Boh, anche grazie?

Non so se ringraziare Vasco Rossi per aver detto che anche lui è nel clan delle persone che non stanno proprio tanto bene di capoccia (sì, ma lì c'entra la vita pregressa eh) e che si impasticca anche lui di quelle cose che sarebbero legali ma in fondo cambiano il nostro stato facendo in modo che non si faccia allegramente balconing.

Ecco quindi il suo essere completamente ummarell.
Quindi ora se dico che ho il male di vivere sono accettata dalla media degli italiani, che lo idolatrano? Finisce che devo anche ringraziarlo? Cheppalle.

Nah, il nuovo degli Snow Patrol è più deprimente di codesto post.

C'era quella sera che i National avevano finito di cantare all'Alcatraz, e piovigginava un po', e io son passata dal "capo" in radio così per fare bisboccia e vedere gente che conosci anche se anche all'Alcatraz era tutto un gente che conosci.

Ricordo che Ilaria quella sera mi fece quella domanda che suonava circa: "ma come fa uno a pensare di suicidarsi?". Che è quella domanda che se fai a uno che la prima cosa che ha voluto fortemente, più di qualsiasi ogni altra cosa negli ultimi 5 anni, è un po' strana da spiegare. Credo sia arrivata ad elaborare una risposta che prevede uno spalmamento su piano emozionale: essere spinti verso il suicidio è la stessa spinta che ti da il fare qualcosa quando sei veramente innamorato di una persona. Solo che qui non hai una persona, ma il fine ultimo-agognato-quellochevedicomelibertà/spiaggiacaraibica/yuhu di venire meno alla tua vita biologica. I miei unici voglio morire li ho pronunciati dopo o durante un tentativo, mica prima, per intenerire qualcuno o come arma di persuasione. No, è che proprio una cosa tipo amanti: essere proprio tanto attratti dalla morte per cercare di placare un sentimento che ti parte da dentro, dallo stomaco, da cazzovoletedirlo voi e tendervi proprio verso l'ammazzarvi come fine ultimo per trovare un "piacere" che la vita non vi da più.

Almeno è quello che provo io. E sì, il desiderio di morte per me è ancora in cima alle cose a cui propendo di più: non mi frega di eventuali altre cose, sarebbe una cosa che se realizzata mi darebbe molta pace. Mi spiace solo per chi è attorno.

Poi c'è del tragicomico: tipo che l'ultima volta che mi sono diretta a colpo sicuro senza neanche tanto pensarci ma mossa dalla disperazione verso il ceppo di coltelli in cucina ho sfilato in ordine: a) quello per il formaggio b) il forchettone c) il coltello per il pane. Ossia, se proprio tu vuoi una cosa e sei nato sfigato non la ottieni, manco quella.

[comunque, tentare di tagliarsi i polsi, col senno medicale, è poco utile se hai qualcuno a casa che, purtroppo, poi ti soccorre. Il metodo giusto non esiste. Abito anche al primo piano, diobono]

Ci ho così tanto pessimismo e scoramento che al confronto Leopardi era un Party boy.

Io ho un problema: alcuni pensano che togliendomi una paura possa scongelarsi uno scoglio. In realtà non è così: questo scoglio è un po' come la storia dei sedimenti, delle rocce che si son formate lì con le conchiglie, i gusci di tartarughe e stocazzo.

Già non sono mai stata allegrissima di mio, e se c'era un lato brutto da evidenziare ecco io arrivavo coi riflettori. Poi ci sono state diverse cose nella mia vita, unite con lo sviluppo ormonale, che mi hanno iniziato prima a buttare in una lieve melanconia, quando tutto andava pressoché bene (ossia per du' stronzate che molti prenderebbero come alibi per decenni di analisi e di guerre per risarcimento danni morali) per poi prender giù la depressione maiala peggiorando sempre di più.
Ora c'è un altro piccolo problema e la capoccia mi parte, letteralmente e non mi accorgo di quello che faccio.

E' che il nostro capo è tuttosommato un troiaio. Se ci pensate il nostro cervello è una rete tridimensionale enorme: milioni di punti collegati tra loro, e tali collegamenti aumentano di giorno in giorno. Ogni emozione si imprime nella rete neurale e modifica tutti gli altri collegamenti. Spesso alcune emozioni si imprimono nella rete in maniera più forte rispetto ad altre fino a condizionare come un "virus" il funzionamento della rete stessa. Alcune volte nascono reti neurali maggiormente "plastiche" e recettive e sensibili rispetto ad altre. E spesso le emozioni negative sono quelle che si fissano più fortemente nella rete stessa.

