Succede poi che le band ti dicano di sì a un'intervista poi scompaiano: Nada Surf

Qui si tratta del 2012. Dite che dopo due anni mi preoccupo. Fortunatamente le domande ai Nada Surf erano molto easy e di copertura… E dire che ci sono magari anche le agenzie italiche in mezzo.

  1. How does it feel to have something out again, four years since Lucky?

  2. I heard that the new record was recorded quite quickly so, I think that the songs must have been pretty nailed before you entered the studio?

  3. How did you choose the title of the album and the artwork?

  4. Your now 7 albums in. Is the feeling of excitement before your releasing your 7th album as strong as before releasing your debut?

  5. Times ago you’ve talked a lot about wanting to record something that captures your live show. I thinks so that this was one of the aim of this record, isn’t it?

  6. How is for a long term band staying on the stage?

  7. What do you think about internet and its new way to approaching the music and making the bands “more close” to their fans?

 

Thanks so much.

Be Forest, Parma (3/11/2011)

La fine di ottobre e un sabato in un locale pieno come è la Giovane Italia di Parma come non la si vedeva da tanto, quel sabato coinciderà col momento in cui la corda della tua chitarra deciderà di rompersi. E tu non sei così rock and roll da fottertene, anche perché non suoni come uno spaccachitarre, ma anzi te ne scusi con quel tono da ragazzo educato cresciuto in una stanza piena di vinili post punk e wave coi poster dei Cure e di Ian Curtis appesi al muro. E il live dei Be Forest rimane di una confortante efficienza minimale, a rispeccihare il buon “Cold”, loro disco di debutto dalle nove tracce dalle sfumature Inghilterra anni ‘80 con riff in bilico tra shoegaze e dark, ingolfati di delay e riverberi, come Thrill che suona più corposa live,e con l’occhio lievemente pop nel singolone Florence, ecco che la proposta di Costanza, Erica e Nicola concentra in modo convincente un suggestivo mix di atmosfere oscure, cantato sottile non protagonista e base ritmica marziale.

Ma soprattutto, circa otto mesi dopo averli visti aprire il concerto degli Sleigh Bells, senza tanta affinità sonora -non essendo loro avvicinabili agli XX-, al Covo si inizia a intravedere una ferma consapevolezza in quel che suonano, ma ancora col piglio di chi ha passione e senza alcuna arroganza nel presentare un disco di debutto che è più che buono nelle cuffiette e che migliora ad ogni passaggio live. E che quindi a malincuore deve salutarti alla sesta canzone perché la Sfiga tecnica ne ha fatte davvero troppe, in una sola serata.

(Blow up magazine)

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Dirty Beaches a Cavriago (2/11/2011)

Cosa c’entra un 8.6 di Pitchfork in un posto conosciuto per le liriche degli Offlaga Disco Pax per la sua toponomastica leninista? Non lo sappiamo, ma Cavriago ha ospitato uno dei due live autunnali di Dirty Beaches, dentro il Calamita. Ad apertura il progetto Boxeur de Coeur, al debutto assoluto, dandoci anticipazioni molto interessanti. Poi il ragazzone canadese e di natali taiwanesi sale sul palco: dapprima timidone con ancora addosso il cappotto appena sistema gli strumenti col suo compare al sax, poi gigante dalla presenza scenica formidabile; il suo è un set geniale, perché Alex ha dei riferimenti sonori che rielabora a mano a mano con delle idee attraverso la sua voce da redivivo Elvis noir-rockabilly, ed il live è pura piacevolezza punk psichedelica minimale.

Il live scorre attraverso l’immaginifico trittico “Speedway King”, “Horses” e “Sweet 17″ per poi approdare a ballate lo-fi come True Blue” per concludere con la tetra “Hotel” dilatata fino a sporcare tutta la materia circostante sebbene, a primo ascolto, il concerto ingrana in modo un po’ complesso all’ascolto, a causa di quella produzione piatta che strizza un po’ l’occhio al blues casalingo. Completano la ricetta i riverberi vocali, la presa di posizione electro vintage, il percussionismo minimale, le basi campionate, il sax che si inserisce di soppiatto per poi intromettersi, ivolumi sparati a palla, pettine e gel per i capelli, microfono e chitarra vintage messa lì a far rumore.

