Passate anche voi del tempo a giocare ai diversi solitario online

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Okay cosa c’è di meglio di un momento in cui rilassarsi con fare un solitario? Quando esistono videogiochi gratis – ed è quello che si ha su solitaire.org. C’è un intero catalogo di diversi tipi di solitario con cui puoi divertirti. Infatti, ci sono più di 100 giochi sul sito.

Sono sempre stato molto appassionata di carte. Da quando ero bambina ed ero in hotel ad annoiarmi, sono rimasto affascinato. Gioco a giochi per PC, giochi per console e ora anche giochi per cellulari. I videogiochi sono una fonte di divertimento, eccitazione e conforto per me. Siamo stati chiusi per più di un anno a causa della pandemia, e molti di noi si sentono come se stessimo languendo. Gli studi hanno dimostrato che giocare ai videogiochi può aiutarci ad affrontare la depressione. Si è anche scoperto che il gioco ai videogiochi è correlato positivamente al benessere. Trovo che questi sono particolarmente veri per me, dato che videogiochi non devono nemmeno essere complicati. Mentre mi piacciono i giochi di ruolo impegnativi, sono anche in grado di trovare piacere in giochi più casual come i puzzle, gli oggetti nascosti, gli sparatutto, ecc. C’è un gioco per ogni umore e stato d’animo. A volte vogliamo immergerci in un mondo totalmente diverso e fuggire per un po’. Ma ci sono anche momenti in cui vogliamo solo fare cose semplici e dirette come sparare agli alieni o compitare parole.

“Patience” è stato il primo nome registrato per Solitaire. Anche se inglese, la parola “patience” è di origine francese e indica che il gioco richiedeva un temperamento paziente per poterlo giocare bene. Il gioco non ha attraversato l’Atlantico per arrivare negli Stati Uniti e in Canada fino al 1870, dove è diventato noto come Klondike Solitaire, poi semplicemente “Solitaire”. Alcune persone si riferiscono ad esso come “Klondike” o “Klondike Solitaire”, anche se questo avviene soprattutto negli Stati Uniti e in Canada, al contrario dell’Europa.

Curiosità: il numero minimo di mosse per vincere a Klondike Solitaire è 52. Ogni carta a faccia in su si muove direttamente verso una Fondazione senza mai dover muovere una carta da nessun’altra parte. Le probabilità di fare un gioco così veloce sono comunque lunghe!

Ho provato i giochi di solitaire.org su computer, tablet e cellulare. Tutto funziona bene! Non posso credere che siano tutti gratuiti, lo adoro!

Ecco cosa distingue solitaire.org dagli altri siti di giochi:

  1. Non c’è niente da scaricare. Nessuna app o alcun tipo di software. Si gioca tutto dal tuo browser.
    Non ci sono annunci. Odio davvero quando una pubblicità appare improvvisamente a metà gioco. Mi distrae e rovina lo slancio.
    Ci sono più versioni di solitario gratuiti con cui puoi divertirti.
    Ci sono così tante categorie diverse che ci sarà sicuramente qualcosa per tutti.
    È possibile fare richieste di giochi tramite un modulo di feedback, dato che aggiungono sempre nuovi giochi al loro roster.
    Da quando non posso andare da nessuna parte se non al lavoro e in posti essenziali come banche e supermercati, ho passato più tempo a giocare ai videogiochi. Mi manca molto viaggiare e per ora posso visitare altri luoghi solo virtualmente. I videogiochi mi aiutano a far fronte a quello che succede intorno a me e mi aiutano a rimanere sano di mente. Se hai bisogno di distrarti, anche solo per un po’, ti consiglio di visitare solitaire.org e di provare i diversi solitari. O forse anche tre o più. Potete anche mostrare il sito ai vostri figli per tenerli occupati se avete bisogno di una pausa. Il solitario è sempre rilassante per tutti.

A Gualdo Tadino per il ponte di Ognissanti ingresso gratuito ai musei.

