Pilastri letterari che vi peserebbe acquistare anche a 0,89 cent su amazon.

Per aiutare il lettore a risparmiare qualche ora del suo tempo prezioso, fornisco un compendio di libri sopravvalutati dall’uomo e dal fluire della storia che potrebbero tranquillamente non essere mai consultati da un individuo senza che la vita di questi risenta del benché minimo contraccolpo.

“Siddharta” di Herman Hesse: storia di un povero cristo che, in diverse fasi della sua vita viene abbandonato da chiunque: dagli amici, dal figlio e pure da un barcaiolo semi-muto. Siddharta ha i complessi di inferiorità verso l’amico Govinda, al quale i Kula Shaker hanno dedicato una canzone. Forse è questo a far sbroccare Siddharta, al quale mi sembra che nessuno abbia mai dedicato neanche un giro di do. Comunque: Siddharta e Govinda viaggiano e decidono di andare a vivere con i “Samana”, pensatori che imparano a impersonarsi con tutto ciò che incontrano. Tipo che se incontrano un masso, tutti i Samana si fermano a fare il masso e non si muovono finché non passa di lì una cosa deambulante nella quale possano impersonarsi. Poi Govinda decide di aggregarsi a una setta, mentre Siddharta incontra Kamala, la lascia incinta senza saperlo e se ne va. Poi incontra il pescatore muto che lo abbandona dopo un po’ e, di fronte alle limitazioni imposte dall’handicap, questo la dice lunga sul grado di zelo ed entusiasmo che Siddharta riusciva a portare nella vita della gente. Poi Siddharta trova il figlio, che però lo odio e lo abbandona a sua volta dopo poco. Intanto Govinda, con i neuroni ormai bruciati da anni di droghe e alcool con quelli della confraternita, torna da Siddharta e lascia che si sfoghi raccontando le sue cazzate metafisiche.

“L’alchimista” di Paulo Coelho: serie di riflessioni sul viver bene che spaziano dall’ovvio all’assurdo. Tipo: non dormire con il cellulare acceso ché se qualcuno ti chiama ti svegli. Oppure: se quando sei in macchina vedi la luna piena fermati e parlale, non curandoti del fatto che sei in autostrada e che ti sfrecciano i tir da tutti e due i lati a 180 km/h. Nella versione originale, quella in portoghese, i protagonisti si chiamano Santiago e Fatima. In quella italiana si chiamano Catanzaro e Isernia. Santiago/Catanzaro è povero ma grazie all’alchimia diventa ricco. Un po’ come Wanna Marchi. Da uno che si chiama Paolo Coniglio, d’altra parte, non era lecito attendersi di più.

“I promessi sposi” di Alessandro Manzoni: al capitolo 2 Lucia Mondella ha già il match-point: con un “sì” pronunciato di fronte al curato – che finalmente sta bene – potrebbe chiudere la storia dopo circa una ventina di pagine. Manzoni, però, si accorge che così non sarebbe passato alla storia e, rosicando, fa fallire il piano di Renzo e Lucia, che ci metteranno altre 500 pagine prima di riuscire a diventare marito e moglie. Il romanzo ha dunque avuto successo solo perché ha dimostrato che l’inevitabile prima o poi accade. In tal senso è stato decisivo il cambio del nome del protagonista. Nella prima versione, infatti, il romanzo si chiamava “Fermo e Lucia”. Il problema è che, ogniqualvolta ci si trovasse nel mezzo di un’azione per cui era opportuno che Lucia chiamasse per nome il suo fidanzato, questi, ubbidiente, rimaneva impalato, non portando a termine la propria azione. A pagina 14.362, Manzoni si accorse che così non sarebbe mai riuscito a farli arrivare all’altare e decise di cambiare il nome di Fermo. Per vendetta, però, li fece comunque sposare in un lazzaretto.

