Ho incontrato Jimmy Gnecco, l'ho intervistato e ho mantenuto rantoli di professionalità (eppure è così)

Me and Jimmy GneccoAnyone who’s ever met Ours frontman Jimmy Gnecco will tell you he’s an intense dude. He’s the type of guy who perpetually appears to be pondering something profound. Whether he’s actually ruminating on something of consequence, of course, is anyone’s guess. But his intensity is palpable. He’s also an immensely talented vocalist who’s virtually without peer. There are a handful of singers worthy of being mentioned in the same breath, and of those, the one he’s compared to the most (Jeff Buckley) is no longer even living. As a songwriter, Gnecco is occasionally transcendent. Doesn’t matter, though. With his otherworldly voice, dude could sing lines from an auto repair manual and still be spine-chilling.
[…]

La cosa che mi è sembrata tanto strana è questa: ho avuto il modo di parlare faccia a faccia con uno dei miei idoli l'anno in cui ho dato una specializzazione al mio hobby principale. Un incontro che una settimana prima mi ha fatto pensare a come avrei potuto affrontarlo e invece quando sono arrivata di corsissima alla sede della Spin Go a Milano ad intervistarlo e apro la porta e vedo lui a chiacchierare con la sua accompagnatrice mi si prende un colpo e niente, boh, normale anche se nelle prime parole c'era un "per colpa di un mio amico che mi disse che se ascoltavo i Muse dovevo anche controllare gli Ours ti ascolto da più di otto anni, e a volte ho suonato i vostri dischi anche in modo ossessivo devo dire…"

Non so perché finora non ce la facevo a scrivere due righe differenti dalla cronaca giornalistica (che, debbo dirvi, è molto distante da me: avrei chiesto alla Gazzetta di Parma di collaborare proprio per imparare a farlo, e loro mi accetterebbero. Ma non so, è una cosa che so fare ma vedo lontana da me: sapete, anche quando ero a scuola e scrivevo come voleva la prof prendevo nove. Solo che a me è sempre piaciuto scrivere come cazzo mi pareva a me, coi miei modi, tempi, anafore, perifrasi, lungaggini dellamadonna. E il blog me lo permette. Trovare qualcosa che spieghi dando calore e colore invece è quello che vorrei), forse per pudore, forse perché in fondo è stata per me una cosa così ganza che non riuscivo a metabolizzarla.

Ho questa chiacchierata di una mezz'ora con Jimmy Gnecco, che è molto bella. Si parla del corto che ha girato con Carradine e che non è uscito, si parla di quando ha fatto da supporter a Marylin Manson e gli tirarono le monetine ("beh, mi sono presentato con un album che si chiama Mercy e invece quella gente era piena d'odio", Mercy significa Misericordia), di lui che da piccino voleva fare il medico e che ora invece canta e di tante altre cose della sua carriera e di questo album solista. Con lui che a un certo punto mi imita Paul Banks, perché si parlava dell'essere se stessi, e mi fa il chorus di Obstacle 1. Io che muoio dalle risate. Ho però non so, ancora il blocco a risentirla. E vi dico un'altra cosa: avevo una scaletta delle domande, ma non l'ho usata. Perché quando abbiamo iniziato a parlare sembrava che lo stessi facendo con un vecchio amico, rilassatissimo, che mi guardava con degli splendidi occhi limpidi ed era attento a tutto quello che mi diceva e che gli chiedevo. Un'esperienza totalizzante. Non so spiegarvela.

-ah anche la cosa bellissima che il musicista che ascolti di più esce avanti a te, ride perché sei piegata a cercare il cellulare, che invece avevi perso in auto, nella borsa e per fare questo cavi fuori quasi tutto da essa e ti saluta dicendo "ciao". E te diventi bordeaux, ma sorridi. Grazie, nume tutelare delle figuredimmerda-

Poi il live a Popolare è stato breve. Ma sapete come è ottoanni. Ecco, per me mi poteva anche cantare tre canzoni e valeva tutto. Inizialmente vedendo la setlist mi sembravano pochine, e poi son state fatte anche due di meno (era andato lungo nelle risposte? Boh!)
I video del concerto li trovate su youtube, nel mio canale. Le prime canzoni son ben suonate ma cantate ancora con ruolino professionale. Verso The Heart Jimmy si smolla completamente fino a poi fare una Run away to tell the world che mi provoca un semimagone totale e che mi fa ringraziare le luci spente.

[La foto è poi stata fatta nell'aftershow da Niccolò. E lì ho preso il coraggio per dirgli se potevo dargli un bacetto. Sennò il pomeriggio lo avevo salutato con una stretta di mano: oh, io son timida a livelli grandissimi ma lui mi batte.]

[Cristoddio, ora manca solo Matthew Bellamy]

[Lo sbobinaggio arriva, entro il mese, se sto tre giorni a casa, cazzarola]


0 thoughts on “Ho incontrato Jimmy Gnecco, l'ho intervistato e ho mantenuto rantoli di professionalità (eppure è così)”

  1. Se incontri Matt Bellamy diventi il mio idolo e ti farà  100000 domande, sei avvertita *__*
    E comunque adesso mi hai fatto venire la curiosità di ascoltarli.
    Kira

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