Io ho passato una preadolescenza da precursore degli Emo, cazzo volete che ormai possa essere: neppure la filosofia dark mi rispecchierebbe così bene.
Ma facciamo un passo indietro: i Macchianera blog awards.
Il periodo pre-premi serve a minacciare gli amici di votarti e a far cagnara. Il periodo post premi serve a raccogliere sempre qualche intervista. E a testimoniare agli altri che non essendo così rapa al di fuori del blog, avere un blog non serve a nulla eccetto che:
- Cazzeggiare
- Mantenere l’ars scribendi diversa da "compresse die"
- Mettere in allarme le persone perché 5 minuti prima tu hai la faccia solita che hai se stai bene/male/noia/sonno (una paresi del faciale, in pratica) poi invece ci svuoti sulla pagina un po’ del nero che hai dentro.
- Parlare delle cose che mi piacciono senza che le colleghe/i mi guardino male perché non sanno di cosa parlo. E parlare col pupazzo sarebbe preoccupante. Cioè, ehm.
Io non sono dark, io ho assorbito quello che è la vita vera, fuori dai vostri ovattamenti e le vostre certezze pucciose, e a volte lo riporto. Per questo posso dar fastidio. Ma la mia sofferenza è al di là di queste pagine, è in parte in queste pagine ma non è. Però ho quel barlume di speranza che prima o poi a Dio le freccette, datosi che mi usa per bersaglio, gli finiscano.
Dunque, i premi. Oh, son belli. E mi diverto tanto a fare l’idiota a Riva del Garda. E mi son divertita così tanto che ecco, per bissare al tumblrmeetup mi ci son voluti i racconti di Ilenia.
Poi dopo arrivano le interviste e capisci che la gente di blog e comunicazione, a meno che si parli di cose duepuntozzero, non ci capisce una fava. La gente a parte che pare non capisca più neppure di scrittura. Sono pochi i blog scritti bene. Tipo, io, nella mia categoria, stimavo abbestia Qualcosadelgenere. E ce lo ho avuto avanti la sera a cena. Solo che lui, che altri, che poi è gente che leggo e frequento, son pochi a scrivere bene. Pensi al blog e ti viene in mente quelle cose nerd e le seghe da seo. E tu lì invece a scrivere di cazzi tuoi, di flebo, di pilates, dei cantanti sottopeso, di pupazzi che ormai ti porti ovunque. E capisci che la percezione del mondo, del paese reale, è un casino. Che è diventato un casino scrivere un blog se non sei nelle due o tre tematiche che tirano.
Ma anche perché ti vergogni a scrivere dell’alopecia dell’uccellino di twitter, dai.
Poi sono anche un tipo noioso: sono soltanto dedita al suicidio e agli alcolici. Dai, non ammicco, non sparo tutti i giorni sulla crocerossa, non scrivo ogni 3 giorni, non faccio foto splendide, non ho un lavoro cool che può richiamare gente a leggermi.
Anzi, diciamo che il blog e la facoltà che frequento per ora mi hanno precluso diversi lavori.
Quindi boh, io vi ringrazio se questo lo trovate un blog di cazzeggio. Per me lo è. Solo che poi finisce qui: non è che penso come alcuni han detto che il blog può giovare alla mia professione, che si possa evolvere (e che è, un pokemon?), che da qui possa scrivere seriamente (in Italia pubblicare libri non è proprio l’attività più remunerativa del mondo) anche perché boh, io questa cosa l’ho aperta così, per comunicare, ché da noi mica ci sono i palchetti per parlare ai giardini come a Londra. Perché seriamente anche non mi faranno mai far la radio o scrivere di musica. Anche perché io ci ho un eccesso di pudore: lo so che il Mondo scrive anche coi piedi e manda in giro ma per me, per la mia etica del lavoro, fare una roba del genere sarebbe immonda.
Insomma: cioè, grazie eh, ma ora ditelo che escluso i miei 376 amici gli altri avete votato tutti dacché vi garba la cosa del tonno schiattato e finiamola qui.
[però se è così vado a fare la titolista da qualche parte]
Secondo me Paul ha fatto bene a chiudere, anche se quel pezzo dimmerda mollandoci ci ha lasciato un buco gigantesco: non esistono altri arguti come lui, ora come ora, e intelligenti.
Io invece ho questo problema di soffrire della sindrome da abbandono e di non saper troncare le cose se non all’esasperazione. Quindi vi tocca sopportarmi.