, letture, giochi per bambini e cene filosofiche. Gli appuntamenti saranno quasi 200 e tutti gratuiti.

Il festival è promosso dal “Consorzio per il festivalfilosofia”, di cui sono soci i Comuni di Modena, Carpi e Sassuolo, la Fondazione Collegio San Carlo di Modena, la Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi e la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Piazze e cortili ospiteranno oltre 50 lezioni magistrali in cui maestri del pensiero filosofico si confronteranno con il pubblico sulle varie declinazioni delle arti: il programma esplorerà la radice comune e talora sottovalutata delle arti e delle tecniche, che si manifesta negli oggetti “fatti ad arte”, con la maestria che accomuna artisti e artigiani in tutti i campi del produrre, anche quelli ad alta tecnologia. Si indagherà il carattere artificiale non solo delle opere, ma della stessa umanità nell’epoca in cui le biotecnologie permettono la manipolazione e riproduzione della vita.

Quest’anno tra i protagonisti si ricordano, tra gli altri, Enzo Bianchi, Massimo Cacciari, Brunello Cucinelli (Lectio “Confindustria Emilia”), Roberto Esposito, Umberto Galimberti, Michela Marzano, Salvatore Natoli, Massimo Recalcati (Lectio “Gruppo Hera”), Emanuele Severino (Lectio “Rotary Club Gruppo Ghirlandina”), Carlo Sini, Silvia Vegetti Finzi (Lectio “Coop Alleanza 3.0”) e Remo Bodei, Presidente del Comitato scientifico del Consorzio. Particolarmente nutrita la componente di filosofi stranieri: tra loro i francofoni Agnès Giard, Nathalie Heinich, Gilles Lipovetsky, Marie José Mondzain, Jean-Luc Nancy, Georges Vigarello e Marc Augé, che fa parte del comitato scientifico del Consorzio; l’americano James Clifford, il britannico Daniel Miller, il croato Deyan Sudijc, la tedesca Rahel Jaeggi e lo spagnolo Francisco Jarauta. Venti in totale i volti nuovi.
Il programma filosofico del festival propone anche la sezione “la lezione dei classici”: esperti eminenti commenteranno i testi che, nella storia del pensiero occidentale, hanno costituito modelli o svolte concettuali rilevanti per il tema delle arti: dallo statuto delle tecniche in Platone alla questione della poiesis in Aristotele, fino al ruolo di tecnica e lingua per la civilizzazione in Lucrezio. Per l’età moderna si discuterà l’intreccio di arti, tecniche e scienza nell’opera di Galilei. Con una lezione su Simmel si osserverà la vita urbana come palcoscenico, mentre risalto verrà dato alla teoria dell’opera d’arte di Benjamin. Si indagherà il ruolo della tecnica nell’antropologia filosofica di Gehlen, così come l’origine dell’opera nella prospettiva di Heidegger. Con Adorno emergerà il significato estetico del brutto.

Se le lezioni magistrali sono il cuore della manifestazione, un vasto programma creativo, non ancora completo, coinvolgerà performance, musica e spettacoli dal vivo, di cui saranno protagonisti, tra gli altri, il premio Oscar Nicola Piovani, Alessandro Preziosi, Luca Barbareschi, Massimo Zamboni. Un sorprendente Alessandro Bergonzoni raddoppierà la sua presenza e, oltre a una lezione, si esibirà in una performance presso la Galleria Estense di Modena incentrata sulla tutela del corpo. Non mancheranno i mercati di libri e le iniziative per bambini e ragazzi.

Quasi trenta le mostre proposte in occasione del festival, tra cui una dedicata alla carriera di Cesare Leonardi, una di xilografie di Georg Baselitz, una personale di Giuliano della Casa, un intervento di street art di Eron e un’installazione di luce di Mario Nanni. Talento e formazione saranno il tema di una mostra curata da Sky Arte e Fondazione Fotografia.

E, accanto a pranzi e cene filosofici ideati dall’Accademico dei Lincei Tullio Gregory per i circa settanta ristoranti ed enoteche delle tre città, nella notte di sabato 16 settembre aperture di gallerie e musei fino alle ore piccole.

Il programma è realizzato con il contributo di Michelina Borsari.