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Fino al 28 novembre, visto il grande interesse del pubblico, è stata prorogata la mostra “Si vede il silenzio. Lani Irwin – Alan Feltus”, la grande pittura di figurazione contemporanea americana, presso la Chiesa Monumentale di San Francesco, visitabile con ingresso libero. “Per le festività di Ognissanti inoltre”, spiega Catia Monacelli, direttore del Polo Museale di Gualdo Tadino, “tutti i musei del circuito sono aperti al pubblico come di consueto, ma con una speciale agevolazione, chi visita il Museo Civico Rocca Flea, potrà accedere gratuitamente a tutti gli altri musei del centro storico, a pochi passi gli uni dagli altri: il Museo Opificio Rubboli, il Museo Archeologico Antichi Umbri, il Museo della Ceramica e il Museo dell’Emigrazione. Facile lasciarsi conquistare da un itinerario unico, per scoprire la bellezza della tipica ceramica a lustro oro e rubino della città di Gualdo, con le sue preziose iridescenze e la storia dei maestri Paolo Rubboli e Alfredo Santarelli, immergersi poi nelle opere di Matteo da Gualdo, capostipite di una singolare famiglia di notai-pittori. Ma ancora un tuffo nel passato più remoto e suggestivo con i reperti archeologici che spaziano dalla preistoria al Medioevo, per approdare alla scoperta dell’affascinante civiltà degli antichi umbri, mentre un balzo in avanti riporterà il visitatore tra Ottocento e Novecento, sulla scia della storia dell’emigrazione italiana all’estero, che ha visto in meno di un secolo 27 milioni di partenze, con un allestimento multimediale. “Il tour museale offre altre sorprese”, racconta l’Assessore alla Cultura Barbara Bucari, “in questo periodo alla Rocca Flea, oltre alle collezioni in permanenza, si possono ammirare tra arte antica e contemporanea, due ulteriori progetti espositivi Arte, fuoco e ceralacca. I sigilli della Collezione Francesco Allegrucci, tre secoli di sigillatura con esemplari che ne evidenziano i molteplici impieghi, dalle raffinate concessioni imperiali degli Asburgo sino agli umili stampi da pane, per poi incontrare la mostra di Ivano Calcagno, Jungle Life, un grido che si erge a difesa della natura e del nostro pianeta”. Non solo un viaggio per adulti, sarà messo a disposizione lo speciale libro-gioco Mangiare con gli occhi! I segreti di frutta, ortaggi e fiori nelle opere d’arte di Gualdo Tadino, a cura di, ideato e prodotto dall’Associazione Archivi Ventrone, per bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni, che prevede un’originale “caccia alla natura morta”. I bambini potranno trasformarsi in detective per un giorno: si tratta di una vera e propria “indagine” sulla simbologia delle nature morte presenti nelle collezioni museali d’arte, a partire da quella che appare nel famoso capolavoro dell’Albero di Jesse di Matteo da Gualdo, presso la pinacoteca”.

Il 6 novembre grande apertura del “Depot Boijmans Van Beuningen” a Rotterdam

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Il prossimo 6 novembre verrà inaugurato nel Museumpark di Rotterdam il “Depot Boijmans van Beuningen”. Il più grande deposito di arte al mondo aperto al pubblico, dove i visitatori avranno la possibilità di guardare nel retroscena dell’intera collezione del museo Boijmans Van Beuningen che si trova a poca distanza. Il ricco patrimonio del museo era infatti goduto solo in parte a causa degli spazi limitati, insufficienti per poter esporre l’intera collezione. Da qui è nata l’idea del Depot. 

I più grandi musei al mondo sono infatti in grado di esporre solo dal 6 al 10 % delle proprie collezioni; il resto è custodito in magazzini ampi e sicuri, ovviamente non accessibili al pubblico. “Depot Boijmans van Beuningen” rompe questa tradizione e rende visibili le opere d’arte invisibili. Un unicum mondiale.  

 

Progettato dallo studio MVRDV di Rotterdam, il Depot è impostato su una dinamica diversa da quella dei musei tradizionali, perché non ospita mostre o esposizioni a tema, ma permette di aggirarsi fra le 151mila opere d’arte della collezione, e di osservare da vicino le operazioni di conservazione e restauro. Il pubblico potrà finalmente scoprire quello che accade dietro alle quinte di un museo.

La collezione è distribuita in diversi “sotto-depositi”, ognuno dei quali dispone di un proprio impianto climatico con livelli di temperatura e umidità impostati secondo le esigenze delle diverse opere d’arte. Queste, infatti, saranno raggruppate secondo un criterio originale: non per epoca, per artista, per stile, ma sulla base delle esigenze climatiche che le accomunano. 

Gli oggetti sono avvolti, appesi o esposti in vetrine; i pezzi forti sono esposti in una delle

tredici grandi vetrine sospese nell’atrio. Il percorso tra un magazzino e l’altro e tra una sala e l’altra, si svolge all’interno di un atrio a tutt’altezza dotato di rampe e ascensori.

 

Il design

Il progetto realizzato dal rinomato studio di architettura MVRDV sotto la guida del co-fondatore Winy Maas, raggiunge un’altezza di 39,5 metri, la stessa altezza della torre dell’adiacente Museo Boijmans van Beuningen. La sua forma ovoidale lo rende un edificio aperto in ogni direzione con una base piccola e l’area del tetto più ampia possibile.

L’edificio completamente a specchio è composto da 6.609 metri quadrati di vetro, divisi in 1.664 pannelli a specchio che riflettono il paesaggio urbano circostante creando uno stretto dialogo con la città.

Non solo opere d’arte 

A 35 metri di altezza, sul tetto della struttura, si gode di una bellissima vista panoramica sullo skyline di Rotterdam. Qui si trovano un giardino pensile popolato da 75 betulle a più fusti appositamente coltivate e 25 abeti, oltre ad un accogliente spazio per eventi “Coert” e il ristorante “Renilde”, gestito dal pluripremiato chef Jim de Jong. 

L’assessore Bert Wijbenga: “Con questi 75 alberi sul tetto del Depot e l’ulteriore piantumazione nella zona, stiamo aggiungendo un altro bellissimo spazio verde alla città, dimostrando quanto siamo creativi nell’utilizzare lo spazio all’interno della città. Dove c’è costruzione, ci sono anche spazi verdi!

