Ciao ho visto Rufus e questa è una cosa importante.

Perdere un concerto di Rufus Wainwright mi starebbe sul gozzo e mi ricorda una cosa da consigliare a voi giovani generazioni:

prendere

assieme

biglietti

per concerti

porta

sfighissima in un rapporto

Chiarito questo sono stata per la prima volta al Teatro Duse a Bologna. Ho rivisto delle genti bellissime che avevo già conosciuto per via di Rufus, e ho assistito a un concerto di un po’ imbuzzichito (nel senso di pancetta, ma ha detto lui che stava portando il corsetto eh!) ma brillante e a tratti esilarante Rufus Wainwright.

Mi sento in colpissima perché ho fatto delle foto di nascosto che pare che non si potessero fare, ma avete capito che ormai più che scrivere mi piace prendere foto.

Succede poi che le band ti dicano di sì a un'intervista poi scompaiano: Girls in Hawaii

Se chiunque riesce a farsi rispondere, è bene. Grazie. I Girls in Hawaii hanno questa mia intervista da 3 mesi, prima tutto ok, poi non rispondono più alle mail. Meh.

[If any colleague, even abroad get an answer, you can mail me (above) or cut and paste in the comments. ]

First of all: thanks for your time, guys! We are a blog and a webradio from Italy, and I’m Francesca.

 

  • First of all, we talked at Eurosonic in Groningen with Scarlett O’Hanna, who moved from South of France to Bruxelles and enlighted how is different the attention towards music and artist in Belgium for her experience. What about your experience? Seems that Belgium and Netherlands are pretty places to make music… but otherwise seems that everybody play music!

  • Second: let’s make a comparison with a cliché. Belgium is even famous for cyclism, and we can say that your time recently has been though. How was climbing this period and if this has changed your approach to music…?

  • Why the name Girls in Hawaii? D’you know that people can expect cheesy babes on stage hearing that, right? ;)

  • Do you have a personal favourite track from the new record? Do you have anything to tell about the recording times?

  • It seems that a big part of the record is very connected to images… how did you choose the videos and the artwork?

  • There is a sort of dichotomy between the lyrics and name of the songs and the very 80’s alike music. Why this choice?

  • You are a band pretty active in live shows and touring. What are the best memories about being on the road?

  • You will play in Italy the 10 of April. Let’s promote it! What we should expect from a GIH show if we never were there before?

Succede che non ti pubblichino il reportino di Anna Calvi a Bologna, anche se era "molto figo"

[quindi lo metto qui da me, ma a saperlo ve lo uscivo prima. Perdonatemi]

Tanto saranno tutti di là a Casalecchio, pensavo in Autostrada mentre mentalmente temevo le buche del parcheggio dell’Estragon. In proiezione anche i miei ormoni erano un po’ là con Dave Gahan.  Sebbene il 22 febbraio fosse il giorno più denso di concerti da sei mesi a questa parte, avevo compiuto una scelta.

Avevo perso Anna Calvi colpa di un sold out milanese che non mi aspettavo, ed era ora di recuperarla. Io, che l’avevo già vista, a meno di mezzo metro di distanza, ancora sconosciuta alle folle ma idolo della critica al più stretto Locomotiv Club sold out, sudando come se fossi in un bagno turco.

Stavolta l’Estragon è arioso. Di gente ce ne è, non moltissima quando in apertura Natan Rondelli presenta la sua band e timidamente dice che il suo disco però non è ancora uscito, sebbene la prova musicale sia molto interessante. L’Estragon è così confortevole che posso tenermi su il cappottaccio solito da concerto senza problemi.

La Calvi sale sul palco verso le dieci. Niente camicia rossa come a Torino, sussurra la mia vicina con un certo disappunto. Il mio lato femminile invece nota come abbia visto due volte Anna coi capelli raccolti e due con boccoloni biondi a incorniciarle il viso, illuminato da quel rossetto rosso che ha attirato le attenzioni del mondo Moda verso di lei.