“Volete una canzone nuova o una cover?” finisce a chiedere dopo il primo encore, per poi finire a fare entrambe, per un’ora e dieci circa di concerto. Pieno, generoso, volto a farsi conoscere da chi anche era lì per caso e ne è rimasto sorpreso, sembra. Ci piace.

(blow up magazine)

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Rootsway (24-5-2011)

Piccole perle della provincia. Nell’ultimo libro sul blues del Mississippi viene citato un festival parmense come unico rappresentante europeo, e questo festival è il Rootsway.

Festival diventato famoso presso appassionati e pubblico italiano grazie anche al claim “Con la cultura non si mangia? Al Rootsway sì”, coniugando un genere leggermente nelle retrovie del nostro panorama musicale con uno dei fiori all’occhiello della zona, ovvero la cucina. Un evento che ha avuto importanti eco di critica, che lo ha già definito come il festival blues più importante di italia, e pubblico, con quasi quattromila presenze registrate mediamente nei weekend. Riconoscimenti che poi hanno portato all’associazione l’onore di curare nel 2008 la prima European Blues Conference a Salsomaggiore Terme.

“Per quanto riguarda questa settima edizione – ci spiega Antonio Boschi, uno dei componenti dell’associazione culturale organizzatrice Roots’n’blues- siamo molto grati a provincia, specie al presidente Bernazzoli, e alla regione Emilia-Romagna per lo sforzo economico in un momento di crisi, che valorizza il valore della manifestazione e ci permette di mantenerla gratuita, così come abbiamo sempre fatto e fortemente voluto sin dall’inizio. Le date si sono ridotte, ma speriamo di poter ritornare, già dal prossimo anno, allo standard al quale avevamo abituato il nostro folto pubblico.”

Dislocazione quindi su due località per il Rootsway 2011, che rimane ad ingresso gratuito: Sabato 25 giugno presso Corte Le Giare di Ragazzola suoneranno Floyd Beaumont & The Arkadelphians e Riki Massini & Bonus Track Band; mentre l’8 e il 9 Luglio al Podere La Bertazza di Diolo di Soragna saranno presenti Lowlands, There will be blood, Riki Massini and the bonus track band, Davide Lipari one man 100% bluez e molti altri.

Per gli affezionati all’area la Fornace di Gramignazzo di Sissa, dal 9 all’11 Giugno, ci sarà invece il locale “Music Festival” dove saranno presenti Ana Popovic, Gerry Mc Avoy’s band of friends e i Nine Below Zero. In questo caso il biglietto di ingresso è a 8 euro, sempre presente un’area ristoro.

(la sera di Parma)

Joan as Police Woman: intervista (18-7-2011)

Il compianto Jeff Buckley, il talentuoso cantautore americano scomparso oramai un decennio fa, le dedicò la canzone “Everybody Here Wants you” dove ne decantava il suo magnetismo. E lei, l’americana Joan Wasser che sarà a suonare a Carpi il 27 luglio all’interno dell’I-Mart’s festival, in una serata tutta al femminile che sarà aperta dalla bresciana L’aura, in piazzale Re Astolfo.

Joan as police woman è il suo progetto musicale: cantautrice polistrumentista della scena di NY con un curriculum straordinario, avendo suonato con Nick Cave, Rufus Wainwright, Black Beetle, Dambuilders, Those Bastard Souls e di Antony and The Johnsons.

Joan Wasser sfugge ad ogni classificazione, viene da studi classici – ha fatto parte anche dell’orchestra sinfonica di Boston – e piega uno strumento come il violino alle regole della musica rock innescando una forza innovativa e dirompente nelle canzoni che scrive e canta. La Wasser ci racconta che “suonare il violino mi ha dato la giusta disciplina per districarmi con canto e gli altri strumenti. Non ho mai studiato canto direttamente, ma ho avuto contatto con grandissimi cantanti e musicisti che mi hanno ispirata, e inizialmente ho iniziato a cantare da sola chiusa in camera… ma quando dovevo salire sul palco poi mi sentivo terrorizzata!”

