Ok, questo è l'anno del Folk.

Voi tutti che tanto leggete internazionale siete dipendenti da Pitchfork. Io sono dipendente da NME, ognuno ha le sue. Il fatto è che Pitchfork avendo dei recensori che sono uomini e non altro a volte la fa fuori dal vaso. Per quello a me fa molto ridere chi questiona dicendo "oddio con una recensione negativa stroncherai la carriera a qualcuno". Se succede vuol dire che viviamo in una società/ambiente/cazzoneso di pecoroni. Ciò quindi non è colpa del recensore, che ti pone un suo quesito critico o quel giorno aveva i postumi di una sbronza e un pezzo da consegnare, ma tuo che non hai voglia di provare il tuo gusto.

Il fatto è questo: mentre l’anno scorso chiunque scrivesse un disco (scrivere un disco, toh, una figura retorica) ci metteva così, dell’elettronica a caso. Sono mode. Sono cose che insomma, o sono sperimentazione o se le fanno tutti è un po’ come il parmigiano nella pasta al tonno.
Quest’anno, bellino, va di moda il folk. Non ho capito l’incipit, l’eziogenesi, il moto iniziale. So solo che come vi dicevo sopra Pitchfork alla fine del 2009 aveva ascoltato l’album di questi ragazzini (ragazzi, coetanei) che si chiamano Mumford and Sons. E disse che insomma, affettava un po’ il belino. Ma siccome il pubblico albionico non è in fondo così coglione come noi, che basta che ci passino la Pausini e siamo tutti felici [perdìo, parlo della società reale: voi che leggete i blog non siete la società reale], gli ha dato delle possibilità. Ma questione di cultura che lentamente cambia anche da noi e da dei posti ai giovani a cui suonare eh. Tipo, in Italia, Brescia è una bella realtà musicale.

Ma torniamo al punto.
Se l’anno scorso l’album dove vegliardi facevano della buona new wave elettronica era quello dei Depeche Mode e tutti gli altri venivano al rincalzo quest’anno dal traino dei Mumford and Sons (non sapete chi sono? Ascoltate The Cave e andateli a vedere il 10 Settembre a Milano. Li ho visti al Covo, li rivedrò al Frequency -e tenterò la carta "offrimi una birra, ti marchetto sul blog" sebbene con voi perderò punti ma spero di guadagnarne con il viso d’angelo del chitarrista-) vengono un po’ tutti. Non dico quelli che per un modo o nell’altro sono vicini a loro (Laura Marling si limona Mumford) ma anche i primi della classe copiano.

Esempio: i Tired Pony. Peter Buck degli R.E.M. e Gary Lightbody degli Snow Patrol hanno dato il via a questo side project (che te dici: ormai o sono side project o progetti solisti. Quindi non basta il disco di Kele che pare anticipato dal singolo dei Bloc Party dell’anno scorso "One more chance" e via prosegue, pure Brandon Flowers doveva fare il disco da solista e sinceramente argh, tolto il video dove lui è tutto pieno di lividi e pestature e c’è la topona di turno) che sulla carta spacca, perché metti Tom Smith, metti Zooey Deschanel… cioè, sulla carta spacchi. Poi arrivo io che sento tutto il cd e sinceramente, sarà perché sto passando un bruttissimo periodo ma stavo per alzarmi e farmi un aerosol di gas: all’infuori di 4 canzoni il resto è un po’ una lucchettata ai coglioni. Fatta bene eh, per carità. C’è del lavoro, dell’ingegno, del suono ben orchestrato. Ma due coglioni. Cosa che dopo per riprendermi ho ascoltato i The National e ci ho visto il carnevaledelbrasile dentro.
Quindi no, non ve lo sconsiglio il disco dei Tired Pony ma come loro han detto "secondo loro il nostro sound non può conquistare l’America" io vi dirò "ascoltatelo da allegri, innamorati e con lo stipendio appena arrivato".
E rimettete su i Mumford.


0 thoughts on “Ok, questo è l'anno del Folk.”

  1. quello che mi scoccia è che adesso pure la blogothèque sta seguendo questo sentiero. ma credo per ragioni diverse. oddio, pure qua ci sono alcune webzine blasonate che scrivono delle recensioni tali da chiederti se hanno ascoltato quello che ascolti tu o il best of di cristina d'avena.
    nicole
    ps: mi hai colpito nel vivo con qs post. ;)

  2. Io non sopporto Pitchfork…. preferisco NME di gran lunga.
    Per quanto riguarda invece il discorso musicale penso sia molto personale. Una cosa però è scrivere recensioni come professione e lì beh devi essere obiettivo senza se e senza ma:)
    Io ad esempio ero molto felice del trend dello scorso anno :)  Il folk non lo sopporto (come non sopporto il reggae e derivati, hip hop rap e compagnia bella) e se devo dire la verità preferisco i Tired Pony ai Mumford (che sono bravi, carini e sanno suonare ma è proprio il genere che mi ammoscia)
    E infatti il mio discorso è del tutto soggettivo :)
    Laura

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