Sul palco, insieme a lei, ci sono al solito  Daniel Maiden alla batteria e la multistrumentista Mally Harpaz. Ma qualcosa già cambia rispetto al tour precedente: è più uno one woman show. Non solo per le luci, ma perché con questo secondo album, probabilmente più personale, la scena è tutta della minuscola inglese in tacco 12.

C’è una cosa che Anna Calvi sprigiona suonando la sua Fender. Da donna timida e quasi riservata, che parla con delicatezza sussurrando al microfono si trasforma in una delle creature più sensuali che la musica può rendere. Una sirena ammaliatrice.

Se il live per il disco precedente era tutto così breve e intenso, come un fuoco che brucia, l’inserimento dei brani di One Breath in setlist fanno sì che il concerto risulti a dir poco totalmente ammaliante.

Così come piazzare quasi a freddo l’intensa Eliza e iniziare a diventare un tutt’uno drammatico della sua voce e chitarra. C’è lei, l’oscurità, il silenzio e le sue note.

Se i pezzi sono tutti nuovi fino a scivolare nella cover di Surrender (intervistandola disse che non ci aveva pensato, a cantarla in italiano) della già cover di Elvis, a metà concerto dopo si ritrova la vecchia First we kiss. Ma tutto il concerto sembra una teatrale storia d’amore: dal corteggiamento, alla passione, all’innamoramento carnale. Tutto questo senza volgarità. Che bello vedere che questo ha successo in un Paese come il nostro che è riconosciuto all’estero per il Bunga Bunga.

Tout court arriva anche una cover del Boss, Fire. Che si inserisce in una scaletta che continua a parlare a noi direttamente, visto che i pezzi prima dell’encore sono la nota Desire e poi Love won’t be leaving. Poi Anna Calvi ritorna per ben due encore: nel primo oltre a una Blackout che cambia facendo predominare i cori meno del passato, inizia a scatenarsi sulla chitarra come se fosse in una corrida su Jezebel -terza cover- che l’ha lanciata in primis e che le platee agée possono ricordare nelle interpretazioni più note nei repertori di Charles Aznavour ed Edith Piaf.

Sì, quella teatralità lì un po’ transalpina. Quando all’Hana-bi, dopo la rispettiva rimpatriata tra persone di origine toscane quali noi siamo, le dissi: “Ma tu hai presente Dalida? Tutti ti paragonano a qualcuno che non c’entra nulla con la vocalità che hai raggiunto, a me ricordi lei.” Anna mi guardò timidamente, mi sorrise un po’ imbarazzata e mi disse che no, non la conosceva. Mi sentii tanto Paolo Limiti in quel momento: forse era meglio fermarsi a quella nota stampa che diceva Siouxie e Pj Harvey.

Succede che non ti rispondano più promoter e band e tu ci credevi: Sorelle Marinetti

7 Aprile 2012, direi che anche qui alla luce che si faranno i due anni presto posso seppellire le speranze.

Mah.

Anzitutto un saluto. Sono molto felice di intervistarvi perché i vostri lavori, il vostro canto sono fonte di gioia. C’è qualcosa di così armonioso quando vi si sente cantare che da il buonumore (e normalmente io non è che navighi nell’umore lieto). Ma posso solo dirvi che nei momenti più noiosi sentire la vostra cover di Cher fa molto bene allo spirito (sorridere, non ridere)

 

La prima domanda è quella più ovvia e che magari vi avranno fatto già mille volte: dove vi collocate tra Sorelle Bandiera e Trio Lescano?

 

Perché Marinetti e gli Anni 30? Hanno qualche significato importante?

 

Ora, io ho letto che signorine da bene come voi hanno iniziato gli albori della loro carriera alla sagra della salsiccia…

 

Tecnicamente: al di là che le voci in falsetto non sono molto diffuse eccetto che nel pop-rock per un certo uso che ne fecero nomi stellari come Buckley e Mercury. Voi come siete arrivate a usarle la voce così? Quanto studio c’è dietro e come è stato per voi?

