UN HOTEL DEL DESIGNER PIET HEIN EEK AD EINDHOVEN

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È uno dei pesi massimi del design olandese e il suo studio-negozio-ristorante a Eindhoven è un must per gli amanti del design. Piet Hein Eek gode di un riconoscimento internazionale per la sua attenzione al design sostenibile e artigianale, ma il suo centro di lavoro rimane nella stessa città dove ha studiato ed è cresciuto professionalmente: Eindhoven. Il suo laboratorio si trova in una ex fabbrica di componenti radio e TV della Philips, il gigante che ha plasmato la città e le cui fabbriche sono oggi un focolaio di creatività e tendenze. Qui produce tra i 15 e i 30 nuovi progetti ogni anno, e al suo laboratorio sono annessi il suo ristorante, uno showroom, un negozio, una galleria d’arte e una sala per eventi pubblici.

A tutte queste funzionalità della “fabbrica”, come è conosciuto l’edificio, se ne è aggiunta un’altra: il PHE hotel. Un’esperienza di design a 360º che, secondo Eek, richiedeva la necessità di poter pernottare, soprattutto per quei visitatori che di solito vengono da tutto il mondo per vedere il suo lavoro. L’hotel si trova all’ultimo piano dell’edificio e ha tredici camere. Ogni stanza è diversa dall’altra e combina lo stile personale di Piet Hein Eek con quello di tredici artisti della sua galleria che aggiungono il loro tocco personale. Il bar, la sala colazione e la lobby, sono al piano inferiore, il salotto dell’hotel. Qui potete curiosare tra opere d’arte, antichità e design. A completare il progetto, una terrazza su diversi livelli piena di verde e un bar esclusivo. Il ristorante è integrato nella lobby e fa parte della stanza delle meraviglie.

L’hotel di Piet Hein Eek non vuole essere un hotel nel senso usuale della parola, ma piuttosto un hotel esperienziale. Qualcosa che è garantito dalla mano di questo designer pioniere nel rivendicare la bellezza dell’imperfetto e proporre creazioni artigianali e materiali riciclati.

https://hotelpietheineek.nl/

 

Acquistare su Trendhim: un paio di occhiali da sole

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Sono stata contattata da Trendhim per testare la facilità di acquisto sul loro sito e un prodotto a mia scelta.

Per quanto riguarda la scelta del prodotto, sebbene ci siano solo prodotti da uomo e qui c’è molta penuria del genere maschile, ossia abbiamo solo il pupazzo che è maschio, ho deciso di comprare un paio di occhiali da sole. Più precisamente questi occhiali tigrati Waykins, di design nordico.

Il sito promette la consegna in 3-5 lavorativi. Così è, ed è gratuita sopra i 39 euro, con la garanzia di reso fantasticamente estesa a 365 giorni. Gli occhiali sono stati impacchettati in due scatole: una del negozio, che ha subito qualche danno al trasporto ma quella interna propria degli occhiali ha resistito bene.

Gli occhiali, dalle lenti polarizzate, vengono con una custodia morbida. Personalmente visto il valore suggerisco di comprare una custodia semirigida come questa sempre presente sul sito. Il sito comunque è ottimo se in piena confusione noi donne non sappiamo cosa regalare agli uomini idella nostra vita, come padri o mariti. Promosso a pieni voti.

Estate 2021: visitare la Danimarca? Perché no?

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5 buoni motivi – e luoghi – per vivere un’estate danese straordinaria
COPENAGHEN, lo straordinario nell’ordinario
L’estate è il momento migliore per godersi l’atmosfera rilassata della capitale danese. Tra una pedalata nei parchi cittadini e un tuffo nelle acque limpide del porto – in pieno stile green danese, passando per i quartieri di design dall’architettura innovativa, è facile stupirsi davanti alle piccole meraviglie quotidiane. Per non parlare delle proposte gastronomiche, così varie e gustose, dalla nuova cucina nordica, alla squisita pasticceria locale e i ristoranti sui canali.
Parti con le offerte Expedia

AARHUS, sempre più vicina
La seconda città della Danimarca è un’ottima soluzione per un city break “allargato”. Dalle architetture avveniristiche, agli straordinari musei tra passato e futuro, gastronomia squisita e una natura a due passi dalla città, per escursioni in bici, passeggiate sulla spiaggia e giri infiniti sul ponte Infinity Bridge. Grazie ai nuovi collegamenti Air Dolomiti da Monaco di Baviera, Aarhus è ancor più vicina.
https://www.visitdenmark.it/danimarca/dove-andare/aarhus-e-dintorni/vola-aarhus-con-lufthansa-e-air-dolomiti

ODENSE, la città delle fiabe
A solo un’ora e mezza da Copenaghen, una vacanza in Danimarca non può prescindere da una tappa nella città natale di HC Andersen. Tra stradine acciottolate, luoghi fiabeschi e impronte di Andersen, la visita di Odense sulle tracce dello scrittore danese più celebre al mondo è una magica avventura d’altri tempi. Da non perdere la nuovissima Casa museo di H.C. Andersen, appena aperta : un’esperienza inedita tra architetture, suoni, luci e flusso di immagini alla scoperta della sua vita e delle sue opere.
https://www.visitdenmark.it/danimarca/dove-andare/fionia/odense

VEJLE, estate sul fiordo
Architetture particolari e all’avanguardia, design, ma anche gastronomia eccellente e tante esperienze nella natura per gli amanti dell’escursionismo, bicicletta e kayak. Vejle è la città sul fiordo che offre tutto questo, in un contesto meraviglioso sull’acqua e a due passi da una natura rigogliosa da esplorare rigorosamente in bicicletta. https://www.visitvejle.com/

A spasso per la ciclabile del Baltico… aspettando il Tour de France 2022
Lunga ben 820 Km, la N8 è ufficialmente la pista ciclabile più lunga della Danimarca e si snoda tra paesaggi mozzafiato, esperienze culturali e gastronomiche, e piccole meraviglie a un passo dalla costa del Baltico. Senza dubbio uno degli itinerari più belli per scoprire la Danimarca su due ruote, che l’anno prossimo proprio per la sua vocazione e la sua cultura ciclabile, ospiterà il Grand Départ del Tour de France! https://www.visitdenmark.it/danimarca/cosa-fare/vacanze-bicicletta/la-pista-ciclabile-del-mar-baltico

 

Il British Museum, con il supporto di TEFAF, restaurerà degli antichi reperti danneggiati dall’esplosione del porto di Beirut del 2020

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8 reperti in vetro, danneggiati durante l’esplosione del porto di Beirut di agosto 2020, saranno restaurati al British Museum di Londra

Le opere sono state recuperate da una teca, andata distrutta, del Museo Archeologico dell’Università Americana di Beirut contenente reperti di arte classica e vetro islamico

Questa operazione è stata resa possibile grazie al supporto di The European Fine Art Foundation (TEFAF)

 

Il British Museum e The European Fine Art Foundation (TEFAF) hanno annunciato oggi un’importante collaborazione per il restauro di otto antichi contenitori in vetro gravemente danneggiati durante l’esplosione nel porto di Beirut avvenuta in Libano il 4 agosto 2020.