Infoline: Consorzio per il festivalfilosofia, tel. 059/2033382 e www.festivalfilosofia.it

Un’ex base missilistica tra i monti e centinaia di figurine: al via la mostra “La conquista dello Spazio nelle figurine Panini”. L’inaugurazione il 22 luglio a 1.600 metri

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Un’ex base missilistica tra i monti e centinaia di figurine: al via la mostra “La conquista dello Spazio nelle figurine Panini”. L’inaugurazione il 22 luglio a 1.600 metri
Un'ex base missilistica tra i monti e centinaia di 
figurine: al via la mostra "La conquista dello Spazio nelle figurine Panini". L'inaugurazione il 22 luglio a 1.600 metriConquiste scientifiche dello Spazio raccontate attraverso centinaia di figurine Panini, nel sessantesimo anniversario del primo lancio del satellite artificiale Sputnik. Sabato 22 luglio si inaugura la mostra nell’hangar di Base Tuono – ex base missilistica a 1.600 metri d’altitudine nel comune di Folgaria – con l’intervento del giornalista scientifico Giovanni Caprara che racconterà la storia dello spazio visibile nel percorso espisitivo. Si tratta di un’anteprima del cartellone di eventi di agosto, sul tema della geopolitica

È la sera del 4 ottobre del 1957 quando arriva la notizia del lancio del primo satellite artificiale da parte dell’Unione Sovietica, lo Sputnik. Un avvenimento che segnerà l’inizio dell’era spaziale; un fatto che stravolge gli scenari internazionali in un momento storico in cui la conquista dello Spazio è oggetto di un’accesa competizione tra Unione Sovietica e Stati Uniti. A sessant’anni da quel primo passo verso lo sconfinato altrove dell’universo, si inaugura sabato 22 luglio a Folgaria in Trentino (ore 18) una mostra dal titolo “La conquista dello Spazio nelle figurine Panini”, un percorso espositivo che funge da anteprima del cartellone di incontri culturali sul tema della geopolitica che si svolgeranno in agosto a Base Tuono, l’ex base missilistica nel comune di Folgaria al confine tra Trentino e Veneto, dove ancora oggi svettano sul fondale di conifere tre missili Nike-Hercules.

Un luogo-memoria della Guerra fredda a 1600 metri d’altitudine, il quale alla ricerca e al progresso in ambito spaziale ha impresso un’accelerazione poderosa. Capire come dall’ossessione dei confini di allora, lo spazio sia diventato motivo di incontri internazionali tra astronauti e ricercatori che pensano più all’infinito universo e all’utilità collettiva di certe scoperte che alla paranoia del nemico, sarà il tema affrontato da Giovanni Caprara il giorno di apertura della mostra, prima dall’hangar di Base Tuono con una visita guidata e poi in una conferenza dal titolo “1957, un passo nell’altrove. Dall’ossessione dei confini, all’infinito universo” a Maso Spilzi il giorno dell’apertura della mostra. Un percorso di conquista quello dello spazio che nei decenni successivi al 1957 ha compiuto passi di incredibile portata, dall’allunaggio dell’Apollo 11 nel 1969 alle missioni di esplorazione di Marte con i rover Spirit e Opportunity nel 2003 e Curiosity nel 2011, fino alle più recenti missioni, che disegnano per l’Universo scenari da fantascienza, inimmaginabili solo pochi anni fa e che il giornalista Giovanni Caprara racconta in un’intervista presente in mostra. Sarà poi la voce autorevole di Demetrio Volcic nel corso dell’appuntamento di agosto a raccontare gli scenari della “sua Russia”. La voce narrante, insieme alle immagini di repertorio della NASA che di fatto ci proiettano nei paesaggi lunari e extraterresti, sarà in compagnia di una moltitudine di figurine colorate, le stesse che nel 1973 andavano a ruba nelle edicole, ricercatissime da ragazzini e da adulti intenti a comporre l’album che l’Agenzia Distribuzione Giornali Fratelli Panini aveva deciso di dedicare alla conquista dello Spazio. Una scelta che tiene insieme stupore, bellezza iconografica e cultura divulgativa su un tema non semplice. La scelta è di proporre un approccio comprensibile a tutti, dunque popolare, come sono le figurine PANINI, che ognuno di noi per qualche propria passione ha avuto in tasca.

È significativo che nel 1973 la casa editrice modenese decida di dedicare alla conquista dello Spazio un album, segno del grande interesse di quegli anni per l’esplorazione di quel nuovo altrove. Quale sentimento affiora spontaneo ogni qualvolta lo sguardo si volge all’insù all’infinito universo? Stupore per ciò che si spalanca e non si chiude, per ciò che si rivela e non si riesce a comprendere, per ciò che rimane misterioso. Ma come raccontare questo stupore dal punto di vista di chi ha cercato di conquistarlo, di studiarlo scientificamente, di comprenderlo nella sua parte materica e poi di attraversarlo, di entrarci dentro? La mostra “La conquista dello spazio nelle figurine Panini” racconta una storia dove immagini e testi cavalcano insieme in un gioco di alternanza tra visione e comprensione.

