Epistassi.

Quella mattina mi sentivo come stamani.
Mi alzai semirincoglionita verso il bagno, inalandone il pungente odore di mercaptani [orbene, voi direste puzzadifogna], e sentii qualcosa di semicaldo bagnarmi il labbro.
Uhm, detto così pare un post porno.

In realtà era sangue dal naso. Ho la sinusite cronica, e dopo un po’ di umido e un po’ di freschino ho sempre queste sorprese. Infatti è stata una genialata, venire ad abitare in pianurapadana.
Erano le sei ed ero a Compiegne. Febbre, mal di gola, e mal di tutto. Il pensiero di dover attraversare Parigi per scendere fino a Fontainebleau e lavorarci il pomeriggio, almeno a quanto avevano detto il giorno prima facendomi spendere di ogni in roaming.
Che poi la storia del roaming è pallosa. Per di più visto che vodafone è presente in tutti i paesi. Ma questo è, al solito, un altro discorso.

Da Compiegne a Fontainebleau sono 150km, per googlemaps. In realtà passi tutto fuori la cinta di Parigi, partendo in pratica, dal casello del parco di Asterix, costeggiando Marne la Vallée ed Eurodisney fino ad arrivare, passate le banlieu parigine, proprio un po’ fuori Fontainebleau.

Il castello, parco e le graziose aiuole

C’è un po’ dal casello al centre Ville. Si passa per boschi che han fatto la storia di armistizi della seconda guerra mondiale ricchi in testimonianze e in autovelox. Mai visti così tanti, per davvero. Postazioni fisse, per giunta. Poi si arriva intorno al centro, costellato di rotatorie che mi fanno tanto ricordare Vignali. Alla fine, quando si arriva all’ultima a sud ovest, che al centro presenta un obelisco. Lì, individuando anche i bus, capirete che vi avvicinate al castello.

Era mezzogiorno, e indecise tra magnare o visitare il castello si sceglie la seconda.
Sbocconcellando qualcosa e facendo il ticket per il parcheggio [c’era anche il bonus dell’ora di pranzo, due ore aggratis] si arriva ai cancelli.

Chateau de Fontainebleau

L’ingresso principale, guardando la Coeur a destra, non è segnalato.
Però quando entri ci sono due biglietterie. Una normale, e solo la seconda per biglietti speciali del tipo riduzioniper. Quindi si fa la coda due volte, con il bagno prossimissimo alle biglietterie, da cui derivano odori non proprio di Violette [forse, per farci sentire in epoche più lontane?]. Da lì controllano il biglietto una volta, si sale e ci son le prime stanze dopo il busto di Napoleone III. Il corridoio in legno coi piatti di SevresPrima c’è una sala coi quadri, poi un corridoio in legno pieno di piatti di Sevres incastonati. Fin qua va bene, la luce è più che buona e le foto, da farsi senza flash, escono come ottimali. Poi si inforca un insieme di stanze dove la luce non è così presente, fino ad arrivare a muoversi da un’ala all’altra del castello, di corte in corte. D’un tratto, fuori la sala da ballo, c’è una nicchia con una statua neoclassica. Bellissima, la dicitura che esplicava più o meno la statua che andava a intitolarsi come "La pudicizia cede all’Amore".
Pensate voi, era ubicata fuori gli appartamenti dell’amante del re. Oserei affermare che era una dichiarazione.
Purtroppo, da qui, un insieme di rompicoglioni andò a palesarsi.

La balaustra ove si accomodavano i musici

A destra potete ammirare come due suddite di Putin, sprovviste però di polonio, in modo arrogante vanno a piazzarsi al centro della stanza.
La tizia con la fotocamera mi si avvicinò e dicendomi "Photo" con la mano e un gesto significante raus mi invitò di togliersi dalle balle mentre facevo io la foto con calma alla stanza. Iniziò un mio inviargli colpi ad alta voce [l’acustica è ottima, debbo affermare] fintantoché si tolse dai maroni. Odio l’arroganza, odio. Più in là invece trovammo un gruppo di tre francesi casinari. Facevano suonare ogni due secondi l’allarme della stanza dacché erano propensi a sporgersi oltre le protezioni. Poi dietro di noi c’era pure un gruppo di Bulgari, che vociava.
Uscite da lì si torna al freddo. diciamo che i giardini si possono suddividere in tre settori.

Vi assicuro che son foglie ridotte in poltiglia

Uno: quello volto alle scolaresche.
C’erano dei simpatici bimbi che innanzi allo stagno delle carpe e la porta dorata pascolavano allegri e gioiosi facendo chiassoso bordello.

Le Grande Canal

Due: la parte turistica, coi bacini e le bordure, il Romolo e il Tevere, l’acqua che si increspa sotto il forte vento, gli edifici in fondo che sono abbandonati a se stessi venendo meno alla regola "all’estero ci tengono più ai monumenti che in Italia". Sotto proseguono i bacini, e la strada passa sotto le Cascate e il Gran Canale. Pensate, il re pensava che si potesse riempire in quattro giorni, e invece ci mise il triplo. Quando si dice il senso pratico dei regnanti.

Vabbè, ma povera bestiola

Tre: la parte delle corti e del Giardino di Diana, che sembra più indirizzata all’uso della cittadinanza. Pieno di giovini a farsi canne, infatti. Ma lì, nel giardino, l’ilarità generale. La fontana di Diana, con sotto, a schizzare acqua, segugi che orinano da accucciati. Poveri cani, dico. Gli han tolto la dignità. Ah, approposito, se volete il modellino del cane che piscia in resina, da mettere sullo zerbino, vi costa al bookshop intorno ai 4000 euro, mi pare. Per Natale è un ideona, secondo me.
[continua]

0 thoughts on “Epistassi.”

  1. Filo: prrrr

    Thus: oh, disdetta. Debbbo cambiare il dono.

    Pepenero: chissà se ci hanno il sito.

    tantoantipaticaquantostronza: Ma davvero, chissà se è bello iniziare a produrne…

Rispondi