“Due di due” di Andrea De Carlo: ci sono due amici che non si sa come facciano ad esserlo. Uno è sfigato, l’altro è da paura, infrange i vetri dell’imbarazzo e se le scopa tutte lui. Al punto che risulta difficile capire perché quello da paura abbia interesse a portare avanti questi amicizia. E riesce ancora più difficile spiegarselo per lo sfigato che, a una certa, va a vivere lontano dalla civiltà, campando di autoproduzione, tanta è la poca voglia di avere contatti con un mondo che ormai lo deride anche nella figura del fruttivendolo o del giornalaio sotto casa. Quello da paura ovviamente muore giovane e dannato, mentre lo sfigato è condannato a una vita di merda e morirà 96enne, solo e povero. Ma questo nel libro non è detto.

“Tre metri sopra il cielo” di Federico Moccia: cioè ci sta Step che è un figo proprio da panico e che je piace ‘sta Babi che però non se lo incula de pezza. Allora Step je fa le poste co’ la moto, ma Babi je a fa solo annusa’. Poi Step però la conquista e mettono i lucchetti a Ponte Milvio. Poi Step parte per l’America che vuole fare le sue esperienze con le magliette della Pickwick e Babi si dispera con gli orsi di peluche attaccati allo zaino. Il romanzo è stato venduto in tutti i Paesi d’Europa e persino in Giappone e in Brasile. Senza essere tradotto, però.
“100 colpi di spazzola prima di andare a dormire” di Melissa P.: storia di una minorenne che la dà in giro come non fosse sua. Trasposizione librica del classico concetto che tira più un pelo di figa che un carro di buoi, anche se ci si trova in libreria. Scritto sotto forma di diario, il libro alterna i racconti sessuali della giovane Melissa con i compiti di latino e matematica da fare per il giorno successivo. Ben presto la giovane Melissa confonde i due piani – quello ormonale con quello scolastico – e inizia a parlare di sesso come un sussidiario. L’unico dubbio, alla fine del libro, sono i 100 colpi di spazzola, secondo alcuni un’ardita metafora. Secondo Wikipedia, “il libro ha riscosso un grande successo tra le ragazze di età compresa tra i 16 e i 25 anni”. Le prime intente a capire da dove cominciare, le seconde a interrogarsi sugli errori commessi in passato.

“Il codice da Vinci” di Dan Brown: tutta comincia con l’assassinio di Jacque Sauniere, curatore del Louvre. E, con questo omicidio, si chiude la parte logica del libro e inizia il delirio dell’autore. Nelle pagine successive si scopre che Sauniere è stato ucciso perché un suo vecchio zio, parente alla lontana di Leonardo da Vinci, odiava il cristianesimo e aveva scoperto che il Santo Graal altro non era che un bicchiere di plastica di una festa delle medie organizzata da Leonardo sul quale campeggiava il nome “Leonardo” scritto con il pennarello. Da qui si evince dunque che la vera scoperta che il libro vuole portare alla luce è l’esistenza dei bicchieri di plastica e degli Uniposca Osama già tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500. Almeno questo è quello che ho capito io.

“Ho voglia di te” di Federico Moccia: cioè Step è tornato dall’America dove c’ha avuto un sacco de problemi perché quanno diceva a la ggente che se chiamava Step, tutti se mettevano a cammina’ o a sali’ le scale. E lui non ce capiva una mazza così torna a Roma e trova n’artra co’ un nome bestiale, tipo Gin. Che poi se chiama Ginevra che esce co’ l’amiche sua Fra (da Francesca), Anto (da Antonella), Lau (da Laura), Pin (da Pina) e Pi (da Pia). Però poi torna pure Babi e Step scopa co’ tutte e poi inizia a bere come un dannato. Forse è per questo che si riavvicina a Gin e alla fine scrive sul muro “Ho voglia di te”. Nel primo libro aveva scritto “Io e te 3 metri sopra il cielo”. Dopo questo libro l’associazione nazionale degli amministratori di condominio ha imposto alle sue future fidanzate di dichiarare l’eventuale unione con Step all’Ufficio igiene cittadina del Comune di residenza onde evitare imbrattamenti di muri supplementari.


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