La conferenza del giornalista Giovanni Caprara il giorno di apertura della mostra è la garanzia circa la possibilità di avventurarsi nel dettaglio di quelle vicende scritte a grandi lettere nella Storia del Novecento, per poi perdersi nella fascinazione delle tante figurine, orgoglio di un’impresa italiana, quella della famiglia Panini di Modena, che sarà raccontata in uno dei segmenti espositivi. Un’avventura imprenditoriale, quella dell’Agenzia Distribuzione Giornali Fratelli Panini, che ha inizio due anni prima del lancio dello Sputnik, destinata a entrare con le sue mitiche figurine nelle tasche di tanti ragazzi e ragazze, contribuendo in modo rilevante alla divulgazione scientifica.

Da quando esiste l’umanità esiste lo stupore per l’infinito. L’esplorazione “orizzontale” ha soddisfatto la curiosità dello sguardo attraverso la scoperta di nuove terre; l’esplorazione “verticale” ha da sempre messo l’uomo davanti al limite rappresentato dall’aria, che non si può né camminare né navigare: da quando esiste l’umanità, esiste il desiderio di ali.
In mostra a Maso Spilzi di Folgaria si passerà dalle tante “ali” dei precursori della conquista dello Spazio, fino al decollo dei missili spaziali per raggiungere la quiete del galleggiamento nell’infinito Universo.

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La mostra è promossa dal Comune di Folgaria, dalla Provincia autonoma di Trento, con la collaborazione del Museo Civico di Rovereto e il patrocinio del MUSE Museo delle Scienze di Trento. E’ curata da Roberta Bonazza, con il contributo di Giovanni Caprara per la parte  scientifica e di Paolo Battaglia per la storia delle figurine Panini.

Giovanni Caprara è giornalista, dal 2002 responsabile della redazione scientifica del «Corriere della Sera». Il focus della sua ricerca è la storia della scienza e dell’esplorazione spaziale, nonché l’astrofisica e l’astronomia. Nel 2000 ha ricevuto il premio ConScientia come giornalista scientifico dell’anno, assegnato dalle università milanesi; e nel 2010 l’Euroscience Senior Science Writer Award, riconoscimento europeo per il giornalismo scientifico, con la seguente motivazione: «per la sua dedizione a un giornalismo scientifico di alta qualità e a temi di politica della ricerca», e descrivendolo come «la voce che ha permesso a scienziati di numerosi Paesi di mettere i risultati delle loro ricerche a disposizione di un pubblico internazionale». Numerose le sue pubblicazioni, gran parte delle quali tradotte in Europa e negli Stati Uniti. Giovanni Caprara è inoltre curatore del volume “Energia per l’Italia”, edito nel 2014 da Bompiani. Da segnalare che in riconoscimento della sua attività di divulgatore, l’International Astronomical Union ha battezzato con il nome “Caprara” un asteroide in orbita tra Marte e Giove.