 

Al momento dell’esplosione le opere, risalenti al periodo romano e al primo periodo islamico, erano esposte al Museo Archeologico dell’Università Americana di Beirut (UAB). La teca che le conteneva è scoppiata, frantumando gli oggetti in vetro al suo interno. Grazie a questa nuova collaborazione, i frammenti di vetro verranno accuratamente ricomposti e restaurati nei laboratori di conservazione del British Museum di Londra.

Il Museo Archeologico dell’UAB dista 3,2 km dal luogo dell’esplosione e ha riportato ingenti danni alle sue porte e finestre. La teca in cui le opere erano conservate racchiudeva 72 contenitori in vetro del periodo romano, bizantino e islamico. Di questi, soltanto 15 sono stati dichiarati restaurabili, mentre gli altri sono andati distrutti per sempre. Solo 8 delle opere ricomponibili sono in condizioni tali da essere trasportate al British Museum, che dispone della struttura e dell’esperienza adatte per restaurare e conservare tali reperti.

 

Hartwig Fischer, Direttore del British Museum, ha dichiarato: “Come il resto del mondo, abbiamo guardato con terrore le immagini devastanti che ritraevano Beirut lo scorso agosto. Abbiamo immediatamente offerto l’aiuto del British Museum ai nostri colleghi in Libano. Ora che ci avviciniamo al primo anniversario della tragedia, siamo fieri di mettere a disposizione le competenze e le risorse del British Museum per salvare degli oggetti antichi così importanti, affinché possano essere apprezzati in Libano e nel mondo per molti anni a venire”.

Dopo l’esplosione, il Museo Archeologico ha attentamente individuato e raccolto i frammenti antichi tra i detriti di teche e finestre. Nel luglio 2021, un restauratore francese dell’Institut National du Patrimoine, in visita a Beirut, ha condotto un lavoro di ricerca e abbinamento, isolando i frammenti appartenenti a ciascuno dei reperti da spedire a Londra. Questa identificazione è stata supportata dal Dipartimento Friends of the Middle East Department del British Museum.

Jamie Fraser, curatore della sezione Ancient Levant and Anatolia del British Museum, supportata da HENI, ha dichiarato: “È un privilegio collaborare a questo importante progetto con il Museo Archeologico. I reperti sono sopravvissuti a vari disastri e conflitti nel corso di 2000 anni, per poi essere distrutti nell’esplosione del porto del 2020. Il loro restauro riflette la resilienza dello staff del Museo Archeologico, nonché l’importanza per il Libano del proprio ricco patrimonio culturale”.

Hidde van Seggelen, Presidente di TEFAF, ha dichiarato: “La distruzione di queste opere è stata una conseguenza terribile di una tragedia più ampia che ha colpito la popolazione di Beirut. Siamo orgogliosi di supportare il restauro dei reperti in vetro attraverso il Museum Restoration Fund di TEFAF, perché si tratta di opere di immenso valore storico, artistico e culturale. Il ripristino della loro forma è un potente simbolo di guarigione e resilienza in seguito al disastro”.

Una volta che le opere saranno completamente restaurate, verranno esposte temporaneamente al British Museum prima di fare ritorno a Beirut.

Gli otto reperti rappresentano una testimonianza cruciale dello sviluppo della tecnologia del vetro soffiato in Libano nel I secolo a.C., quando la produzione di vetro fu rivoluzionata. Questa tecnica rese possibile la produzione in serie di oggetti in vetro di varie forme, rendendo un materiale fino ad allora elitario disponibile per l’uso quotidiano e domestico. Sei degli otto reperti prossimi al restauro furono realizzati con la tecnica del vetro soffiato e mostrano segni di sperimentazione sia nella forma che nella funzione. I restanti due risalgono al periodo tardo bizantino o al primo periodo islamico, e potrebbero essere stati importanti in Libano da vicine località altrettanto specializzate in vetraria, quali Siria ed Egitto.

La Prof. Nadine Panayot, Direttrice del Museo Archeologico dell’UAB, ha dichiarato: “La distruzione di 72 contenitori da tavola in vetro risalenti al periodo romano – alcuni addirittura al I secolo a.C. – rappresenta una perdita culturale inestimabile per il Libano e il Vicino Oriente. Siamo estremamente grati al British Museum per il suo aiuto nel restauro degli otto reperti in vetro del Museo Archeologico dell’UAB frantumati dall’esplosione del porto di Beirut. Il mio ringraziamento va inoltre a TEFAF per la sua generosità nel supportare il progetto”.

Sandra Smith, Responsabile del Dipartimento Collection Care del British Museum, ha dichiarato: “Il vetro è un materiale molto difficile da ricostruire. I suoi frammenti si flettono perdendo la propria forma originale, e necessitano pertanto di un trattamento sotto tensione per riacquisirla. Trattare centinaia di frammenti è un processo delicato, ma le nostre attrezzature di prim’ordine e l’enorme esperienza del nostro team di conservazione farà sì che ciascuno di essi venga preservato secondo standard eccezionali”.