Il particolarissimo edificio alto più di 39 metri è l’ennesimo esempio, nella dinamica città portuale di Rotterdam, di sinergia tra pubblico e privato: l’operazione vede infatti coinvolti il Consiglio comunale di Rotterdam, il Museo Boijmans Van Beuningen e lo Stichting De Verre Bergen, un’organizzazione filantropica che dal 2011 sostiene progetti per il miglioramento della qualità della vita in città.

I bambini norvegesi non vedono l’ora di essere i tuoi maestri di sci online

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Sogni di sciare in Norvegia e ti manca un po’ di esperienza sugli sci? Di solito prenderesti in considerazione l’idea di investire in un maestro di sci all’arrivo, giusto? Ora è il momento di prepararsi per la prossima avventura invernale.

Ora puoi imparare le basi online da esperti con la tecnica sciistica più pura.

Visit Norway e le destinazioni sciistiche norvegesi hanno creato mini masterclass online e gli insegnanti sono tutti bambini.

I norvegesi sono noti per le loro eccezionali capacità sciistiche e in realtà c’è un mito che dice che sono nati con gli sci ai piedi . Non sorprenderti se vedi un bambino di tre anni correre giù per le colline più ripide quando visiti una destinazione alpina norvegese.

Hai sentito parlare del gap tra gli occhiali?

Morten, Alexandra e Pernille hanno sciato per tutta la vita. Nella loro masterclass, i bambini di sei anni ti mostreranno come essere in pista prima della tua prossima vacanza alpina. La prima cosa che devi imparare non è in realtà come far funzionare gli sci.

– È come fermarsi, può rivelare Pernille.

E anche prima, dovrai sapere come attrezzarti. Alexandra fornisce un esempio di errore da principiante.

– Una cosa che vediamo sempre è il divario tra gli occhiali. Devi colmare il divario tra il casco e gli occhiali. È più sicuro e ha un aspetto molto migliore, dice.

I giovani istruttori ti insegnano anche come creare una fetta di pizza con gli sci (e perché devi saperlo), oltre ad altri trucchi e suggerimenti interni.

Bambini norvegesi – cresciuti sugli sci

Quindi, come fanno i bambini norvegesi a diventare sciatori così incredibilmente bravi?

Prima di tutto, lo sci è nell’anima del popolo norvegese. Sin dalla notte dei tempi, i norvegesi sciano. È una specie di stile di vita. E questo stile di vita è sempre stato trasmesso alle generazioni future.

In secondo luogo, la Norvegia ha una delle stagioni invernali più lunghe di tutti i paesi del mondo. E la principale attività all’aperto per i bambini durante l’inverno è ovviamente lo sci.

Nelle scuole norvegesi, organizzano regolarmente viaggi in diverse destinazioni per lo sci alpino. E migliaia di bambini norvegesi si allenano e gareggiano in squadre sportive organizzate. Il fatto che la Norvegia sia stata per decenni la nazione di maggior successo nello sci nordico professionale, oltre ad avere alcuni degli sciatori alpini migliori e più profilati del mondo, contribuisce anche all’interesse generale per lo sci tra i bambini norvegesi.

Resort per famiglie

Un altro motivo importante per le eccezionali capacità sciistiche dei bambini norvegesi è ovviamente che le destinazioni alpine norvegesi sono particolarmente adatte ai bambini e alle loro famiglie.

Le località dispongono di diverse piste con diversi livelli di difficoltà, dalle piste adatte ai principianti ai fuoripista per gli sciatori più esperti.

I genitori possono facilmente tenere d’occhio i bambini più piccoli senza doverli attaccare come colla, e man mano che la fiducia aumenta e le tue abilità migliorano, nuove sfide attendono in altre piste e nei parchi sciistici.

Dove andare

Molte delle più grandi stazioni sciistiche della Norvegia si trovano nella Norvegia orientale, da Trysil , Hemsedal e Geilo a Hafjell , Kvitfjell , Beitostølen e Norefjell .

Nella Norvegia dei Fiordi, puoi fare la tua dose giornaliera di sci alpino nei due centri sciistici Myrkdalen Fjellandsby e Voss resort . Se vuoi andare a sciare a Trøndelag , dai un’occhiata al centro sciistico di Oppdal .

Nella stazione sciistica di Narvikfjellet, nella Norvegia settentrionale, puoi sciare dalla montagna fino al fiordo, magari anche sotto l’aurora boreale.

La cosa bella è che tutte queste località sciistiche si trovano a una distanza ragionevole dai principali aeroporti. Le stazioni sciistiche della Norvegia orientale sono a breve distanza in auto dai porti dove arrivano i traghetti per auto dalla Danimarca e dalla Svezia.

Fino ad allora, goditi queste mini masterclass dalla Norvegia.

