Ci ho qualcosa in comune con la Gregoraci.

Ma non è Briatore.

Il problema è che dovrei ritirare fuori argomenti vecchi, pare quasi brutto ritirarli fuori visto che siamo in una simpatica atmosfera goliardica da gita scolastica.

Mesi fa ebbi l’incoscienza di dire su questo sglaps, che prima di essere ironico o -ahimé addirittura- considerato umoristico è soprattutto una pagina personale che non si preoccupa di censurare o filtrare alcunché, che avevo un problemino personale. Sicuramente sto usando una litote.

Sicuramente lo rifarei. Lo chiamerei essersi tolta un peso.

Non è una cosa che mi ha fatto crescere, non è una cosa che mi ha messo alla prova. Diciamo che è una cosa che ha peggiorato il mio carattere, mi ha fatto stilare una buona selezione nella mia vita e delle persone che mi circondavano e mi ha fatto sentire parecchio impotente sul poter governare almeno me stessa. Insomma, è servita come è servito l’uragano Katrina per rinnovare le strutture alberghiere.

Come dicevano i latini per aspera ad asperum.

E come la Gregoraci che dopo vallettopoli si è messa a lavorare a me alcune cose sono andate di culo.

Mi son divertita con il lavoro, ho portato esami a casa nonostante tutto, ho conosciuto alcune persone a cui non ho fatto pena ma forse empatia. Mi sono sollazzata con questo simpatico passatempo chiamato sglaps e con voi che seguite.

Altri meno antichi dicevano che il Signore manda il freddo secondo i panni.

Scrivo per dire, a meno che sia argomento interessante, che nulla è dato per certo, ma stiamo lì a guardare dalla trincea se il nemico è perito davvero o se è una finta. Per dire che se esistesse un testamento terapeutico correrei a firmare per la mia eutanasia. Per affermare che più volte ho pensato che era inutile continuare a soffrire fisicamente e mentalmente. Che comunque ci avevo un mutuo acceso ormai col Monte Paschi e lasciare la casa a loro pareva brutto.

Ché non è che vada bene, ma dopo aver raschiato il fondo è tutto dannatamente normale alla fine rapportato a ciò che si è passato.

La psicologa uno che ti reputa normale, la due che dice che sei un soggetto depresso fondamentalmente tendente al suicidio, lo psichiatra che pensa che le psicologhe abbiano bisogno di trombare di più e ti manda a casa.

E tu che le hai tutte. Tutte tutte. Dal batterio al polmone che va giù. Ti senti la croce pesante ma non hai voglia di mollare perché forse quell’orgoglio che ti da problemi allontanando chiunque in questi momenti serve come il pane per spalmare la nutella. Forse ho sbagliato a pesare sulle spalle di qualcuno. Me ne scuso ancora, e ce ne è bisogno. Non avevo il diritto di condividere i miei casini con una rosa di persone, non credo che siate stati degli eletti e per questo credo sia ancora da fare un po’ di ammenda. Ma pesa, pesa a ventitrè anni come pesava tanto a diciotto. In seguito probabilmente peserà allo stesso modo, e seriamente magari dovrò iniziare a imparare a metabolizzare. Fatico ancora a pensare come mi avete detto in alcuni -amici?- che io sia una bella persona. Sono solo qualcuno che ha una fottuta paura di morire prima di aver realizzato qualcosa. Di lasciare le cose prima che queste arrivino a un compimento naturale. Se ho sbagliato qualcosa in questi nove mesi è stata proprio pesare sulle spalle, di qualcuno a volte troppo fragili, di persone con le quali ho avuto una certa sintonia. Devo essere pesata molto, più della mia massa corporea. Se non riuscite ad arrogarvi pregi considerate almeno che avete ‘na pazienza tanta. Magari non ve ne sarete accorti quelle volte che chiudevo la finestra perché non sapevo che dire o perché mi sembrava di essere compatita, ora non dico più neppure se ho problemi. Ho la fortuna di avere un aspetto fisico che maschera molto e anche un modo di fare. Fingere di scherzare anche quando si è giù. Sebbene chi ti conosce da vent’anni purtroppo riesce a sgamare anche questa, di casistica. Perché oltre ad avere prodromi da storiella da piccola fiammiferaia hai anche le tue belle botte di sfiga, che magari ti fanno sembrare più figa o più forte perché te le sopporti… ma ti lasciano poi tanto più merda di quanto non lo fossi prima da un lato e molto più sensibile dall’altro lato.

Quindi quando lei ieri mi ha chiesto come andasse ora non sapevo cosa risponderle. E non perché stessi guardando Prison Break. Come va, davvero, ora non lo voglio sapere. Voglio stare incoscente e rincoglionirmi di cose da fare. Davvero, ve lo dissi: pensare ed essere intelligente, in questi casi, fa male. Voglio arrivare a pensare che il prossimo ciclo in verità è un esperimento sociologico e che io debba resistere per il bene del mio conto corrente.

Perché alla fin fine come dicono i Maximo Park: "What happens when you lose everything, you just start again. You start all over again."