Il suo è un rock introspettivo, misto a del pop suadente con una sospensione e un vocalizzo trascinato e trascinante. Il suo ultimo lavoro è “The Deep Field”, un album raffinato e ambizioso, dove soul, rock, funk, folk si fondono con classe.  “Il nome dell’album deriva dagli studi del telescopio Hubble. Trovo che la scienza sia qualcosa di molto sexy, e trovo qualcosa di estremamente poetico nell’osservazione del cosmo”

E per invogliare a vedere lo spettacolo a chi non la conosce?  “sono sempre venute persone di tutte le età a vedermi suonare dal vivo. Ma prima di tutto devo dirti che sono orgogliosa della mia band: siamo in tre ma suoniamo tantissimi strumenti, molti di questi anche contemporaneamente. Il suono che ne esce è davvero affascinante e coinvolgente, dovreste provarlo almeno una volta: vi accarezzerà le orecchie”

Joan as Police Woman (Luglio 2011)

1.    First time that I saw you live was in Carpi, in 2009 [ehy, this is an awaful photo taken by me: http://www.flickr.com/photos/franfiorini/3722397476/in/photostream/ ] and I still remember your voice repeating the alarm of a near carousel that we listen during the pauses between the songs and… wow -that finally what I wanna say- your voice is amazing even if you’re started as a violinist! How did you approach your vocal training?

thank you!

after playing the violin for many years and really loving it, i had the compulsion to sing.  i had probably just reached a point of saturation with the violin and needed another way to express myself musically.

i never had professional vocal training but had been listening to a good many astounding vocalists in my life.

being around so many incredible singers both inspired me and terrified me. i sang for a while in my bedroom alone

before i ever played a public show.  it was terrifying at first. i just kept doing it and doing it over and over makes a better singer.

 

2.    So, violin is your first instrument, and I think that is a very special instrument, very personal involved with the one who play it. How did you shift in playing piano and guitar?

with the violin, i learned first hand what discipline does for one’s playing,

for one’s technique and one’s self-esteem. this is priceless experience.

with guitar and piano, i still feel like a novice, but will probably always feel this way

because of the level i studied the violin.  in truth, i enjoy not formally studying these instruments

because it allows me to feel very free.  there is nothing i am supposed to or not supposed to do on either of them.

that being said, i do practice what i compose so that i don’t have to think about it when performing.

 

3.    You’ve been in several bands since you started out as a musician, including playing with Rufus Wainwright and Antony and the Johnsons, yet it as only in 2004 that you decided to front your own band. Why was there this delay?

as i mentioned earlier, i enjoyed playing the violin. i enjoyed playing with my first band, the dambuilders, i enjoyed playing with antony. i had put together a band called BLACK BEETLE in 1998 where i began writing and singing for the first time. we recorded an album in 2001-2002 but promptly broke up directly after we finished it. we saw no point in releasing a record with no band to tour.  this is when i began my solo work- in the middle of 2002. i recorded an EP in 2003 and began touring with rufus, opening with JAPW solo in the beginning of 2004.

4.    How have the musicians you have collaborated with or just been close to influenced your own work?

we all share ideas and music we love and generally have a running dialogue.  it’s a wonderful thing to play your new song for your friends and have them do the same.  it’s the support we give each other, mostly, that helps us all continue to follow our own paths.

5.    The new album,The Deep Field, is stunning. How did you come up [even if  I already read somewhere that you define yourself a “science geek” for this choice, isn’t it?] with the title and what does it reflect about the songs on the album?

i am not really a science geek.

i more wish i was a science geek!

i DO read the science magazines and

this is where i first saw the image of the deep field.

 

it is a part of the sky that Hubble studies

to learn about how galaxies are formed

as many young galaxies are found there.

i found it beautiful that they named it

something as poetic as “the deep field”

rather than some string of letters and numbers.

 

in general, i think it is fascinating that human beings

are always on the quest for more understanding,

even if they have to look into massive telescopes

into the remotest part of the sky.

it’s the same with the microcosm- the brain-

we are always trying to understand

how it works and we certainly find some

answers but they undoubtedly raise more questions.

i feel like this yearning to understand is ultimately what

keeps us alive and vibrant and fueled for more life and more living.

 

that’s what this record is about.

i raise all sorts of questions for myself

but will probably never glean “answers”.

it’s just the way i learn about who i am-

by the way i ask the question, or by the way i will

answer it resolutely one day and then not have an

answer or even care to find one the next.

 

6.    What were some of the inspirations for your new record? Where do you find the majority of your inspiration for the songs you write, in general?

i find inspiration in the human experience.

whatever is rattling around in my head will most likely become the next song.

and love, of course.  love is a great inspiration in many many ways, especially for my music.