Poi tu dici che vai dai medici, e giù pasticchetta.
Ma te pensi: cosa possono fare i farmaci? Forse disorganizzare temporaneamente il funzionamento della rete? Forse è semplicemente una alterazione dei neurotrasmettitori e dei suoi recettori che porta a questo stato di dolore psichico? O forse questa alterazione neurotrasmettitoriale e dovuta a una causa primaria più profonda, una causa primitiva scritta nel codice della rete neurale stessa? Forse la psicoterapia ha la capacità di cancellare le impronte negative che si fissano nella mia mente?
Io penso che sia tutta una illusione. Inserita nella grande inculata stessa.
Nonostante ci siano tantissime pubblicazioni, studi metanalitici dove si evidenzia come l'ausilio di uno strumento farmacologico e psicoterapeutico abbia dato effetti positivi in alcuni disturbi mentali. Solo che per tentare di uscire da una situazione indesiderata, da un "mare stagnante" occorre per lo meno avere cognizione del punto in cui ci si trova, altrimenti ogni tentativo di uscirne sarebbe affidato completamente al caso. In altri ternini per sapere se e quali cambiamenti sono possibili occorrerebbe trovare gli elementi di una diagnosi, diagnosi che comunque non dovrebbe essere puramente descrittiva e ateorica, ma idonea a capire se ed in quale direzione è possibile un cambiamento. Seconda considerazione: Nel nostro psichismo gioca un ruolo importante sia il domiono logico-formale che quello emotivo. Ora, cercare di afferrare una problematica affidandosi ad uno solo dei due dominii potrebbe far perdere gran parte delle informazioni utili alla comprensione del problema.

Detto tutto questo: vaffanculo. Era meglio essere un chiuaua viziato.

L'Heineken Jammin' Festival ti porta a Rio.

HJFC è il nostro festival di punta in Italia, e si tiene ormai da qualche anno al parco san Giuliano di Venezia. Ora è nato un affascinante gemellaggio con un altro festival secondo me anche di livello superiore, ossia il Rock in Rio. Per tutti noi l'affascinante probabilità di poter vincere, entro il 17 luglio come data di scadenza (quindi manca pochissimo!) viaggio e pass Vip per il Rock in Rio a Rio de Janeiro per due persone! Figata.


Ora vi si spiego come: quello che dovete fare sarà votare il video della tua Band preferita (tra quelle che hanno suonato sul  Heineken Jammin' Festival Contest) tra il 20 Giugno e il 17 Luglio. Le 4 Band che partecipano al contest saranno votate sia dai supporter (che potranno esprimere una preferenza al giorno) sia da una giuria di esperti, secondo i seguenti criteri: valutazione delle capacità tecniche, del progetto artistico, qualità del brano e presenza scenica. Una probabilità interessante sia per loro che per voi/noi.

Per partecipare al concorso Rock in Rio devi essere registrato come supporter. Per loggarti è facile, basta utilizzare il box in alto a destra nella home.. Basta cliccare qui.
Ricordiamo che l'’edizione 2011 del Rock in Rio potrà contare sull’affascinante cornice paesaggistica di Rio De Janeiro (ogni anno la location si alterna tra Brasile, Spagna e Portogallo) con sulle performance sul Main Stage di Katy Perry, Red Hot Chili Pepper, Motorhead, Metallica, Lenny Kravitz, Coldplay, System of a Down, Gun's and Roses.

Da non perdere, specie per la gratuità ma anche per la lineup davvero di qualità.

Articolo sponsorizzato

Viral video by ebuzzing

Autostima, infondere, certo.

Succedeva sempre così a scuola: io pensavo di fare un tema bello, bello in modo assurdo e invece secondo le prof non era un granché, faceva cagare, ed era il sei e mezzo. Lo facevo con uno scazzo della madonna, con gli sbuffi, con oh, che palle, va che cagata, che tristezza, alla meno peggio e lì era l'otto quando l'otto era voto massimo per lo scritto.
E io ci rimanevo male, e ho sempre lì il problema della percezione del bello per me e per gli altri. Scrivere su un blog ha migliorato questa cosa, perché finalmente posso scrivere come cazzo voglio senza l'aspettativa. La internet per me è stata bella in questo: toh, ci ho il mio stile, se vi va bene bene, sennò sticazzi.

E molti invece restano ancora lì, bollandomi sul personale, dicendo che ho uno stile che non va. Magari non conoscendo i registri linguistici e cose del genere: volendo so scrivere anche come un appuntato dei caramba, eh.

Quando scrivo per taluni quotidiani ora continuo a scrivere male e controvoglia come per quei temi lì, e però piace. Non so cosa abbia di sbagliato, io. Ma mi scazza.

Tualett.

[ho cliccato per isbaglio a "vuoi aggiornare firefox alla nuova versione" affermativamente e questo post è andato a passeggiatrici. Porco Arcore.]