Ravenna annuncia la Biennale del Mosaico Contemporaneo

Dal 7 ottobre al 26 novembre 2017 a Ravenna si tiene la V edizione della Rassegna Biennale di Mosaico Contemporaneo, opere e artisti di tutto il mondo si incontrano nella città capitale del mosaico. RavennaMosaico è promossa e organizzata dal Comune di Ravenna, grazie al prezioso contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, di Marcegaglia Carbon Steel.
Ravenna è coinvolta totalmente aprendo i suoi luoghi più suggestivi ad artisti locali e provenienti da tutto il mondo: monumenti, musei, chiostri e spazi simbolo della città diventano gallerie d’eccezione in cui arte antica e arte contemporanea sono in costante dialogo.
La Rassegna Biennale di Mosaico Contemporaneo propone un percorso espositivo che si sviluppa intorno a due mostre principali: Montezuma, Fontana, Mirko. La scultura in mosaico dalle origini ad oggi con sede al Mar Museo d’Arte della città curata da Alfonso Panzetta con la collaborazione di Daniele Torcellini, con 140 capolavori assoluti in esposizione, e l’evento SICIS Destinazione Micromosaico che celebra i trent’anni di attività di una delle più grandi realtà del mosaico artistico e una eccellenza del design internazionale, a Palazzo Rasponi dalle Teste. L’evento vuole inoltre condividere l’atmosfera che aleggia attorno alle realizzazioni di gioielli in micro-mosaico, in una moderna rilettura della tecnica settecentesca.
Entrambe le mostre resteranno aperte ben oltre la fine di RavennaMosaico, fino al 7 gennaio 2018.
Accanto a questi due grandi eventi numerosissimi altri appuntamenti, in un percorso di confronto e collaborazione che coinvolge soggetti che già hanno partecipato alla scorse edizioni di RavennaMosaico e nuove realtà.
I suggestivi Chiostri Francescani ospitano Opere dal Mondo, una selezione di lavori di artisti internazionali in collaborazione con AIMC (Associazione Internazionale Mosaicisti Contemporanei), mentre alla Manica Lunga della Biblioteca Classense ha sede la quarta edizione di GAEM Giovani Artisti e Mosaico dove giovani artisti under Forty, si avvalgono della tecnica musiva in modo tradizionale o sperimentale. Sempre negli ambienti della storica biblioteca ravennate in collaborazione con il Museo Internazionale della Ceramica di Faenza, una mostra personale dedicata all’artista Silvia Celeste Calcagno curata da Davide Caroli e un suggestivo progetto dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna Fabulae ovvero un affascinante intreccio di storie entro il quale il visitatore può seguire i fili delle nuove esperienze creative dei più giovani artisti del mosaico.
Al Museo Nazionale del MIBACT sono allestite due importanti personali: la prima dedicata a Felice Nittolo, A Ritroso, curata da Emanuela Fiori e da Giovanni Gardini.
L’Associazione Culturale Marte propone la seconda personale dedicata a Matylda Tracewska curata da Daniele Torcellini, insieme alla Rappresentazione anonima di Clément Mitéran a cura di Emanuela Fiori e Daniele Torcellini.
RavennaMosaico è valorizzazione del Patrimonio Unesco: al Battistero degli Ariani è in programma un allestimento site specific dell’artista Marco De Luca, a cura di Linda Kniffitz in collaborazione con Emanuela Fiori.
Ravenna è conosciuta in tutto il mondo per gli splendidi mosaici antichi e contemporanei ma anche per Dante Alighieri, il sommo poeta che passò infatti l’ultima parte della sua vita nella città romagnola; nasce così Inferno in bottega. La Commedia di Dante alla luce del mosaico. Negli atelier degli artisti mosaicisti ravennati è possibile visitare ogni singola creazione che darà vita a un’opera comune dove il fil-rouge è il tema dei cerchi dell’Inferno dantesco.
RavennaMosaico 2017 è sperimentazione: i giovani artisti in erba del Liceo Artistico Nervi Severini sorprenderanno la Biennale con le loro creazioni.
RavennaMosaico 2017 è anche tutela: grazie al Laboratorio di Restauro della Fondazione RavennaAntica saranno portati a termine i lavori di restauro della copia a mosaico della Madonna in Trono della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo.
Il tema del rapporto dell’arredo urbano e il mosaico viene affrontato in un convegno dal titolo Le forme dell’Arte in città: il mosaico contemporaneo organizzato dalla Scuola Superiore Studi Città e Territorio dell’Università di Bologna in cui verrà presentato, tra gli altri, anche il progetto esecutivo seguito dalla Fondazione RavennaAntica del mosaico più grande del mondo: L’onda che esonda. Si tratta della prosecuzione del Mosaico dell’Onda posto all’ingresso del Museo di Classe che si estende creando una linea di collegamento tra il Museo e la Basilica di Sant’Apollinare in Classe.
Infine valori sociali e valori artistici danno forma al progetto dell’associazione DisOrdine che prevede la rivalutazione dell’area urbana antistante le Ex-Carceri di Ravenna. L’intervento è ispirato al Labirinto della Basilica di San Vitale e coinvolge direttamente i detenuti, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Ravenna.
Queste sono alcune delle iniziative del ricco calendario di RavennaMosaico 2017, un autunno animato da grandi eventi espositivi, attività didattiche, conversazioni per addetti ai lavori e per appassionati.

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Un nuovo straordinario dipinto arricchisce la mostra di Sassoferrato a Perugia

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Un nuovo straordinario dipinto, proveniente da collezione privata ed esposto per la prima volta al pubblico, arricchisce il percorso espositivo della mostra Sassoferrato dal Louvre a San Pietro: la collezione riunita. L’opera è recentemente riemersa dal circuito del collezionismo e, sottoposta a minuziose indagini scientifiche, bibliografiche e stilistiche, è stata indubitabilmente attribuita a Giovan Battista Salvi. Inserita nel contesto della grande mostra perugina, la Betsabea al bagno consente di apprezzare un’ulteriore sfaccettatura nel percorso artistico del Sassoferrato, mostrando come la sua attività di pittore e copista sia stata talora mediata da incisioni e stampe che dovettero circolare nella sua bottega romana. Nella fattispecie l’episodio veterotestamentario della Betsabea è ripreso fedelmente da una xilografia dell’artista tedesco Hans Burgkmair il Vecchio datata 1519.

La curatrice Cristina Galassi sarà presente per illustrare al pubblico il nuovo dipinto.
Per l’occasione la Fondazione per l’Istruzione Agraria, ente promotore della mostra, organizzerà un aperitivo con i prodotti enogastronomici della sua Filiera Corta, a un prezzo di 10,00 euro comprensivo di biglietto di ingresso alla mostra. Sarà gradita la prenotazione.