 

 

7.    How do you think your sound has evolved since Real Life and To Survive?

my first full length, “real life”, was

my first attempt at making my own music.

i had to make this record for myself

but knew it was very possible that

no one would hear it besides me and my friends.

when people actually heard it and took liking to it,

i was very pleasantly surprised.

i was almost shocked!

the fact that folks were liking what i was expressing,

made me feel less alone in the world.

it gave me confidence to make more music.

 

“to survive” was, at times, a cathartic album to make

because it partially dealt with the death of my mother.

understand, i love life and living it and that has always been true.

fact is that life and all the things that come with it.

joy, pain, sorrow, hope, dreams, loss, love- all these emotions

and experiences are there whether i like it or not.

i felt pretty down after my mom passed and at a certain point

i had to decide to be done with the mourning.

this was difficult because as long as i stayed with the mourning,

i stayed with her, in a way, so i had to let her go and live.

 

it felt like clawing myself out of a cave- not the most pleasant feeling,

but i knew i had to do it.

since then, this experience has challenged the way that i live daily life.

death is really something- it has weighed me down and it has also freed me,

but it’s a choice at a certain point;

do i want to live?

or i you want to stay in this place of purgatory?

live, clearly.

 

this is what drove my new record;

living and living with joy and freedom.

 

8.    Lots of critics wrote about an happier album. My opinion is that The deep field is a  extremely feminine work. Very honest, and deal with the total essence of how is a woman… one who is comfortable with who she is. Is there some truth to this?

i would say that both of you are correct.  i do feel much more comfortable with who i am as a person and as a woman and that makes me a happier human being. i worked on getting rid of the negative voices in my head.  this was not an instant transition but one that happened over many years.  the more time i spend on this earth, the more i realize that there is no time to be wasted on worrying about what other people think of me.  it’s not that i have erased my interest in having people like me, i just tempered it a lot. this is a wonderful feeling, freedom. freedom from one’s own constraints.

9.    I cannot make a track-by-track review because I might be boring and I don’t want to. Only three tips about the tracks: a) how did the duet with Joseph Arthur come up? b) ok, you’re geeks but why you often use the “chemical elements” and the chemistry in your songs? c) you used sounds such as water, why this choice?

a) are you referring to “run for love’?

if so, i love working with joseph and he sings on my first album, my covers album and now this album.

i wrote that song with the chorus being sung from the male perspective. when he came to sing on my record,

i had him try out singing that part and it sounded great. he’s got one of my favorite voices.

b) i find science sexy. i find scientists sexy. i find learning sexy.  do i need to say more?

c) i am attracted to the elements- earth, air, sky and water- everyone shares them and they keep us alive and vital.

i grew up on the ocean and swam everyday in the summer since i was very young. it’s an important part of my life.

 

10.  Do you prefer playing live or in studio? And why?

honestly, i don’t prefer either. i love them both.

i am on tour now and playing live every night is a blast. it also keeps me on my toes and humble.  live music is live. it happens in the moment and i can’t go back and fix something i felt i could do better. it keeps me moving.  if i am stuck in some regret about how i sang something, it will keep me from being in the present moment and making THAT moment worth it.

the studio is great too. so much creativity is unleashed there. i prepare thoroughly before i go into the studio so that i don’t have to be thinking about remembering something.  it’s just there, in my fingers or in my voice already.  then i can just let go and let the  music take me.

 

11.  I see you’re on twitter. Also: how do you relate with the Net and what do you think about internet as a direct media for the artist?

clearly, the internet is an amazing way of contacting my fans.  i can get info to folks instantly. it’s just like i imagined the future.

 

12.  Last question, for newspaper-50something-readers: For those who have never been to a live Joan As Police Woman show, what can the people expect from?

first of all, many 50-something, 60-something, 70-something and 80-something folks have attended my concerts!

but i will tell you that we are a 3-piece, a power trio.  i’ve got a drummer, Parker Kindred, on the drums and vocals.  he has played on this and last record.  he is one of the greatest musicians i know.  on this tour, i’ve got a wonderful keyboard player who plays moog bass and keys and sings.  he does it all AT THE SAME TIME!  and i play wurlizter, guitar and sing.  we are able to get a pretty lush sound out of 3 people.  come and check it out! it doesn’t hurt your ears.  it caresses them.

