L'inutilissimo reportone del Frequency/III

[oh signora mia, è solo la terza volta che lo scrivo, in fondo oggi mi sta remando contro tutta la tecnologia]

C'era questa cosa qui, della colazione entro le 9:30 che quando me lo disse il tipo dell'albergo ci rimasi un po' così, di merda. Quindi io ho questa cosa della tenuta da colazione un po' ovunque vada, che a volte dico non è un bellissimo vedere eh. Ma io scendo in infradito verdi, con la maglietta rossa dei "Fast Animals e Slow Kids" (se anche tu hai una indie band e vuoi diventare famoso in tutte le sale colazioni degli hotel mandami pure la tua maglietta!) e i pantaloni alla pescatora rossi. Insomma: il gabibbo assonnato. Con questa roba del ravanare le email dallo smartphone, che fa molto geek ma anche molto ansiosa.
E infatti grazie alla mia tenuta me ne scendevo proprio al limite delle 9.20-25 (e le mie compagne di stanza credo si svegliassero sentendo me prima al bagno) e stavo lì, a prendere un pitale di caffè sia per la naturale regolarità sia per collegare naturali gesti di interazione con gli estranei. Tra cui le risposte alle mail urgentissime: tipo quella della tipa Sony, simpaticissima, che però mi diceva "vuoi fare l'intervista ai The View alle 13.15 o le 13.30?" "ma è già aperta la sala stampa?" "apertissima" "ok, prima si fa e per me meglio è". Una cosa che dalle 13.15 è stata spostata alle 15.15 per poi ancora dopo. I The View devono avere lo stesso mio amico che ha programmato il viaggio di nozze sui luoghi del novello uragano, o la stessa carta stellare.

The View live at Frequency Festival The View che per via del pesantissimo accento scozzese di alcuni di loro mi han fatto fare l'intervista dove ho capito meno cose, e siccome ci sono arrivata scazzatissima per i rinvii ci ho detto pure, quando ha iniziato a cantare qualcuno nonricordochi "oh, meno male che ci siamo detti le cose importanti ché ora non si capisce più nulla e chiudiamo. Foto?"

Viceversa i The View sono l'unico concerto dentro la Vaz al chiuso che ho visto quest'anno, e sono davvero molto bravi. Peccato fossero in un momento tra cui suonavano i Feeder (minchia spaccano abbestia) sul green stage e gli Elbow sul race stage. Ma degli Elbow parliamo dopo. I Feeder si confermano anche gruppo simpa del giorno. Nonché unico gruppo veduto sul greenstage. In Italia son già venuti, e penso che prima o poi ricapiteranno. Considerateli.

Angel at my table live at Frequency Festival Poi c'è quasi tutto da parlare del Race Stage. Pronti? Pronti.
Iniziano alle 13.30 (dopo che un'ora prima si consumava la foto "bernarda e pipo all'aria" con tanto di fotografo anche ignudo che quando mi han detto che era del 1986 ho esclamato "ma non è possibile! pare mi' nonno") con ancora i cancelli chiusi i poveri Angel at my table. Quando finiscono la prima canzone infatti siamo circa 30 tra addetti ai lavori, volontari, buttafuori, barellieri e parenti ad applaudirli. Non sono così male, ma non lasciano neppure il segno: gruppo lussemburghese che può sembrare la nostra copia degli Heike has the Giggles in salsa pop. Mi pare abbiano partecipato all'Eurovision.
Finiti loro suona Effi: cantante locale che ha aperto i concerti di Nutini e si piazza in un genere meh indefinito. Ha il pregio di essere un ventitrenne dalla bella faccetta e con questo uso strano tra electro e acustico che alla fine non nuoce, ma certamente è molto come dire… cazzo ci faceva sul palco maggiore? Ah, sì, le cancellazioni di chiunque, vero. Proseguono i Marner Brown che invece sono freschi, ernergetici, convincenti e danno sul palco una prova del loro valore.

The Kills live at Frequency Festival Non posso dire lo stesso dei The Kills. Gruppo che su disco mi piace abbastanza, live al festival è stato molto deludente. La presenza scenica della Mosshart è il 75% del gruppo. Ora fuori chi diceva "uh che bello Jamie Hince" quando si è sposato con Kate Moss (furbissimi i giornalisti austriaci: la maggior parte degli articoli sul secondo giorno del Frequency sui quotidiani titolava "ma Kate Moss non c'era. Invece l'anno scorso Kate Hudson sì". Ci mancava solo che scrivessero come inciso "stastronza") La Mosshart non è bella, ma è un po' una di quelle che pur essendo magrissime sembrano culone. Non ha una voce irresistibile, ma tiene botta. Strimpella la chitarra. E loro lì, a due, con la sezione ritmica registrata. Molto come dire, poco rock. Non so cosa pensare, direi che però è il set che mi ha più deluso di tutto il festival.

