I'm sure I used to be so free.

Ci sono due certezze verso il relax totale globale volto verso il raggiungimento proprio degli equilibri.
Ciucciarsi dei Togo e sentirsi in loop Citizen Erased.  

Citizen Erased era una di quelle canzoni che all’inizio non apprezzavo granché. Perché magari al primo ascolto è problematica, non so. Però se hai la pazienza di continuare ad ascoltarla capisci che ci sono i Muse lì dentro. Direi che pensandoci e tagliando Occamaniamente (non esiste, fa fa figo) tutto quello che strilla avanti come singolo puoi dire che sì, i Muse sono Citizen Erased.
Almeno per me. Dopo sei anni ascoltandola ancora mi fa capire come e perché io ami i Muse, accostandoli a quei sette minuti e ventuno secondi [se dividessi ventuno con sette uscirebbe tre, e dopo sortirebbero coincidenze nella mia vita che manco JJ. Abrams avrebbe pensato] in cui si parte incazzati e si finisce negli ultimi minuti a sincronizzare il respiro con le note suonate dal pianoforte. Non so, finisce per descrivere qualcosa che è più grosso di me, ma non capisco cosa. Forse per quello piace. Forse anche no. Lo chiamiamo amore? Un amore cresciuto col tempo e che cresce ancora.
[cosa che se me la suonano a Verona io scoppio a piangere come una bYNba di anni due, vi avverto]
Se Sunburn è quella botta di endorfine che ti prende e ti scuote per qualche minuto CE è la canzone che vorresti sempre portarti appresso e riascoltare finché la tua testa non va a suonarla da sola, e tu ti ritrovi lì ad annuire senza che senti più la chitarra in assolo nel tuo condotto uditivo, ma la hai lì in testa e aspetti che si zittisca per sillabare quel for one moment tu al posto di Bellamy.

Conoscendo il Matthew Bellamy pre-Starlight sapete che se dobbiamo andare a ricercare un significato univoco nella sua produzione è peggio che andare per funghi di notte in una zona di tombaroli.
Citizen Erased potrebbe essere vista come citazione di Orwell e di 1984. O forse se si va a guardare l’ultima strofa potrebbe riguardare un rapporto (o una relazione) da cui si prende le distanze per riflettere e chissà poi cosa (Wash me away/ Clean your body of me/ Erase all the memories/ They’ll only bring us pain/ And I’ve seen all I’ll ever need), magari vedere se si è fatto bene e se si può riniziare. O principalmente prendere le distanze dal vissuto e riflettere su quello che ci circonda e ci inghiotte (Exhausting for all to see and to be) e vederlo un attimo più distaccati (With no feelings at all)
O semplicemente: essere moderatamente tra l’incazzato e il deluso della società nella quale si è. Con quel significato più profondo di profonda sfiducia dei rapporti umani, che alla fine lo ricolleghiamo sia sì ad Orwell, ma essendo le canzoni sì vicine alle poesia potremmo ripescare William Blake, in particolare nelle Songs of Innocence and Songs of Experience collections, in cui Blake studiò gli effetti del mondo esterno sulle menti dei Londinesi, cogliendo le visioni fanciullesche e ottimistiche in contrasto con il mondo deprimente e stagnante che li circonda(va). Ma mi sa che con questo collegamento, oltre a farvi vedere che trasudo cultura come se fossero punti neri, opero anche un’ astrazione a cui Bellamy non avrebbe mai pensato.

Naturalmente la lettura di Bellamy confonde sempre ancora di più: "È un’espressione di come ci si sente a essere interrogato. Passo più tempo in confronto alla maggior parte della gente a rispondere qual’è il mio scopo ed è una sensazione strana. Non ho le risposte e devo rispondere sulla conoscenza ottenuta finora, ma il problema è che viene stampata ed nel frattempo apprendo qualcos’altro e questo ti rende completamente in disaccordo con ciò che avevi detto."
Una delle canzoni preferite da Dom, il batterista: "È lunga e grandiosa ed è bella da suonare dal vivo."

In Origin of Symmetry la canzone finisce in crossfade con Microcuts.
Le versioni variano molto. Io vi ho messo anche quella primigenia, suonata su XFM, con la linea di basso molto meno importante rispetto al definitivo. E anche il cantato è molto meno recitato, rispetto a quello che poi sarà. In compenso la parte di outro (quella che va a finire la canzone, qualcuno mi ritrovi il termine in italiano) è suonata con la chitarra. Citizen Erased poi è stata suonata poco nell’ultimo tour (sob, sigh, la playlist di Roma, buaaaaah) per poi essere ripresa con tutti i sacri crismi nel dicembre 2006 nelle due giornate di Bercy. Prima altrimenti era stata mozzata della parte strumentale tra l’ultimo ritornello e la strofa finale (sacrilegio, secondo me) e addizionata di batteria aggiuntiva.

Non essendo un singolo non esistono video, in studio dico. Vado dunque a recuperare ciò che youtube offre, trAé performances live niente male.


0 thoughts on “I'm sure I used to be so free.”

  1. Che strano però: anche a me, a risentire “Citizien erased” scende giù la lacrimuccia,non solo per l’alta fattura del brano (tanti saliscendi musicali che fanno da sottofondo ad emozioni o situazioni reali, tipo “Bohemian Rapsody” dei Queen), ma anche per la nostalgia canaglia che ho tuttora di quel Bellamy che aveva tirato su “Origin of simmetry”: un “mangiatore di funghi” un pò paranoico, incazzato ed irrequieto, ma forse con un pizzico di follia in più che rendeva speciale ogni sua trovata……..alla faccia di chi dice che non è vero che l’amore influisce negativamente sulla vena creativa di un artista..sigh….

  2. Ma infatti secondo me quest’uomo va fatto soffrire per il nostro ben… coff.

    Diciamolo, da tormentato ci ha scritto questa e da innamorato Starlight e Hysteria. Buaaaaaaaah.

  3. I Muse sono stati i miei “amici invisibili” durante i faticosi anni del liceo, delle pippe mentali e non. Credo che parte di quello che sono ora lo devo a ciò che mi hanno fatto provare le loro canzoni.

    Cheers, Marco

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