 

Gianna Nannini (22-5-2011)

Un miracolo fa forse no. E’ che le cose belle fatte bene in Italia passano subito con l’aggettivo “di nicchia” e non come belle realtà esportabili.

ll successo della stagione “Nuove Atmosfere” della fondazione regionale Toscanini

con sede a Parma, certificato da un ottimo successo di pubblico, secondo Rosetta Cucchi, direttrice artistica del festival, è un corononamento di un continuum che prende le basi dalle passate stagioni, dove si è formato sia un pubblico sia si è consolidata l’Orchestra, e che porrà le basi a quella futura.

“Siamo passati da 18 abbonati al sold out. Il risultato proviene da un percorso fatto e quest’anno è stata solo una tappa. La prossima sarà ulteriormente volta a sperimentazioni, grande repertorio, ottimi direttori che però hanno voglia di lavorare e proporre stimoli e letture che facciano crescere la nostra orchestra, e portarla a filarmonica regionale”

Nuove atmosfere ha portato nella nostra città una stagione sinfonica di grande repertorio, con prime e spazio alla sperimentazione musicale del Novecento. Un primo passo per portare a Parma un nuovo evento musicale che vada al di là di Verdi “perché Parma è una città sperimentale in molti campi e possiede una sensibilità attiva che va sfruttata” secondo la Cucchi, che nel festival ha cercato di inserire una atmosfera di progresso, inserendo ad esempio le nuove composizioni americane, portandole in esclusiva in Italia e sottoponendole a un affezionato pubblico di esperti, però aperto a novità che sulla carta sembrano ostiche ma che alla fine si dimostrano fruibili da chiunque. Senza dimenticare che il ruolo delle fondazioni è quello della didattica: si parla infatti di un percorso di incontri che risultino stimolanti per un pubblico che non si è ancora avvicinato a questo tipo di musica, affinché si portino gli ascoltatori a godere sensorialmente della musica, senza magari essere stressati da studi e conferenze. Già con le giovani generazioni la fondazione, in collaborazione con le scuole di Parma, ha organizzato spettacoli ad hoc che li coinvolgono ottenendo un entusiasmante ritorno.

Obbligatoriamente più prosaiche le somme che va a tirare Maurizio Roi, presidente nel quinquennio appena trascorso, e autore del pareggio di bilancio dopo le scomode eredità e lo «sgarbo» di Arcus. Il bilancio della Toscanini è sano, ora si mira solo alla crescita e a migliorare, magari reperendo nuove risorse da attività di mercato e sponsor, non solo da enti pubblici e ministeriali, assicura Roi. Che pensando al problema preoccupante circa la scarsa sensibilità del Parlamento sulla mancanza di fondi per il Festival Verdi ricorda anche che il concorso Toscanini per direttori di orchestra è stato spostato di un anno, per il 2013, affinché ci sia una sinergia con le vicende verdiane. “Certo, è preoccupante che non si riesca a far passare una proposta che parla di finanziare un patrimonio culturale italiano”,  riflette, assicurando però che con il Verdi la fondazione è aperta sempre a collaborazioni.

Della polemica sollevata, più che altro verso altri politici, dal Capogruppo a 5 Stelle Defranceschi in commissione cultura in Regione dove si andava a evidenziare che nella fondazione ci sono ancora troppi troppi impiegati rispetto ai musicisti, Roi parla di discorso condivisibile “anzitutto il consigliere ci ha fatto i complimenti per l’esaustività delle risposte e per la correttezza del metodo usato per esporre il nostro lavoro in sede. La nostra politica è quella di non toccare i posti di lavoro, ma il nostro obiettivo ,augurato anche da Defranceschi, di limare la proporzione tra personale tecnico e orchestrali è già nei nostri obiettivi, e siamo sicuri che il nostro personale che ha a cuore le sorti della fondazione saprà accollarsi più lavoro se necessario, per il bene della crescita del nostro progetto”.

(Gazzetta di Parma)

Filarmonica Toscanini (16-5-2011)

Un miracolo fa forse no. E’ che le cose belle fatte bene in Italia passano subito con l’aggettivo “di nicchia” e non come belle realtà esportabili.

ll successo della stagione “Nuove Atmosfere” della fondazione regionale Toscanini

con sede a Parma, certificato da un ottimo successo di pubblico, secondo Rosetta Cucchi, direttrice artistica del festival, è un corononamento di un continuum che prende le basi dalle passate stagioni, dove si è formato sia un pubblico sia si è consolidata l’Orchestra, e che porrà le basi a quella futura.