 

Signorine novecento è certamente un disco, per me, geniale e molto carino. L’aver rifatto alcune cover in italiano di famosi pezzi originariamente in inglese va ad allacciarsi all’idea dell’autarchia degli anni 30 o c’è un altro motivo?

 

Quanto c’è di voi nel nuovo lavoro, oltre l’interpretazione?

 

Su internet avete un buon seguito. Quale è il vostro rapporto con la Rete?

 

Come è nata la collaborazione con Arisa?

 

L’esperienza sanremese com’è stata? Avete visto dei cambiamenti nel vostro pubblico?

 

Cosa vi aspettate dal futuro?

Grazie mille per l’attenzione e la pazienza. Spero di vedervi dal vivo!

Francesca

Quando si discute di morti sul campo a volte sembra che si faccia del mero celolunghismo: che si sia stati più bravi se son morti di meno o viceversa morti di più. Come se contasse essere più svantaggiati, più martoriati,

Come se ci fosse una classifica del dolore.

Poi succede che gli artisti non ti rispondano alle interviste: Dan Sartain

Anche qui 31 Marzo 2012. Prima o poi stilerò una casistica su “come mai le interviste via mail si perdono nel mare della internette”

Hi Dan,

  • How could you describe your music to the people that still don’t know it?
  • You’ve released on One Little Indian, Too Tough To Live. Your record sounds like we are listening from a radio from Seventies… Why this choice? Would you tell us how was working on it?
  • “Bohemian Grove” was relased through Jack White’s label, and you’ve been supporting White Stripes. Have you got any memories of this contact that you would share with us?
  • What would you be doing if you weren’t playing music? I’m not so good in american geography and if I think about Alabama… well, I could only connect it with banjos and big spaces… how is the place where you’re from?
  • I saw that you’ve stopped with your twitter. What is your relationship with internet as a man and also as a musician?

 

Thanks so much, have a great time in Italy!

Fran

Intervista a Beppe Servillo (Luglio 2011)

[gli audio di molte interviste li trovate su radiosglaps. Sentite quanto si perde, scrivendo]

Peppe Servillo è uno degli artisti a tutto tondo del panorama italiano: proveniente da una famiglia partenopea che ha dato allo spettacolo un altro autodidatta di spicco nello spettacolo, ossia Toni Servillo, prima attore e poi regista pluripremiato.

Inoltre da più di 20 anni i suoi Avion Travel rappresentano la parte più colta e interessante del panorama musicale italiano: mai ripetitivi, sempre alla ricerca di collaborazioni e stimoli nuovi, in grado di contaminarsi con i generi e con gli autori più diversi, da Paolo Conte a Nino Rota e portando con se arricchimenti dalle diverse esperienze artistiche.

Ma questa volta Servillo se ne torna sui palcoscenici con una band formata dai migliori musicisti jazz italiani (Fabrizio Bosso, Rita Marcotulli, Javier Girotto, Furio di Castri, Mattia Barbieri) riproponendo, nello spettacolo di martedì in Pilotta per la rassegna sotto il Cielo di Parma, i più famosi brani di Adriano Celentano reinterpretati in chiave Jazz. Memorie di Adriano vede una genesi che parte proprio dall’Emilia: “Il nostro progetto jazzistico era proprio nato come unico lavoro attorno alle canzoni di Frank Zappa, tenutosi al teatro di Correggio con artisti di primordine, tra cui Stefano Bollani… poi da una parte di noi venne voglia di mantenere l’esperienza rinnovando però il tema” ci racconta Peppe Servillo al telefono “io proposi il tributo a Domenico Modugno, Uomini in Frac, che ebbe un grande successo e che ancora ci richiedono. Ma nel frattempo ci siamo sentiti in obbligo di rinnovare e sperimentare ancora, così abbiamo deciso di lavorare su Celentano perché era un interprete che nei primi anni della sua carriera di cantante si era circondato di compositori e autori che hanno anticipato il cantautorato italiano, un progetto pionieristico in cui erano conivolti tantissimi artisti come Don Backy, Gino Santercole, Ricky Gianco e Demetrio Stratos… Ed era qualcosa di sperimentativo accostabile allo spirito che c’è nel Jazz, visto che nel momento della fondazione del Clan si andava a creare un lavoro di condivisione che poi andava a puntare sulla figura carismatica di Celentano come finalizzatore”

Una sfida, quella della rilettura di un artista così famoso nel tessuto culturale italiano, che viene trattata con quel senso di rispetto, disillusione e ironia che alla base di questo collettivo.