Per informazioni
T. +39 075 33753
M. +39 328 6013446
info@fiapg.it
www.fondazioneagraria.it

Marino Marini, la grande mostra a Pistoia

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Con il titolo “Marino Marini. Passioni visive” la Fondazione Marino Marini propone, del Maestro, la prima retrospettiva che ambisce a situarlo organicamente nella storia della scultura. L’esposizione, che si terrà in Palazzo Fabroni a cura di Barbara Cinelli e Flavio Fergonzi, si presenta come uno dei momenti di punta delle Celebrazioni di Pistoia Capitale italiana della Cultura 2017. La mostra è organizzata dalla Fondazione Marino Marini, Pistoia e dalla Fondazione Solomon R. Guggenheim, Venezia. Dopo Pistoia, la mostra si trasferirà infatti alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia dal 27 gennaio al 1 maggio 2018.

“Manca ancora, nella vicenda espositiva e nella letteratura scientifica su Marini, un serio lavoro di contestualizzazione storica e stilistica della sua ricerca di scultore”, afferma il Direttore della Fondazione Maria Teresa Tosi. “Lo stato odierno degli studi sembra richiedere questa prospettiva: l’unica che può restituire all’artista la sua posizione di assoluto rilievo nella vicenda del modernismo novecentesco internazionale”.
“Di qui è nata l’idea di questa mostra che vuole ripercorrere tutte le fasi della creazione artistica del Maestro, dagli anni Venti agli anni Sessanta. Oggetto di indagine sarà soprattutto l’officina di invenzioni plastiche di Marino Marini che verranno poste in relazione diretta, immediatamente percepibile, con i grandi modelli della scultura del ‘900 cui egli ebbe accesso; e, inoltre, con alcuni, scelti esempi di scultura dei secoli passati – dall’antichità egizia a quella greco-arcaica ed etrusca, dalla scultura medievale a quella del Rinascimento e dell’Ottocento – che furono consapevolmente recuperati da lui e dai maggiori scultori della sua generazione”.

Dieci sono le sezioni pensate dai curatori per dare pieno conto della ricerca plastica di Marino Marini: sono tutte caratterizzate dal raffronto tra le opere dello scultore pistoiese e quelle di altri grandi del passato o di suoi contemporanei. Nella prima i suoi busti degli esordi sono affiancati a canopi etruschi e a busti rinascimentali; mentre il “Popolo”, la terracotta del 1929 che fu un passaggio determinante della sua svolta arcaista, si misura con una testa greco-arcaica da Selinunte e con un coperchio figurato di una sepoltura etrusca. Anche la successiva ricerca di una diversa monumentalità, ben rappresentata dal capolavoro ligneo dell'”Ersilia”, è messa a confronto con sculture etrusche e antico-italiche.
Verso la metà degli anni Trenta Marini si concentra sul soggetto del nudo maschile e ne trae una serie di lavori destinati a lasciare un segno nella scultura europea, come evidenzia il raffronto con opere capitali del medesimo tema di Arturo Martini e Giacomo Manzù. Negli stessi anni, Marini reinventa il significato stesso del ritratto scultoreo, attingendo ai modelli del passato, specialmente all’arte egizia, da cui desume la lezione di una volumetria pura, intrinsecamente monumentale.
La mostra si sofferma quindi sui celebri e perturbanti primi grandi “Cavalieri” dei secondi anni Trenta, che al loro comparire furono giudicati, per l’arcaica impassibilità, un attentato ai canoni tradizionali del genere, ma furono apprezzati da una ristretta schiera di intelligenti e sofisticati ammiratori.
La scena successiva è riservata alla stilizzazione allungata dei corpi maschili: qui dove il trecentesco Cristo Crocifisso appartenuto al maestro è avvicinato a un suo “Icaro” e a due dei suoi”Giocolieri”.
Le “Pomone” e i nudi femminili, che lo scultore realizza partendo da una originale e misurata rielaborazione del classicismo post-rodiniano, si confrontano in mostra con i nudi di Ernesto De Fiori e di Aristide Maillol, le maggiori proposte europee del tempo nella difficile partita di trasformare il corpo femminile in una forma astratta.
Quando, verso il 1940, mentre quasi tutti gli altri scultori italiani ed europei sembrano voler abbandonare la lezione di Rodin, Marino Marini la rivisita per dare inizio a una nuova stagione di ricerca che lo porterà, nel dopoguerra, a misurarsi con l’esistenzializzazione della forma di Germaine Richier. Questa particolare declinazione della ricerca formale di Marini prende forma negli anni del conflitto, durante il suo esilio in Svizzera, quando lo scultore sembra guardare con particolare attenzione al drammatico realismo di Donatello: la presenza in mostra del Niccolo’ da Uzzano del Bargello permetterà di comprendere a fondo le implicazioni di questa svolta.
La ricerca postbellica riporta Marino Marini a indagare, in forme più astratte, il tema del cavallo e cavaliere: in una sala saranno raccolti gli esiti maggiori di questo ciclo, opere contese dal maggiore collezionismo internazionale, e determinanti nello stabilire la posizione di primo piano dello scultore nel canone della scultura contemporanea di figura. In una sala emozionante i “Cavalieri” post 1945 di Marino Marini saranno messi a confronto con i loro antenati di riferimento, cavalli e cavalieri dalle civiltà del Mediterraneo e dell’antica Cina.
Nel dopoguerra Marini inventa una nuova lingua per la resa espressiva del volto umano: questa lingua, che guarda alla scomposizione cubista e, insieme, alla deformazione espressionista, farà di lui il più grande ritrattista-scultore del secolo. La sala dedicata ai ritratti del dopoguerra proporrà confronti con teste di civiltà antiche e teste di scultori contemporanei. Ancora il tema del Cavaliere, questa volta disarcionato, diventerà un motivo di pura ricerca spaziale, ormai quasi sganciato dalla riconoscibilità del soggetto, come evidenziato dalla sezione dedicata ai celebri “Miracoli”. Chiudono la mostra i piccoli e grandi “Guerrieri” e le “Figure coricate” degli anni Cinquanta e Sessanta: sarà visualizzato, in questo snodo, l’inatteso confronto con l’antica tradizione toscana di Giovanni Pisano e, insieme, con le soluzioni più sperimentali di Pablo Picasso e di Henry Moore.