L’11 ottobre è la Giornata della Birra Ceca

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Alla Casa Ceca di Milano spazio al futuro con le degustazioni offerte dai microbirrifici

La bionda (ma non solo) più nota e apprezzata al mondo sgorga dalla notte dei tempi, ma da qualche anno vive una nuova, spumeggiante era grazie alle ultime generazioni di mastri birrai che, con la loro innovativa produzione, affiancano gli storici birrifici del Paese.
Se la birra in Repubblica Ceca è considerata la bevanda nazionale, a essere internazionale è la fama delle bionde (e non solo) di produzione ceca. Chi non ha mai sentito parlare o bevuto, apprezzandola, una Pilsner o una Budweiser? Ma c’è molto, molto di più. Le tipologie prodotte nel Paese sono quasi 500: chiara, scura, nera, al lievito, leggera, forte, aromatizzata ecc… Soprattutto, la birra ceca non è „semplicemente“ una bevanda: è tradizione, cultura e storia.

La più regale delle bevande popolari

Una storia davvero antica. I documenti fanno risalire la coltivazione di luppolo all’anno 859 a.C. e la sua trasformazione in bevanda attorno al Mille. Non a caso la birra è detta anche “bevanda dei re”, perché – sebbene praticamente ognuno se la producesse già in casa, a proprio uso e consumo – fu Re Venceslao, nel X secolo, a concedere i primi diritti alla produzione e al commercio di birra. Fu così che dal domestico si passò all’artigianale e un po’ ovunque cominciarono a proliferare microbirrerie e piccoli birrifici, che ancora oggi caratterizzano il volto del Paese e sono diventati un pretesto anche turistico. A partire proprio dalla Pilsner, nata nel 1842 dalla sperimentazione del birrificio Pilsen – dove già dal 1200 si produceva una birra scura e torbida – che inventò appunto la prima birra di tipo lager, leggera e paglierina, poi “copiata” da tutti dentro e fuori la Repubblica Ceca. Tanto che oggi Pilsner in tutto il mondo è sinonimo di birra chiara.

Tradizione e innovazione nel boccale

Accanto ai colossi, la cui produzione è appunto rinomata e apprezzata anche all’estero, un numero sempre crescente di produttori locali arricchiscono, in quantità, varietà e fantasia, l’offerta nazionale con le loro birre speciali e particolari. Ci sono persino birre al caffè, alla ciliegia e infiniti altri inaspettati aromi. Quale che si scelga di ordinare, attorno a un boccale di birra in Repubblica Ceca ruotano sempre gesti antichi ed esperimenti moderni, piatti golosi, feste popolari, ma soprattutto il vivace mondo delle osterie tipiche (hospoda), delle birrerie e delle microbirrerie. A unirle tutte è un filo nemmeno troppo sottile, intessuto con trame di storia, cultura, gusto e folklore, che delinea la Via della Birra: un „freschissimo“ itinerario che, pur partendo inevitabilmente da Praga, con tutte le sue diramazioni conduce, sorso dopo sorso, in lungo e in largo per l‘intero Paese.

A Milano un assaggio, di birre artigianali e di Cechia

     

Prima ancora di partire, però, ecco la Giornata della Birra Ceca, che l’11 ottobre alla Casa Ceca di via Morgagni a Milano offre un imperdibile assaggio, non solo di ottime birre, ma di tutto il contesto storico e culturale in cui maturano. Per l’occasione esporranno le proprie etichette e stapperanno le proprie bottiglie alcuni tra i migliori microbirrifici del territorio ceco.

L’appuntamento -organizzato dal Consolato Generale della Repubblica Ceca a Milano in collaborazione con Czech Trade Italia e il supporto di Czech Tourism Italia- è fissato per l’11 ottobre, dalle 12 alle 18, in via G.B. Morgagni, 20, nei locali di Casa Ceca.

Quello che si terrà nel giardino del Consolato della Repubblica Ceca sarà un piccolo festival di birra, un pomeriggio informale e d’atmosfera dedicato a tutti coloro che amano la birra di alta qualità.
La Giornata della Birra Ceca vuole inoltre fornire agli operatori interessati l’opportunità di incontrare i rappresentanti dei microbirrifici cechi, in cerca di potenziali partner commerciali e di distributori in Italia.

Tra i partner dell’evento spiccano infatti le grandi realtà della distribuzione: CBA (Czech Beer Alliance) rappresentante ufficiale e garante di qualità delle migliori birre artigianali ceche e della Real Bohemian Lager sul mercato inglese e irlandese, e iCraftB, dinamica realtà di distribuzione e comunicazione, anche questa operativa nel Regno Unito, specializzata sempre in birre artigianali.
Avvicinare produzione e consumatori, trasmettendo l’intero mondo e la cultura nascosti dietro un boccale spumeggiante, e sostenere le realtà imprenditoriali, a partire dalle più piccole, è l’obiettivo di iCraftB, che –proprio in coincidenza con la Giornata della Birra Ceca a Milano- esordisce ora anche in Italia.