Crystal Fighters live at Frequency Festival Finito lo sbigottimento causa "maccome" invece iniziano i Crystal Fighters. Non li avevo mai visti dal vivo e invece l'album dopo un po' di volte che lo ascoltavo tendeva ad annoiarmi. Dal vivo no: sono meravigliosi, fantastici, una forza della natura. I gogol bordello raffinati, la vera fusione della musica cosmopolita. Loro poi sono lanciatissimi: alla prima domanda il tastierista mi ha quasi finito l'intervista. Ma proprio ci stanno dentro un botto. Qui più di consigliarvi il disco ve li consiglio live: da correre a vederli. Speriamo nel futuro.

Dopo di loro sul palco, tra raffiche di vento che hanno allietato tutta la giornata, ci sono stati gli austriaci 3 feet smaller. Buona band punk. Il maltempo è stato per un po' il leit motiv della giornata: ho visto lo spettro del Pukkelpop negli occhi degli organizzatori tanto che la capoufficiostampa ha iniziato a far smontare tutte le transenne poco stabili (e comunque era anche quella che puliva la sala stampa. Secondo me in Italia non.. ehm) sin dalle 14. Anche perché a quell'ora c'era davvero tanto vento (io ho provato a stare un po' fuori ma a quell'ora oltre aver preso due gocce di pioggia c'era davvero un vento bestia). Ma poi c'è stato proprio il diluvio.

Elbow live at Frequency Festival Infatti appena canta Guy Garvey rivolgendosi dapprima a me mi arriva un po' questa roba troppo soft che oh, boh, ehm, gnafaccio mi spiace. Non riesco a sentire tre pezzi di fila degli Elbow senza sentirli troppo sottopelle con conseguente mia tristezza. Da una parte dici "oh, son bravi" dall'altra mi attanaglia l'angoscia. Purtroppo anche giovepluvio l'ha pensata come me: si è avvicinata la tempesta perfetta e Guy ci ha provato a rivolgersi al nuvolone lampeggiante a cantare cloud fuck off/ fuck off clouds, ma proprio dopo ne è scesa così tanta che la gente si è riparata metà nella Vaz e un 10% in salastampa (e quando ha visto la birra a 2,50 euri si è ringalluzzita). Set sospeso e mestizia.
Comunque apprezzo di più Guy come speaker della BBC (ed Edith Bowman, prima di Tom Smith degli Editors, stava con esso. Sempre così, gente trovata per caso dallo scarso fascino eh)

(ciao, sono una brutta persona che durante parte degli Elbow ha mangiato. La parte verso la sospensione)

Kasabian live at Frequency Festival Ecco, lì finita la sguazzata poi tutto ok. C'erano i Kasabian. Ah, dopo altri ma appena finiti i Kasabian pensavo all'indomani, ergo ehm. Dicevo, tanto questo non è un report con specificità giornalistica: quindi cazzovenefrega delle vere considerazioni sul set, no? A chi mi chiede come sono posso rispondere che i Kasabian mi piacciono live. Sul disco a volte ho molte riserve (cosa che non sta succedendo con l'ultimo, e un po' mi preoccupa), live no. Mai viste tante donne, neanche tanto ragazzine, a un live. A destra avevo l'emula di Patty Pravo che si muoveva con la mano e la sigaretta sinuosa. A sinistra donne che muovevano un po' le anche. Io ehm, mi muovevo un po' come quelli più avanti, tra testa a scrollo-occhio-alla-cervicale, danza del tamarro su vlad the impaler (dove sempre sembra più anziché "get loose get loose" qualcosa più in dialetto pugliese con "che fuss che fuss" o simili) e rimbalzo su Fire. Cose che tra loro e i Crystal Fighters conto di aver smaltito le birre dei giorni.

Kasabian live at Frequency Festival Ah, in ultimo: qualcuno spieghi a Sergio Pizzorno che dimagrire e poi compensare col pelo cresciuto in ogniddove non funziona. Diobono.

[tra il pelo e il riflettore spento Pizzorno non si vedeva, o parte di lui parea Tomas Milian in un poliziottesco a caso]


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