Ogni volta che si parla di jazz in Italia, fin troppo spesso sembra ci si riferisca a qualcosa che abbia un carattere talmente elitario da spaventare eventuali spettatori. Peppe Servillo ci confida di non aver trovato però difficoltà con il pubblico, anche perché Memorie di Adriano, come i progetti precedenti, è uno spettacolo pensato dapprima  per il palcoscenico poi diventuto un disco. “Certo, l’aspettativa pubblico è fondata sul ricordo del repertorio, e per noi è prioritario rielaborlo senza tradirlo ma declinandolo in modo diverso con riguardo e rispetto, che in fondo è il lavoro che da sempre il jazz fa con la tradizione americana e e brasiliana. Finora non era stato fatto con la canzone italiana, noi siamo stati i primi, e direi che la risposta del pubblico è stata entusiastica”

Interpretare Adriano Celentano non sarà soltanto un lavoro vocale ma un vero e proprio recital sul palco: per il cantante infatti la canzone è un piccolo fatto teatrale, e la prima scelta ricaduta su Modugno non fu quindi del tutto casuale. Il tutto, ricorda lui, partendo da un sentimento popolare insito nella cultura e nella tradizione napoletana che ha respirato fin da piccolo e ha formato la sua sensibilità artistica. “Venire a vedere il nostro spettacolo significa vedere come è la Tradizione” chiosa, congedandosi.

Gazzetta di Parma

dEUS live a Bologna e intervista a Stéphane Misseghers (4-8/12/11)

I dEUS, gruppo belga indierock di culto, attivo da oltre un ventennio, sono ritornati con un nuovo album uscito il 20 settembre e quindi con un nuovo tour europeo.

Infatti il 7 dicembre saranno all’Estragon di Bologna e l’8 a Milano ai Magazzini Generali (prevendite abituali, organizzazione Vivo concerti)

Abbiamo proprio raggiunto al telefono il batterista della band, Stéphane Misseghers, poco prima del primo concerto della tournée, che ci ha raccontato come è stato lavorare all’ultimo disco e ci ha dato alcune anticipazioni sul live. Misseghers racconta in toni entusiastici quello che sarà lo show che raggiungerà anche l’Italia: “Abbiamo fatto un album di gusto cinematografico, proprio come se si stesse raccontando una storia. Sai, Tom, il nostro frontman, è anche un regista e credo che questo stavolta si rifletta molto in quello che abbiamo concepito. Suoneremo per più di due ore, facendo tutto l’album nuovo e alcune delle nostre canzoni storiche, tutto accompagnato da luci ed effetti visivi studiati per esaltare la musica”. Il loro ultimo disco, il primo per l’etichetta indipendente belga PIAS, intitolato Keep You Close, è stato registrato in sei mesi nel loro studio casalingo ad Antwerp, con i produttori David Botrill e Adam Noble, che furono già al lavoro con gruppi come Muse, Placebo, U2.

Un lavoro che porta il gruppo di Anversa ad un ritorno alle origini di un rock dinamico, creativo ed epico, segnando un cambio di direzione rispetto al recente passato affidandosi ad un sound dall’approccio più caldo ed intimo anche se comunque forte, caratterizzato anche da testi più intimisti da parte del cantante e fondatore Tom Barman.

