Ikeosity.

Ieri, dopo che finalmente ho ripreso possesso di casa mia sgombrando le unità in più da qualche giorno ho scoperto alcune cose.

Fa molto blogger colloquiale.

a) il forno non era pulito. Entro una settimana lo sarà, forse.
b) la maniglia del cassetto delle posate è rovinata. Quasi semimarcita. Ora, se uno va a casa degli altri, sebbene famigliari, e tende a devastarla è bene che la proprietaria della casa che venne occupata prima di sfuriare con il piccoloattiladenoantri lo scriva qui. Ho passato mezz’ora a restaurarla con l’olio apposito. Lo so solo io la fatica che è costata quella maniglia, ecco.
c) la commistione tra pasta corta, lunga e riso. Ossia, la spesa sistemata a caso e io che non ritrovo più nulla.
d) i piatti non divisi per servizio nella vetrinetta ma anzi le cose ammassate a caso (con le caffettiere in mezzo)

La cosa che mi ha fatto esclamare mezzo calendario però è la b.
Io, che ad aprile di due anni fa mi spellai le mani a montare i mobili ikea.
Dovete capirlo, sebbene non resi in quel periodo bene le ansie, dacché avevo la connessione dell’università con la ricciolonabionda che spiava checcazzo scrivessi. Io il trasloco da casa vecchia a quella nuova (circa 800m) l’ho fatto quasi a piedi. Ma il casino fu assemblare su la roba ikea. Anzi, boh. Quale fu il casino maggiore? Dopo aver assemblato 5 moduli Billy, 4 ante, tot pensili da cucina (due messi anche al bagno, con uso pensilebagno ovvio), incollato due cassettiere la cosa più rognosa furono le gambe ai tavoli, se ben ricordo. Ah, che bei ricordi. La cosa peggiore fu avere i lampadari. Ricordo che Fulvio, il cogn… mmm, la dolce metà della sorella del sor Stevetk, datosi che erano i tre di passaggio a Parma si stava quasi offrendo per metterli se avessi avuto con me una collezione di stop a farfalla [poi dici che uno non conosce gente brava]
Il fatto è che prima di metterli su, i lampadari, passarono quasi due mesi.

In compenso nel disimpegno cesso-camera-soggiorno misi un armadio visto alla Mercatone uno. Gli operai della Mercatone uno sono delle teste di cazzo incredibili. Il roscio si incaponì che l’armadio non ci stava e avevo preso male le misure. Io andai a spurare le finestre [dopo che me le avevano sostituite 3 volte, perché avevano rigato i vetri visto che casa mia era usata dal cantiere tutto come deposito] con il vetril. Sennò era la volta buona che scleravo di brutto. Mia madre stava per fare lo stesso, ma lei ci ha maggiore autocontrollo, fece rosolare ben bene nella sua scenata isterica l’idiota (forse fece tutto il teatro per avere una mancia?) e dopo aver tolto le cornici delle porte e aver detto "ma qua non riesce più a spostarlo" e io mi trattenni dal "cazzi mia" e poi disse che piuttosto era meglio se me lo montava in garage, riuscì miracolosaaaamente a sistemarlo come doveva andare. Dopo aver rovinato tutte le maniglie eh. Deve essere un destino di questa casa. In pieno delirio di onnipotenza disse che la roba ikea fa schifo, in fin dei conti chi non conosce la bontà del legno massello mercatoneuno eh.
Appena uscito il roscio pugliese e l’aiutante marocchino mi produssi in una specie di sermone leghista che non sto a riportare.

Però contrariamente a quando presi casa in affitto, con la settimana che passai senza acqua-luce-gas, qui acqua e luce c’erano di cantiere. E trovai anche su quella guida che distribuirono sotto l’egida di Lubrano Antonio un onesto idraulico che fece l’attacco del gas a un prezzo semionesto. Ci venne per sessanta euro, tubo incluso, quando gli altri per meno di centotrentaeuro non spostavano di pezzo il deretano e il tubo dovevo comprarlo da sola.
Poi per mettere lo specchio di sotto, in ingresso, l’idraulico di cantiere passò terrorizzandomi dicendo:
"Lì ci passano i tubi!"
"Lì dove, faccia un segno."
"Eh, giù per di lì."
"Maccazzo, lei me l’ha detto come lì ci passerà la ferrovia. Guardi su, questa è una matita e lei è il responsabile della baracca. Da bravo, indichi dove sono i tubi così non li buco col trapano."
"Ah, e io che ne so."
"Su, ci avrà quell’apposito marchingegno blecendecher che dice ciccio qui ci passano i tubi raus."
"Eh, no, non esiste."
"…"
Chiamai l’idraulico antoniolubranico, che aveva lavorato in Germania per anni e ci aveva anche gli stop a vite tedeschi e l’apposito marchingegno black-and-decker che sente se sotto ci sono i tubi o no.

Poi siccome l’elettricista di cantiere è uno strullo pauroso non mi funzionava il videocitofono.
Il buzurro entrò in casa come se fosse sua e pistolò con l’apparecchio senza cagare anima viva. Poi riuscì di casa mia, io sprangai la porta e lui si incazzò che doveva passare.
"Scusi, ma è casa mia, può ripassare tra due minuti che debbo fare bisogni in bagno e non posso controllare se le smonta qualcosa di valore da casa?"
Capì che forse almeno un grugnito di saluto doveva farlo. Però è un bel rapporto. Una sera venne a suonarmi alla porta di sotto [io non rispondo, ché debbo scendere 17 scalini, poi se non aspetto nessuno mentre ceno non mi alzo, alle 20:30, da tavola ché voglio anche guardare il tg2], però tenne il dito attaccato per dieci minuti. Scesi, e con cordialità che mi contraddistingue gli dissi, scevra di sinonimi:
"Cazzo je dole?"
"Mi apre il vano cantine?"
"Sono la portiera io?"
"Non conosco nessuno."
"Non è colpa mia se sta sul cazzo a tutti, per questa volta le apro appena finisco di mangiare, poi non rompa più il cazzo che ne ho abbastanza di lei, burino."
Dopo cinque minuti era fin troppo cordiale. Io avevo la faccia amichevole di un serial killer in manette.

L’antennista si fa gli acidi. Anziché mettere l’attacco consueto (femmina? maschio? dovrei alzarmi a controllare) lui ha messo l’opposto (quindi maschio o femmina, fate voi). Nonché ha diretto l’antenna verso raitre lombardia. Totale: io non so cosa capiti a Carpi ma so cosa accade a Ghedi.

[poi alcune foto le sto raccogliendo qui]

0 thoughts on “Ikeosity.”

  1. ma il robo black-and-decker è quello che suona e fa la lucina rossa se dietro al muro c’è il tubo?

    stamani mi è toccato liberare lo scarico della doccia :-(

    ps: la mia tv non prende alcuna rete musicale. è un vanto!

  2. Luchino: non te lo dico.

    Ciccio: è una storia lunga. I miei sono separati, mio padre non mi vuol vedere e mia madre lavorava a viterbo. Quindi per comodità era più comodo tenere la residenza a viterbo (sebbene io giocando a calcio i giorni effettivi e di frequenza al liceo, a viterbo, erano molto fantasiosi, ecco)

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.