Esistono quelle cose che sono i progetti solista e quelle cose che sono le collaborazioni.

Ora noi parleremo della prima cosa.

Ci stavo pensando ma non c'è mai stata un'annata così zeppa di progetti solista di individui di sesso maschile che appartenevano a band e poi ci tornavano ma si sceglievano così, un giretto. Mi vengono in mente tutti i progetti solista femminili non andati così bene. Per recuperarveli, a voi lettori di riviste estive, dirò quella un po' tigre che cantava Open your Eyes che tutti vi ricordate nei Guano Apes (Sandra Nasic) che alla sottoscritta garbava molto ma si è prodotta solo in un album piuttosto scialbo nel 2007, oppure una che dopo che la invitavano a tutti i Festivalbar ha deciso di rientrare nel gruppo (Skin) e ora macina molto di più nuovamente in reunion con gli Skunk Anansie. Per finire un'altra che continua a stare nei Garbage e parla da sei anni del progetto solista, ogni tanto regala un mp3 ma non fa uscire un cd (Shirley Manson)

Poi c'è una serie di fanciulli le cui band vengono da me seguite che sono usciti con una sequela di cd che -non tutti- non è che ci hanno dato 'sto granché.
Inizi da Julian Plenti, che è Paul Banks degli Interpol. Julian Plenti is… Skyscraper venne pubblicato circa ad Agosto scorso, e non mi spiego perché la critica lo asfaltò: non un capolavoro ma un buon album ben prodotto e con ottime tracce, e con una idea di fondo. Ossia quella che Paul è un figo della madonna che arriva con gli Intepol tutto tirato, algido e che se la tira abbestia, e invece Julian (che è anche il suo secondo nome) era il nerdacchione allegrotto in camicia da boscaiolo che sornione rideva e suonava. E limonava Emily Haines nel video -bellissimo- di Games for days.

'sta idea di fondo è mancata totalmente a due cd: quello del solo Julian Casablancas (che forse però così, tenendolo lontano dallo studio di registrazione dei The Strokes non renderà i brani tamarri), che sinceramente non capisco da dove parte della critica e dei direttori musicali delle stazioni radiofoniche tirassero fuori la preferenza (scialbo come cd, inutile, bastava il singolo) e il continuum di Kele con One more chance dei Bloc Party con il suo lavoro solista (che almeno va a riprendere molta elettronica degli anni 80 con Orbital e DSK). Perché diciamocelo, se sul cd non ci fosse scritto Kele Okereke: The Boxer non ci verrebbe in mente che questo non è un cd di una certa tamarrizzazione dei Bloc Party, anche perché anche a tematiche ci siamo quasi.

Simmetrico, spero al Plenti, ci sarà il debutto solista di Fran Healy dei Travis. Uomo che adoro e che ha un buon blog, per essere un musicista. Nel mio cuore spero che non possa deludermi e anzi che il lavoro sia più che soddisfacente, avendone letto ogni step. Però di quel che ancora non si conosce non si può parlare.

Poi la cosa che viene a parte è che finalmente ho le mani sul debutto solista di Gnecco e non aspettavo un cd così da The Resistance dei Muse, sebbene 4 canzoni già le conoscessi. Di Jimmy Gnecco qui se ne parla a iosa. Sono letteralmente conquistata dalla sua voce e ringrazio ancora uno dei miei migliori amici di avermelo fatto conoscere. Usando una perifrasi diciamo che se io dovessi immaginare la voce di Dio il candidato sarebbe Gnecco, il cui nome e cognome è scarsamente accattivante ma appena lo senti cantare ti chiedi come mai te lo eri perso. The Heart è un lavoro straordinario. Non che quelli con gli Ours non lo fossero, ma c'è un sentimento, una consapevolezza, delle basi che si sentono e rendono il disco imperdibile.

Dovrò raffreddarmi e scriverne una recensione. Le prime cose che posso dirvi è che è un acustico che suona così bene che sembra che tu abbia lui a cantare nella stanza. Tutti gli strumenti vengono suonati da Jimmy, così come tutte le canzoni sono state composte, suonate, arrangiate da lui. La canzone più debole dell'album paradossalmente è Days, che potrebbe avere però un buon impatto sul pubblico. I Heard you singing, che è la canzone dedicata a Buckley, è meno potente e urlata del passato, e mi lascia titubante… ma è in pieno inquadramento dell'album eh, che si discosta molto dallo Gnecco degli Ours, e quindi è un convincente debutto solista. La voce viene usata ancora spingendo di più sul falsetto, che si fonde con la chitarra, che si ferma prima di smaronarti.
Il bene che gli si vuole a sto ragazzo, anche se si è tatuato l'eurasia addosso e insomma, ecco, il braccio tuttonero fa molto cancrena.


0 thoughts on “Esistono quelle cose che sono i progetti solista e quelle cose che sono le collaborazioni.”

  1. Bah, sinceramente a me quello che fa incazzare di questi side -project o di uscite soliste di componenti di band è il fatto che dal punto di vista artistico non portino nulla di nuovo o di diverso rispetto al sound dei gruppi di provenienza degli interessati…..l'unica eccezione è forse rappresentata dai Gorillaz.

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