“Siamo passati da 18 abbonati al sold out. Il risultato proviene da un percorso fatto e quest’anno è stata solo una tappa. La prossima sarà ulteriormente volta a sperimentazioni, grande repertorio, ottimi direttori che però hanno voglia di lavorare e proporre stimoli e letture che facciano crescere la nostra orchestra, e portarla a filarmonica regionale”

Nuove atmosfere ha portato nella nostra città una stagione sinfonica di grande repertorio, con prime e spazio alla sperimentazione musicale del Novecento. Un primo passo per portare a Parma un nuovo evento musicale che vada al di là di Verdi “perché Parma è una città sperimentale in molti campi e possiede una sensibilità attiva che va sfruttata” secondo la Cucchi, che nel festival ha cercato di inserire una atmosfera di progresso, inserendo ad esempio le nuove composizioni americane, portandole in esclusiva in Italia e sottoponendole a un affezionato pubblico di esperti, però aperto a novità che sulla carta sembrano ostiche ma che alla fine si dimostrano fruibili da chiunque. Senza dimenticare che il ruolo delle fondazioni è quello della didattica: si parla infatti di un percorso di incontri che risultino stimolanti per un pubblico che non si è ancora avvicinato a questo tipo di musica, affinché si portino gli ascoltatori a godere sensorialmente della musica, senza magari essere stressati da studi e conferenze. Già con le giovani generazioni la fondazione, in collaborazione con le scuole di Parma, ha organizzato spettacoli ad hoc che li coinvolgono ottenendo un entusiasmante ritorno.

Obbligatoriamente più prosaiche le somme che va a tirare Maurizio Roi, presidente nel quinquennio appena trascorso, e autore del pareggio di bilancio dopo le scomode eredità e lo «sgarbo» di Arcus. Il bilancio della Toscanini è sano, ora si mira solo alla crescita e a migliorare, magari reperendo nuove risorse da attività di mercato e sponsor, non solo da enti pubblici e ministeriali, assicura Roi. Che pensando al problema preoccupante circa la scarsa sensibilità del Parlamento sulla mancanza di fondi per il Festival Verdi ricorda anche che il concorso Toscanini per direttori di orchestra è stato spostato di un anno, per il 2013, affinché ci sia una sinergia con le vicende verdiane. “Certo, è preoccupante che non si riesca a far passare una proposta che parla di finanziare un patrimonio culturale italiano”,  riflette, assicurando però che con il Verdi la fondazione è aperta sempre a collaborazioni.

Della polemica sollevata, più che altro verso altri politici, dal Capogruppo a 5 Stelle Defranceschi in commissione cultura in Regione dove si andava a evidenziare che nella fondazione ci sono ancora troppi troppi impiegati rispetto ai musicisti, Roi parla di discorso condivisibile “anzitutto il consigliere ci ha fatto i complimenti per l’esaustività delle risposte e per la correttezza del metodo usato per esporre il nostro lavoro in sede. La nostra politica è quella di non toccare i posti di lavoro, ma il nostro obiettivo ,augurato anche da Defranceschi, di limare la proporzione tra personale tecnico e orchestrali è già nei nostri obiettivi, e siamo sicuri che il nostro personale che ha a cuore le sorti della fondazione saprà accollarsi più lavoro se necessario, per il bene della crescita del nostro progetto”.

 

(la sera di Parma)

Intervista a Mihaela Costea (16-5-2011)

Niente sold out e palazzetto vuoto per circa metà, quello di Bologna, nella prima tappa del Sun Comes Out Tour di Shakira. La seconda cosa a destare clamore è stato anche l’inizio molto calmo del concerto: quasi a orari ispanici, alle 22:10, con il pubblico che già abbastanza spazientito iniziava a rumoreggiare, anche forse per via dei giovanissimi fan accorsi: infatti erano numerosissime le bambine presenti al palasport, accompagnate dai loro genitori, alcune addirittura avvolte dalla bandiera della Colombia in onore della loro beniamina.

L’ingresso di Shakira viene effettuato da un tunnel laterale composto da un cordone umano della sicurezza: subito la cantante si fa notare in un vaporoso abito fucsia, a dir poco accecante, che dopo pochi metri di passeggiata sulla passerella che si allunga dal palco, attorniato dai fans, cade e accende l’inizio dello show.