0 thoughts on “Ci ho qualcosa in comune con la Gregoraci.”

  1. Tesoro, come dicono gli americani: “the best is yet to come”, il problema è non lasciarsi sfilare tutto davanti in attesa di qualcosa di meglio, cioè conciliare la frase americana e i latini che dicevano “carpe l’attimo”… :-)

    [e vediamo se anche oggi sono riuscito a strapparti un sorriso…]

  2. Ciao Fran, come sempre hai questo buffo modo di…lasciare di stucco!^_^ Sbagli? Scuse? E di che? Di essere umana? Eccheccaz..Adesso non si può nemmeno più essere umano? Siamo a posto…C’è chi farebbe carte false per aver qualcuno che l’ascolti, qualcuno con cui condividere, pesi, leggerezze, qualsiasi cosa. Anche il solo pensarlo. E a volte fa di un bene… Ogni cosa bella è un dono. E di questi tempi…direi un “di più”. Non è detto che tutti lo facciano per un preciso tornaconto, ma se ti può far sentire a tuo agio, potresti un giorno fare la stessa cosa..Agli stessi, o ad altri che in quel momento ne possono aver bisogno. E chi blogga (ops, sglappa!) o chi si limita a leggere lo sa. Tieni duro, è importante. Akai

  3. Far away

    The ship is taking me far away

    Far away from the memories

    Of the people who care if I live or die

    Starlight

    I will be chasing the starlight

    Until the end of my life

    I don’t know if it’s worth it anymore

    Hold you in my arms

    I just wanted to hold

    You in my arms

  4. Ehi Nipo…ricevo delle onde non ben fasate da questo tuo post. Sei in un classico momento di grigia ma sai che c’è? Non ci si fà piacere Fran per pena o per dovere umanitario. E nemmeno la si accetta obbligatoriamente “o tutto il pacco o niente”. Ci sono state cose di te che mi hanno fatto dissentire, e lo stesso da parte tua. A testimonianza che non sei un peso, ma un interlocutore o (più spesso – per quelle che sono le mie tempistiche/possibilità) una lurkata estremamente interessante. E questo indipendentemente da chi tu sia, da come stai e da quante te ne sono capitate nella vita (anche se buona parte le conosco, non influiscono sulla mia opinione di te).

    Hai quel gran dono, in mezzo a tante “disgrazie” che si chiama “gran bella testa”. Anche questo può avere un suo fascino. Per me lo ha senza il minimo dubbio. E non è il feedback di chi ti legge che te lo dà o te lo toglie. Ce l’hai e basta. Quindi ora dai una bella mano di bianco e ritorna sui livelli che ti riescono spontanei. un bacio. Zio.

  5. #7 significa che poichè lei sa esattamente quante e quali le conseguenze della malattia che ha, sta ancora peggio che ad esserne ignorante e non conoscere tutto al 100%.

    Thus

  6. Cara, approfitto di questo commento per felicitarmi per il fatto che, a quanto pare, da sglaps ti sei ulteriormente evoluta in giornale (“FRAN”) e per dirti che a Milano dai Muse al 90% ci sono anche io ^o^ ciao!

  7. Non so se te l’hanno mai detto… forse è un po’ strano da dirsi… ma ci sarebbe da ringraziarti per questo blog. Sentir di voler bene a una persona, pur così poco conosciuta, pur mai vista (se non in foto), toccata, (sentita sì, viva la radio :o) ), ecco, fa bene. Penso al mio come ai cuori di tanti altri.

    “E questo è tutto ciò che ho da dire sul Vietnam”.

  8. vedi Fran, io non provo compassione per te nè credo che tu ti debba scusare per gli sfoghi… perchè hai 23 anni e metà delle cose che hai vissuto tu, avrebbero probabilmente distrutto me.

    Io credo che tu sia grande anche se all’anagrafe sei poco più di una ragazzina (come me del resto). Resisterai, cara. Un abbraccio.

  9. Io sono un tuo assiduo lettore, da un po’ di tempo ormai. Ho iniziato a leggerti perchè di sorrisi me ne strappi proprio tanti (che tu ci creda o no). Insomma delle volte un tuo post è stato meglio che una coversazione con una persona in carne ed ossa, qui, nella nebbiosa provincia milanese. Quello che voglio dire è che tu di male non hai fatto nulla, anzi…e qui a te ti si vuol bene un cifro, pur celandomi nell’imperscrutabile ombra del web (muahahahah).

    Segretamente penso pure che tu sia una persona di spessore (ma non dirlo alla Fran, che come minimo tenta di smentire).

    Perdona l’attacco di logorrea.

    Sbaciuzzi mitica.

  10. C’è un solo modo di superare le difficoltà: attraversandole. Chi sta al nostro fianco può fare la differenza, e sono convinta che le tutte persone che ti tengono la mano anche quando sono lontane, lo fanno solo perché ti vogliono bene. Una come te non è da commiserare nè da compatire, ma da ammirare.

    Ciao

    Katia

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