Trentaquattro-e-ora-basta-anche-un-anno-ve-prego.

Ero in pratica sotto la telecamera centrale, a Roma. Sotto uno dei microfoni. In pratica l’audio del dvd l’ho fatto io. Però sono contenta: era una posizione abbastanza tranquilla. C’era solo un paio di coglioni che si trovavano lì per sbaglio volti solo a far caciara e un paio di pischelli che mi han chiesto “scusachecanzoneè?” su Undiscloses Desires.

Lasciandomi un attimo perplessa ma vabbè.
Comunque, Bellamy di merda, stavolta cinque-ore-e-mezza-ma-anche-sei (perché pare che ‘sto intercity resti sempre fermo 20 minuti in più a Orte. Ha-ha, o Roma, o Orte… ahem) per vederti. Anzi, dici. No, beh, bello anche prendere il biglietto: ottocentro metri solo andata per entrare in un edificio dove i poveri lavoratori stavano lì ad aspettarti senza climatizzatore, facendoti per la prima volta nella vita firmare la ricevuta di consegna biglietti ticketone. Vogliamo fare ‘sto cazzo di biglietto elettronico? Vi giuro: vi pago uguale le commissioni, ma non fatemi fare strade o file. E-ticket. Solo questo. Civiltà.

[qualcosa di veloce lo avevo subito scritto qui, errori inclusi fatti notare dai lettori. Ma del resto nelle ultime ore sto dormendo a nastro, ergo pensate come potevo stare mentre lo ho scritto: piena fase onirica]

La cosa che mi ha sorpreso, oltre al togliere i riflettori per far scorrere più facilmente la telecamera sospesa, è che la scaletta faceva cagar… cioè, intendo, era più volta al commerciale come quella di Torino 1 (cosa è cambiato? Prima Guiding Light e poi Blackout mi pare) ma il concerto per me è stato molto più bello. Come mai? Non me lo spiego razionalmente. Certo, alcune cose per me sono ancora una centrifuga ai coglioni: Explorers e -lo so, è una mia idiosincrasia- Feeling good sono stati il mio momento ohvediamosefunzionalareteinternet. Feeling good alla gente piace, ma io non mi rassegno ancora a pensare che un gruppo con una discografia così completa e rotonda debba ancora fare una cover. Lo so, è un mio limite mentale. Come sentirmi terribilmente apposto con me stessa nell’uscire mentre iniziava il clapping di Starlight per evitare le code dell’Olimpico. Questo fa di me una hipster, credo. Ma dopo essere rimasta di merda alla prima data con “ehy, ma finisce così?” l’ho vista come una sorta di rivincita. Dai, finire con Starlight è palesemente uno dei peggiori coitus interruptus delle setlist mai partorite.

Non so che pensare: probabilmente avremo il dvd meglio recitato della storia dei Muse (dai, quanto era concentrato il bambino Matteo sull’essere figo in pellicola? Sembrava quasi jaredleto. Quasi. La versione spiaccicata sul parabrezza di Jared.
[per poi renderci conto che la parte delle bare (non abbiamo ancora una spiegazione univoca di questa cosa, a parte la mia libera interpretazione) sia registrata, perché la poraccia che fa anche la ballerina dalla lampadina non può davvero fare tutto]
Probabilmente avremo però un dvd live commercialissimo, che piacerà alle genti e scontenterà una buona parte (60%) dei vecchi fan. Ormai c’è questa crepa tra molti di noi che fanno fatica a vedere Bells come il nuovo Bono (lo so, fa impressione anche a me, ma ecco), ma prima o poi dovremmo esorcizzarla. Il suo presentare però i componenti della band (menzione a Chris che è sempre più bono, vederlo con la chitarra su Blackout è meglio di un trattamento per l’infertilità) e il suo masticare parole in italiano quasi meglio del suo confusionario inglese mi ha stupita. ‘Sto paraculo non so come mai si sia smollato così tanto. Mi fa piacere? Oddio: è Bellamy. Non posso fidarmi di lui. Che vi devo dire…

Forse è un resoconto troppo emozionale. Il concerto è stato bello, ma. Fine.

Menzione finale. Ci sono tanti che hanno scritto un sacco di minchiate. Ma tante. Il fatto che nessun giornalista ancora sappia usare con successo Google mi perplime. Da ciminieri in poi è un dramma: noi a SanSiro eravamo in un mondo parallelo, amisci. Matrix? No, non Materazzi. Beh, ma era Sansiro…


Rispondi