Ho da fare talmente tante cose che la wifi al bagno è mia amica e salvatrice.

Dunque, io avevo detto così, facciamo una cena tra parmigiani/parmensi/chiccazzovuoles’aggreghi. Ora mi sa che dai quattro iniziali siamo un po’ di più. Ricontiamoci, direi, perché io rileggerò il thread su Friendfeed e Facebook ma ho in mente solo 5-6 persone.

La cena sarebbe il 24.
Il posto boh, ora lo decido entro martedì, bisogna vedere quanti siamo.

Poi sto organizzando anche il Barcamp a Parma. Tematica lavorativa, che doveva partire da qui ma quanto pare boh, si cerca lavoro ma mancano idee o quando uno pensa a un barcamp pensa alle tartine e si perde.
[vi sto punzecchiando apposta, stronzi]
Solo che sto aspettando risposte. Perché mentre David alla fine si occuperà della pastrugna universitaria del venerdì io mi sto caricando tutto il sabato barcampiano per velocizzare le cose. Insomma, o quaglio entro la fine del mese o mollo tutto, sennò per l’equinozio di primavera non è pronto nulla.

Ansomma, da una parte il terrore, dall’altro molti stimoli. Uhm, stimoli.

Forse non ci siamo capiti.

Vi do un trucco: se volete essere contattati da uffici milanesi dove donne che si apprestano alla menopausa vi devono una risposta o un contatto su questioni monetarie urgenti da mesi il sintagma da mettere nella mail, anche nascosto, anche inciso con noncuranza è:

"Questo non mi sembra un comportamento serio."

Alché ti chiameranno incazzati parlando a tono piazzavenezia per mezz’ora ripetendo le loro cose senza darti una risposta. E nella mezz’ora successiva, quando pacatamente con un’analisi testuale delle parole che ella dice le fai capire che NON SI CAPISCE UNA BENEAMATA FAVA allora ella ti dirà, con malcelata spocchia: "ah, forse ci eravamo espresse entrambe male".

No, sei tu che sei acida e che non conosci l’italiano, cocca.

[Sì, ma i miei 300 euro?]

Sindrome del trequartista.

Io mi sa che ci ho la sindrome del trequartista: smisto palloni, corro, piglio i pestoni, passo la palla avanti ma di segnare no, eh, nisba.
Oppure se voglio segnare devo metter lì, il pallone fuori dall’area e tentare di insaccarlo su nell’angolino alto.

Insomma, né le cose facili né riuscire a finalizzare. Checcazzi.

Youtelethon.

Il video qui sottosi conclude con un infatti. Continuava con l’esposizione di come una delle mie migliori amiche da due anni fa ricerca sul Neuroblastoma grazie ai fondi di Telethon. Da una parte mi fa incazzare che un paese che voglia considerarsi civile non dia assolutamente fondi che riescano a coprire la ricerca medica. Le donazioni dovrebbero essere un surplus per migliorare le cose. E invece da noi in Italia serve quasi per la totalità dello sviluppo e delle ricerche mediche.
Sì, poi son deducibili, ma ti fa girare un po’ sempre le palle che la Carrà o Baudo facciano la faccetta contrita e ti dicano di donare quando già noi si zompano i pasti. Lo so bene.

Daniela Fantozzi di Yks mi contattò (cielo, con 24 di preavviso) per mettere un contributo online. Questo sarebbe il mio primo video, fatto a braccio. In realtà non sapevo bene di cosa parlare, di come poter essere bene utile. Perché insomma sono una caccola, nei confronti della sofferenza delle persone. Però se può servire una community come Youtelethon ben venga. Del resto si creano tante cazzate. Se un sito può aiutare a conoscere meglio malattie impensabili dall’utonto medio e far scattare un clima di collaborazionismo tra esseri umani già sarebbe tanto.

Il video fatto meglio è qui. Se volete vedere è all’interno della Conferenza Stampa presto on demand qui.

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The Only Difference Between Martyrdom and Suicide Is Press Coverage.

Tipo prima ci avevo questa bocca che era tra la felpa e il micropile, che quest’anno va un casino (cit), e quindi ho deciso per il secondo caffè e l’ho anche corretto un po’ con la grappa quella lì buona di moscato.
Signora mia, ormai la digestione è una cosa che non si conosce più.

Ecco, e dopo che il nespresso distillava caffè nella grappa l’ho bevuto, solo che stavo quasi per strozzarmi e quindi c’è stata questa epifania: mi sa che ho mal di gola.

Bring my happy back again.

A me in questi giorni han detto "eh, mi garbano i tuoi post, non perdere questa vena che ci hai mi raccomando".
Io annuisco, al solito sminuisco ma mica lo so a cosa si riferiscano, i gentili amici.
Il problema è che mica mi accorgo di quel che scrivo, io. Refusi inclusi. Scrivo di getto e scrivo quello che mi viene in mente.
Il fatto è che io, da circa un tempo indefinito, ho come la coibentazione nel cervello. Come se la capoccia faticasse a rielaborare il vissuto ma lo mette là, da una parte, e poi ogni tanto pensa "eccheccazzocifaccioconquesto". Poi fa spallucce. Poi se ne fotte.

