Here we go, fast and slow, on the big chair.

Suppergiù son passati tre anni dal loro ultimo lavoro. Anzi, il loro ultimo lavoro fu una raccolta di singoli [come pare andare tanto di moda ultimamente, a Natale giravano solo quelle], quindi non so, la chiamiamo pausa lunga? L’ultimo lavoro concepito da zero riguarda il 2003 con 12 Memories, album che non apprezzai particolarmente (sebbene The Beautiful Occupation fu un buon singolo).

Starei parlando dei Travis, gruppo di ragazzotti [ragazzotti, ‘nzomma, il buon Fran Healy ci ha dieci anni più di me, vabbene che ora il concetto di ragazzi è esteso sino a 50 anni, però…] scozzesi. Ormai dalla scozia ci vengono un po’ tutti. Prima c’erano i Travis e i Texas, per dire, ora gira Paolino Nutini e KT Tunstall, sempre per dire.
I Travis negli anni novanta fecero da apripista a un po’ tutte le band inglesi che circolano: due nomi su tutti i Coldplay e i Keane (e questi ultimi, con il cicciopanzo del cantantedeikeane, ne debbono magnare un po’ di polvere, dagli scozzesotti).
 
The Invisible Band è il secondo album che consumai nel 2001 (friullillì); è bello, perché lo ricordo in macchina, nella macchina che ho ora, mentre cercavo parcheggio sotto Rothenburg ob der Tauber [e misi l’auto sotto la prima curva della Romantiche Strasse venendo da sud, ahem]
 

Cioè, da The Man Who hanno saputo mischiare nei loro lavori un po’ di Beck, un po’ di Oasis, un po’ di Radiohead, un po’ di qualcosa di british che dovrebbe essere più scottish con tutti gli archi shakerati antesignani di Absolution [perché no, è bello credere che tutti gli artisti si ascoltino] e qualcosa di Coldplay, tanto che lo stesso Chris Martin si riferì a se stesso come "a poor man’s Fran Healy". Perché diciamolo, il buon Fran scrive delle liriche di tutto rispetto.
 

Ora gira il singolo. Big Chair. Cioè, voi che state in ufficio lo potete vedere, tipo schermate sottotitolate su youtube. Poi qualcuno vi passa anche il radiorip dalla BBC, ma abbiate pazienza (da noia un po’ di parlato all’inizio dell’mp3?).
Dicevo, Big Chair ha un bel suono. Da quando l’ho ascoltato iersera è subito rimasto in testa, non so dirvi a cosa somiglia, a cosa può ricordare, però è un gran pezzo e di questo sono convinta.
Ma quel suono, quel fischio in fondo al brano, è speculare a quello che si sentiva in Sing [che lui dedicò alla fidanzata, Nora, oggi sua compagna]?
 

Simpatico vedere il primo post sul myspace con "…tap tap… "testing testing…1-2-3…" (sound of feedback) (clears throat)"
 


0 thoughts on “Here we go, fast and slow, on the big chair.”

  1. mode sborona on

    ah i travis… si, me li ricordo, li ho visti live a Sydney…bellini

    mode sborona off

    Lathus

  2. I Travis non li ho mai cagati granchè. Cioè, bravi, ma mi son sempre sembrati tristoni, mai un pezzo che mi conquistasse. Però da quando ho sentito la divertentissima (e divertita) cover briaca di Britney mi son diventati simpaticissimi come persone :)))

  3. Disorder: umanamente sono divertenti, musichetta un po’ come dire, tranquilla (ma io consumai nel 2001 il loro album, lo ammetto. Ed era l’anno di Origin of Symmetry, eh)

    Rafaeli: uh

  4. no, tu scrivi benissimo: sono io che non capisco niente di musica.

    a rothenburg (anno ’88) ho mangiato in un ristorante italiano da applausi appena fuori le mura. me lo indicò un passante piuttosto anzianotto al quale chiesi un posto dove pranzare, e lui capì che ero italiano e mi spiegò la strada in un ottimo accento meridionale, divertito e soddisfatto. era il ristorante “roma”, me lo ricordo ancora. quando capirono che eravamo italiani ci diedero una pasta al pesto strepitosa a prezzo ridicolo. altro che kartoffeln mit würstel und coca cola :p

  5. Nicole: vero :)

    Ciccio: uh, quel ristorante lo conosco mi sa. La Romantische straße con la neve non è il massimo della vita :P però visto dove passa…

    [ma tutta tutta fino a Wurzburg? E vogliamo dire quanto sian grezzi gli abitanti di Würzburg?]

  6. All’altro utente anonimo:Cydonia con la y.

    Ad ogni modo, non mi pare giusto apostrofare i Travis “vecchi scarponi”; se sono anzianotti loro, allora pure i Muse che voi amate tanto potrebbero essere da pantofole ciabatte e vestaglia….

    Se ancora non lo sapete,Bellamy e Wostenholme sono nati nel 1978 e Dom, il batterista, è addirittura mio coetaneo, essendo del ’77, e la band di Fran Haley ha appena, in media, quattro-cinque anni di più rispetto al trio del Devon

  7. Pensa che ho dovurto rileggere tutto per cercare dove fosse scritto vecchi scarponi.

    Il problema è che si tenta di essere ironici, ma molti non colgono. Puoi anche abbassare la mano eh :)

    Permettimi, ma dopo un anno di Artic Monkeys ovunque è difficile ritarare con l’aggettivo giovane il tutto.

    Su, su, si ischerzava.

  8. A Franfiorini: e vabbè, la prendo a ridere; comunque i Muse piacciono tanto pure a me, li seguo dal 2000,e cioè da quando, un pomeriggio, zappinando su MTV, ho beccato “Unintended” e mi sono scesi i lacrimoni…..

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.