Ecco le birre artigianali protagoniste dell’evento e offerte in degustazione:

ALBRECHT, Frydlant (Boemia settentrionale)

L’antichissimo birrificio, menzionato per la prima volta nel 1381, dal ‘500 si trova ancora negli stessi locali. Prende il nome da uno dei più famosi capi militari della guerra dei 30 Anni, Albrecht von Wallenstein, divenuto poi uno dei nobili più potenti del Regno di Boemia. Si dice che avesse una passione per la birra locale e che osservasse il birrificio dalla finestra del suo castello. Una curiosità: il primo libro sulla bassa fermentazione in Boemia è stato scritto dal mastro birraio locale Josef Daněk nel 1852.

La birra a bassa fermentazione Albrecht viene prodotta in modo tradizionale, utilizzando la tecnica del doppio mosto con la fase di fermentazione primaria separata dalla maturazione in serbatoi lager. Le premiate birre artigianali sono prodotte con acqua di fonte propria e ingredienti accuratamente selezionati. La birra conserva la sua forma più pura e viene per lo più non filtrata e non pastorizzata. Finora ha ricevuto 23 medaglie d’oro in competizioni nazionali. Kateřina 12, Irish extra stout 17 Morion e Imperial Stout 24 Morion sono tra le più premiate.

CVIKOV, Cvikov (Boemia settentrionale)

La storia di questo birrificio risale all’anno 1560, quando 72 persone del posto ricevettero la concessione dall’amministrazione del territorio e iniziarono con la produzione unica di birra di frumento e malto. Oggi alla base della produzione ci sono ingredienti di altissima qualità e tecnologie innovative. Il birrificio dispone anche di un ristorante, ricavato nella vecchia malteria, dove apprendere i segreti dell’intero ciclo di produzione. Cvikov è riconosciuto come Real Bohemian lager specialist, grazie a una gamma di prodotti molto ampia e variegata. A partire dalla birra a 8° (ABV 3,7%), davvero molto speciale, chiamata “Vetraio” perché originariamente veniva fornita proprio ai celebri vetrai della regione.

FALKENSTEJN, Krasna Lipa (Boemia settentrionale)

Dopo lungo tempo, la tradizione è tornata a vivere, con la riapertura – nell’agosto 2013- dello storico birrificio Falkenštejn, a Krásná Lípa, pittoresca cittadina nel parco nazionale della Svizzera Boema. La birra qui non veniva più prodotta da dopo la seconda guerra mondiale e il birrificio stesso era stato demolito negli Anni ‘60 del XX secolo. Il nuovo stabilimento si trova ora nel centro della città, nei locali di quella che fu una casa borghese.

Il “nuovo” birrificio si è prefissato un obiettivo solo apparentemente ovvio: produrre semplicemente buona birra. Per raggiungerlo, vengono impiegate tecnologie moderne, senza però compromettere il processo di produzione artigianale. La birra che ne scaturisce vuole essere un prodotto naturale e, in quanto tale, non è filtrata né pastorizzata. Le etichette principali sono l’11 premium lager (ABV 5%), la semidark lager e la tradizionale dark lager boema, sebbene sia in menu anche un’APA ad alta fermentazione.

JAROSOVSKY, Jarosov (Moravia meridionale)

Quello di Jarošov fu fondato nel 1688 come birrificio borghese e presto divenne una delle principali fonti di reddito per la città di Uherske Hradiste. La vera prosperità arrivò però sotto la proprietà della famiglia Braun, che lo acquistò nel 1869 e che investì moltissimo, tanto che, a differenza di altri birrifici borghesi, Jarošov poteva competere ferocemente con quelli più moderni, nati con la rivoluzione industriale. Il complesso comprendeva il birrificio, la malteria, la distilleria e la produzione di lievito.

Jarošov nei secoli è diventato sinonimo di birra a bassa fermentazione di alta qualità. Durante la prima guerra mondiale era tra i 6 più grandi birrifici della Moravia. Tuttavia, con il secondo conflitto mondiale e il regime comunista, i Braun dovettero fuggire dal Paese e la fabbrica di birra fu nazionalizzata. Il peggio però, la chiusura, sarebbe arrivato nel 1997. Oggi è tra i migliori specialisti di Real Bohemian Lager in Moravia, specializzata sia in lager con luppolo singolo che con doppio luppolo.

ZICHOVEC, Louny (Boemia)

Fondato nel 2012 nel piccolo villaggio da cui prende il nome, il birrificio artigianale ha subito avuto un grande successo, tanto che che nel 2016 si è ampliato costruendo un nuovissimo e moderno stabilimento. Fin dalle origini, il birrificio mantiene la sua natura sperimentale e si concentra principalmente sulle migliori birre fresche fermentate, elaborando sempre nuovi gusti e aromi. Oggi Zichovec produce circa 60 diverse birre.

C’è anche un’antica faggeta ceca selvaggia tra i siti sotto tutela Unesco su suolo

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Non si ferma la scalata della Repubblica Ceca alla Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. A farle superare quota 15, il riconoscimento appena concesso al grande bosco inviolato di faggi (ma non solo) che ammanta i Monti Iser, dallo straordinario valore naturalistico.
Non è, ovviamente, un bosco qualsiasi, quello adocchiato –e promosso- dall’Unesco in Boemia settentrionale, in occasione della sua ultima assegnazione di riconoscimenti, lo scorso luglio.
Siamo al confine con la Polonia, sulle pendici dei Monti Iser, ammantate –sul versante nord-orientale- dai 27 chilometri quadrati della riserva naturale dei Monti Iser, appunto. In pratica, una distesa fitta e verdissima di antichi faggi che, seppur meritevole da sola del riconoscimento Unesco, lo condivide con altri 99 siti –in 12 Paesi del vecchio continente- sotto il nome di Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa.