 

Paesaggio culturale Lednice-Valtice: 25 anni sotto le ali protettive dell’Unesco

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Tra nuovi riconoscimenti e anniversari, in Repubblica Ceca è tutto un festeggiare sotto l’effige dell’organizzazione delle Nazioni Unite. Nel Paese con ben 14 siti accolti nella Lista Mondiale del Patrimonio dell’Umanità, c’è un capolavoro unico, plasmato dalla natura e dall’uomo, che vi aspetta.
Tra beni materiali e immateriali riconosciuti come Patrimonio Mondiale dell’Umanità, la Repubblica Ceca –soprattutto in proporzione al proprio territorio- è un Paese da record. Negli anni (e ancora adesso), l’Unesco ha saputo scovare qui monumenti, siti, tradizioni, maestrie e paesaggi assolutamente da tutelare. Appartengono al mondo, a tutti noi. Scoprirli è doveroso. Oltre che emozionante…

Se proprio doveste avere bisogno di un pretesto, eccolo qua: il 14 maggio scorso, il paesaggio culturale di Lednice-Valtice, in Moravia meridionale, al confine con l’Austria, ha compiuto 25 anni sotto l’effige Unesco.  E’ anche grazie a questo riconoscimento che la sua bellezza e unicità sono rimaste intatte…

Splendido esempio di compenetrazione tra capolavori della natura e dell’uomo, è uno dei siti più vasti del mondo nel suo genere. Esteso per ben 300 chilometri quadrati tra le città di Lednice, Valtice e Breclav, è caratterizzato da scorci bucolici di prati, alberi secolari, stagni e laghetti, solcati dal fiume Thaya e punteggiati di tenute di caccia, castelli, giardini alla francese e all’inglese, vigneti pregiati e bizzarre architetture, come per esempio un minareto e un obelisco.

I monumenti –armoniosamente inseriti nel paesaggio- si devono alla dinastia dei Lichtenstein. Come accennato, accanto ai castelli di Lednice e Valtice –che danno il nome al grande parco culturale- e alla Tenuta di caccia della famiglia, svettano verso il cielo un Obelisco di 23 metri, a memoria della pace stipulata tra Francia e Austria nel 1798, e la torre di 60 metri in stile moresco del Minareto. Quest’ultimo è il più grande edificio del genere in un Paese non musulmano. Vale la pena salire i 302 scalini che conducono in cima, per godere di un favoloso panorama a 360° sull’intero paesaggio.

Tra gli altri edifici del parco culturale, anche il Castello di Jan. Frutto di un capriccio di Luigi I del Liechtenstein, fu commissionato direttamente in forma di rovine. Poteva un ricco casato non possedere i ruderi di un antico maniero di famiglia? Detto, ordinato e fatto. Tra le sue mura artificialmente semi-diroccate, si riunivano per banchettare i nobili invitati alle battute di caccia. Nel parco c’è anche una cappella intitolata a Sant’Uberto, protettore dei cacciatori. E poi, un rincorrersi di castelli e palazzi “minori”, tempi e tempietti, statue, colonnati, architetture verdi, sculture romantiche…

Lo sfarzoso palazzo di Valtice è anche culla di un’antica tradizione vitivinicola (le cui origini affondano addirittura ai tempi dell’imperatore romano Marco Aurelio, che pare abbia importato qui la prima vigna), tuttora perpetuata. A palazzo si fanno degustazioni dei migliori vini locali. Il parco culturale è solcato da bellissimi sentieri da percorrere a piedi o in bicicletta.
I meno sportivi, o i più romantici, possono concedersi in alternativa una crociera panoramica a bordo dei battelli che solcano tutto l’anno le acque del fiume Thaya.

Dalla Repubblica Ceca un regalo a Milano

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Al Giardino delle Culture arriva il grande murale con suggestioni praghesi by Solo e Diamond

Il lungo periodo di stop obbligato da Covid non ha fermato l’entusiasmo di Czech Tourism. Ora che anche il turismo sta finalmente ripartendo, è pronto il frutto di un progetto nato durante il lockdown, quando non restava che lavorare solo a livello ispirazionale. Due apprezzati artisti romani con la loro street art, su commissione dell’Ente del Turismo Ceco regalano al mondo evocazioni di una Praga in continuo divenire. Il 15 luglio, in via Morosini, inaugurazione dell’opera realizzata in collaborazione con l’ufficio Arte negli Spazi Pubblici del Comune di Milano e il Municipio 4.
I tratti dominanti sono quelli dell’Art Nouveau di Mucha, nelle forme seducenti della principessa Libuse. E’ il predominante trait d’union tra il profilo neo-rinascimentale e inconfondibile del Museo Nazionale di Praga, delineato sullo sfondo, e i simboli, posti in primo piano, della città attuale, moderna e vivace, perfetta per le famiglie e per la generazione Z. Si presenta così, a un soffio dall’inaugurazione ufficiale in calendario il 15 luglio, il nuovo gigantesco murale di via Morosini 4 a Milano (non lontano da piazza Cinque Giornate). Con “incastonato” un cuore rosso, tende virtualmente la mano alle altre due grandi opere del noto street artist Millo, che già si affacciano sul Giardino delle Culture, in Zona4 a Milano.
A firmarlo sono gli artisti romani Solo e Diamond, il cui decennale e talentuoso sodalizio -che fonde ispirazioni fumettiste, pop e liberty ed è apprezzato in tutto il mondo- non aveva fin qui trovato ancora sfogo su una parete milanese. A fornire loro l’occasione è stato proprio l’Ente Nazionale per il Turismo Ceco di Milano, che durante il lockdown ha lavorato all’unica promozione possibile della propria destinazione turistica: stuzzicare gli italiani con ispirazioni, suggestioni ed emozioni, in attesa di poter tornare a viaggiare.  In quest’ottica è nato anche il progetto di donare alla città di Milano un murale d’autore, che avesse i colori e le seduzioni della terra ceca.

Cartolina (vivacissima) da Praga

Da metropoli a metropoli, la scelta non poteva che ricadere su Praga, non solo capitale e meta della Repubblica Ceca in testa alle preferenze degli italiani, ma città dai mille volti e dalle mille storie ancora da scoprire. Nel murale, infatti, pur non trascurando il ricco patrimonio storico, artistico e architettonico per il quale è famosa, irrompe una Praga up-to-date, giovane, creativa, urban, alternativa, incontenibile e sempre diversa, il cui nuovo modo di comunicare è proprio la street art.
Un’iniziativa originale e inedita quella di Czech Tourism, che sente fortissimo il legame con Milano. Con la città che ospita la sua sede italiana, l’Ente condivide un grande slancio verso l’arte e la creatività dei giovani, potente strumento culturale e di riqualifica. Così come a Milano fenomeni della bomboletta del calibro di Millo, Orticanoodles, Ericailcane, Zed1, Eron, Pao, Microbo e tanti altri hanno letteralmente ridisegnato la città, allo stesso modo nella capitale ceca è tutto un fiorire di opere murarie che reinterpretano (e riqualificano) angoli dimenticati o anonimi. Tanto che Czech Tourism di recente ha racchiuso i graffiti più interessanti in un e-book, insieme alle altre forme di arte di strada, agli indirizzi creativi, ai locali cool, ai ritrovi studenteschi, ai laboratori di ultimo design e ai concept-store della Praga urban e hipster.  Una realtà che ben conoscono gli street artist romani selezionati per il murale meneghino.