“Non che il precedente Vantage Point fosse un brutto disco, intendiamoci. Ma abbiamo fatto qualcosa che ha un forte filo conduttore… In studio ciascuno di noi ha fatto la sua parte: abbiamo iniziato con lunghe sessioni di improvvisazione per vedere di arrivare a qualcosa di speciale”

Le sessioni di registrazione hanno visto anche la nascita di brani che non stati poi inseriti nel disco, ma che verranno pubblicati in altri formati: “Ne avevamo per un doppio cd, e anche qualcosa in più… è stato molto complesso arrivare a scegliere quali canzoni non mettere”. Le canzoni contenute in Keep You Close sono state rodate durante i festival così che il processo di scrittura e di sviluppo dei brani li ha resi maturi e stratificati, secondo il parere della band. “Non vediamo l’ora di tornare in Italia, abbiamo molti amici” si congeda Misseghers.

Sul palco dell’Estragon si è visto parecchio dinamismo ad opera dei dEUS, giunti in Italia con due date per presentare il nuovo lavoro “Keep you close” uscito a settembre. Il quintetto di Aversa sin dall’inizio ha fatto sentire ritmi quasi da discomusic, con il cantante Tom Barman a sottolinearli in un impeccabile italiano dicendo “Discoteca! Discoteca”, mescolati alle tinte tenebrose, al rock a fior di pelle e al gusto melodico che sono le specialità della band: una musica che attinge da molteplici fonti restando però decisamente personale. Sul palco il vero mattatore resta sempre Barman: stiloso, carismatico, teatrale mentre si dimena con la chitarra o enfatizza con le percussioni la voce roca e suggestiva perfetta per le sue canzoni di sapore sempre un po’ cinematografico. Pezzi amplificati anche dai vocalizzi animaleschi del chitarrista Mauro Pawlowski, coadiuvato anche dal multistrumentista Klaas Janzoons. Per i bis Barman si presenta adrenalinico e alquanto su di giri, e chiudono con “Suds and soda”, il loro più vecchio successo che ormai risale a diciassette anni fa, poi acclamato dal pubblico decide di uscire e regalare ancora due pezzi sforando le due ore di concerto e ventun pezzi in totale. Ancora avvincenti, belli da vedere e da ascoltare, assolutamente in controllo dei loro mezzi. Tutt’altro che bolliti o stanchi del ventennio di carriera, i belga meritano rispetto e attenzione per quello che riescono ancora a dare sul palco alla musica.

 

Gazzetta di Parma

Poi hai anche la Gazzetta di Parma che deve pagarti due pezzi: 2- I Ministri

Probabilmente è l’album italiano più atteso da molti, vista già la frenesia nei confronti delle loro date live: parliamo de i Ministri la cui data milanese del 21 marzo all’Alcatraz è andata sold out. Ma saranno nella nostra zona al Fuori Orario il 3 Maggio prossimo.

Il loro nuovo album, Per un passato migliore, esce martedì 12 marzo, in questo disco la band è riuscita finalmente a condensare la propria potenza live nei 13 brani registrati in studio tra novembre e dicembre. L’album parla della responsabilità che ognuno ha di fronte alla propria identità e alla propria storia “Non c’è governo, dio, crisi o amministratore di condominio che possa veramente rovinarci la vita – dice la band – la vita è sempre altrove, ed è nostro dovere cercarla.” Il video del primo singolo, Comunque, per cui i Ministri si sono avvalsi della collaborazione di Sterven Jonger, ha superato le 100.000 visualizzazioni in un mese.

Alla presentazione del disco Federico Dragogna, paroliere e chitarrista, ha esordito dicendo che “Non è  mai facile scrivere testi in italiano. Perché una cosa è scrivere le canzoni sanremesi, che sono un po’ scontate. Ma crivere di quello che succede nella società di oggi senza cadere nella banalità e senza perdere musicalità è una bella sfida, con la nostra lingua.”

Idee chiare anche sul marchio di fabbrica della loro musica, un rock con una certa funzione sociale, tanto che la sua canzone preferita all’interno del disco è “La pista anarchica. L’album inizialmente si doveva chiamare così. E’ una canzone di cui sono molto soddisfatto: non mi ricordo neanche come abbia fatto a comporla, è uscita di getto. Forse ero anche mezzo ubriaco, ma quando poi l’ho riletta ne ero soddisfattissimo.”