Ordunque, sono stata al Sonisphere.
Soprattutto lo dico per gli amici che leggono il mio blog ma non, d'esempio, twitter e hanno la bellissima idea di usare quell'applicazione che si chiama Whatsup sul loro smartphone ma mi aprono la ciat puntineggiando e chiedendo -conoscendomi- preoccupati lumi su dove fossi finita.

Faceva un caldo bestia boia cane. Eravamo in pratica nei retro-paddock del circuito di Imola. Non son sicura, il Motodrome? Poesse. Comunque c'era scritto sul biglietto che ci sarebbe stata un'area sport e relax: non so però dove fosse. C'erano simpatiche cose da fare, come ormai lo sport preferito da tutti ai festival italiani quando ti danno i condom aggratis: gonfia il preservativo e fallo diventare un mini-dirigibile-lubrificato.
Che spreco, per quanto costano i goldoni. Ma la noia è noia.

Io dei casini non ve ne parlo, c'è anche la gente che ci ha lavorato che ne parla qui. Cosa che davvero altrove quoterò direttamente utente per utente. Ma c'è stata questa cosa che il secondo giorno, visto che il primo febbre + caldo + zero ombra mi avevano distrutto (sì, ho la bronchite, sì, è luglioquasi, lo so) ho cercato di bere un po' di più. Quindi un po' la vescica premeva dopo quei primi tre litri d'acqua. Pensavo "toh, ieri ho visto aperti con una fila lunghissima i bagni in muratura, chissà dove sono?". Niente, era tutto chiuso. Ci aspettava solo una quarantina scarsa di bagni biologici quelli in cabina blu come il liquido che c'è dentro all'inizio a disposizione. Ah, Cristodundio. Sono questi i momenti in cui mi chiedo perché non ho un pene. E' più comodo per la minzione al volo. E invece.

Ma dunque, lascio alla badante borsa ["come cazzo fai a tenere una cosa così pesante sulle spalle?" "se fosse leggera mi darebbe disagio"], fotocamera, giacca (sì, ho freddo causa febbre) e occhiali e vado alla conquista della plastica.
Voi pensate che il problema magari è l'afrore di piscio. Ma anche no, sebbene ricordi una ricerca secondo cui i peggiori odori di piscio possano addirittura scatenare rabbia e panico nella gente. Un po' ci fai il naso tra ospedale e il vivere in Emilia: certi giorni dipende da come tira il vento e senti quel bouquet odoroso di orina e escrementi di maiale che ti fa solfatare la giornata. E neanche il caldo che si crea mischiando quindi l'odore della minzione a quello del liquido che dovrebbe tamponarla al chiuso della plastica, creando quel microclima da "ehi, vado a chiudermi dentro per pisciare in un posto da settanta gradi perché è socialmente inaccettabile fare come Benigni nel piccolo Diavolo nel momento del _rimettilo dentro_"
Bellissimo.

No, quelli per me non sono problemi. Per me il problema è la postura.
Oh.

A voi maschietti sarà giunta voce che noi femminucce nei bagni pubblici, quando non ci possiamo sedere e/o non ci sono i copriwater dobbiamo approntare quella postura simile a uno squat da palestra e la discesa ad uovo dello sci. Ci addestrano le mamme da piccole, è proprio un percorso formativo. Potrei raccontarvene, ma non qui, ma ci sono episodi ilari a riguardo (mamma, stai ridendo, ti vedo)

Il problema di me: donna di un metro e ottantadue col quarantuno di scarpe in un bagno chimico è che una volta chiusa la porta è che il posto che per voi è già esiguo per me è al limite del contorsionismo. In pratica se adotti quella posizione normalmente posizionandoti al centro del target lì non puoi perché c'è il monoblocco in plastica. E salire ai lati, perdio, cioè, se poi ci caschi dentro già vedendo galleggiare di tutto capisci che no, meglio di no. Quindi ho cercato di piegarmi tipo squat in palestra, risultato: capocciata alla porta e ancora nessuna visione del posto dove si poteva mirare. Tutto questo trattenendo con una mano quella roba che erano i jeans e le mutande per non farli incappare nei liquidi presenti in aspersione.
Una roba tragica con nello sfondo il caldo, l'afrore, e le robe che vedi galleggiare come se fossi non so, nei canali. Parliamo di secondi, non di anni luce, credo fossimo al secondo decimo eh.

Allora, rimpiangendo il non avere quegli imbutini dove ti fanno mettere la patonza per farti pisciare come gli uomini ho trovato una posizione alla meno peggio stando praticamente in piedi. Riuscendo a svuotare circa la metà del contenuto vescicale. Seguono poi operazioni di copertura veloci e via, riapri il lucchettino pensando a quanti batteri in quel momento stai prendendo e ti chiedi perché, a 'sto punto, non hai pensato che uno dei condom che han dato a te magari stava benissimo su due dita per evitare robe così.
Emergi, cerchi acqua e robe per lavarti le mani. In quel momento ho pensato che la birra forse serviva a lavarsi, visto che bevuta non fresca era pessima (come del resto l'ho sempre considerata)

Sono rimasta quindi a pensare per tutto il tempo dei Sum 41 come cazzo fanno gli uomini con bassa spinta propulsiva nella minzione a svuotare perbene la vescica. Ecco perché spesso avete le infezioni così brutte.