Questa grande rassegna si avvale di un Comitato scientifico composto dai Curatori e da Philip Rylands, Salvatore Settis, Carlo Sisi e Maria Teresa Tosi. La mostra, promossa dalla Fondazione Marino Marini e dal Comune di Pistoia, è realizzata in collaborazione con la Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, con la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e con la Camera di Commercio di Pistoia. La mostra alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia è sostenuta dagli Institutional Patrons-EFG, Lavazza, Regione del Veneto-e le Guggenheim Intrapresæ.

Info: www.fondazionemarinomarini.it

Un grande Magister Giotto con Fresu e Zingaretti a Venezia.

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Giotto, grande artista del Trecento, comunicato con linguaggi contemporanei a chi vive il mondo di oggi.
L’originale proposta la si vive alla Scuola Grande della Misericordia dove, dal 12 luglio al 5 novembre, Cose Belle d’Italia Media Entertainment propone “Magister Giotto”.

“Il nostro obiettivo, chiarisce il Direttore Artistico Luca Mazzieri, è riuscire a comunicare la grande arte italiana nel mondo. Per questo, dopo Giotto sarà la volta di Canova e di Raffaello, protagonisti di altrettante puntate di “Magister”.
Abbiamo scelto Venezia come città di partenza di questo lungo viaggio dell’arte italiana nei cinque continenti, perché questa è città di affascinante sintesi tra un grande passato e la contemporaneità più avanzata nell’arte”.

Il format creato per “Magister Giotto” non ha precedenti.
In esso, i limiti tra grande mostra e grande spettacolo diventano così impercettibili dall’essere annullati. Ponendo nell’assoluto rigore scientifico la cifra distintiva.
Per “Magister Giotto”, accanto a un regista del livello di Luca Mazzieri, ad Alessandra Costantini architetto e progettista, a una voce narrante che risponde al nome di Luca Zingaretti, ad una colonna sonora firmata da Paolo Fresu, sono scesi in campo studiosi di fama.
Il comitato scientifico riunisce infatti nomi di eccellenza nella storia e critica d’arte, come quelli di Alessandro Tomei e Serena Romano Gosetti di Sturmeck. All’obiettivo di portare Giotto nella contemporaneità ha concorso anche la collaborazione di Stefania Paone.
Oltre a loro Giuliano Pisani, filologo classico, che rilegge l’indagine teologica che sottende il ciclo della Cappella degli Scrovegni lasciando emergere la «sceneggiatura» che sottende al ciclo, scritta da Alberto da Padova, teologo agostiniano che finisce la sua vita di cattedratico alla Sorbona di Parigi
E ancora Cesare Barbieri, professore emerito di Astronomia dell’Università di Padova, che propone Giotto legato alle stelle e all’astronomia. Ecco la Missione Giotto del 1986, nata con l’Agenzia Spaziale Europea, la prima e unica missione che riesce a lanciare una sonda che arriverà a 596 chilometri dal nucleo della cometa, rappresentata nell’Adorazione dei Magi nella Cappella degli Scrovegni.