L’unicità di questo luogo parte già a monte, nel vero senso della parola: la geomorfologia ripida e aspra di queste montagne le rende poco accessibili, preservandole dall’escursionismo di massa e da sconsiderati interventi antropici. E’ così che si è salvata, intatta e ancora selvaggia, anche la foresta di faggi. Sotto tutela Unesco, la speranza è che continui a mantenersi integro un patrimonio di alberi che già sfoggiano in gran parte oltre 100 anni e che, salvaguardati, possono ambire a una aspettativa di vita di 350 anni.

Sebbene il faggio, con tutte le sue meravigliose caratteristiche, sia il re indiscusso della foresta, ad affollare (e rendere magico) questo luogo di fiaba sono anche tanti altri suoi sudditi: sorbi, tigli, abeti, abeti rossi, querce… la cui veneranda età, in alcuni casi, arriva a toccare i due secoli.

Questo paesaggio già unico e silenzioso –alla cui primitiva bellezza contribuiscono anche affascinanti conformazioni rocciose vestite di muschio, accarezzate da ruscelli e sferzate da cascate- custodisce un cuore ancora più segreto e inviolato: un’area non solo protetta, ma completamente integrale. Questa “bolla” di bosco dal 2007 è sottoposta a una politica di non intervento: animali e vegetali che la abitano non solo non vengono minacciati, ma sono lasciati liberi di crescere, evolvere e deperire come natura loro impone. Ceduta a uno sviluppo assolutamente spontaneo, quest’area è un esempio raro di foresta mitteleuropea, altrove andata perduta o artificiosamente modificata.

Chi voglia dunque ammirare l’aspra bellezza della faggeta, magari proprio ora che l’autunno regala la sua tavolozza di colori, si prepari dunque non solo a rispettarla e a faticare parecchio su dislivelli impegnativi, ma anche a rinunciare a tutti quei servizi e infrastrutture turistici tipici di luoghi più accessibili e meno fragili.

Il Triangolo Termale della Boemia occidentale entra nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità

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Karlovy Vary, Marianske Lazne e Frantiskovy Lazne sono tre perle di benessere dalle architetture bellissime, simbolo di un’epoca d’oro che ancora vi si respira. Convertite alle ultime tendenze del wellness, restano fedeli a una tradizione antica e a un glorioso passato, che ora appartengono al mondo intero.
Forse non tutti sanno che la Repubblica Ceca, oltre che essere meta turistica d’arte e cultura, offre anche svariate opportunità di soggiorni di benessere. Il sottosuolo ceco è ricco di fonti benefiche e le storiche località termali, già apprezzate nell’antichità, hanno saputo convertirsi alle ultime tendenze del wellness, senza tradire una lunga tradizione legata al territorio.

Note fin dai tempi degli antichi romani e meta prediletta da teste coronate e personaggi illustri nei secoli più recenti, le stazioni di cura ceche portano ancora oggi il segno di un passato di eleganza e gloria. Con quell’atmosfera un po’ rétro che certo non guasta (e che si sposa armoniosamente con interventi e stili più moderni) sfoggiano un singolare patrimonio architettonico, il cui valore non è sfuggito all’occhio attento dell’Unesco.

L’organizzazione mondiale di tutela ha infatti inserito nella sua celebre Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità il cosiddetto Triangolo Termale ceco: un trittico di perle di bellezza e benessere, incastonate in Boemia occidentale, che fa da bandiera alla vasta e variegata offerta di salus per aquam del Paese.

Punte (di diamante) del triangolo sono Karlovy Vary, Marianske Lazne e Frantiskovy Lazne, cui l’Unesco ha riconosciuto il valore di testimoni eccellenti dell’epoca d’oro del turismo termale e di quel bel mondo che vi ruotava attorno. Un mondo fatto di lusso ed eleganza, in cui si muovevano disinvolti reali, aristocratici, letterati e vip del tempo. Delle acque benefiche, del contesto ispiratore e del “jet set” di allora hanno goduto, tra gli altri, Goethe, Metternich, Chopin, Twain, re Edoardo VII d’Inghilterra e lo zar Pietro Il Grande. Per non parlare dell’imperatore Carlo IV, da cui tutto partì…

Karlovy Vary

Celebre anche con il suo nome tedesco Karlsbad, fu fondata proprio da Carlo IV, re di Boemia e imperatore del Sacro Romano Impero, ma il suo aspetto oggi è prevalentemente rinascimentale. Grazie alle tantissime sorgenti (12 le principali, 200 le secondarie) che la bagnano, l’acqua termale zampilla praticamente ovunque, nei parchi così come nelle hall degli hotel. Le fonti sono spesso impreziosite da loggiati, portici e colonnati maestosi. Le sue atmosfere hanno attirato nomi di spicco in ogni epoca, compresi gli italiani Paganini e Casanova. Ricca di sodio, bicarbonato e solfato, l‘acqua di Karlovy Vary è prodigiosa contro diverse affezioni. Oltre alla proposta curativa, è molto forte l’offerta wellness e fitness.

