I have forgiven Jesus

Insomma, è bello sapere che mio padre dice a destra e a manca che mi viene a trovare. Oppure che vado a trovarlo io e gli occupo casa cercando supporto paterno.

[tutto ciò per coprire che pastura donne…]

Diciamo che io non vedo mio padre da mmm l’anno scorso, di sfuggita, quando mi ha fatto trovare sullo zerbino dello studio il fonendoscopio.

Ma vediamo di analizzare i più entusiasmanti apici del rapporto padre-e-figlia.


Maggio 1983. Tornato da Siena, ché quel giorno aveva da seguire la specializzazione, gli comunicano con fiocco rosa sulla porta dell’hotel che nacque la sottoscritta. Lui per festeggiare bestemmia e spacca un tavolo nonché delle cose a caso urlando "Ma doveva essere maschio". Mi verrà a vedere circa 20 giorni dopo la mia nascita.


Luglio 1983. Prendendomi in braccio per la prima e unica volta nella mia vita mi fa ruzzolare per le scale dell’hotel. Mi ruppi un osso, dicono le cronache.


Fanciullezza: ogni qualvolta mi ammalavo papà mi rassicurava dicendomi che non stavo male fisicamente, ma di capo. E andava anche dai colleghi a dir loro che io facevo apposta [difatti per farmi diagnosticare una malattia piuttosto seria furono cazzi, stava passando in malora grazie a quella premessa…]. Da lì ho l’ansia totale di andare da qualunque medico e dirgli che ho un disturbo. Sono convinta che non mi credano o mi giudichino.


Novembre 1994: mi diagnosticano una leggera anomalia dei tessuti [un’anomalia del collageno che provoca solo una leggera lassità dei legamenti]. Mio padre ha la bella pensata di ricordarmelo ogni giorno, aggiungendo dettagli che neanche gli osservatori in iraq avrebbero pensato.


Non precisato periodo del 1995: mio padre, da ubriaco, mette su la soundtrack di Zorba il Greco e mi insegna i passi. Nello stesso periodo, sempre ubriaco, mi solleva dalla sedia stringendomi col suo braccio il collo. Io non riesco a respirare né a toccare coi piedi sulla sedia e ricordo indistintamente il senso di soffocamento fintantoché mia madre gli chiese gridando cosa facesse. Da lì cerco di evitare uomini più grossi di me.


Agosto 1996: mio padre tenta di strozzare mia madre, schiacciandole la laringe. Mio padre è 150kg, mia madre meno della metà. Ricordo il parapiglia, il mio cane che guaiva, io che mi chiusi a chiave chiamando la polizia in camera (geniale la frase "mi passi uno dei tuoi genitori?" "ma mi prende per il culo?") e mia nonna che tentava di dividerli.


Primo anno di liceo: senza parlarci, siccome mi evitava da dopo la separazione dei miei, mi manda una lettera dicendo: "meritavi qualcosa di più di un diploma". Infatti ero iscritta allo scientifico. [che poi, quando gli accennai anni dopo di medicina mi disse di evitare ché c’era troppa merda…]


Estate 2002. Mentre si avvicinava il mio primo anno di università e la mia non-entrata a medicina si susseguirono: 1) la sua convivente che voleva spegnermi una sigaretta addosso minacciandomi di andarmene via 2) mio padre che mi dice che sono insensibile, fredda, incapace di fare qualcosa, senza midollo, deficiente, che non mi troverò mai un lavoro perché soprattutto non sono capace di tenermelo, che farò l’emigrante con le pezze al culo e che non mi formerò mai una famiglia.


In realtà sto ancora aspettando delle scuse. Ma lui va sbandierando a tutti che il nostro rapporto va bene. E se ci sono momenti bui è colpa mia.

Certo ora ci siamo stabilizzati.

Sms delle 22: "Notte" [varianti: "notte sono inca", "notte freddo"…]

Sms delle 17: "A studio non c’è nessuno"

Sms delle 19: "buona cena io zuppa farro"


Non so se piangere o ridere, propendendo più per la seconda. C’è da dire che il mio senso di mancata autostima e di sentirsi veramente una merda nasce qui. Il problema è che negli anni è anche cresciuto e pasciuto. Non riuscirò mai a dimostrare a me stessa di fare o di aver fatto bene qualcosa, e questo mi pesa tantissimo.

Non cambia nulla. Non passa più. Non serve avere tanti tanti amici meravigliosi. La zavorra pesa. Non credo che neanche una sua dipartita possa far cambiare qualcosa. Ormai tutto quello che è stato è stato. Al massimo altre cose possono far peggiorare il tutto e assommarsi a queste.

I problemi tendenzialmente sono due. Il primo è che non riesco a odiarlo. Ho una mancanza di sentimenti. Ad esempio odio più il prof di Biochimica. Pensando a mio padre ho solo… mmm, boh. Quella sensazione simile a quando perdi il treno, che magari era fondamentale nei tuoi piani.

Dall’altro canto il suo sempre sbandierato dirmi che mi vuole bene mi ha provocato problemi relazionali. Mi irrito fortemente quando qualcuno me lo dice. Mi attacco a mo’ di fungo patogeno, invece, quando qualcuno me lo dimostra.


0 thoughts on “I have forgiven Jesus”

  1. ehm.. (l’Ari corre a prendere il treno per Parma per mollare dù sberloni alla Fran e farle venire l’autostima… che ce l’ha, solo che ogni tanto si scorda di quanto sia una gran donna)

  2. Forse un post così intimo non andrebbe commentato.

    E’ che si rischia di commentare con un sacco di banalità che possono dare più fastidio che altro.

    Dico solo una piccola cosa: che ti conosco appena ma che a pelle mi ispiri fiducia. Te lo dissi, una volta.

    E non irritarti se lo faccio, perché non è per convenienza o per tirare in giro.

    :*

  3. Fran, cazzolìna, se non prendi coscienza di quanto tu sia fantastica, vengo a Parma e aiuto la Ari e Filo nel pestaggio!

    Io però sono contro la violenza. Io ti tengo ferma, gli altri te menano.

    :-*

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