Grazie al lavoro di questa prestigiosissima squadra multidisciplinare, il visitatore vivrà l’emozione di una grande esperienza, entrerà in contatto con il Magister e le sue opere. Sarà portato a tendere la mano per asciugare le lacrime dei suoi Crocifissi che, per la prima volta, lo guarderanno negli occhi anziché limitarsi ad osservarlo dall’alto. Grazie ad innovative ricostruzioni scenotecniche, progettate dagli architetti Corrado Foglia e Raffaele Di Vaio, unite anche a rari filmati d’epoca.
Immagini mozzafiato “abbracciano” lo spettatore, conducendolo dentro un intenso viaggio che finisce con il porsi anche come esperienza spirituale. Un viaggio che conduce là dove nasce l’arte, nell’intimo di un uomo-artista che da discepolo assurge, non a caso, a Magister assoluto.

Le narrazioni conducono da Assisi e il Ciclo francescano, alla Cappella degli Scrovegni, alla città di Firenze, in un percorso dove l’Italia del Trecento viene raccontata attraverso le opere di Giotto e della sua Bottega, per sfociare al contemporaneo con la Missione spaziale a lui dedicata.

“Magister Giotto”, 750 anni dopo, conduce a rivivere la complessità e il fascino del pittore e architetto fiorentino, artista-simbolo di un Medioevo che si fa altro.

Racconta un uomo che si conquistò vastissima fama presso i propri contemporanei. Com’è testimoniato dalle numerosissime citazioni e trattazioni che lo riguardano già in vita. Una figura di artista riconosciuta di snodo nella cultura pittorica occidentale, anticipatrice di futuro. E, come “Magister Giotto” consente a chiunque di verificare, effettivamente contemporanea, allora non meno di adesso.

Info

www.magistergiotto.com
info@magistergiotto.com

Date: 13 luglio – 5 novembre 2017

Sede: Scuola Grande della Misericordia
Sestiere Cannaregio 3599
30121 Venezia

Percorso: 14 min. dalla Stazione Ferroviaria di Santa Lucia  e a 17 min. da Piazza San Marco

Servizi per il pubblico: guardaroba, bookshop, bar, wi-fi, ascensore e accesso ai disabili
Orari: domenica – venerdì dalle 10:30 alle 18:30, sabato dalle 10:30 alle 20:30

Ingressi: intero 18 Euro, ridotto 16 Euro; ulteriori riduzioni per i cittadini veneziani, gruppi, scuole, famiglie

Il Castello del Buonconsiglio svela il grande Rinascimento di Marcello Fogolino. Invito

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A Franceca Fiorini

Invito
Vernice per la Stampa
venerdì 7 luglio, ore 11.00
Trento, Castello del Buonconsiglio