Benedico le volte in cui la faccio una volta al giorno (ossia quasi sempre)

Le metafore con la bicicletta.

La mia malattia fisica mi da come bonus dalla Sanità anche il prodigioso appoggio di una figura professionale che la mia mentalità A x B= AB mi fa faticare a capire. Lo psicologo.

Più che altro donne. Il fatto che io dopo la mia vita (che tendo a riassumere tutte le volte in una comoda ora e mezza dicendo "parto dall'età di 4 anni, ché ho i ricordi buoni da lì, solo che il problema è che ora ne dobbiamo riassumere 24. Ce la possiamo fare") devo parlare anche dei disturbi di panico che mi stan peggiorando al galoppo (spesso faccio fatica o ad uscire di casa o a stare da sola. Però conduco una vita quasi attiva: certo, dopo di riflesso non dormo tre giorni, o inciampo camminando come se ci fossero tappeti ovunque, ma non si può avere proprio tutto) e anche ultimamente dei vuoti di memoria che si fanno sempre più frequenti.

Il fatto che tu, professionista, mi dai ragione che io mi scriva le cose e mi auto mandi le email e poi quando le riguardo basisco e mi chiedo sia come mai non riesco a ricordare stronzate o da cosa derivi una certa foto che ho scattato mi fa abbattere.
Anche perché il problema di questa seduta -iniziata con un professionalissimo "uuuuh, ma che bello smalto. Anche io vorrei tenere lo smalto nero, solo che mi si scheggia subito e forse ho le mani tozze"- era proprio che dovevo parafrasarmi ogni volta che dicevo parole come putativo o basisco.

"Poi pensavo a putativo la radice dove viene…"
"Beh, è latino… da putare che era come ritenere, reputare…"
"Ma allora il putamen nel cervello?"
"No, il putamen si riferisce alla forma, vuol dire guscio."
"Ah. Ma guarda che parole che sai, come sei intelligente"
"…"

Il fatto è che io sono molto propensa ad avere un apporto psicoterapico, ché sia mai che a fine mese prossimo mi riviene la voglia di impiccarmi, vedendo come sto così male, ma vorrei anche avere qualcuno degno di fiducia. Qui è come andare dal dietologo che ti fa fare quelle diete alla cazzo che spaccano i reni e sminchiano la tiroide. Tu, che hai in mente tutta la parte neurochimica e biologica. Inutile, tizia, che mi fai la curva gaussiana dell'ansia e mi dici che è normale averla davanti a un leone. Normalmente io nelle cose dove tutti si cagano sotto non ho una cazzo di paura. Ti dico questo, tu non capisci perché sono corrucciata. Ti dico che sì, lo so che l'ansia da prestazione fino a un certo grado è buona. Ho fatto sport. La uso benissimo quando devo intervistare, è l'adrenalina che da lucidità. Ma ti dico che ora anche quando devo uscire per lavoro mi rintano dentro il letto piangendo. E mi dici che la supereremo. Come? Tecniche di rilassamento. Già pilates mi rilassa tanto, ma non posso farle prima di una conferenza stampa, mi pigliano per matta più di quanto non sia. E allora? Allora mi dici di lasciare la faccia sconsolata e di sorridere. E io ti dico che sorrido quando c'è un motivo. Del venerdì prima, cogli amici, ho delle foto di sorrisi spontanei tanti. Cazzo significa sorridi quando non ti parte da dentro? Non sto al lavoro, avanti a te. Hai detto tu, che in terapia resta tutto lì e devo fare e dire le cose che voglio io. Compreso dire cazzo ogni 3 parole quando parlo di cose vecchie.

La cosa più brutta è scoprire quanto cazzo siamo soli quando abbiamo bisogno di aiuto, sebbene magari ci siano persone intorno. E io mi sono sempre tanto sentita sola, in questi ultimi anni da quando la salute è andata a rotoli ancora di più. Anche se forse è meglio essere soli che avere teste di minchia così tra i coglioni.
Vedi? Uso anche i sinonimi.

Ne ho parlato col mio amico, psicologo, della cosa. Solo che a metà chattata mi ha chiesto che tende avesse la tizia, perché le deve mettere al nuovo studio. Io gli ho detto di mettere quelle a pannello, dell'ikea. Ché fanno molto lineare, così se hai tizi con disordini ossessivi li tranquillizza. Lineari.