Un po’ tutto il mio corpo è in queste condizioni: l’intestino fa i cazzi suoi, il fegato ormai torna tardi all’alba e mi suona al citofono ché non ha le chiavi, il muscolo scheletrico dice robe come prontoooo e l’urinario canta ormai la marsigliese.

C’è da dire che non ci si sente soli.

E per di più se mi stresso un pochino in pratica svengo. Come nell’Ottocento. Cielo, non ho il coraggio delle mie emozioni.

A volte io invidio l’Artista (in quanto creatore di qualcosa). Cioè, c’è il video di Lotus dei Rem (o gli R.E.M., fate voi). Ché già la canzone è una serie di immagini così, poi il video ha quell’immagine lì sopra meravigliosa: Stipe che trettica su uno sgabello, muovendosi di ritmo.
Io sto cercando di capire se sono Michael o lo sgabello, ma è una immagine che sento tanto mia.

[Smetto di scrivere ché il polso sinistro fa uno strano rumore… chi mi passa dell’olio?]

Endlösung.

Ma sono l’unica cosa che mi rimane
Io sono l’ultima cosa che ho. Sarò la prima cosa che avrò
Se sono l’ultima cosa che mi rimane.
Sarò la prima cosa che mi rimane.
[Paolo Benvegnù – Suggestionabili]

Noi siamo misura di tutte le cose, ma siamo un metro fisarmonicoso non assolutistico, che quindi non misura bene un cazzo, perché non è di quei metri a fettuccia, ma una unità di misura che va bene per te, nel preciso istante in cui misuri l’evento.
Già un giorno dopo può essere non valga più.

Il problema è che noi abbiamo idee e vorremmo, egoisticamente, che anche gli altri la pensassero come noi. L’uomo è un animale più egoista di quel che il suo sughetto di buoni sentimenti e sentieri costruiti da zucchero filato di fantasia possa immaginare.
Cioè, anche Madre Teresa si incazzava con Dio e si sentiva una merdaccia, quindi nessuno di noi -dacché siamo tutti più poveri in spirito- credo sia esente, suvvia.

Il punto è uno: tenere in vita una persona/fare in modo che una persona non faccia della propria vita quel che vuole.
Perché?
Cioè, a una persona che si vuol suicidare cosa vuoi dire, che la vita è bella? che sbaglia? indagare sulle cause? Tutto quello che vuoi chiedere è inutile.

Se voi pensate il suicidio è stato depenalizzato dalla maggiorparte delle leggi terrene serie. Escludendo la California, che del resto è governata da un ex culturista austriaco. Quindi capite che c’è qualcosa già che in partenza non va, con gli abitanti dello stato. Ed è stato depenalizzato dalla maggior parte degli stati dopo la Rivoluzione Francese. Ciò va da se che un essere razionale, che è una cosa distinta da un essere umano, dovrebbe accettare che l’altro può decidere per se stesso come diavolo vuole.
Quindi per me va benissimo qualsiasi suicidio basta che non avvenga nella linea ferroviaria sulla tratta del treno che magari devo prendere io, o sotto il cofano della mia auto dacché va a intralciare la libertà d’azione di un altro individuo.

E il suicidio è diverso dal testamento biologico. Ché io il suicido lo penso e lo ragiono, l’eventuale interruzione di vita è il lasciare che la nostra data di scadenza sia rispettata. Quando han scritto le Scritture non c’erano respiratori artificiali o macchine per dialisi, perdire.

Io sto facendo un percorso mio. Un percorso che purtroppo è minato dalla troppa consapevolezza di quello che mi è capitato. Come dice il mio medico ho una testa iperattiva che continua a pensare, e stare immobile, ferma, ammalata mi fa solo del male. E pensi che non servi a nulla, e che magari vuoi porre fine a quello che sta capitando. Una reazione, che sebbene sia una soluzione finale altri la prendono come una arresa. Ma è solo una reazione.
Io, avessi potuto cambiarmi pezzi o rottamarmi, oppure avessi potuto riciclarmi da tempo l’avrei già fatto.
Ma ci pensi da solo, non è che guardi le reazioni degli altri o ti fai influenzare. Tutto quello che vivi, tutto quello che vedi ti lascia qualcosa, che poi si compone a mo’ di tetris e fa scattare altro. Poi se non è la prima volta che provi ti vengono un sacco di seghe mentali su come ti possono salvare o se ti va storto qualcosa dal fine che hai. Lì dopo son dolori, e magari capita che ti scazzi e rinunci per quello. O rimandi.

A volte quando mi torna quella idea metto su la canzone di sopra e la faccio sopire. Non so come mai, ma la sento mia, come se l’avessi scritta io. Ché a volte mi sento malmenata dalla vita. Perché almeno qualcosa di buono a questo mondo vorrei lasciarla.