“Bologna, questa sera sono tutta tua” dice in un perfetto italiano la cantante colombiana  “Io ho un desiderio oggi ed è che vi divertiate, va bene?”

Il concerto è un autentico show, fatto di musica e soprattutto ballo, anche se con troppi tempi morti nei cambi di abito della cantante che non sono coperti a dovere dai suoi musicisti e dal suo corpo di ballo.

Spettacolo che spazia dai suoi vecchi successi riarrangiati in chiave più rock, come ‘Whenever, wherever’, quando la cantante fa salire tre sue fan sul palco ad ancheggiare con lei e a far loro un corso accelerato di danza del ventre, per poi passare a un angolo gitano-arabeggiante che stravolge anche la nota canzone dei Metallica “Nothing Else Matters”. Per poi passare ai pezzi famossissimi in Sudamerica e meno commerciali, nonché un lungo pezzo arabeggiante, forse in omaggio delle origini mediorientali della cantante, dove la cantante ci da un autentico saggio quasi straziante tra danza del ventre e qualcosa molto simile alla nostra Taranta.

Shakira riesce a far dimenticare al pubblico di tutte le età la lunga attesa e a fargli vivere insieme a lei tutte le canzoni cantate, confermandosi sia stella del pop che cantautrice di talento nei brani più intimistici.

Il palazzetto si scalda particolarmente nei due encore: la hit ‘Hips don’t lie’, e l’attesisssima, quasi calcisticamente al novantesimo minuto, ‘Waka waka’, l’inno dei mondiali di calcio in Sudafrica, preceduta da un video sui sogni dei bambini africani e spot delle attività umanitarie tenute dalla fondazione benefica per l’educazione infantile di cui la cantante è presidentessa.

(La sera di Parma)

Shakira live in Bologna (3-5-2011)

Niente sold out e palazzetto vuoto per circa metà, quello di Bologna, nella prima tappa del Sun Comes Out Tour di Shakira. La seconda cosa a destare clamore è stato anche l’inizio molto calmo del concerto: quasi a orari ispanici, alle 22:10, con il pubblico che già abbastanza spazientito iniziava a rumoreggiare, anche forse per via dei giovanissimi fan accorsi: infatti erano numerosissime le bambine presenti al palasport, accompagnate dai loro genitori, alcune addirittura avvolte dalla bandiera della Colombia in onore della loro beniamina.

L’ingresso di Shakira viene effettuato da un tunnel laterale composto da un cordone umano della sicurezza: subito la cantante si fa notare in un vaporoso abito fucsia, a dir poco accecante, che dopo pochi metri di passeggiata sulla passerella che si allunga dal palco, attorniato dai fans, cade e accende l’inizio dello show.

“Bologna, questa sera sono tutta tua” dice in un perfetto italiano la cantante colombiana  “Io ho un desiderio oggi ed è che vi divertiate, va bene?”

Il concerto è un autentico show, fatto di musica e soprattutto ballo, anche se con troppi tempi morti nei cambi di abito della cantante che non sono coperti a dovere dai suoi musicisti e dal suo corpo di ballo.

Spettacolo che spazia dai suoi vecchi successi riarrangiati in chiave più rock, come ‘Whenever, wherever’, quando la cantante fa salire tre sue fan sul palco ad ancheggiare con lei e a far loro un corso accelerato di danza del ventre, per poi passare a un angolo gitano-arabeggiante che stravolge anche la nota canzone dei Metallica “Nothing Else Matters”. Per poi passare ai pezzi famossissimi in Sudamerica e meno commerciali, nonché un lungo pezzo arabeggiante, forse in omaggio delle origini mediorientali della cantante, dove la cantante ci da un autentico saggio quasi straziante tra danza del ventre e qualcosa molto simile alla nostra Taranta.

Shakira riesce a far dimenticare al pubblico di tutte le età la lunga attesa e a fargli vivere insieme a lei tutte le canzoni cantate, confermandosi sia stella del pop che cantautrice di talento nei brani più intimistici.

Il palazzetto si scalda particolarmente nei due encore: la hit ‘Hips don’t lie’, e l’attesisssima, quasi calcisticamente al novantesimo minuto, ‘Waka waka’, l’inno dei mondiali di calcio in Sudafrica, preceduta da un video sui sogni dei bambini africani e spot delle attività umanitarie tenute dalla fondazione benefica per l’educazione infantile di cui la cantante è presidentessa.

(Gazzetta di Parma)