Gli autori: biografie d’artista

SOLO (al secolo Flavio Carbonaro). Nasce a Roma nel 1982. Divoratore di fumetti e di cultura Pop, scopre il mondo dei graffiti al liceo. All’Accademia di Belle Arti di Roma, sotto la guida di Michele Cossyro, trasformerà il suo modo di esprimersi attraverso la pittura su tela, sperimentando le tecniche classiche e spostando il suo linguaggio dal tipico lettering del writing al figurativo. Nel 2008 si diploma a pieni voti, intervistando Ronnie Cutrone a New York.
Successivamente Solo, coniuga il mondo dei graffiti, fatto di bombolette spray, con le figure pop che fissava su tela durante gli studi, facendo apparire sui muri di Roma i supereroi in crisi, che rimarranno il segno distintivo della sua ricerca artistica. Cresciuto con i valori degli eroi incontrati nei fumetti, amplifica quegli insegnamenti trasferendoli sulle pareti delle città. Negli ultimi 10 anni ha dipinto su muri ed esposto le sue opere in numerose importanti gallerie, da Parigi a Praga, fino a Satka in Russia (dove nel 2017, è stato scelto, insieme a Diamond, per rappresentare l’Italia alla Biennale internazionale di Street Art) e a Miami (dove nel 2013 ha esposto in occasione dell’Art Basel). Porta la sua esperienza, insegnando, anche in scuole, strutture carcerarie e sanitarie. Negli anni ha collaborato con realtà underground, ma anche con i più grandi brand internazionali, nel settore dell’abbigliamento.

DIAMOND (al secolo Stefano Biagiotti). E’ nato a Roma nel 1977. Nei primi Anni ’90 ha applicato la predisposizione per il disegno -già evidente quando era bambino e coltivata al liceo artistico prima e all’Accademia delle Belle Arti poi- nel writing, lasciando la sua firma per le strade della città. Passato alla street art, sperimenta e azzarda, sviluppando tecnica e stile propri, riconosciuti a livello internazionale come espressione di un’Art Nouveau post-moderna. Klimt, Schiele e Mucha gli sono sempre d’ispirazione. Il nome d’arte fa evidente riferimento alla gemma dalle multisfaccettature, in cui l’artista si riconosce per materiali, idee, tratti e soggetti.

La scelta: Milano-Praga, via Roma

Czech Tourism ha scelto Solo e Diamond innanzitutto per la particolarità della loro arte, che porta con sé evidenti richiami sia al liberty che alla pop art, stili determinanti nel patrimonio culturale ceco e praghese in particolare. L’eccezionale duo, il cui insolito mix artistico è considerato tra i più interessanti dell’arte muralista contemporanea, conosce a fondo la street art e l’arte moderna attuale di Praga. Ecco perché ne ha saputo cogliere l’anima più contemporanea, volitiva ed evoluta, ai più sconosciuta. Infine, Czech Tourism ha trovato gratificante l’idea di regalare contemporaneamente l’opera di due artisti di fama internazionale alla città di Milano e un muro milanese su cui sfogare il proprio talento a Solo e Diamond, che hanno lasciato la propria firma in giro per il mondo ma mai prima d’ora nel capoluogo meneghino.

Passo dopo passo, verso l’ispirazione

All’inaugurazione, il 15 luglio alla presenza di autorità ceche e milanesi, del murale dedicato a Praga da Solo e Diamond, faranno da contorno una serie di eventi promozionali. Tanto per cominciare, una serie di floor graphic, posizionati sui marciapiedi e le aree pedonali di Zona 4 ma non solo, condurranno visitatori e curiosi dritto al Giardino delle Culture e al suo nuovo sfondo variopinto. Gli adesivi non fungeranno solo da guida ma, grazie a un QR code, promuoveranno lo speciale concorso “Milano ha un nuovo murale, dagli un nome”, indetto da Czech Tourism per l’occasione. Non è infatti un caso se fin qui non abbiamo mai citato il titolo dell’opera: semplicemente, non ce l’ha ancora. Aspetta che siano proprio i visitatori a darglielo. A ottobre l’autore del titolo vincitore del concorso “Dai il nome al murale” sarà premiato con un weekend a Praga per due persone.  Negli spazi esterni del Consolato Ceco in via G.B. Morgagni 20, inoltre, sarà allestita per tutta l’estate una mostra di presentazione del murale e del progetto di “gemellaggio” e amicizia tra Italia e Repubblica Ceca, sotteso alla commissione dell’opera da parte di Czech Tourism. A partire dal 12 luglio, infine, circoleranno per Milano due tram brandizzati, a ulteriore promozione del murale evocativo di Praga e delle sue mille sorprese.
Il murale è una produzione EventAffair (@officialeventaffair_italy)

Libertà in bicicletta, nel verde di Cechia

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Lungo la Cortina di Ferro e lungo il fiume Becva

Lasciamo i pensieri dell’ultimo periodo a casa. E soprattutto lasciamo casa. E’ tornato il tempo di viaggiare. Di assaporare di nuovo, in totale sicurezza, le emozioni cui abbiamo troppo a lungo rinunciato. La Repubblica Ceca invita a pedalare nella natura e nella storia.
La quiete dopo la tempesta. Di più, la libertà dopo il lockdown. E’ più che mai il tempo di salire in sella alla bicicletta, pedalare nel vento e scacciare contemporaneamente i postumi dell’inverno e l’oppressione da pandemia. Sono tantissimi i percorsi e le ciclabili dedicati alle due ruote in Repubblica Ceca, riconosciuta come paradiso da biker esperti e semplici cicloturisti, ma visto che di ritrovata libertà stiamo parlando, abbiamo pensato di portarvi su una ciclovia storica, che ripercorre luoghi e tempi in cui la libertà, dal regime comunista, era ancora un sogno.

