Poi una si scorda le cose.

Avantieri si diceva in casa, guardando una mia ecs compagna d’uni che in un anno ne ha vissuti sette come i cani -o almeno pare dacché prima sembrava una pischella e ora pare la mi’nonna-, che io finalmente negli ultimi anni sto raggiungendo l’età che dimostro e anzi a volte dimostro qualcosa meno.

A me ha fregato sempre l’altezza.
Una volta avevo sedici anni, era una domenica mattina e non ci avevo nulla da fare. Oddio, a me la domenica mattina piaceva dormire. Ma mia mamma mi disse: "Ho un servizio di guida turistica in più da fare, invece di darlo a una mia collega lo vuoi tu?"
Aspettai 30 secondi in cui mi dissi cose tipo: "ma io non ricordo un cazzo, in fin dei conti ‘ste cose le so solo a memoria avendole sentite da sedici anni, ma poi io che ci vado in giro a fare…" e poi dissi che andava bene. La capogruppo mi chiese cosa studiassi all’università, ovvero quale delle facoltà a carattere storico archeologico frequentassi. Siccome già mi garbava medicina le dissi che facevo medicina. Lei rimase costernata e mi disse che certo, io ero una ragazza molto intelligente e multidisciplinare. Io e la mia grande cultura la ringraziammo e continuammo a spiegare citando a memoria passi dell’Inferno di Dante e particolari di gente evirata durante Conclavi, ma il tutto con leggiadria.

Tutta questa cosa ha un perché, ma è anche una introduzione.
Mia mamma, a ottobre, è riuscita a farmi passare per sedicenne all’ingresso del Castello di Chantilly. Il bello che non se ne era neppure accorta, ma ha detto alla tizia della biglietteria "mia figlia è una giovane studentessa" e forse complice l’acne giovanile che mi accompagna ormai fedele da un decennio la francese ha fatto 2+2 facendomi risparmiare quasi metà biglietto.
Tutto ciò è bellissimo a tratti, un po’ come infilarsi a ritroso nella zona a pagamento aggiuntivo delle collezioni del castello facendo il percorso a ritroso e, una volta beccata dalle guardie, fare finta di non capire il locale idioma rispondendo alla guardia in todino-umbro-chiusino.

Le Chateau de Chantilly

Ma di Chantilly voglio parlarvene, visto che vi parlai del dopo. Il borgo si estrinseca attorno a una rotatoria. In realtà non l’ho visto, mi fermai solo in un bar a prendere un té per motivi che non sto a spiegarvi [ah, sì, sappiate che il quei casi è il té che astringe, non il limone. A meno che il limone non lo usiate in altri modi eh], però non è che c’è moltissimo eh. Però da Parigi si arriva attraverso la foresta di Chantilly, teatro e luogo degli scontri del secondo conflitto mondiale. Poi d’un tratto arrivi in mezzo al selciato (con somma gioia dell’auto) e ti vedi il castello. Un consiglio: parcheggiate dopo le scuderie, non si paga e potete godere di una vista come questa, dal camminamento accanto al terrapieno. Dopo essere passati avanti al museo vivente del cavallo e alla palazzina del Jeu de Paume [ricordate la pallacorda di memoria rivoluzionaria? Ecco, in francese si dice Jeu de Paume, ed è tipo Volano, ma cadde in disuso. Ora a Parigi al posto della palestra della pallacorda c’è un hotel, mi pare sull’Ile St.Louis]. L’acqua del fossato non è alta, emana un odore salmastro e dentro ci sguazzano pesci a caso. Però è suggestiva.

Chantilly: L'interno della Cappella.

Varcato l’ingresso e il ponticello ormai in muratura che conduce dentro il castello si entra in uno dei due cortili, con a sinistra la Sainte Chapelle, restaurata dalla Gaz de France, che stavo per non vedere perché l’ingresso (sic) non è ben indicato all’interno. Bisogna superare lo scalone da cui si riemerge dalla visita alle sale del castello. Scalone che è vicino alle cucine, il cui profumo è davvero ottimo e contrasta con quello del salmastro/fognario sentito in altre zone. Fortunatamente il biglietto è valevole tutto il giorno, quindi prima di riuscire dal parco sono andata a vederla. Molto luminosa avanti, molto scura dietro. C’è un perché: davanti si fanno/facevano le funzioni del calendario normale, dietro i funerali.