Ma i Ministri sono soprattutto una band che ama esibirsi dal vivo, che ha sempre avuto un’intensa attività live: “Dopo Milano per il resto del tour sì in pratica andremo ovunque, e abbiamo saltato per ora tanti posti per non fare date così ravvicinate. Siamo fortunati, abbiamo un gran rispetto per il nostro pubblico, ci segue davvero con un affetto incredibile e noi ogni volta cerchiamo di ricambiare come possibile: di questi tempi seguire la musica dal vivo è uno sforzo economico non indifferente, e non ci scordiamo neppure di questo.”

Poi hai anche la Gazzetta di Parma che deve pagarti due pezzi: 1- Mumford and Sons

La miglior spiegazione su quello che possono essere dal vivo i Mumford and Sons probabilmente l’ha detta la collega Adele: “ la voce di Marcus Mumford mi attraversa completamente e mi sconvolge. Mi ricorda la stessa sensazione avuta la prima volta che ho ascoltato Etta James e come mi sono sentita”. Così è.  Se invece non avete ancora sperimentato la forza live della band inglese questo Marzo poteva essere l’occasione giusta, ma le date sono andate velocemente sold out: incombenti gli appuntamenti saranno Giovedì 14 Marzo all’Alcatraz di Milano, il Venerdì 15 Marzo a Firenze – ObiHall, per finire con  Sabato 16 Marzo a Roma all’Atlantico.

Grande rispetto per il pubblico che ha decretato l’escalation al successo della giovane band inglese: infatti, proprio per quanto riguarda gli appuntamenti live della band essi stessi hanno pubblicamente condannato in una nota sul loro sito internet una delle abitudini più malamente diffuse in questi ultimi tempi: rivendere i biglietti di un concerto sui numerosi siti che permettono questa sorta di bagarinaggio “legalizzato” già pochi minuti dopo le prevendite a prezzi addirittura triplicati.

I Mumford and Sons sono totalmente esplosi negli ultimi tempi nel panorama musicale mondiale: forse attualmente la più conosciuta band indie folk del pianeta, si sono formati nel 2007 partendo dai dintorni di Londra, il loro album di debutto, Sigh No More, è stato pubblicato nel 2009 ed ha venduto più di un milione di copie e ha raggiunto la seconda posizione nelle classifiche britanniche e statunitensi.

Il 21 settembre 2012 è uscito il loro secondo album, Babel. Questo secondo lavoro ha vinto il Grammy Awards nel 2013 come “Miglior album”.

Se proprio non avete l’occasione di poterli raggiungere dal vivo c’è la comoda possibilità di controllare come può essere emozionante un loro concerto: lo scorso novembre è uscito il dvd “The Road To Red Rocks” che racchiude lo show del passato agosto, in Colorado con molti contenuti speciali.

  1. How does it feel to have something out again, four years since Lucky?

  2. I heard that the new record was recorded quite quickly so, I think that the songs must have been pretty nailed before you entered the studio?

  3. How did you choose the title of the album and the artwork?

  4. Your now 7 albums in. Is the feeling of excitement before your releasing your 7th album as strong as before releasing your debut?

  5. Times ago you’ve talked a lot about wanting to record something that captures your live show. I thinks so that this was one of the aim of this record, isn’t it?

  6. How is for a long term band staying on the stage?

  7. What do you think about internet and its new way to approaching the music and making the bands “more close” to their fans?

 

Thanks so much.

MCR per Rumore (Modena city ramblers, non My chemical Romance.

E’ uscita qui un’altra mia intervista, nuova. Altra collaborazione pro-bono per Rumore, tanto per rincominciare.

Non sarebbe un vero e proprio compleanno: i Modena City Ramblers si sono formati nel 1991, ma è un ricordare assieme ai loro fan “Riportando tutto a casa”, il primo vero disco e punto di partenza pubblicato dall’etichetta Helter Skelter. Poi ne è passata di acqua -o meglio dovremmo dire concerti e concerti- sotto i ponti. Fino ad arrivare ad un anno con un altro 4 in mezzo e il disco d’oro di “¡VIVA LA VIDA, MUERA LA MUERTE!” del 2004.