The Iron Curtain Trail

La ciclovia della Cortina di Ferro, parte dell’itinerario transnazionale Eurovelo 13, è assolutamente da mettere in agenda. Una cinquantina d’anni fa, ai tempi della Guerra Fredda, qui correva l’impenetrabile Cortina di Ferro, confine militare invalicabile tra Europa orientale e occidentale. Oggi, in tempo di pace, ben 16 Paesi sono coinvolti nella costruzione e nel coordinamento di un percorso ciclabile e pedonale che, una volta ultimate le ultime tratte, sarà lungo 10.000 chilometri.

Il tratto ceco dell’Eurovelo 13 si snoda dall’estremo Sud del Paese, al confine con Germania e Austria, fino a Lanzhot, a un soffio dalla Slovacchia. Una delle tappe storicamente più interessanti è quella presso il memoriale del taglio del filo spinato, simbolicamente eseguito nel 1989 nei pressi di Nové Domky, nella regione di Tachov, non lontano dal confine ceco-tedesco.  Da visitare il Museo della Cortina di Ferro della Repubblica Ceca, a Rozvadov. La ciclabile prosegue poi verso la Selva Boema (Šumava). Qui la vegetazione rigogliosa nasconde le tracce della dominazione comunista, come per esempio la stazione ferroviaria di confine a Železná-Bavorská Ruda, letteralmente divisa in due da una barriera di filo spinato. Nei pressi del villaggio di Bučina, ecco il museo all’aperto della Cortina di Ferro. Lungo il canale di Schwarzenberg si scende poi a valle, fino a Vyšší Brod. Attraversando il cosiddetto Canada Ceco si approda a Slavonice, nei cui pressi si scorgono i resti delle fortificazioni cecoslovacche pre-guerra. Da qui si raggiungono infine le colline della Moravia meridionale. A Čížov, in Vysocina, la ciclabile costeggia 350 metri di recinzione in fil di ferro, molto ben conservata e ancora corredata di torre di guardia. A Mikulov sono da concedersi una deviazione lungo il Sentiero della Libertà (Stezka svobody), dedicato a coloro che tentarono di eludere i controlli e attraversare la pericolosa cortina, e una pedalata nel paesaggio culturale di Lednice-Valtice, inserito dall‘UNESCO nella Lista del Patrimonio Mondiale dell‘Umanità. Nel museo di Valtice, tra l’altro, viene documentata anche la storia della Cortina di Ferro. La ciclovia transnazionale che ne porta il nome abbandona infine la Repubblica Ceca alla confluenza dei due più grandi fiumi dell’area: la Morava e la Thaya (Dyje), nei pressi della città di Breclav.

Lungo il fiume Becva, nel cuore della Valachia morava

E’ un viaggio nella storia -quella del popolo valaco, minoranza etno-culturale che difende fieramente la propria identità e le proprie tradizioni- anche quello lungo la ciclabile che costeggia il fiume Becva e ne esplora il territorio. In totale sicurezza, quasi esclusivamente lontano dal traffico e su tratte in gran parte di nuova realizzazione, per ben 160 chilometri (ovviamente percorribili in più tappe) conduce attraverso i paesaggi verdissimi e variegati della Moravia-Slesia, culla appunto della cultura valacca ceca. Lungo il percorso –al cospetto dei monti Beschidi– piccoli villaggi dalle tipiche case in legno, cittadine antiche, castelli, musei, siti storici e naturalistici, il museo all’aperto di Roznov pod Radhostem e altre sorprese aspettano i biker.

Green & safe: la Repubblica Ceca in treno

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Sui binari della storia, tra paesaggi e curiosità

Con uno tra i più estesi sistemi ferroviari d’Europa, il Paese invita a un turismo lento ma non troppo, consapevole e sicuro. Dalle grandi linee internazionali ai percorsi nostalgici, sono possibili itinerari per tutti i gusti e comode combinazioni. Le strade ferrate ceche sono veicolo di storia, ma anche di sorprese. Da scoprire senza pensieri, nell’Anno Europeo delle Ferrovie.

Nonostante le sue dimensioni, né troppo piccole né troppo grandi, la Repubblica Ceca è “ricamata” in lungo e in largo da fitti doppi fili d’acciaio… La sua rete ferroviaria è infatti tra le più estese e ramificate di tutta Europa. I primissimi binari furono posati agli inizi del 1800. Con il treno oggi si può arrivare praticamente ovunque. Nell’Anno Europeo delle Ferrovie, dunque, scopriamo un po’ di storia, qualche curiosità e soprattutto tanti spunti turistici sulle strade ferrate ceche.

Sbuffo d’anticipo

Pochi forse sanno che, in fatto di ferrovie, la Repubblica Ceca detiene un primato europeo: la primissima linea dell’Europa continentale fu costruita proprio qui all’inizio del XIX secolo, per collegare Ceske Budejovice (in Boemia meridionale) a Linz (in Austria), allora appartenenti entrambe all’Impero austroungarico. Attiva fin dal 1828 con convogli trainati da cavalli, dovette aspettare il 1839 per vedere la “concorrenza” di treni a vapore: il 6 giugno di quell’anno fu inaugurata la prima tratta della cosiddetta linea ferroviaria settentrionale dell’imperatore Ferdinando, voluta come collegamento tra Vienna e Breclav. Seguirono a ruota, è il caso di dirlo, le altre tratte, compresa quella di Olomouc, che si innestava nella linea internazionale. Quanto alla capitale, il primo treno si fermò nella stazione ferroviaria di Praga –allora nuovissima, oggi monumento storico, più volte sottoposto a restauri conservativi- il 20 agosto 1845, dopo aver attraversato un tunnel da poco scavato nelle mura della città. Quando, a dire il vero non moltissimi anni fa e più precisamente nel 1981, i treni a vapore nel Paese furono mandati in pensione (salvo rari casi, impiegati per rievocazioni storiche e itinerari turistici di charme), l’unica ferrovia completamente elettrica sul territorio ceco esisteva già da 80 anni: si tratta della linea Tabor-Bechyne, in Boemia meridionale, inaugurata nel giugno 1903.

