Non è una lagnanza e non fate i pucciosi, perdio.

Io sono una persona che soffre di depressione cronica maggiore. Ora dovrebbe essere eliso il termine maggiore, ma queste cose tipo tumori e depressione dicono che ci devi convivere un po’ tutto il resto della tua vita. Che bello, però aver fatto filotto.

La mia vita in ventisei anni si è smontata con questi episodi e tutte le volte ho dovuto cercare di rimettermi in piedi.
Magari dovrei spiegare meglio cosa fa un depresso, che è principalmente nulla meno che farsi del male, o dire come riesco a vivacchiare io alla meno peggio. Ma sono cose inutili. Ossia pontificare sul dolore dall’esterno è una cosa inutile. Tu non riesci neppure a sentire la mia colica renale, figuriamoci se puoi sentire come soffre la mia anima. La maggior parte di voi non capisce un cazzo su come trattare queste cose, ma è normale. Ognuno sente il suo dolore. Magari il mio è meno grosso del tuo, ma io lo elaboro diversamente.

Ora non è che dovete fare i premurosi dicendo che devo tenere botta o tirarmi su, o bisogno di aiuto, o cazzi vari. Oh, ci convivo. E’ come convivere con un baubau, ma pazienza. Non tutti possiamo essere felici, allegri, grati al signorealleluya. Questa cosa del dover giudicare quello che faccio io e quello che voglio io è da sporchi cattolichini che non guardano la tav che hanno nell’occhio.
Io vivo il mio dolore, ho vissuto le mie pulsioni al suicidio perché il mio corpo è un contenitore malaticcio che non accetto e tutti preoccupati dell’interruzione della vita ma non magari della mia difficoltà di accettare che il mio corpo malato non segua la mia mente che aveva voglia di vivere le cose come intendeva.

Ora mi sforzo, tanto. So che il crollo può arrivare, ché come dice il mio medico qui l’andamento specie per me che sono iperattiva e penso tanto è a sinusoide. Però ecco, ormai ho un obiettivo pesante su me stessa ed è quello di lavorare tantissimo sul mio fisico fino a poterlo ri-rendere normale.
Poi se sono giù chissenefrega, tanto lo sconta solo mia mamma. E il pupazzo, credo. A voi non intacca, sebbene alcuni mi vogliano bene non è che state sempre a contatto con me. Potete staccare, voi. Mica siete come me che devo convivere con tutto ciò.


0 thoughts on “Non è una lagnanza e non fate i pucciosi, perdio.”

  1. Giusto recentemente, in uno dei rari momenti di apertura al prossimo – chiaramente un poco alcoolici -, a tutto un discorso in cui cercavo di spiegare le difficoltà conseguenti all’essere depressi, ho ottenuto in risposta un bel ‘eh, ma devi sforzarti’.

    Questo per confermare la tesi che è inutile stare a cercare di spiegare cosa fa un depresso: chi non ci passa, non è detto che riesca a capire.
    Qui, ti si capisce (ti si ammira anche molto per l’iperattivismo e tutto, eh, ma questa è un’altra storia).

    Paolo Fea

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