Ora, rimanendo fedeli alla cifra ricorrente, i Modena City Ramblers si fermano a celebrare i venti anni on the road proprio con un tour chiamato “20”, che partirà a metà marzo per poi finire a settembre inoltrato, proprio nel loro stile. Ecco la nostra chiacchierata con Davide Dudu Morandi, il cantante del gruppo.

 

Quest’anno tutte le band italiane sembra che festeggino qualcosa: voi perché avete pensato di fermarvi al ventennale, perché festeggiare ora?

 

Semplicemente perché non lo avevamo mai fatto. Noi abbiamo avuto il nostro vero anniversario nel 1991, ma ce lo siamo persi perché eravamo impegnati a fare altro in giro. Non ci siamo dovuti mai inventare qualcosa per dover andare in tour, perché non ci siamo mai presi un anno sabbatico per dedicarci ad altro: da quando sono esistiti i MCR sono stati quasi perennemente in tour. Questo se vuoi è stato sia per motivi economici ma anche perché è proprio una nostra caratteristica: stando sulla strada raccogliamo l’ispirazione per i nostri pezzi, canzoni, per quello che siamo ed è l’unico modo che conosciamo per fare musica.

 

Posso definirvi più come collettivo che come gruppo? Spiego: siete un gruppo sì dalle tematiche impegnate, ma non è che andare a un vostro concerto fa conoscere noia o momenti di contrizione o chissà cosa. Avete una forte fratellanza, tra voi… quindi non so, magari collettivo è il nome più esatto.

 

Sì, negli anni 90 quando si sono formati i Ramblers andava di moda la parola Posse, era il periodo in cui un certo tipo e modo di fare musica ha preso piede. E i MCR hanno incarnato alla perfezione quest’idea visto che anche a livello di performers sono cambiati molte volte, musicisti e cantanti più volte: però l’idea e la forza di base del gruppo è rimasta. La band è rimasta lì, continua a fare dischi, penso unico caso nel panorama musicale italiano e mondiale che ha cambiato così tanti musicisti ma continuando a fare la stessa musica nello stesso modo e nello stesso target: noi continuiamo a fare concerti nello stesso modo e ci sono ad ascoltarci ragazzi che nel 1994 non erano neppure nati. Ti fa capire che c’è qualcosa di vivo e vegeto per portare a un ricambio generazionale, e che dimostra la forza del collettivo per cui gli ideali come quello del trovarsi bene insieme è fondamentale…

 

L’anno scorso poi è uscito un disco doppio infatti, siete sempre attivissimi. Proprio vi trovate bene insieme.

 

Sì, non ci siamo mai fermati. Ne abbiamo un altro in cantiere, ed aspetteremo un attimo a pubblicarlo perché non sarebbe così conveniente, ma continuiamo sempre attivamente a fare musica . Ecco perché anche ci siamo presi la pausa per festeggiare, per celebrare un pochino la storia di questa band con il nostro pubblico e anche quelli che sono stati membri del gruppo e non ci sono più. Ad esempio a Bologna, all’Estragon abbiamo deciso, visto che ci saranno anche alcuni ospiti a sopresa, di registrare un live per proprio immortalare al meglio questo momento. Ma non posso anticipare tutto…

 

Il live sarà composto da tre diversi momenti, quali saranno?