Curiosità sui binari

I tanti patiti del treno e i numerosi club amatoriali cechi, sempre a caccia di notizie e particolari insoliti, scovano di continuo chicche semi-sconosciute. Eccone alcune. La rete ferroviaria ceca comprende 160 gallerie e 7000 ponti. Di questi ultimi, il più lungo è il Viadotto Negrelli, a Praga: con i suoi 1100 metri, parte dalla stazione e scavalca la Moldava. Tra i ponti più scenografici, invece, ecco il viadotto di Krystofovo Udoli, sulla linea ferroviaria Liberec-Ceska Lipa, sempre in  Boemia. Iscritto nell’elenco dei monumenti culturali cechi, è un perfetto esempio di integrazione nel paesaggio. Non solo per la sua costruzione sono stati utilizzati materiali locali, come diorite e granito, ma i suoi pilastri in pietra si incastonano perfettamente nella scenografia di rocce. Di viadotto in viadotto il viaggio si fa lungo… Quello di Zampach, in Boemia centrale è davvero impressionante con le sue alte arcate in pietra. Costruito tra il 1898 e il 1900 da operai italiani, con i suoi quasi 42 metri d’altezza è il ponte in pietra più alto del Paese. Doppio livello di arcate, invece, per il viadotto nei pressi di Sychrov, parte della ferrovia Pardubice-Liberec e alto 32 metri. Trenta metri d’altezza, 9 di larghezza e 300 di lunghezza per uno dei ponti ferroviari più grandi d’Europa: il viadotto di Dolni Loucky, lungo la Brno-Havlickuv Brod. Ad arco unico, realizzato in ferro e cemento, è del 1953.
Parlando invece di record d’altitudine, la stazione ceca più in quota è quella di Kubova Hut (995 metri), nella Selva Boema. Ne tengano conto gli escursionisti, che possono partire da Praga e cambiare treno a Strakonice…

Il treno fischia e va (piano)

Inutile nascondersi dietro l’alibi di accontentare i bambini: un bel viaggio nostalgico, a bordo di carrozze storiche, trainate da locomotive che ancora sbuffano fischiando come secoli fa, ha un fascino senza età. Soprattutto nella stagione estiva, non mancano le opportunità di vivere l’esperienza di una gita su antichi treni a vapore o su binari a scartamento ridotto. Senza fretta, all’insegna del paesaggio e dell’atmosfera. Provare per credere, a bordo del treno a vapore della linea che parte da Jindrichuv Hradec, perla rinascimentale nel cosiddetto “Canada boemo”, e tra fitti boschi e lucenti specchi d’acqua conduce a Nova Bystrice oppure a Obratan. Tutte le fermate, punteggiate da deliziose stazioncine di campagna, che talora offrono anche possibilità di alloggio, sono buone per scendere e imboccare uno dei tanti sentieri escursionistici che solcano la zona. Sul treno è ammesso il trasporto di biciclette. Sempre in Boemia ecco anche la cremagliera Tanvald-Harrachov. Del 1902, corre (si fa per dire) a un soffio dal confine polacco. Fu costruita nell’ambito di un ambizioso progetto che voleva collegare su binari l’impero austroungarico a quello prussiano. I suoi convogli –che scivolano per 7 chilometri lungo un itinerario suggestivo, per un dislivello di diverse centinaia di metri, tra le alte pareti di roccia e gli strapiombi del Parco Nazionale dei Monti dei Giganti- in estate sono presi d’assalto dai biker e in inverno dagli sciatori. Costruita sempre sotto gli austroungarici, la ferrovia a scartamento ridotto di Osoblaha entrò in servizio il 18 dicembre 1898 tra Tremesna ve Slezsku e appunto Osoblaha, villaggio rurale della Slesia ceca, sede di una raffineria di zucchero. Una curiosità: il regolamento dell’epoca concedeva la costruzione di strade ferrate solo oltre i 20 chilometri di lunghezza. I progettisti trovarono allora l’escamotage di inserire numerose curve lungo il percorso: ben 102. La linea è tuttora in funzione, con regolare servizio passeggeri su convogli diesel ed elettrici. La storica ferrovia Tabor-Bechyne, a trazione elettrica, funziona oggi solo per rievocazioni e viaggi nostalgici. Costruita all’inizio del XX secolo dall’ingegnere ceco Frantisek Krizik e prima del suo genere a comparire sotto l’impero austroungarico, è tra i vanti storici della Boemia meridionale. L’antica via ferrata boema tra Ceska Kamenice e Kamenicky Senov, la cui costruzione tra le pieghe dei monti iniziò nel 1886, è ormai dismessa, ma è stata parzialmente mantenuta in attività come museo ferroviario. Le corse a vapore sono in calendario durante l’estate, nelle feste comandate e in occasioni speciali.

Di stazione in stazione

Apparse contemporaneamente alle ferrovie, tra XIX e XX secolo, le vecchie stazioni sono oggi storiche, primo approdo ma anche prima attrazione di un viaggio in treno. In Repubblica Ceca sono tenute da conto e oggetto di oculati restauri, che le ammodernino adattandole alle attuali esigenze dei viaggiatori, ma ne rispettino contemporaneamente l’identità storica e architettonica. Un esempio per tutti, dopo quella già citata di Praga che sposa in maniera ardita ma splendida lo stile Art Nouveau e quello “brutale” modernista? Sicuramente quella di Brno (Moravia), tra le più antiche stazioni ferroviarie del Paese, reduce da un’accurata ristrutturazione che l’ha riportata all’aspetto originario, del 1905.

Treni da esposizione

Il Museo delle ferrovie ceche a Lužná, presso Rakovník in Boemia centrale, è il più grande del suo genere nel Paese. Del complesso fa parte anche un circuito ferroviario a scartamento ridotto, sul quale i visitatori possono concedersi un giro turistico. Accanto a locomotive a vapore, dalle più antiche alle più recenti, e molti vagoni passeggeri e merci, si ammirano anche vari oggetti della storia delle ferrovie, come apparecchiature di segnalazione e di sicurezza, attrezzi speciali in disuso, modellini di treni e officine ferroviarie dove si riparano e ristrutturano vecchi reperti. Interessante anche il Museo delle ferrovie industriali di Zbysov, non lontano da Brno, in Moravia. Anche qui c’è la possibilità di fare un percorso a scartamento ridotto su treno a vapore, con partenza dalla cava dismessa che ospita oggi l’esposizione a tema. Affonda ancora più in là nei secoli il Museo delle ferrovie a cavalli di Bujanov, nei dintorni di Cesky Krumlov, in Boemia meridionale. Vagoni ferroviari in miniatura, di tutte le epoche, in mostra invece al Museo dei trenini elettrici di Studenka, in Moravia-Slesia. Infine una vera chicca, a Praga. All’interno del Museo Tecnico Nazionale di Letna è possibile ammirare addirittura il vagone-salotto dell’imperatore Francesco Giuseppe I, oltre a due locomotive a vapore.