Comunicato Stampa

Ulteriori informazioni ed immagini: www.studioesseci.net

Il Castello del Buonconsiglio svela, con un’ampia mostra, la grandezza di Marcello Fogolino. L’iniziativa, che si sviluppa in collaborazione con i Musei Civici di Vicenza e in particolare con la Pinacoteca di Palazzo Chiericati, con cui è stato stipulato uno specifico accordo, riscopre un artista notevolissimo ma la cui fama di pittore venne offuscata dalle sue vicende private.  La condanna per l’omicidio di un barbiere, commesso, pare, insieme al fratello Matteo, la messa al bando, l’attività di spionaggio a favore della Serenissima, gli alti e bassi con la committenza delineano un personaggio dalle tinte forti. Dopo le grandi mostre monografiche dedicate ai pittori che affrescarono il maniero ovvero Girolamo Romanino e i fratelli Dosso e Battista Dossi, il Castello del Buonconsiglio rende ora omaggio al terzo artista che contribuì alla decorazione del Magno Palazzo. La rassegna intitolata “Ordine e bizzarria. Il Rinascimento di Marcello Fogolino”, che verrà inaugurata venerdì 7 luglio al Castello del Buonconsiglio, vuole far conoscere al grande pubblico un pittore che fu costretto a una forzata permanenza in Trentino, ma che riuscì a guadagnarsi, con la sua opera, la fiducia del principe vescovo Bernardo Cles fino a divenirne il pittore di corte e, poi, del suo successore, il principe vescovo Cristoforo Madruzzo. Figlio d’arte – suo padre era un pittore di buon livello – fu mandato da giovane a bottega da Bartolomeo Montagna, in quel di Vicenza. In quella città lasciò opere importanti in numerose chiese prima di trasferirsi per otto anni a Venezia. E’ documentato il suo rientro a Vicenza verso il 1518 e il suo operare insieme a Giovanni Speranza. La sua pittura di quegli anni mostra un distacco dai modelli quattrocenteschi e una adesione alle novità che, nelle ville e chiese venete, stava imponendo il Veronese. Rientrato nel natio Friuli, nel Pordenonese ottiene commesse di rilevo per diverse chiese della città e del territorio, in parte purtroppo oggi perdute. In Friuli torna ancora, insieme al fratello pittore anche egli, dopo una nuova parentesi vicentina ma incappa nelle note vicende giudiziarie che gli resero difficile ottenere nuovi incarichi. Destino volle che Fogolino approdasse quindi a Trento dove, tra il 1528 e il 1533, si costruiva il Magno Palazzo del Castello del Buonconsiglio, un grandioso cantiere rinascimentale nel quale pittori, scultori, artigiani, garzoni di bottega lavorarono a tempo record per rendere sontuosa la nuova dimora rinascimentale del principe vescovo Bernardo Cles. Qui Fogolino trovò fama, commissioni e, grazie alla protezione vescovile e alla benevolenza della corona imperiale austriaca, un sicuro rifugio. Il periodo trentino sarà illustrato con sue opere provenienti da chiese del territorio e dalle collezioni del museo, in merito alle quali particolare attenzione verrà dedicata alla committenza, mentre la sua produzione profana sarà approfondita partendo dai cicli pittorici del Castello del Buonconsiglio, ma anche dalle preziose testimonianze grafiche. Dopo il 1541, sotto Cristoforo Madruzzo, organizzatore del Concilio, il percorso fogoliniano diventa nuovamente ondivago. Di certo lavora ad Ascoli Piceno, per il vescovo di quella città, conosciuto a Trento, poi a Gorizia e ancora a Bressanone. Si sa che venne cercato per la Residenza di Innsbruck ma di lui nulla è noto in quella città. Finì quindi da artista errante una vicenda cominciata allo stesso modo. Molti sono ancora i problemi aperti intorno alla personalità e alla produzione del pittore vicentino d’origine, ma trentino d’elezione: da quelli relativi alla biografia e all’itinerario artistico a quelli connessi con la definizione del catalogo e la periodizzazione delle opere. Nodi che possono ora essere dipanati anche grazie alla serrata campagna di restauro condotta nell’ultimo ventennio sui cicli affrescati del Magno Palazzo, agli studi condotti sul cantiere voluto dal Cles e sulla figura del Fogolino, nonché all’accurata campagna di verifiche archivistiche. La mostra si snoderà nelle sale del Magno Palazzo, in parte affrescate da Romanino e dai fratelli Dossi e in parte affrescate dallo stesso Fogolino, e prenderà avvio da pale d’altare che hanno contraddistinto l’evolversi del suo percorso stilistico tra Vicenza e la provincia di Pordenone, evidenziando la ricca valenza del patrimonio artistico e culturale del Triveneto e approfondendo lo studio dei rapporti e della collaborazione culturale con gli altri artisti vicentini, tra cui Giovanni Bonconsiglio, Bartolomeo Montagna e Francesco Verla. In mostra le magnifiche pale d’altare provenienti dal Rijksmuseum di Amsterdam, come la Madonna col Bambino e santi mai esposta in Italia, dalla Galleria dell’Accademia di Venezia, dalla Pinacoteca Nazionale di Siena, dalla Pinacoteca di Palazzo Chiericati a Vicenza ma anche le rarissime incisioni provenienti dal museo statale di Dresda. La mostra sarà aperta in contemporanea con la rassegna che il Museo Diocesano Tridentino dedica a Francesco Verla, altro importante artista che nei primi anni del XVI secolo soggiornò a lungo in Trentino. Il particolare clima culturale che contraddistinse il periodo clesiano, non senza positive influenze sull’arte fogoliniana e sulla importante stagione rinascimentale trentina, verrà messo in evidenza da materiali di confronto ispirati al gusto antiquario del tempo, alla statuaria, alla produzione libraria e incisoria. La mostra è curata da Giovanni Carlo Federico Villa, direttore onorario dei Musei Civici di Vicenza, da Laura Dal Prà, direttore del Castello del Buonconsiglio, e dalla conservatrice del museo Marina Botteri, e il relativo catalogo raccoglie i contributi di oltre venti studiosi. L’allestimento è a cura dell’architetto Michelangelo Lupo in collaborazione con l’architetto Adriano Conci, direttore tecnico del museo.


ORDINE E BIZZARRIA: IL RINASCIMENTO DI MARCELLO FOGOLINO Trento, Castello del Buonconsiglio
8 luglio – 5 novembre 2017

ORARI
10.00-18.00
chiuso i lunedì non festivi, eccetto 17, 24, 31 luglio e tutti i lunedì di agosto

BIGLIETTI
10€ intero, 8€ ridotto
Ingresso gratuito ogni prima domenica del mese
Presentando il biglietto della mostra Viaggi e incontri di un artista dimenticato. Il Rinascimento di Francesco Verla si avrà diritto ad una tariffa di ingresso agevolata.