That sugarcane that tasted good.

Non sono triste per la mera celebrazione di un anno in più girato attorno al sole. Sono triste, e lo sono spesso anche se a volte ci ironizzo su veramente di brutto (solo l’altro giorno ho detto “oh, ma che sono uscita a fare: io volevo stare a piagnucolare a letto e ora sto correndo e facendo squat. Che esagerata”), perché ho buttato più di cinque anni della mia vita stando a letto male. Cinque non del tutto continuativi eh, ma cinque. Ed ogni volta lo penso, lo dico, lo estrinseco ed è la cosa che mi fa più male.

E gli altri dicono beh, no, dai adesso va meglio, adesso l’hai superato, adesso sei qui.

E che lo dico a voi, dopo tutto quello che vostri simili hanno maleinterpretato?

Ora prendo treni, aerei, mi getto dal parapendio tipo pubblicità degli assorbenti ma lo faccio perché ogni volta che apro gli occhi e sto male, lì nel letto, quello per me è un incubo. Quindi fanculo al cuore che va oltre i limiti di velocità. Chissenefotte se mi viene da piangere e non respiro per il panico. Sticazzi se esce fuori sangue da opercoli che venivano citati in puntate randomiche del Dr House (ma soprattutto nelle prime serie).

Non so cosa è più difficile. La cosa figa è che comunque ho così tanto lavoro da fare che con l’insonnia ormai non mi metto più a pensare ad altro.

[certo, ora ho dei mal di testa che con le capsule molli quelle lì mi ci potrei fare solo delle abluzioni ma allegria, sorridiamo, hurrà, daje, tieni-duro-come-fossi-Rocco, olè]


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