Wimbledon: scopri la storia, il patrimonio e le tradizioni

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Di nuovo in piena attività per l’estate 2021, i Campionati di Wimbledon sono uno degli eventi sportivi più amati della Gran Bretagna. Ma altrettanto avvincente quanto i servizi, le volée e i rovesci mozzafiato che si vedono sull’erba verde santificata sono le tradizioni, il glamour e la storia che stanno dietro al più antico e prestigioso torneo di tennis del mondo.

Dal concedersi le tradizionali fragole e panna alla scoperta della moda ispirata al tennis o alla visione delle partite mozzafiato sul grande schermo, ci sono molti modi per godersi un assaggio di Wimbledon.

Un torneo molto vittoriano

Il primo campionato di tennis su prato si tenne nel 1877 al The All England Croquet Club, in Worple Road a Wimbledon, nel sud-ovest di Londra. Questo emozionante evento vide un Grande Slam solo maschile giocato da 22 dilettanti, che si concluse con un’emozionante finale vista da circa 200 spettatori. Vinto dallo sportivo locale Spencer Gore, ricevette con orgoglio dodici ghinee di premio (equivalenti a circa 790 sterline di oggi). Le competizioni di Singolo Femminile e Doppio Maschile furono aggiunte nel 1884, mentre il doppio femminile e il doppio misto furono introdotti nel 1913. La sua crescita fu tale che nel 1922 i campionati si trasferirono in una sede più grande in Church Road, nella stessa area del sud-ovest di Londra, dove si giocano tuttora.

campo di wibledon di giorno© visit britain

Con la pioggia o con il sole

I campi di Wimbledon sono cambiati molto dagli esordi, sono state fatte migliorie per riparare dalle intemperie e dalle bizze del clima britannico facendo sì che non ci siano tempi morti dovuti alle condizioni meteo: dal 2009, il campo centrale di Wimbledon non soccombe ai ritardi dovuti alla pioggia grazie a un tetto retrattile, in grado di coprire il manto erboso in soli dieci minuti. I miglioramenti hanno anche incluso un sistema di aria condizionata all’avanguardia che acclimata lo stadio. Il primo match ad essere giocato con questo sistema è stato lo scontro tra la leggenda scozzese Andy Murray e lo svizzero Stanislas Wawrinka, l’anno in cui è stato installato.

Radici reali

Prima che il Grande Slam di Wimbledon diventasse famoso, il tennis era praticato principalmente dall’alta società britannica e dai Reali. Il più antico esempio di campo da tennis sopravvissuto in Inghilterra risale al XVI secolo e si trova annidato nei terreni dello storico Hampton Court Palace. Gioco preferito dal Re Enrico VIII, il “Tennis Reale” era uno sport amato da alcuni dei più alti nobili e dalle persone più ricche del paese.

Il tennis su prato, che differisce dal “Tennis Reale” e richiede meno spazio, fu giocato per la prima volta nel 1873 dal maggiore Walter Wingfield. Creato come un gioco da praticare all’aperto, si giocava di solito sui green delle grandi case padronali appartenenti all’élite britannica.

Partite moderne

Oggi, le partite di Wimbledon attraggono fan da tutto il mondo e sono seguite in oltre 200 paesi. Anche se il torneo vanta 18 campi in erba, alcuni degli accadimenti più avvincenti e le partite più emozionanti si vedono spesso dal Centre Court, uno stadio da 15.000 posti che è considerato il campo da tennis più iconico del mondo. Il calibro degli ospiti che si accaparrano gli ambiti posti a sedere del Centre Court è altissimo; il Royal Box è riservato esclusivamente all’uso della Famiglia Reale e dei loro ospiti.

L’avvistamento di celebrità al Centre Court aggiunge un tocco di glamour a Wimbledon, con David Beckham, Claire Foy di The Crown e Dame Maggie Smith tra quelli avvistati negli anni precedenti, insieme a reali come Kate Middleton e Meghan Markle.

campo di wimbledon di giorno© visit britain

Perché tutto bianco?

Oltre agli abiti firmati e alle giacche di lino che si vedono regolarmente sugli spalti, gli abiti indossati dai concorrenti rispettano una semplice regola: sono tutti bianchi dalla testa ai piedi. Questa è l’etichetta di Wimbledon fin dal 1800, quando il tennis veniva giocato in certi incontri sociali e i giocatori indossavano il ‘bianco da tennis’ per evitare che emergessero imbarazzanti macchie di sudore! Con l’eccezione di un centimetro di colore, ancora oggi i giocatori devono indossare una tenuta completamente bianca, dai pantaloni alla suola delle scarpe!

Al servizio della moda

I campi di Wimbledon hanno influenzato direttamente la moda attraverso il tre volte campione Fred Perry. Il logo di questo grande marchio britannico è la corona d’alloro, ispirata all’emblema di Wimbledon – una toppa che è cucita sul davanti di ogni polo iconica Fred Perry. Lanciata in occasione dei campionati di Wimbledon del 1952, la camicia da tennis bianca raggiunse il successo stilistico, portando alla creazione di una collezione più colorata che divenne una dichiarazione di moda per numerose sottoculture britanniche durante gli anni ’60 e oltre.

Campioni di Wimbledon

Diversi giocatori britannici hanno assaporato il successo al prestigioso torneo, tra cui Fred Perry, che ha vinto tre campionati di Wimbledon consecutivi negli anni ’30. Dorothy Round Little vinse solo l’anno dopo Perry, mentre Angele Mortimer vinse il trofeo nel 1961, seguita da Ann Haydon-Jones nel 1969. Nel 1977, anno del centenario del torneo, Virginia Wade vinse sotto lo sguardo di Sua Altezza Reale la Regina, che non aveva partecipato a una finale dal 1962.

