Nervi d'acciaio.

Oggi credo che nonostante tutto è stata la giornata più bella di tirocinio da quando ho iniziato questo peregrinare tra reparti.
Se c’è una cosa che mi da profondamente fastidio è entrare in camera del paziente con altri diciassette individui. Non so, per me non è giusto. Mi sembra una mancanza di rispetto, forse parecchi anziani -alla vista di un camice bianco- non osano lamentarsi. Ma a me se capitasse una mandria di studenti in camice bianco e fonendo in tasca che mi guardano un po’ come si sta avanti alla gabbia delle scimmie.
Non è bello, ma capite anche lo studente: è decerebrato. Non ha mai visto qualcuno o qualcosa che sta male se non il nonno o la zia. Quando vede finalmente che il libro a pagina 1024 non diceva cose campate in aria come una teoria di Sitchin quasi si commuove e si galvanizza assieme.
Ma a me da noia entrare lì, seguire il dottore tipo Tersilli lì a fare la visita. Il codazzo. Gente che sta lì, male. Alcuni davvero male.
Pneumologia è stata bella. Traumatizzamente bella.

Facendo un passo indietro.
Il Rasori (Giovanni) è quel padiglione stile inizio Novecento che troneggia e occupa uno spazio, più o meno inglobato in una zona verde, che si situa tra la nuova Torre Medicine e il Plesso di Via Volturno della facoltà.
Nacque come sanatorio, visto che fino a trent’anni fa esisteva ancora la specializzazione in tisiologia, e si caratterizza con le strutture tipiche proprio del secolo scorso. Scale piuttosto strette con parapetti relativamente bassi [eppure sono meglio, vi dico, dell’ascensore/montalettighe che fa molto Dachau style.], mosaici geometrici, una cappellina proprio ai piedi dello smistamento reparti. Tutto questo si riflette anche sulla struttura. Diciamolo, è fatiscente quasi.
Fa ridere vedere che magari si spendano soldi su soldi in cazzilli, medicinali, salcazzi, parcheggi, pontisullostretto e poi la Sanità italica per la pneumologia parmigiana non cavi danari.
Il polmone d’acciaio [una sorta di camera cilindrica, simile ad alcune camere scafandrose ove le donne si inflano negli istituti di bellezza per dimagrire con la sauna, che opera delle compressioni e decompressioni tali da far consentire all’individuo una respirazione in casi di insufficienza respiratoria. Venne inventata per supplire queste mancanze nei poliomielitici, a Copenhagen] è perfettamente funzionante, ma ha alcune delle guarnizioni esterne ossidate dalla ruggine.

Rifacciamo il passo avanti.
Al Rasori ora c’è pneumologia. Essendo realisti possiamo dire che lì ci entri in lettiga. Ci entri. Poi non hai la coscienza di uscire. Vedi i soffitti e le loro pennellate, volte a coprire le infiltrazioni e lo scrostamento del precedente intonaco. Li vedi, e ti rimarranno impressi nelle orbite, nella maggior parte dei casi.
Checché ne dica Veronesi e altra gente piena di ottimismo di cancro al polmone si muore al giorno d’oggi come si moriva vent’anni fa. Nulla è cambiato. La chirurgia e la chemioterapia non fanno nulla. Le metastasi in alcuni casi hanno una progressione così fulminea da un mese all’altro che non sai davvero cosa fare. Le tue basi fisiologiche fanno bella mostra sul libro. Non servono più.
Guardi le statistiche delle persone che sono entrate. Forti fumatori. Camionisti in preda ad apnee notturne poi tracheostomizzati. Gente che rifiuta quel tubo tra i due anelli tracheali per continuare a parlare. Gente che non sai come guardare se non cercando di sorridergli e non dandogli a vedere il disagio e l’impotenza che provi.

Alla fine una menzione al professore. Spiegare chiaramente in venti minuti i principi della fisiologia polmonare e poi discutere di casi clinici esemplificandoteli al massimo. Un uomo poi di una umanità esemplare nella categoria.

Oggi mi è servito a ricordarmi che poi la professione è quella. Una estroflessione di quel che si studia ma più complessa e più difficile, perché alla fine sei tu con un essere umano che non deve soffrire. E sentirsi mancare l’aria deve essere proprio allucinante.
Molte persone non sanno cosa sia tutto questo. Non sanno nel senso che non l’hanno mai visto.
Vedere una persona con trentun chili addosso e un tumore all’apice del polmone che gli crea una sorta di gobba, un uomo classe ’29 che non mangia più da tre mesi perché ha vomito incoercibile e ha una aspettativa di vita di altre dodici settimane ti fa pensare che la natura è bastarda.
Vedere un uomo, prima operato al polmone destro per un carcinoma. Poi con una metastasi cerebrale. Poi con il polmone sinistro completamente invaso dalle metastasi…. Il respiro corto. Gli spasmi. Il dolore cosciente, perché capisce ancora tutto non appena la sedazione possibile da morfina passa. Sentire il professore che ti dice che ormai tutte le mattine, aprendo la porta della stanza, si augura di trovare quel letto ormai vuoto… beh. Quella non è vita. Ed è quello che ti pone tante domande che invece molti risolvono con un dogma o una imposizione presa per via naturale. Pensiamoci: una volta non c’erano cure e la natura seguiva il suo corso. Ora con le cure deviamo il corso delle cose, ma la maggior parte delle volte non possiamo così raddrizzare certi bivi ormai intrapresi. E peggioriamo -addirittura- le cose.
Medicina dovrebbe essere volta a migliorare la qualità della vita, non allungarla.

0 thoughts on “Nervi d'acciaio.”

  1. E’ un post che mi ha colpito tantissimo, che anche io sono e sono sempre stata della tua idea, entrare in dieci tra studenti, tirocinanti, interni, specializzandi e tutto il baronal carrozzone è francamente violento, nel senso si violenta la malattia altrui, che è in primis riserbo, intimità e paura, spesso tanta, eppoi tra quelle persone c’è chi scherza “che hai fatto poi ieri?” “oggi pomerggio se la famo la partitella” che frega nulla se quello che c’abbiamo davanti sta male, e non sta male solo lui, c’è la moglie che è preoccupata, c’è il figlio che esce presto dal lavoro per venire lì, c’è un mondo triste che per noi dovrebbe essere soltanto un mestiere, che fare il dottore è soltanto un mestiere alla fine. Ma secondo me, ma forse perchè sono giovane, magari poi mi passa, e magari un giorno potrò anche tornare a casa fregandome dopo aver visto queste brutture, non lo so.

    Un saluto

  2. Volevo dire: Ma secondo me NO.

    E aggiungo un’altra cosa, credo che visitare un malato sia un grandissimo privilegio, e anche vedere tutti i giorni la malattia lo sia, per quanto paradossale potrebbe sembrare quello che ho detto.

    Le persone che non sanno cosa sia tutto questo, che non l’hanno mai guardato in faccia sono più serene, sicuramente campano meglio, che vedere il dolore può annullare o arricchire, se lo fai con riserbo e con coscienza vale la seconda, secondo me.

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