 

Non ti snocciolo i vari titoli di canzoni: siamo sempre partiti da un corpus enorme di canzoni dicendo che poi ne avremmo tolte alcune, poi alle fine ne riusciamo a togliere solo uno o due. Sono due ore e mezza di concerto, comunque: un bel concerto corposo a livello di durata. I tre momenti sono le tre anime del gruppo, e saranno composti da una prima parte punk-rock/ folk-rock con molte chitarre elettriche e suoni abbastanza forti che è il suono che è diventato negli ultimi anni il suono tipico dei MCR. La seconda parte è più raccolta: come se fossimo in un irish pub suonando le ballate in modo acustico, come se fosse l’unplugged degli anni 90. Poi una terza parte che possiamo dire caciarona… ma è quel combat folk, quello che è stato forse il marchio di fabbrica dei MCR, quindi chitarre violini che viaggiano veloci con quella patchanka tipica della band fino ad arrivare a un gran finale. Tre momenti distinti per non fare il gioco dello scendere dal palco e fare 4-5 bis: prendiamo poi canzoni da tutti i 13 dischi e diamo così la continuità a tutto quello che abbiamo fatto.

 

Non so se ve lo abbia mai chiesto nessuno, o lo abbiano sempre presunto. Ma io te lo chiedo: secondo te, se i MCR non fossero stati un misto di reggiani e modenesi, con questa storia alle spalle di partigiani e impegno politico, sarebbero esistiti?

 

Ne dubito. Non credo ci sarebbero stati i MCR, forse. Sai, il nostro territorio tra Modena e Reggio Emilia è il più prolifico di Italia, se iniziamo a fare i nomi non finiamo più da Equipe84, Guccini a Vasco e Ligabue… Ma il tipo di substrato da cui sono nati i MCR è stato fondamentale per il tipo di musica, e per i testi e canzoni che si sono andati a proporre nel corso degli anni. I Ramblers sono nati da un incontro di chi amava la musica irlandese e chi faceva musica new-wave o abbastanza leggera. Credo che se questo incontro fosse avvenuto in un’altra regione italiana ci si sarebbe fermati alla musichetta irlandese e buona lì. Già come dicevi tu l’eredità partigiana, di resistenza di questi luoghi, di combatfolk è stato tutto fondamentale per noi…

 

Se pensi le mondine di Novi vanno ancora in lunghe tournée anche in America…

 

Perché ancora il messaggio che portano in giro è ancora forte. Perché è un messaggio di musica resistente e combattiva che abbiamo proprio nel territorio.

 

Nel passato album c’erano due canzoni dedicate a Federico Aldovrandi e al partigiano Luigi Freddi. Secondo te, al di fuori del pubblico dei Ramblers che riesce a capire tutto questo ed ad apprezzarlo, quanto è difficile parlare della realtà italiana e dei suoi problemi? Magari adesso i ragazzi che fanno rap riescono un po’ meglio a far breccia…

Rimane difficile, ma questa è la mia opinione, non perché i ragazzi non abbiano interesse in argomenti di questo tipo, ma proprio perché trovi pochi luoghi che sarebbero deputati a far passare il messaggio. La motivazione non è neppure sentirsi dire “fate musica brutta” quando ti proponi in radio o tv. Alcuni non hanno proprio voluto sentire proprio il nostro singolo perché non facevamo parte del loro progetto. E non capita solo a noi, ma anche a band che come noi fanno una gran fatica anche se parlano di amore, viaggio, esperienze di vita e poi magari di temi importanti. Poi senti magari cantare “I cento passi” nei cortei e tutto questo un po’ svia dall’idea che hanno in radiofonia. E forse sì, grazie all’attenzione che c’è ora sul fenomeno rap riescono a imporsi maggiormente…. Noi invece siamo sempre stati un po’ etichettati sempre come “Gruppo da Primo Maggio” e basta, non è mai stata una nostra velleità: ci chiamano lì, e poi non ci sono programmi musicali dove farti suonare e dove avere un nostro spazio. Non vorremmo solo fermarci lì, succede.

 

Quindi le date per tutta la penisola saranno tantissime…

 

Sì, dall’appuntamento speciale di Bologna e se tutto va bene come è sempre andato, con qualche pausa qua e là, a fine settembre/inizio ottobre.

 

E poi nuovamente disco?

Diciamo che dobbiamo pensare a finalizzarlo già ora, perché già ci sono tante idee. E registrare in tour significa farlo a spizzichi e bocconi, faremo registrazioni a più riprese… ma l’importante sarà iniziare a lavorare!