La guida interna è molto brava. Parla un francese da accademia, senza accenti e scandendo le parole. Il problema è che suppongono che te sappia la storia francese come l’avemaria e a volte è pesante starci dietro [ché io son specializzata sulla seconda guerra mondiale e sul pre-1600]. Infatti ci guardiamo sbigottite sentendo "sinistro nel senso marittimo" non riuscendo a tradurlo in nessun modo, né trovando riscontri legati al conte D’Aumale. Se qui qualche lettore lo sa vince la mia gratitudine e un caffé pagato.

Secondo me è abusivo

L’interno è bello. Ci sono alcune chicche di arredamento e una biblioteca, consultabile su richiesta, splendida. Da segnalare anche il coso qua a lato, un corridoio in legno, che da agli appartamenti del principe [cambia l’entrata alle stanze: di sopra l’uso è francese, ovvero come in tutti i grandi castelli che avrete forse visitato per passare da una sala all’altra dovete calpestarle tutte. Questo corridoio serve per ovviare l’entrata alle stanze di tipo inglese, ovvero un corridoio di servizio con le porte che danno alle sale] che secondo me non lo avevano condonato, all’epoca. Poi c’è tutta l’ala del museo Condé, che in pratica è curata come un mecenate ottocentesco avrebbe disposto i quadri in casa sua. Quindi per noi abituati al minimalismo risulta essere un po’ caotica, ma alcuni pezzi e miniature valgono.
Il parco vale la visita. Ma è gigantesco. Lo costeggerete se poi proseguirete verso Senlis/Lille giusto dietro il grande Canale. Intorno le fontane non funzionavano tutte per motivi climatici. Pensate che era molto più freddo di questi giorni. Limpido eh, ma freddo. Io mi infilai in auto la seconda maglietta sopra quella che avevo, per dire. Ti veniva voglia di camminare a passo svelto, ecco. Però dovevi stare attento a non calpestare le merde dei cigni, che avevano scagazzato ovunque lasciando cacchette verdi qua e là. Un campo minato. Sembra però bello dalla foto, e non so perché ve lo sto spoetizzando, mah.

L'Hameau

Però dicevo il parco è bello. C’è la zona dell’Hameau, ossia quei villaggetti che i nobili per sentirsi tanto rurali e campestri quando gli tirava si facevano costruire. Memorabile quello di Versailles costruito da Maria Antonietta, ove ci andava a giocare e dove ci han girato anche qualche film. Ah, no cazzo. Vi ricordate la Traviata televisiva da Parigi? Beh, sì, ci girarono alcune scene lì.
Poi il parco prosegue, è talmente ampio, ma vabbé, non c’è da spiegare. Anche perché io ho condensato, ma se siete giunti fino a qui ci avete una pazienza enorme, e insomma, per esempio io neppure mi son riletta, per dire. Però ci sono le fotine sul flickr che vi ho linkato sopra, magari guardate quelle eh.

23 thoughts on “Poi una si scorda le cose.”

  1. pare che io e te abbiamo difficoltà di comprensione di questo post, nicole.

    Ho due ipotesi:

    a. Ca’ Foscari danneggia le menti

    b. Il veneto danneggia le menti

    Thurs

  2. Infinitesimo, è veneto, e non fa Ca’ Foscari, quindi lui può essere la cavia del nostro esperimento.

    Guardie, rintracciatelo!

    Thurs

  3. però ‘sta cosa della sedicenne secondo me un po’ ti frega. magari qualche sgarzulo fanciullo s’è ritirato d’acchito convinto che fossi minorenne, e quindi inseducibile se non contro legge :p

  4. PRIMO!!!

    …ad ammettere di non aver letto tutto il post :|

    E’ che sono un po’ tra la vita e la morte, dal lato della morte, il bordo è un po’ alto, e vedo male.

    Non è vero: ho tanto da fare.

    Oppure: tengo lo scavolo (a tempo debito esplicherò la differenza tra scavolo e scazzo).

    O ancora: il bràuser mi sta facendo le storie, dice che mi darà il post solo quando avrà finito di leggerlo lui. E intanto si è chiuso in bagno.

    Vabbe’.

  5. senti ma anch’io non l’ho finito il post…cioè ho letto l’inizio e la fine

    cmq appena passi i trenta gli anni li dimostri tutti

    M_L

    son stanca stasera

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