Marianske Lazne

Fondata agli inizi del XIX secolo, Marienbad in tedesco, è un gioiello di architetture liberty e neoclassiche (ma c’è anche un favoloso colonnato neo-barocco), caro a imperatori e re -tra cui Francesco Giuseppe ed Edoardo VII- con stabilimenti termali raffinati ed eleganti. Il suo è un magico intreccio di dimore sfarzose, parchi, padiglioni e logge signorili. Spettacolare la Fontana Cantante, soprattutto la sera, quando i giochi d’acqua a ritmo di musica rispondono anche a quelli di luce. Le prime fonti furono scoperte addirittura nel XVI secolo e oggi se ne contano almeno 100 tra la città e i suoi dintorni fitti di boschi. La composizione delle acque varia e quindi sono diverse anche le indicazioni mediche.

Frantiskovy Lazne

Franzensbad è la più piccola, ma non teme concorrenza in fatto di fascino. Fondata alla fine del XVIII secolo dall’imperatore Francesco I (da cui il nome), è oggi una graziosa cittadina ricca di verde e ornata di aiuole fiorite,  che conserva intatte le atmosfere dei primi ‘900, con i tipici edifici e padiglioni in stile neoclassico. La loro leggiadria è accentuata dalla scelta stilistica di varie sfumature di giallo e da una sapiente illuminazione. Vi abitò anche Goethe, che la descrisse come „paradiso in terra“, del cui fascino furono preda anche Metternich, Kafka, Strauss e Beethoven. Suo fiore all’occhiello sono le sorgenti di acqua alcalina, i fanghi ricchi di zolfo e ferro e i gas naturali, ma è sempre qui che furono inaugurate le prime terme di torba al mondo.

Floating Office Rotterdam, l’edificio per uffici galleggiante più grande al mondo

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Floating Office Rotterdam (FOR) è lo straordinario ufficio galleggiante, ormeggiato nell’area dell’ex porto industriale di Rijnhaven, nel cuore della città. E’ un perfetto esempio di edificio resiliente con un’architettura in grado di adattarsi ai cambiamenti climatici. Ennesima testimonianza della sensibilità green e della propensione all’innovazione che caratterizzano da sempre la seconda città olandese.

FOR è stato progettato dallo studio di architettura Powerhouse Company di Rotterdam e sviluppato da RED Company per ospitare la sede del Global Centre on Adaptation, ONG che mira a promuovere la pianificazione, gli investimenti e le tecnologie per mitigare gli effetti negativi del climate change.

L’edificio galleggiante è progettato a emissioni zero, autosufficiente e costruito con materiali riutilizzabili al 100%.

Gli architetti di Powerhouse Company hanno scelto per la realizzazione di FOR solo materiali che fossero riutilizzabili e riciclabili, adottato tecnologie e inserito elementi architettonici che potessero contribuire al risparmio energetico e alla sostenibilità dell’edificio. La struttura di FOR, per esempio, è interamente in legno lamellare incrociato e, grazie alla scelta di non utilizzare alcun tipo di adesivo, FOR è tenuto insieme esclusivamente da dadi e bulloni, il che significa che è completamente smontabile e può essere rimontato altrove in scala 1:1. Sfruttando quasi 1.000 mq di pannelli solari e un sistema di scambio di calore, che ricicla l’acqua del porto di Rijnhaven, l’edificio è energicamente autonomo, cioè genera da sé l’energia che consuma. La presenza del tetto a spiovente per il piano superiore e dei balconi sporgenti per i livelli inferiori assicurano ombra e regolano l’insolazione degli interni.

“Con FOR vogliamo dimostrare che l’architettura può contribuire alla risoluzione delle conseguenze e delle minacce indotte dai cambiamenti climatici” dichiara Nanne de Ru, fondatore di Powerhouse Company. Sulla piattaforma trovano spazio non solo Powerhouse Company e il Global Center on Adaptation, ma anche ABN Amro , una piscina e “Putaine”, ristorante à la carte di fascia medio-alta, in apertura a ottobre 2021.

Infine, se, a causa dei cambiamenti climatici, il livello del mare dovesse innalzarsi, FOR potrà galleggiare e continuare a esercitare la sua funzione.

https://www.powerhouse-company.com/for-office

La rinascita culturale di Rotterdam, attraverso quattro nuovi spazi iconici

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Rotterdam si afferma sempre più come il cantiere culturale del nord Europa, grazie al potente impulso che design e innovazione hanno conferito alla città, soprattutto negli ultimi dieci anni.  Oltre a sorprendenti edifici, grattacieli all’avanguardia, trasformazioni creative e meraviglie fluttuanti, la quantità e la varietà di spazi dedicati a programmi culturali sono in forte espansione. Ecco qualche esempio eclatante.