La vittoria britannica più recente è stata nel 2016, quando il talento scozzese Andy Murray ha ottenuto la sua seconda vittoria a Wimbledon. Nel frattempo, la stella del tennis svizzero Roger Federer ha vinto il titolo di Wimbledon in ben otto occasioni fino ad oggi.

Murray Mound

Il successo di Andy Murray è stato onorato con la dedica ufficiosa dell’area erbosa intorno al campo n. 1 di Wimbledon, ora affettuosamente nota come ‘Murray Mound’. Precedentemente chiamata ‘Henman Hill’ dal nome dell’amato giocatore britannico Tim Henman, è nota per essere un punto di ritrovo per gli spettatori che qui si radunano abitualmente per guardare le partite su schermi giganti mentre gustano i tradizionali dolcetti di Wimbledon.

Tradizioni gustose

Un assaggio di Wimbledon è una semplice ma deliziosa porzione di fragole fresche e panna, innaffiata da un rinfrescante Pimms (con una selezione di frutta, menta fresca e limonata) o un bicchiere di fizz! Le fragole e la panna sono la quintessenza di Wimbledon, con circa 140.000 porzioni abitualmente consumate durante le due settimane dell’evento. Il torneo è molto orgoglioso di fornire fragole di altissima qualità coltivate nel Kent, che vengono raccolte il giorno prima e arrivano al sorgere del sole il giorno dopo!

Al via la mostra fotografica “Nelle Città” di Gabriele Basilico a Trieste: dall’11 giugno al 5 settembre 2021 al Magazzino delle Idee

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TUTTE LE INFO SU http://www.magazzinodelleidee.it

 

  

“Quello che mi interessa in modo quasi ossessivo è il paesaggio urbano contemporaneo, il fenomeno sociale ed estetico delle grandi, rapide e incontenibili trasformazioni in atto nelle città del pianeta. Penso che la fotografia sia stata, e continui forse a essere, uno strumento particolarmente efficace per registrarlo”. Gabriele Basilico

100 foto e 6 scatti inediti di Trieste. Dall’11 giugno al 5 settembre arriva in FVG un’importante mostra in cui verranno esposti i lavori di un maestro della fotografia contemporanea, uno dei più grandi fotografi di paesaggi urbani al mondo: Gabriele Basilico.

La mostra “Nelle città”, a cura di Giovanna Calvenzi e Filippo Maggia, organizzata dall’Ente regionale per il patrimonio culturale al Magazzino delle idee a Trieste, in collaborazione con l’Archivio Gabriele Basilico e Skira Editore, recupera un tema fondamentale della vasta produzione del fotografo: le città. Il lavoro quarantennale del fotografo, iniziato negli anni Settanta, studia la realtà antropizzata svuotando le città di tutto il mondo dalla presenza delle persone. Gli edifici, le case, le strade, gli arredi urbani ne prendono il posto parlando a loro nome.

La ricerca su Beirut bombardata (1991) e ricostruita (2011) è uno dei capitoli di questa mostra. Lo studio sulle “Fabbriche di Milano”, sguardo muto ma eloquente sul passaggio del tempo nella città operosa. La mostra, non da ultimo, fa riflettere inevitabilmente sull’urgente necessità di risoluzione di problemi che oggi ci riguardano tutti, come la cementificazione e lo sfruttamento del territorio e delle risorse, come la sostenibilità, le periferie, le disuguaglianze sociali, l’inclusività.

L’esposizione Nelle città di Gabriele Basilico rappresenta una novità nella programmazione del Magazzino delle idee. Attraverso le opere di uno dei più grandi fotografi italiani degli ultimi decenni, questo spazio che ha fatto della fotografia il suo ambito privilegiato di ricerca volge infatti la propria attenzione a temi, come l’architettura e il paesaggio urbano, non ancora esplorati nell’ormai lunga serie di esposizioni. Ma non è solo questo aspetto a rendere la mostra di Basilico unica: Nelle città è un’occasione di dialogo fra spazi interni ed esterni, fra sale d’esposizione e il contesto architettonico, fra ciò che si ammira alle pareti e quanto si osserva attraverso le finestre.

Fra i numerosi paesaggi urbani documentati da Basilico e presenti in mostra figurano infatti 6 straordinarie inedite vedute di Trieste: attraverso l’occhio del fotografo sono osservate alcune fra le prospettive più note della città come Piazza Unità d’Italia e Ponte Rosso, ma anche profili di architetture industriali lungo le rive e vedute del porto vecchio. Al solo volgere dello sguardo il visitatore può dunque mettere a confronto l’interpretazione fotografica da parte dell’artista e percezione individuale dei luoghi.

La mostra ribadisce dunque ancora il forte legame fra il Magazzino delle idee, la città e la regione. Quel legame che molte volte si è espresso attraverso collaborazioni con realtà culturali diverse si manifesta in questo caso nel modo più diretto: facendo del capoluogo stesso uno dei temi dell’indagine artistica che si svolge all’interno di uno spazio espositivo fra i più attivi in Friuli Venezia Giulia.

La mostra – in programma dall’11 giugno al 5 settembre 2021 – sarà aperta al pubblico dal martedì alla domenica dalle ore 10:00 alle ore 19:00. L’accesso è consentito a massimo 50 persone alla volta, per rispettare le normative anti Covid attualmente in vigore.

Prezzi dei biglietti:

Intero                                                      € 6,00

Ridotto                                                    € 4,00

Bambini da 6 a 11 anni non compiuti     € 3,00

Si consiglia la prenotazione mandando una mail a info@magazzinodelleidee.it o chiamando il numero +39 040 3774783.

Ridotto

– 65 anni compiuti (con documento);

– ragazzi da 11 a 18 anni non compiuti;

– studenti fino a 26 anni non compiuti (con documento);

– diversamente abili

Omaggio

– bambini fino a 6 anni non compiuti;

– accompagnatori di gruppi (1 ogni gruppo);

– insegnanti in visita con alunni/studenti (2 ogni gruppo);

– un accompagnatore per disabile;

– giornalisti con regolare tessera dell’Ordine Nazionale (professionisti, praticanti, pubblicisti) in servizio previa richiesta di accredito all’indirizzo: info@magazzinodelleidee.it

– Tessera ICOM

PER INFORMAZIONI: Magazzino delle Idee – tel. (+39) 040 3774783 – www.magazzinodelleidee.it – info@magazzinodelleidee.it