Depot Boijmans Van Beuningen, il primo deposito d’arte completamente accessibile al mondo, apre le porte al pubblico il 6 novembre. Progettato dal rinomato studio di architettura MVRDV, fornirà una nuova sede all’intera collezione del museo, composta da oltre 150.000 opere. A forma di ciotola, in modo da “non dare le spalle” a nessuno delle costruzioni vicine, l’edificio è rivestito da 1.664 pannelli a specchio. Le opere sono presentate in cinque aree diverse, ognuna caratterizzata da una zona climatica, e collocate in vetrine scenograficamente sospese sull’atrio. Un giardino pensile popolato da 75 betulle a più fusti ospiterà anche un ristorante e offrirà una vista mozzafiato sulla città.

Previsto in apertura nel 2024, il FENIX Museum of Migration sorge nel luogo dove si trovava Fenix, il più grande magazzino del mondo, costruito nel 1923. Il progetto di MAD Architects è il primo in Europa a essere realizzato dallo studio di architettura cinese ed è caratterizzato da due scale a chiocciola che si estendono da terra e formano un ponte di osservazione che offre una vista a 360 gradi sul fiume Maas e Rotterdam. Nei secoli passati, più di 3 milioni di emigranti sono passati attraverso il porto di Rotterdam: il Museo ha il compito di contribuire a preservare la memoria storica delle migrazioni di massa, che hanno caratterizzato la prima metà del secolo scorso.

Nella rinnovata e dinamica area portuale M4H nasce un ulteriore, innovativo, ecosostenibile quartiere urbano. Il Kunst & Complex è costituito da due edifici monumentali del 1916, completamente rinnovati, dei quali sarà ovviamente preservato l’aspetto proto-industriale del complesso, che raggiunge i quasi 7.000mq di area coperta. Il nuovo complesso disporrà di una sua propria programmazione culturale e farà sì che Kunst & Complex diventi un polo di attrazione e incontro per artisti, designer e creativi che vivono e lavorano nella città di Rotterdam.

Un’eredità brutalista

L’artista Joep van Lieshout e sviluppatore immobiliare RED Company hanno unito le forze per costruire un cluster culturale con unità residenziali, uffici e servizi nell’area portuale M4H chiamato BRUTUS. Questa cooperazione vuole essere un nuovo modello di rinnovamento urbano che non spinge automaticamente fuori i creativi una volta che i quartieri si ammodernano, ma mira a mantenerne viva la presenza, alimentando una nuova comunità artistica.

Van Lieshout è uno dei pionieri originali di M4H, ha lavorato nella zona per più di 30 anni e vede BRUTUS come la sua eredità.

BRUTUS misura 7.000 m2 e ospita un museo, spazi espositivi, un deposito d’arte accessibile al pubblico, studi e spazi di lavoro/vita per artisti, un cinema all’aperto, un teatro, un giardino di sculture e tre blocchi di appartamenti con un totale di 750 unità residenziali.

Thomas: uno spazio da favola nel cuore di Eindhoven

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L’interno è una impressionante opera d’arte che copre l’intera superficie di circa 600 mq di pareti e soffitti

L’edificio che ospita il caffè “Thomas” a Eindhoven ha una lunga storia. Contraddistinto dallo stile barocco con i suoi caratteristici tratti decorativi, è forse il posto più bello dello Stratumseind, la lunga via pedonale di Eindhoven con solo bar e pub.

Quello che colpisce sono i suoi interni: una scena surreale, onirica, in cui si intrecciano immagini di fantasia, a cui nessuna descrizione può rendere giustizia, su un fondo di colore rosa esaltato da materiali chiari come il bancone in marmo bianco, le piastrelle o le grandi lampade. L’opera include una gigantesca scimmia incoronata, una statua volante con una balena, una donna altissima avvolta in un panno, un dinosauro domestico e una ciambella galleggiante.

Il bar con la sua cucina aperta è il cuore pulsante del ristorante. Qui, i baristi preparano i migliori cocktail d’autore.

Martijn Lensink e Paul van Boxtel, i proprietari, hanno deciso di rinnovare completamente l’ambiente pensando fuori dagli schemi; per loro fortuna il Comitato per i Monumenti del Comune di Eindhoven ha dato loro il via libera alla creazione di uno spazio da favola opera del duo artistico Studio Giftig composto da Niels van Swaemen e Kaspar van Leek.

Un edificio costruito intorno al 1880 come sala da concerto per il coro maschile di Eindhoven e in seguito ospitò un laboratorio di mobili. Negli anni ‘ 90 è diventato un caffè con ristorante, molto elitario, dal nome Meneer van Dijk, che voleva rendere omaggio all’architetto dell’edificio, Thomas van Dijk. Oggi, dopo l’ennesima ristrutturazione, solo Thomas.

Da Thomas si può pranzare, cenare, bere e ballare. Il locale è infatti aperto 7 giorni su 7 dalle 11.00 alle 02.00

Thomas. Stratumseind 23, 5611 Eindhoven https://thomaseindhoven.nl/